Jobs Act Filomena Baratto #lospecchio Gigi Maresca

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1)Si può fare un bilancio positivo della legge Jobs act…? Libertà d’impresa e sostegno a chi perde il posto di lavoro. La nuova legge favorisce nuove assunzioni?
La riforma del lavoro con i provvedimenti della Jobs act del governo Renzi è figlia del nostro tempo. Siamo passati dal boom economico al benessere degli anni ottanta per poi scendere ai minimi impensabili di oggi. Una volta il lavoro era un diritto, lo dice la stessa costituzione italiana, oggi quel diritto si è frantumato assumendo tanti altri aspetti. Una volta il posto fisso era una conquista su cui dormire sogni beati, oggi è il sogno di molti. Con le nuove leggi economiche cambia anche la filosofia di vita. Avevamo creduto che il benessere raggiunto fosse per sempre, fosse una conquista di tutti. Ma la storia ci smentisce. La Jobs act è un riassestamento del mondo del lavoro dove non si hanno più le sicurezze di una volta, dove il posto fisso è solo un ricordo, dove il lavoro deve rispecchiare l’impegno e i livelli prestabiliti. Cambiano modelli e stili di vita. C’è un ritorno ai ritmi lenti, al tempo come capitale, al lavoro come passione e impegno, all’impegno come un dovere sociale, al denaro come strumento per conseguire certezze e serenità e dove il superfluo non ha più posto. La Jobs act ci ha immessi in una nuova epoca è una linea di passaggio.

2)Si parla dopo 3 mesi di un trend positivo per contratti a tempo indeterminato la legge funziona ? Più stabilità e meno precarietà?
La legge segue teorie politiche ed economiche, una teoria, quella neoclassica, che vede armonia, certezza ed equilibrio come in un sistema. Bisogna entrare nel sistema. Una parola che non ci è nuova, mi sa tanto di medievale, di piramide, di organizzazione. Il trend positivo si rivela rispettando il sistema a cui ci si affida e tutto sommato quello adottato è l’unico che possa funzionare al punto in cui siamo. Siamo ancora in un periodo di incertezze che derivano dalla funzionalità del sistema adottato. Tutto dev’essere ancora perfezionato. Ci vogliono tempo e sperimentazioni per dire che la legge funzioni. Quello di cui siamo certi è che siamo passati in un’altra epoca, abbiamo messo un confine tra ieri e oggi.

3)Quali i vantaggi del Job act ? Ci parli dei veri problemi creati dalla nuova normativa che condiziona le scelte dei lavoratori ieri precari a rischio ed oggi secondo alcuni meno tutelati dalla scomparsa dell’art 18 ???
La Job act rispecchia i tempi in cui ci troviamo. L’art. 18 è stato nel tempo la tutela del lavoratore e forse ha prodotto aspetti anche poco lodevoli come l’assenteismo, avere uno stipendio assicurato comunque e valutando poco l’efficienza del lavoratore. Oggi è impensabile il posto fisso a vita con lavoratori assenteisti, con produzione scarsa compresa la qualità come lo è stato per gli anni passati. Dovremmo fare il bilancio di quello che è stata la vita degli ultimi 50 anni. Un crescendo di consumismo che ha inficiato la qualità, in tutti i sensi, compresa la qualità della vita. La tutela del lavoratore dev’essere pari passo con la sua produttività. Tutelare un posto solo in base a un progetto di sostentamento senza coglierne altri valori, è un discorso senza fondamento oggi. Sicuramente il lavoratore va anche tutelato come cittadino con un lavoro dignitoso così come vuole il fondamento della nostra costituzione.

4)Qual è il vero problema la flessibilità o il costo del lavoro troppo alto in Italia…?
La flessibilità ci ha destabilizzati per aver capito che di fisso non abbiamo più nulla, il costo del lavoro diventa sempre più un parametro che non può essere messo in secondo piano. Mentre il primo ci prova a livello psicologico, il secondo è il vero problema tecnico. La flessibilità ci coglie impreparati, ci disorienta, ci adatta a ritmi e tempi legati a esigenze e non prende atto della nostra indole, attitudine. Con la flessibilità si perde la passionalità sul lavoro. Il costo del lavoro è un parametro da tenere sempre sotto controllo, necessario per l’economia. In Italia quest’ultimo è il vero problema di tante imprese, troppe, che devono correre ai ripari trovando strategie per aggirare gli ostacoli, e che sono strategie che ricadono negativamente sui lavoratori.

5)Condizioni di vita peggiore …Flessibilità significa meno sicurezza ??
Flessibilità significa che niente è dato per scontato, il lavoro come altri aspetti della vita. Cambia la filosofia di vita, cambia il pensiero e il nostro futuro. Di certo abbiamo il passato, in costruzione il presente, mentre il futuro manca di progetti a lungo termine. Flessibilità è adattarsi per acquisire nuovi abiti, improntare nuove strategie, metterci in gioco sempre. E’ un modo per coltivarci, non lasciarci andare, imparare a progettare, non poltrire nei nostri pensieri “sicuri”. Di sicuro non c’è più nulla. Tutto può cambiare da un momento all’altro e questa precarietà, se da una parte ci affligge, dall’altra può essere un ottimo modo per allenarci e cambiare sempre le nostre sorti in meglio. La flessibilità ci vuole più attenti, competitivi, preparati, motivati, attivi, produttivi.

6)Mercato del lavoro più libero ma basta una legge per creare maggiori posti di lavoro? Quali i veri rischi e i problemi psicologici dei lavoratori…?
Prima lo stato ci assicurava lo stipendio, il posto e il tempo indeterminato. Oggi conta molto la professionalità nata con la concorrenza, l’efficienza del lavoratore e il prodotto finito ineccepibile. Prima non c’erano le esigenze di oggi, prima bastava assicurare il lavoro. Oggi lo stato ha altri parametri da salvaguardare non meno importanti di quelli di una volta.
I lavoratori non sono più una catena di montaggio come nel sistema marxiano, ma persone con una propria individualità, con gusti e valori e ciascuno presenta caratteristiche e differenze proprie di cui si prende atto. Per gli effetti psicologici che ricadono sui lavoratori che per la prima volta devono abituarsi ad aspetti nuovi, bisognerà attendere il passaggio di questo periodo di transizione durante il quale il lavoratore si adatterà al cambiamento.

7)Gli effetti futuri del Jobs act danno maggiori possibilità d’impiego.?
Il lavoro, credo, diventerà ad personam, ciascuno con il proprio in base a parametri personali. D’altra parte si rispecchia la teoria economica neoclassica che fa leva sugli individui e non sulle classi sociali come quella classica. Una società individualistica dove ciascuno è visto con le sue caratteristiche, gusti, volontà, non può tener conto che anche il lavoro sarà su misura e non più un valore sociale adatto a tutti.

8)Si parla di un 22 % di assunzioni in più rispetto all’anno precedente. Maggiori richieste ed offerte per un 33 % Ci potrà essere una riduzione della disoccupazione giovanile…?
I giovani credo abbiano una marcia in piu, sono figli di questo tempo, un’era tecnologica che mentre per noi è stata incidentale, per loro è fondamentale. Conoscono le regole del gioco, sanno approfondire e darsi i tempi giusti. Ho molta fiducia nei giovani, sanno quello che vogliono e sono più decisi della generazione precedente. Al contrario , noi altre generazioni, lo abbiamo capito in itinere. I giovani si adattano meglio, rispondono meglio alle esigenze del mercato, conoscono la loro epoca. Sono più capaci di trasformazioni, pronti al cambiamento. Abituarsi al cambiamento è una delle più importanti capacità per la sopravvivenza, così come ci insegna Darwin.Sicuramente i giovani rappresentano i maggiori fruitori di questa normativa.

9)Una prof con tante idee quali gli aspetti negativi della legge..? Il tuo libro quali temi affronta e approfondisce ??
Gli aspetti negativi della legge sono di tipo psicologico, quello cioè di perdere un paradiso che avevamo conosciuto da cui retrocedere. Quello di capire che il lavoro non è solo utilità o valore come per le precedenti teorie economiche ma diventa passione anche, dove ci identifichiamo, che da esso deriva il nostro confrontarci e relazionarci agli altri. Il lavoro non può essere fredda produttività ma piacere di fare le cose che piacciono, solo così saremo efficienti integrando il lavoro come un aspetto che va al di là del sostentamento. Diventa una aspetto esistenziale e non solo fattore di necessità.
Nel romanzo esamino tutti gli aspetti che ruotano intorno a un uomo che perde il lavoro. Il lavoro per certi aspetti è un universo e nella sua orbita ruotano tante altre cose. La perdita del lavoro rende l’uomo un essere inutile, che perde il suo centro di gravità, la sua voglia di vivere. Il protagonista non accetta di perdere il suo ruolo sociale cui era stato assegnato e non può e non accetta di doverne intraprendere uno diverso dal precedente. Questo lo deprime, pensando di fargli perdere la stima degli altri, come la famiglia, gli amici, le persone che ama. Questa caduta lo porta a esaminare con profondità la sua vita dove trova vuoti esistenziali, vacuità e quasi non si riconosce più. Il travaglio sarà lungo, ma alla fine troverà un uomo nuovo.1)Si può fare un bilancio positivo della legge Jobs act…? Libertà d’impresa e sostegno a chi perde il posto di lavoro. La nuova legge favorisce nuove assunzioni?
La riforma del lavoro con i provvedimenti della Jobs act del governo Renzi è figlia del nostro tempo. Siamo passati dal boom economico al benessere degli anni ottanta per poi scendere ai minimi impensabili di oggi. Una volta il lavoro era un diritto, lo dice la stessa costituzione italiana, oggi quel diritto si è frantumato assumendo tanti altri aspetti. Una volta il posto fisso era una conquista su cui dormire sogni beati, oggi è il sogno di molti. Con le nuove leggi economiche cambia anche la filosofia di vita. Avevamo creduto che il benessere raggiunto fosse per sempre, fosse una conquista di tutti. Ma la storia ci smentisce. La Jobs act è un riassestamento del mondo del lavoro dove non si hanno più le sicurezze di una volta, dove il posto fisso è solo un ricordo, dove il lavoro deve rispecchiare l’impegno e i livelli prestabiliti. Cambiano modelli e stili di vita. C’è un ritorno ai ritmi lenti, al tempo come capitale, al lavoro come passione e impegno, all’impegno come un dovere sociale, al denaro come strumento per conseguire certezze e serenità e dove il superfluo non ha più posto. La Jobs act ci ha immessi in una nuova epoca è una linea di passaggio.

2)Si parla dopo 3 mesi di un trend positivo per contratti a tempo indeterminato la legge funziona ? Più stabilità e meno precarietà?
La legge segue teorie politiche ed economiche, una teoria, quella neoclassica, che vede armonia, certezza ed equilibrio come in un sistema. Bisogna entrare nel sistema. Una parola che non ci è nuova, mi sa tanto di medievale, di piramide, di organizzazione. Il trend positivo si rivela rispettando il sistema a cui ci si affida e tutto sommato quello adottato è l’unico che possa funzionare al punto in cui siamo. Siamo ancora in un periodo di incertezze che derivano dalla funzionalità del sistema adottato. Tutto dev’essere ancora perfezionato. Ci vogliono tempo e sperimentazioni per dire che la legge funzioni. Quello di cui siamo certi è che siamo passati in un’altra epoca, abbiamo messo un confine tra ieri e oggi.

3)Quali i vantaggi del Job act ? Ci parli dei veri problemi creati dalla nuova normativa che condiziona le scelte dei lavoratori ieri precari a rischio ed oggi secondo alcuni meno tutelati dalla scomparsa dell’art 18 ???
La Job act rispecchia i tempi in cui ci troviamo. L’art. 18 è stato nel tempo la tutela del lavoratore e forse ha prodotto aspetti anche poco lodevoli come l’assenteismo, avere uno stipendio assicurato comunque e valutando poco l’efficienza del lavoratore. Oggi è impensabile il posto fisso a vita con lavoratori assenteisti, con produzione scarsa compresa la qualità come lo è stato per gli anni passati. Dovremmo fare il bilancio di quello che è stata la vita degli ultimi 50 anni. Un crescendo di consumismo che ha inficiato la qualità, in tutti i sensi, compresa la qualità della vita. La tutela del lavoratore dev’essere pari passo con la sua produttività. Tutelare un posto solo in base a un progetto di sostentamento senza coglierne altri valori, è un discorso senza fondamento oggi. Sicuramente il lavoratore va anche tutelato come cittadino con un lavoro dignitoso così come vuole il fondamento della nostra costituzione.

4)Qual è il vero problema la flessibilità o il costo del lavoro troppo alto in Italia…?
La flessibilità ci ha destabilizzati per aver capito che di fisso non abbiamo più nulla, il costo del lavoro diventa sempre più un parametro che non può essere messo in secondo piano. Mentre il primo ci prova a livello psicologico, il secondo è il vero problema tecnico. La flessibilità ci coglie impreparati, ci disorienta, ci adatta a ritmi e tempi legati a esigenze e non prende atto della nostra indole, attitudine. Con la flessibilità si perde la passionalità sul lavoro. Il costo del lavoro è un parametro da tenere sempre sotto controllo, necessario per l’economia. In Italia quest’ultimo è il vero problema di tante imprese, troppe, che devono correre ai ripari trovando strategie per aggirare gli ostacoli, e che sono strategie che ricadono negativamente sui lavoratori.

5)Condizioni di vita peggiore …Flessibilità significa meno sicurezza ??
Flessibilità significa che niente è dato per scontato, il lavoro come altri aspetti della vita. Cambia la filosofia di vita, cambia il pensiero e il nostro futuro. Di certo abbiamo il passato, in costruzione il presente, mentre il futuro manca di progetti a lungo termine. Flessibilità è adattarsi per acquisire nuovi abiti, improntare nuove strategie, metterci in gioco sempre. E’ un modo per coltivarci, non lasciarci andare, imparare a progettare, non poltrire nei nostri pensieri “sicuri”. Di sicuro non c’è più nulla. Tutto può cambiare da un momento all’altro e questa precarietà, se da una parte ci affligge, dall’altra può essere un ottimo modo per allenarci e cambiare sempre le nostre sorti in meglio. La flessibilità ci vuole più attenti, competitivi, preparati, motivati, attivi, produttivi.

6)Mercato del lavoro più libero ma basta una legge per creare maggiori posti di lavoro? Quali i veri rischi e i problemi psicologici dei lavoratori…?
Prima lo stato ci assicurava lo stipendio, il posto e il tempo indeterminato. Oggi conta molto la professionalità nata con la concorrenza, l’efficienza del lavoratore e il prodotto finito ineccepibile. Prima non c’erano le esigenze di oggi, prima bastava assicurare il lavoro. Oggi lo stato ha altri parametri da salvaguardare non meno importanti di quelli di una volta.
I lavoratori non sono più una catena di montaggio come nel sistema marxiano, ma persone con una propria individualità, con gusti e valori e ciascuno presenta caratteristiche e differenze proprie di cui si prende atto. Per gli effetti psicologici che ricadono sui lavoratori che per la prima volta devono abituarsi ad aspetti nuovi, bisognerà attendere il passaggio di questo periodo di transizione durante il quale il lavoratore si adatterà al cambiamento.

7)Gli effetti futuri del Jobs act danno maggiori possibilità d’impiego.?
Il lavoro, credo, diventerà ad personam, ciascuno con il proprio in base a parametri personali. D’altra parte si rispecchia la teoria economica neoclassica che fa leva sugli individui e non sulle classi sociali come quella classica. Una società individualistica dove ciascuno è visto con le sue caratteristiche, gusti, volontà, non può tener conto che anche il lavoro sarà su misura e non più un valore sociale adatto a tutti.

8)Si parla di un 22 % di assunzioni in più rispetto all’anno precedente. Maggiori richieste ed offerte per un 33 % Ci potrà essere una riduzione della disoccupazione giovanile…?
I giovani credo abbiano una marcia in piu, sono figli di questo tempo, un’era tecnologica che mentre per noi è stata incidentale, per loro è fondamentale. Conoscono le regole del gioco, sanno approfondire e darsi i tempi giusti. Ho molta fiducia nei giovani, sanno quello che vogliono e sono più decisi della generazione precedente. Al contrario , noi altre generazioni, lo abbiamo capito in itinere. I giovani si adattano meglio, rispondono meglio alle esigenze del mercato, conoscono la loro epoca. Sono più capaci di trasformazioni, pronti al cambiamento. Abituarsi al cambiamento è una delle più importanti capacità per la sopravvivenza, così come ci insegna Darwin.Sicuramente i giovani rappresentano i maggiori fruitori di questa normativa.

9)Una prof con tante idee quali gli aspetti negativi della legge..? Il tuo libro quali temi affronta e approfondisce ??
Gli aspetti negativi della legge sono di tipo psicologico, quello cioè di perdere un paradiso che avevamo conosciuto da cui retrocedere. Quello di capire che il lavoro non è solo utilità o valore come per le precedenti teorie economiche ma diventa passione anche, dove ci identifichiamo, che da esso deriva il nostro confrontarci e relazionarci agli altri. Il lavoro non può essere fredda produttività ma piacere di fare le cose che piacciono, solo così saremo efficienti integrando il lavoro come un aspetto che va al di là del sostentamento. Diventa una aspetto esistenziale e non solo fattore di necessità.
Nel romanzo esamino tutti gli aspetti che ruotano intorno a un uomo che perde il lavoro. Il lavoro per certi aspetti è un universo e nella sua orbita ruotano tante altre cose. La perdita del lavoro rende l’uomo un essere inutile, che perde il suo centro di gravità, la sua voglia di vivere. Il protagonista non accetta di perdere il suo ruolo sociale cui era stato assegnato e non può e non accetta di doverne intraprendere uno diverso dal precedente. Questo lo deprime, pensando di fargli perdere la stima degli altri, come la famiglia, gli amici, le persone che ama. Questa caduta lo porta a esaminare con profondità la sua vita dove trova vuoti esistenziali, vacuità e quasi non si riconosce più. Il travaglio sarà lungo, ma alla fine troverà un uomo nuovo.