Pompei, niente custodi. Sabato 25 due ore di stop dalle 20 alle 22: spettacolo dell’étoile Roberto Bolle a rischio

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Pompei. Roberto Bolle nella città archeologica e i custodi incrociano le braccia. Lo spettacolo dell’étoile è in programma alle 21 di sabato 25 luglio: ma gli addetti alla vigilanza saranno in assemblea dalle 20 alle 22, mettendo a rischio l’ingresso del pubblico nei tempi stabiliti. Per «salvare» l’evento, il soprintendente Massimo Osanna gioca tutte le sue carte. Ha convocato per oggi i sindacati, con l’intento di trovare un punto d’incontro e scongiurare lo stop. «Lo spettacolo deve andare assolutamente in scena – fa sapere – e il confronto fissato ad horas va inteso come una chiara apertura da parte mia con i rappresentanti dei lavoratori». Se Bolle calcherà la scena del Teatro Grande, oppure se sarà necessario rivedere gli orari, dipenderà dall’esito dell’incontro di stamattina. I presupposti, però, non invitano all’ottimismo. Perché i sindacati si lamentano proprio per «una mancanza di dialogo» e abbozzano una singolare giustificazione per tempi e modi della loro protesta: «Nessuno dell’amministrazione ci ha ufficialmente informati dello spettacolo che si svolgerà nel Teatro Grande», sottolineano i segretari di Cisl, Antonio Pepe, Flp, Nicola Mascolo, e Unsa, Giuseppe Visciano. L’assemblea notturna coincide anche con un altro appuntamento importante, il «Sabato al museo», che prevede percorsi di visita tra le 20 e le 24. Non solo: sarà preceduta da un’analoga sospensione delle attività, venerdì 24 dalle 9 alle 11, con apertura dei cancelli posticipata di due ore e attesa obbligata sotto il sole cocente. Disagi in vista, dunque, pure per i turisti. Dietro lo stato di agitazione, una serie di problemi che i sindacati addebitano in toto al soprintendente: «La mancanza di informazioni e il comportamento antisindacale e discriminatorio dell’amministrazione nei confronti dei lavoratori ci ha portati a convocare in assemblea gli addetti alla vigilanza – spiegano – in particolare vanno definiti l’organizzazione del lavoro e l’organico della soprintendenza». L’obiettivo della loro protesta – precisano – è evitare che nel futuro si possano chiudere i siti archeologici perché mancano i custodi, come accaduto di recente a Ercolano: «Con un’organizzazione del lavoro efficace e che avesse tenuto conto anche delle richieste avanzate da parte di alcuni dipendenti di essere utilizzati in compiti di vigilanza, tutto questo non sarebbe accaduto e gli scavi non sarebbero rimasti off limits, con tanto clamore da parte della stampa nazionale ed estera». Più volte i sindacati avrebbero chiesto all’amministrazione di applicare la flessibilità tra profili professionali, così come stabilito dal contratto nazionale, per tappare le falle del sistema. «Ma le richieste avanzate dai dipendenti, che si erano dichiarato disponibile, non sono mai state prese in considerazione». All’ipotesi di rimpiazzare gli assenti con personale della Ales, la società in house del Mibact, i sindacati rispondono picche. «Serve una definizione dell’organico che tenga conto del reale fabbisogno di addetti – fanno sapere i rappresentanti dei lavoratori – solo così si potrebbero indire regolari concorsi pubblici con un’evidente risparmio di spesa». Calcolatrice alla mano, per Cisl, Unsa ed Flp, «gli addetti Ales costano al ministero il 40 per cento in più. Una razionalizzazione del personale attualmente in servizio, da effettuarsi con una seria organizzazione del lavoro. Benché siano state revocate più volte le assemblee indette, proprio per un senso di responsabilità delle organizzazioni sindacali che, al contrario, l’amministrazione ha dimostrato di non avere, non si è mai proceduto ad una riorganizzazione del lavoro». (Susy Malafronte – Il Mattino)

Pompei. Roberto Bolle nella città archeologica e i custodi incrociano le braccia. Lo spettacolo dell’étoile è in programma alle 21 di sabato 25 luglio: ma gli addetti alla vigilanza saranno in assemblea dalle 20 alle 22, mettendo a rischio l’ingresso del pubblico nei tempi stabiliti. Per «salvare» l’evento, il soprintendente Massimo Osanna gioca tutte le sue carte. Ha convocato per oggi i sindacati, con l’intento di trovare un punto d’incontro e scongiurare lo stop. «Lo spettacolo deve andare assolutamente in scena – fa sapere – e il confronto fissato ad horas va inteso come una chiara apertura da parte mia con i rappresentanti dei lavoratori». Se Bolle calcherà la scena del Teatro Grande, oppure se sarà necessario rivedere gli orari, dipenderà dall’esito dell’incontro di stamattina. I presupposti, però, non invitano all’ottimismo. Perché i sindacati si lamentano proprio per «una mancanza di dialogo» e abbozzano una singolare giustificazione per tempi e modi della loro protesta: «Nessuno dell’amministrazione ci ha ufficialmente informati dello spettacolo che si svolgerà nel Teatro Grande», sottolineano i segretari di Cisl, Antonio Pepe, Flp, Nicola Mascolo, e Unsa, Giuseppe Visciano. L’assemblea notturna coincide anche con un altro appuntamento importante, il «Sabato al museo», che prevede percorsi di visita tra le 20 e le 24. Non solo: sarà preceduta da un’analoga sospensione delle attività, venerdì 24 dalle 9 alle 11, con apertura dei cancelli posticipata di due ore e attesa obbligata sotto il sole cocente. Disagi in vista, dunque, pure per i turisti. Dietro lo stato di agitazione, una serie di problemi che i sindacati addebitano in toto al soprintendente: «La mancanza di informazioni e il comportamento antisindacale e discriminatorio dell’amministrazione nei confronti dei lavoratori ci ha portati a convocare in assemblea gli addetti alla vigilanza – spiegano – in particolare vanno definiti l’organizzazione del lavoro e l’organico della soprintendenza». L’obiettivo della loro protesta – precisano – è evitare che nel futuro si possano chiudere i siti archeologici perché mancano i custodi, come accaduto di recente a Ercolano: «Con un’organizzazione del lavoro efficace e che avesse tenuto conto anche delle richieste avanzate da parte di alcuni dipendenti di essere utilizzati in compiti di vigilanza, tutto questo non sarebbe accaduto e gli scavi non sarebbero rimasti off limits, con tanto clamore da parte della stampa nazionale ed estera». Più volte i sindacati avrebbero chiesto all’amministrazione di applicare la flessibilità tra profili professionali, così come stabilito dal contratto nazionale, per tappare le falle del sistema. «Ma le richieste avanzate dai dipendenti, che si erano dichiarato disponibile, non sono mai state prese in considerazione». All’ipotesi di rimpiazzare gli assenti con personale della Ales, la società in house del Mibact, i sindacati rispondono picche. «Serve una definizione dell’organico che tenga conto del reale fabbisogno di addetti – fanno sapere i rappresentanti dei lavoratori – solo così si potrebbero indire regolari concorsi pubblici con un’evidente risparmio di spesa». Calcolatrice alla mano, per Cisl, Unsa ed Flp, «gli addetti Ales costano al ministero il 40 per cento in più. Una razionalizzazione del personale attualmente in servizio, da effettuarsi con una seria organizzazione del lavoro. Benché siano state revocate più volte le assemblee indette, proprio per un senso di responsabilità delle organizzazioni sindacali che, al contrario, l’amministrazione ha dimostrato di non avere, non si è mai proceduto ad una riorganizzazione del lavoro». (Susy Malafronte – Il Mattino)