Castel San Giorgio lumini intimidatori di fronte alla fabbrica di pomodori del vicesindaco Di Leo

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CASTEL SAN GIORGIO Scatole vuote e dieci lumini per il cimitero. Il macabro “addobbo” è stato ritrovato dinanzi due delle fabbriche conserviere più importanti del comprensorio tra Agro e l’Irno, ovvero la Calispa e la Di Leo. Completamente ignote, per adesso, le cause dell’inquietante gesto, come restano ancora nell’ombra coloro che lo hanno commesso. L’accaduto, confermato dalle forze dell’ordine, si sarebbe consumato domenica scorsa. A raccogliere ogni indizio importante per le indagini, i Carabinieri della compagnia di Mercato San Severino, guidati dal comandante capitano Rosario Basile, e la locale stazione di Castel San Giorgio sotto la guida del comandante maresciallo Michele Di Mauro. Incredula la comunità sangiorgese, in particolare gli ambienti politici, che non sapevano del fatto. Un segnale? Un avvertimento? Gli inquirenti stanno indagando. L’impressione è che presto ci saranno risvolti pesanti sull’episodio. Di non poca rilevanza, risulta il coinvolgimento dell’azienda Di Leo, il cui presidente è Nobile Di Leo, che solo pochi mesi fa aveva firmato un importante contratto di sviluppo per ampliare il proprio stabilimento per la produzione e il confezionamento delle conserve di pomodoro. Ma soprattutto, la Di Leo Nobile Spa – Industrie Conserviere è afferente ad un’altra personalità di spicco, non appartenente solo al mondo imprenditoriale di Castel San Giorgio ma anche all’ambiente politico locale. Si tratta della consigliera comunale Maria Giovanna Di Leo, che alle amministrative di un mese fa è risultata la più eletta con maggiori preferenze in assoluto. Nipote di Nobile Di Leo e sorella di uno dei soci dell’azienda conserviera, la Di Leo, forte anche del risultato elettorale ammontante a ben 1120 voti, è stata scelta per ricoprire anche la carica di vicesindaco. Dunque sono state settimane di grande festeggiamento e di soddisfazione per l’intera compagine politica guidata dal sindaco Pasquale Sammartino. Domenica scorsa, l’episodio che ha destato la preoccupazione delle forze dell’ordine intervenute sul posto. I Di Leo, tra l’altro, amministrano entrambi gli edifici conservieri colpiti dall’ignobile gesto: Di Leo Nobile Spa – Industrie Conserviere e Calispa spa. Adesso si dovranno capire le ragioni dell’azione e soprattutto sperare che nei paraggi delle due fabbriche ci fossero le telecamere di videosorveglianza pronte a riprendere i vandali. Un’attività fiorente ed importante, non solo a livello provinciale, quella dei Di Leo, ma anche a livello regionale e nazionale, rappresentando una delle eccellenze meridionali e italiane dell’oro rosso. Solo un anno e mezzo fa, lo stesso Nobile Di Leo era entrato nella discussione che vedeva il comparto conserviero campano sotto il mirino di gravi accuse da parte della Pomì, quest’ultima produttrice di un messaggio pubblicitario, “Solo da qui. Solo Pomì”, che prendeva le distanze dai prodotti agroalimentari meridionali. In quel frangente, Nobile Di Leo, aveva difeso i prodotti nostrani, chiedendo la diffida alla Pomì e un confronto diretto sulla qualità dei pomodori. Ora, Di Leo, dovrà concentrarsi anche su queste beghe locali.di Davide Speranza w LA Citta di Salerno 

CASTEL SAN GIORGIO Scatole vuote e dieci lumini per il cimitero. Il macabro “addobbo” è stato ritrovato dinanzi due delle fabbriche conserviere più importanti del comprensorio tra Agro e l’Irno, ovvero la Calispa e la Di Leo. Completamente ignote, per adesso, le cause dell’inquietante gesto, come restano ancora nell’ombra coloro che lo hanno commesso. L’accaduto, confermato dalle forze dell’ordine, si sarebbe consumato domenica scorsa. A raccogliere ogni indizio importante per le indagini, i Carabinieri della compagnia di Mercato San Severino, guidati dal comandante capitano Rosario Basile, e la locale stazione di Castel San Giorgio sotto la guida del comandante maresciallo Michele Di Mauro. Incredula la comunità sangiorgese, in particolare gli ambienti politici, che non sapevano del fatto. Un segnale? Un avvertimento? Gli inquirenti stanno indagando. L’impressione è che presto ci saranno risvolti pesanti sull’episodio. Di non poca rilevanza, risulta il coinvolgimento dell’azienda Di Leo, il cui presidente è Nobile Di Leo, che solo pochi mesi fa aveva firmato un importante contratto di sviluppo per ampliare il proprio stabilimento per la produzione e il confezionamento delle conserve di pomodoro. Ma soprattutto, la Di Leo Nobile Spa – Industrie Conserviere è afferente ad un’altra personalità di spicco, non appartenente solo al mondo imprenditoriale di Castel San Giorgio ma anche all’ambiente politico locale. Si tratta della consigliera comunale Maria Giovanna Di Leo, che alle amministrative di un mese fa è risultata la più eletta con maggiori preferenze in assoluto. Nipote di Nobile Di Leo e sorella di uno dei soci dell’azienda conserviera, la Di Leo, forte anche del risultato elettorale ammontante a ben 1120 voti, è stata scelta per ricoprire anche la carica di vicesindaco. Dunque sono state settimane di grande festeggiamento e di soddisfazione per l’intera compagine politica guidata dal sindaco Pasquale Sammartino. Domenica scorsa, l’episodio che ha destato la preoccupazione delle forze dell’ordine intervenute sul posto. I Di Leo, tra l’altro, amministrano entrambi gli edifici conservieri colpiti dall’ignobile gesto: Di Leo Nobile Spa – Industrie Conserviere e Calispa spa. Adesso si dovranno capire le ragioni dell’azione e soprattutto sperare che nei paraggi delle due fabbriche ci fossero le telecamere di videosorveglianza pronte a riprendere i vandali. Un’attività fiorente ed importante, non solo a livello provinciale, quella dei Di Leo, ma anche a livello regionale e nazionale, rappresentando una delle eccellenze meridionali e italiane dell’oro rosso. Solo un anno e mezzo fa, lo stesso Nobile Di Leo era entrato nella discussione che vedeva il comparto conserviero campano sotto il mirino di gravi accuse da parte della Pomì, quest’ultima produttrice di un messaggio pubblicitario, “Solo da qui. Solo Pomì”, che prendeva le distanze dai prodotti agroalimentari meridionali. In quel frangente, Nobile Di Leo, aveva difeso i prodotti nostrani, chiedendo la diffida alla Pomì e un confronto diretto sulla qualità dei pomodori. Ora, Di Leo, dovrà concentrarsi anche su queste beghe locali.di Davide Speranza w LA Citta di Salerno