PUNTA LICOSA: MITO, SEDUZIONE E BIODIVERSITA’

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Sul settimanale del Cilento, UNICO, in  edicola in questa settimana, è pubblicato un mio articolo che ripropongo qui di seguito anche per i tanti lettori di questo giornale online, che è molto letto ed apprezzato anche nella costa cilentana.

Di sicuro è uno degli angoli più belli d’Italia e rievoca il mito della Sirena Leucosia he non volle sopravvivere alla vergogna di non aver sedotto l’astuto Ulisse e si suicidò lanciandosi in mare. Giove, impietosito la trasformò in scoglio, che dà il nome a punta Licosa, appunto.

Ci andai per la prima volta, quando, fresco di studi di maturità classica, nella baldanza degli anni e nel candore dell’ingenuità, corsi la mia prima avventura d’amore con il cuore in subbuglio, che batteva forte in sintonia con il tonfo dei remi di un vecchio gozzo preso a nolo da un pescatore compiacente alla  Marina di Ogliastro. M’era sirena d’amore una compagna di scuola, trepida, con sul viso luminoso  la vampa di rossore della trasgressione. Il bacio innocente fu naufragio smemore ed eco sfumata di canti maliardi. E mi ritrovai, novello Ulisse pellegrino, fragile ed indifeso alla sfida improvvisa dell’amore. Ci sono ritornato di frequente nel corso degli anni, a quel letto di pietra, indisturbato regno di ricci e patelle, ricamato da ciuffi di pinastri battuti dal vento e rosi dal salmastro. Ci sono andato  nel tripudio del sole e nelle notti di luna con il vento morbido che spruzzava fiori  di schiuma sui corpi frementi degli amanti e con la nuvolaglia inquieta che disegnava ciclopiche montagne fragili ed angeli sterminatori all’inseguimento di improbabili trombe da giudizio universale. E il volo basso dei gabbiani gonfiava le onde e premoniva tempesta; e nel rabbuffo del mare riecheggiava profondo e misterioso il lamento della ninfa.

La immaginavo danzare a pelo d’acqua nelle serene notti d’agosto, quando la luna nuova occhieggia e sorride dal davanzale del Monte Stella e regala festoni d’argento per ingioiellare la scogliera. E’ il momento  della seduzione. Non c’è Ulisse, vecchio  nuovo, che possa resistere al fascino della dea, se la risacca  dilava, languida sciabole di scogli e luna e stelle pencolano sui pini fitti fin sulla battigia. A prestare  orecchio al canto della sirena  che sfuma dolce nelle notti di luna e si rifrange e scheggia sugli scogli nei giorni di tempesta, c’è da rivivere la storia dell’antica Petilia, città fiorente in cima al Monte Stella, dove, tra l’altro, una raccolta e luminosa chiesetta testimonia percorsi di fede e rincorre sul filo dei canti popolari il raccordo di santuari mariani che hanno segnato e, in parte, ancora segnano i pellegrinaggi del Cilento. Il vento che sibila su ettari di costa pinetata narra antiche storie di fecondi commerci con monaci benedettini attivi mercanti e saggi gestori del piccolo porto. Oggi n’è traccia nella monumentalità del castello, nella stupenda basilica, nei palazzi gentilizi, che dall’alto della collina di Castellabate rovesciano giù verso il mare secoli di storia di un feudo prestigioso governato da abati colti ed intraprendenti, che disseminarono conventi e fondachi sui crinali delle colline e nelle rade di mare. E fu baluardo contro pirati predoni, palestra si cultura, fucina di vecchi e nuovi mestieri, laboratorio di attività  agricole e di preziose farmacopee. E’ un territorio  questo dove uomo e natura in sinergia e sintonia perfetta hanno creato uno dei più interessanti e vari esempi di biodiversità, che, oltretutto, può essere indagato attraverso studi e ricerche che possono essere consultati nei testi che saranno esposti in una mostra permanente di libri a Palazzo Mainenti a Vallo della Lucania.Sarà inaugurata sabato 11 luglio e resterà aperta fino a settembre e sarà animata da incontri e dibattiti da autori di spessore che si sono occupati del tema. Un segno, questo, di vitalità culturale, che anima il Cilento interno in questa estate 2015.

 

Giuseppe Liuccio

g.liuccio@alice.it

Sul settimanale del Cilento, UNICO, in  edicola in questa settimana, è pubblicato un mio articolo che ripropongo qui di seguito anche per i tanti lettori di questo giornale online, che è molto letto ed apprezzato anche nella costa cilentana.

Di sicuro è uno degli angoli più belli d’Italia e rievoca il mito della Sirena Leucosia he non volle sopravvivere alla vergogna di non aver sedotto l’astuto Ulisse e si suicidò lanciandosi in mare. Giove, impietosito la trasformò in scoglio, che dà il nome a punta Licosa, appunto.

Ci andai per la prima volta, quando, fresco di studi di maturità classica, nella baldanza degli anni e nel candore dell’ingenuità, corsi la mia prima avventura d’amore con il cuore in subbuglio, che batteva forte in sintonia con il tonfo dei remi di un vecchio gozzo preso a nolo da un pescatore compiacente alla  Marina di Ogliastro. M’era sirena d’amore una compagna di scuola, trepida, con sul viso luminoso  la vampa di rossore della trasgressione. Il bacio innocente fu naufragio smemore ed eco sfumata di canti maliardi. E mi ritrovai, novello Ulisse pellegrino, fragile ed indifeso alla sfida improvvisa dell’amore. Ci sono ritornato di frequente nel corso degli anni, a quel letto di pietra, indisturbato regno di ricci e patelle, ricamato da ciuffi di pinastri battuti dal vento e rosi dal salmastro. Ci sono andato  nel tripudio del sole e nelle notti di luna con il vento morbido che spruzzava fiori  di schiuma sui corpi frementi degli amanti e con la nuvolaglia inquieta che disegnava ciclopiche montagne fragili ed angeli sterminatori all’inseguimento di improbabili trombe da giudizio universale. E il volo basso dei gabbiani gonfiava le onde e premoniva tempesta; e nel rabbuffo del mare riecheggiava profondo e misterioso il lamento della ninfa.

La immaginavo danzare a pelo d’acqua nelle serene notti d’agosto, quando la luna nuova occhieggia e sorride dal davanzale del Monte Stella e regala festoni d’argento per ingioiellare la scogliera. E’ il momento  della seduzione. Non c’è Ulisse, vecchio  nuovo, che possa resistere al fascino della dea, se la risacca  dilava, languida sciabole di scogli e luna e stelle pencolano sui pini fitti fin sulla battigia. A prestare  orecchio al canto della sirena  che sfuma dolce nelle notti di luna e si rifrange e scheggia sugli scogli nei giorni di tempesta, c’è da rivivere la storia dell’antica Petilia, città fiorente in cima al Monte Stella, dove, tra l’altro, una raccolta e luminosa chiesetta testimonia percorsi di fede e rincorre sul filo dei canti popolari il raccordo di santuari mariani che hanno segnato e, in parte, ancora segnano i pellegrinaggi del Cilento. Il vento che sibila su ettari di costa pinetata narra antiche storie di fecondi commerci con monaci benedettini attivi mercanti e saggi gestori del piccolo porto. Oggi n’è traccia nella monumentalità del castello, nella stupenda basilica, nei palazzi gentilizi, che dall’alto della collina di Castellabate rovesciano giù verso il mare secoli di storia di un feudo prestigioso governato da abati colti ed intraprendenti, che disseminarono conventi e fondachi sui crinali delle colline e nelle rade di mare. E fu baluardo contro pirati predoni, palestra si cultura, fucina di vecchi e nuovi mestieri, laboratorio di attività  agricole e di preziose farmacopee. E’ un territorio  questo dove uomo e natura in sinergia e sintonia perfetta hanno creato uno dei più interessanti e vari esempi di biodiversità, che, oltretutto, può essere indagato attraverso studi e ricerche che possono essere consultati nei testi che saranno esposti in una mostra permanente di libri a Palazzo Mainenti a Vallo della Lucania.Sarà inaugurata sabato 11 luglio e resterà aperta fino a settembre e sarà animata da incontri e dibattiti da autori di spessore che si sono occupati del tema. Un segno, questo, di vitalità culturale, che anima il Cilento interno in questa estate 2015.

 

Giuseppe Liuccio

g.liuccio@alice.it

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