Offerte di lavoro online presi tre hacker che truffavano i giovani

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Ci è caduta Giovanna, 26 anni, appena laureata, a cui non sembrava vero che le Poste italiane cercassero personale proprio a Napoli. Ci è caduto Filippo, 43 anni, disoccupato, che ha cominciato a sperare nella ruota che per una volta gira a favore e puntava tutto su quella ricerca di personale dell’Enel. Ci è caduto Mario, 51 anni, da due anni a spasso dopo una vita in un’azienda di ferramenta, che sperava di rasserenarsi con quel posto a tempo indeterminato alle Ferrovie. Ci sono caduti a centinaia, da tutta Italia, attirati da un micidiale impasto di truffa e abilità. Giovani e giovanissimi. Cassintegrati e disoccupati. Mamme e padri. Pure qualche nonno. Quel pezzo di Paese nascosto che cerca disperatamente un lavoro e che si illumina a festa appena vede un annuncio, una inserzione, una ricerca di personale qualunque. Figuriamoci se a cercare sono le più grandi aziende nazionali. L’avevano pensata bene, la truffa i tre maghi del web napoletani che hanno prima attirato in trappola e poi spillato soldi a centinaia di disoccupati. Avevano creati siti Internet fasulli con grandi marchi di aziende perfettamente imitati: Ferrovie dello Stato, Enel, Poste italiane. Qui avevano attivato una sezione speciale di ricerca lavoro e poi avevano «spammato» le inserzioni su tutti i siti specializzati in concorsi e selezioni. «Trenitalia assume 100 persone nel 2015» oppure «Poste Italiane cerca impiegati a tempo indeterminato». Immancabile il «clicca qui». E come fai a non cliccare? Cerchi lavoro, sei disperato, c’è una offerta bella pronta. Cliccare è il minimo. Ma con quel tocco, l’ignaro disoccupato alla ricerca della sua svolta finiva sul sito farlocco, ma identico, per logo, colori, layout e organizzazione grafica. Una fotocopia. A quel punto, la truffa era bella che fatta. Per candidarti alla posizione dovevi registrarti, fornendo tutti i tuoi dati, perfino il numero della carta di identità. Poi, nel tuo spazio personale, dovevi compilare un form con nuovi dati. Infine, il raggiro economico: inviare la domanda on line comportava il pagamento di diritti di cancelleria e di bollo. Una ventina di euro, in tutto. Da inviare con il sistema «paysafecard», il più sicuro dei sistemi di pagamento on line: bastava comprare una card ricaricabile dal tabaccaio e una volta sul web pagare col codice ricevuto. In questo modo tutti potevano versate soldi, anche chi non aveva un conto corrente o una carta di credito. Di fronte alla richiesta di quei pochi euro per cancelleria e bollo, chi aveva il coraggio di dire no? La cifra era esigua, il sistema sembrava sicuro, l’azienda solita. Ti pare che le Ferrovie fregano venti euro sul web? Possibile che l’Enel rubi pochi soldi in questo modo? Anche in questo caso, il clic fatale, tra speranza e illusione, arriva per tanti. Ovviamente, di quel lavoro, passano i giorni e non se ne vede l’ombra. Ogni raggiro, però, ha il suo punto debole, e prima o poi salta. A disinnescare la truffa dei programmatori napoletani è stata proprio Ferrovie dello Stato. Alcuni di quelli che avevano inviato soldi per le selezioni hanno preso a telefonare all’azienda. Questa si è messa in allarme e ha verificato che nessuno di quegli annunci era stato pubblicato dall’ufficio del Personale. Immediata la denuncia da parte dell’ufficio legale. A indagare, la sezione reati di criminalità economica della Procura di Napoli e gli uomini del Nucleo speciale frodi tecnologiche della Guardia di Finanza. Complessa e delicata l’inchiesta: la denuncia è partita nel dicembre del 2004. Si sono dovute tracciare le connessioni e si è dovuta ricostruire la complessa macchina di server su cui erano appoggiati i siti. Una guerra a colpi di segreti informatici che ha portato, però, alla individuazione e alla denuncia dei tre abili programmatori. Di loro sono state rese note solo le iniziali: R.F., D.C., A.D.M., tutti della provincia di Napoli, tutte assidue presenze sul web. L’ultimo, di Calvizzano, viene indicato come un blogger molto noto. Ai tre, indagati per truffa e frode informatica, la Guardia di Finanza ha sequestrato tutto l’armamentario: computer, hard disk, sim card, e una quantità di documenti di identità che potrebbero preludere ad un allargamento della truffa anche ad altri settori. Una vera e propria macchina da soldi, da cui è difficile difendersi. Un prontuario per contromisure adeguate lo ha pubblicato Adiconsum e il Movimento di difesa del cittadino. Sono 12, secondo questo manuale, le frodi a cui si è esposti quando si cerca lavoro sul web. I falsi lavori più diffusi sono quello a domicilio, le vendite porta a porta, i servizi telefonici a pagamento, le iscrizioni alle banche dati. In pochi, in verità, si azzardano a produrre falsi con i marchi delle grandi aziende. Ma quando riesce, la trappola è quasi inevitabile. Elemento comune di ogni truffa è, ovviamente, la richiesta di denaro e di dati sensibili. «Diffidate delle aziende – si legge nel prontuario – che vi chiedono contributi economici per poter avviare il rapporto di lavoro; non acquistate kit o materiali di qualsiasi tipo necessari per l’avvio di un’attività a domicilio; diffidate di chi vi chiede di fornire dati personali, indirizzi e-mail e recapiti telefonici con la promessa di ricontattarvi: spesso si tratta soltanto di catene di Sant’Antonio». Ma c’è di più. Il consiglio finale è quello più saggio: «Ricordate – si legge nel decalogo – che quando un’offerta sembra troppo bella per essere vera, probabilmente è falsa». Ma come si fa a resistere ad un sogno? Antonio Menna , Il Mattino

Ci è caduta Giovanna, 26 anni, appena laureata, a cui non sembrava vero che le Poste italiane cercassero personale proprio a Napoli. Ci è caduto Filippo, 43 anni, disoccupato, che ha cominciato a sperare nella ruota che per una volta gira a favore e puntava tutto su quella ricerca di personale dell’Enel. Ci è caduto Mario, 51 anni, da due anni a spasso dopo una vita in un’azienda di ferramenta, che sperava di rasserenarsi con quel posto a tempo indeterminato alle Ferrovie. Ci sono caduti a centinaia, da tutta Italia, attirati da un micidiale impasto di truffa e abilità. Giovani e giovanissimi. Cassintegrati e disoccupati. Mamme e padri. Pure qualche nonno. Quel pezzo di Paese nascosto che cerca disperatamente un lavoro e che si illumina a festa appena vede un annuncio, una inserzione, una ricerca di personale qualunque. Figuriamoci se a cercare sono le più grandi aziende nazionali. L’avevano pensata bene, la truffa i tre maghi del web napoletani che hanno prima attirato in trappola e poi spillato soldi a centinaia di disoccupati. Avevano creati siti Internet fasulli con grandi marchi di aziende perfettamente imitati: Ferrovie dello Stato, Enel, Poste italiane. Qui avevano attivato una sezione speciale di ricerca lavoro e poi avevano «spammato» le inserzioni su tutti i siti specializzati in concorsi e selezioni. «Trenitalia assume 100 persone nel 2015» oppure «Poste Italiane cerca impiegati a tempo indeterminato». Immancabile il «clicca qui». E come fai a non cliccare? Cerchi lavoro, sei disperato, c’è una offerta bella pronta. Cliccare è il minimo. Ma con quel tocco, l’ignaro disoccupato alla ricerca della sua svolta finiva sul sito farlocco, ma identico, per logo, colori, layout e organizzazione grafica. Una fotocopia. A quel punto, la truffa era bella che fatta. Per candidarti alla posizione dovevi registrarti, fornendo tutti i tuoi dati, perfino il numero della carta di identità. Poi, nel tuo spazio personale, dovevi compilare un form con nuovi dati. Infine, il raggiro economico: inviare la domanda on line comportava il pagamento di diritti di cancelleria e di bollo. Una ventina di euro, in tutto. Da inviare con il sistema «paysafecard», il più sicuro dei sistemi di pagamento on line: bastava comprare una card ricaricabile dal tabaccaio e una volta sul web pagare col codice ricevuto. In questo modo tutti potevano versate soldi, anche chi non aveva un conto corrente o una carta di credito. Di fronte alla richiesta di quei pochi euro per cancelleria e bollo, chi aveva il coraggio di dire no? La cifra era esigua, il sistema sembrava sicuro, l’azienda solita. Ti pare che le Ferrovie fregano venti euro sul web? Possibile che l’Enel rubi pochi soldi in questo modo? Anche in questo caso, il clic fatale, tra speranza e illusione, arriva per tanti. Ovviamente, di quel lavoro, passano i giorni e non se ne vede l’ombra. Ogni raggiro, però, ha il suo punto debole, e prima o poi salta. A disinnescare la truffa dei programmatori napoletani è stata proprio Ferrovie dello Stato. Alcuni di quelli che avevano inviato soldi per le selezioni hanno preso a telefonare all’azienda. Questa si è messa in allarme e ha verificato che nessuno di quegli annunci era stato pubblicato dall’ufficio del Personale. Immediata la denuncia da parte dell’ufficio legale. A indagare, la sezione reati di criminalità economica della Procura di Napoli e gli uomini del Nucleo speciale frodi tecnologiche della Guardia di Finanza. Complessa e delicata l’inchiesta: la denuncia è partita nel dicembre del 2004. Si sono dovute tracciare le connessioni e si è dovuta ricostruire la complessa macchina di server su cui erano appoggiati i siti. Una guerra a colpi di segreti informatici che ha portato, però, alla individuazione e alla denuncia dei tre abili programmatori. Di loro sono state rese note solo le iniziali: R.F., D.C., A.D.M., tutti della provincia di Napoli, tutte assidue presenze sul web. L’ultimo, di Calvizzano, viene indicato come un blogger molto noto. Ai tre, indagati per truffa e frode informatica, la Guardia di Finanza ha sequestrato tutto l’armamentario: computer, hard disk, sim card, e una quantità di documenti di identità che potrebbero preludere ad un allargamento della truffa anche ad altri settori. Una vera e propria macchina da soldi, da cui è difficile difendersi. Un prontuario per contromisure adeguate lo ha pubblicato Adiconsum e il Movimento di difesa del cittadino. Sono 12, secondo questo manuale, le frodi a cui si è esposti quando si cerca lavoro sul web. I falsi lavori più diffusi sono quello a domicilio, le vendite porta a porta, i servizi telefonici a pagamento, le iscrizioni alle banche dati. In pochi, in verità, si azzardano a produrre falsi con i marchi delle grandi aziende. Ma quando riesce, la trappola è quasi inevitabile. Elemento comune di ogni truffa è, ovviamente, la richiesta di denaro e di dati sensibili. «Diffidate delle aziende – si legge nel prontuario – che vi chiedono contributi economici per poter avviare il rapporto di lavoro; non acquistate kit o materiali di qualsiasi tipo necessari per l’avvio di un’attività a domicilio; diffidate di chi vi chiede di fornire dati personali, indirizzi e-mail e recapiti telefonici con la promessa di ricontattarvi: spesso si tratta soltanto di catene di Sant’Antonio». Ma c’è di più. Il consiglio finale è quello più saggio: «Ricordate – si legge nel decalogo – che quando un’offerta sembra troppo bella per essere vera, probabilmente è falsa». Ma come si fa a resistere ad un sogno? Antonio Menna , Il Mattino