Tsipras l’ Eurogruppo sta per salvare la Grecia

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David Carretta Il Mattino BRUXELLES. Alexis Tsipras potrebbe aver fatto un passo indietro dal baratro della «Grexit», grazie al piano da 12 miliardi di austerità presentato ai creditori internazionali per tentare di convincerli a concedere alla Grecia un nuovo prestito da oltre 53 miliardi. Ma l’esito dell’Eurogruppo di oggi rimane altamente incerto, dopo che diversi membri della zona euro hanno giudicato insufficiente la proposta del primo ministro greco. Nella loro riunione, i ministri delle Finanze prenderanno «decisioni importanti» per il futuro della Grecia nella moneta unica, ha spiegato il presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem. Se non si troverà un accordo per negoziare il nuovo programma di assistenza finanziaria, domani i capi di Stato e di Governo avvieranno le procedure per l’uscita di Atene dall’euro. Il pacchetto inviato dal Governo greco è «dettagliato», ma dovrà essere «esaminato nei contenuti» per verificare se «le misure sono buone e se i numeri tornano», ha detto Dijsselbloem. Fondo monetario internazionale, Banca centrale europea e Commissione hanno lavorato per tutta la giornata sul documento Tsipras. Ma dalle capitali sono arrivati giudizi contrastanti. Il presidente francese, François Hollande, ha definito le proposte di Tsipras «serie e credibili». A Berlino, nonostante il suo silenzio, Angela Merkel è ancora «determinata» ad arrivare a un accordo, dicono fonti vicine alla cancelliera. Ma la posizione del suo ministro delle Finanze, Wolfang Schaueble, appare molto più dura. Sono soprattutto i Paesi dell’Est ad avere espresso riserve. «Sembra che queste proposte non siano sufficienti», ha avvertito la presidente lituana, Dalia Grybauskaite. La proposta Tsipras si avvicina all’offerta messa sul tavolo dai creditori il 26 giugno scorso e che il premier greco aveva rifiutato, annunciando il referendum di domenica scorsa. Ci sono passi avanti sull’Iva, in particolare con la fine graduale degli sconti per le isole, e sulla riforma del sistema previdenziale, con i disincentivi ai prepensionamenti. La corsa contro il tempo, con il voto notturno del Parlamento greco sul pacchetto, è considerata un gesto di buona volontà per restaurare un minimo di fiducia. Ma le cifre, i dettagli delle riforme e l’insistenza per una ristrutturazione del debito rischiano di far saltare un compromesso. Visto il tracollo dell’economia nelle ultime settimane, i 12 miliardi non basteranno per realizzare gli obiettivi di bilancio per i prossimi anni (un avanzo primario dell’1% nel 2015, del 2% nel 2016, del 3% nel 2017). La riforma del mercato del lavoro è inferiore alle attese, così come i tagli alla spesa militare (100 milioni quest’anno e 200 milioni il prossimo, contro i 400 proposti dai creditori). «Non è chiaro se questo sarà abbastanza o se altre misure saranno necessarie», ha detto il ministro delle Finanze slovacco, Peter Kazimir, che sul Financial Times evoca una «separazione amichevole» dalla Grecia. Al di là del giudizio di Fmi, Bce e Commissione, le sorti di Atene sono nelle mani dell’Eurogruppo. Francia, Italia, Austria e Cipro guidano il fronte dei Paesi favorevoli alla proposta Tsipras. Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ha parlato di «passi avanti verso una soluzione». Secondo il cancelliere austriaco, Werner Faymann, «c’è la possibilità di un’intesa». Ma il ministro delle Finanze spagnolo, Luis De Guindos, ha detto di essere «prudente». A Berlino, la grande coalizione tra conservatori e socialdemocratici è spaccata sulla possibilità di un terzo salvataggio, con diversi esponenti della Cdu e Csu favorevoli alla «Grexit». I parlamenti nazionali di Germania, Austria, Olanda, Finlandia, Slovenia ed Estonia devono votare sull’avvio de negoziati. «I parametri finanziari e politici per un accordo sono molto complicati», spiega una fonte europea. Oltre ai 53 miliardi per il Governo di Atene, gli europei dovrebbero mettere mano al portafoglio per ricapitalizzare le banche greche. Secondo alcune stime, gli istituti ellenici avranno bisogno di capitali freschi per 10-14 miliardi di euro per restare a galla anche dopo l’accordo fra Atene e i creditori. Inoltre, in attesa dell’eventuale esborso della prima parte del prestito, occorre trovare una soluzione ponte per permettere alla Grecia di rimborsare 3,5 miliardi alla Bce il prossimo 20 luglio. «Un finanziamento ponte per Atene ha senso solo se abbiamo una soluzione complessiva in vista», ha detto il portavoce di Schaueble. Una cosa sembra certa: se l’Eurogruppo oggi dirà sì al negoziato sul salvataggio della Grecia, i summit dell’area euro e dell’Europa a 28 di domani non saranno più necessari. Per il premier italiano, Matteo Renzi, c’è la speranza «che il vertice Ue di domenica non venga convocato perché l’accordo arrivi già all’Eurogruppo di sabato». Intanto Tsipras va alla prova del Parlamento mentre Syriza si spacca. L’ala radicale del suo partito preme infatti per l’uscita dell’euro con il grido: «Meglio la Grexit che l’austerità».

David Carretta Il Mattino BRUXELLES. Alexis Tsipras potrebbe aver fatto un passo indietro dal baratro della «Grexit», grazie al piano da 12 miliardi di austerità presentato ai creditori internazionali per tentare di convincerli a concedere alla Grecia un nuovo prestito da oltre 53 miliardi. Ma l'esito dell'Eurogruppo di oggi rimane altamente incerto, dopo che diversi membri della zona euro hanno giudicato insufficiente la proposta del primo ministro greco. Nella loro riunione, i ministri delle Finanze prenderanno «decisioni importanti» per il futuro della Grecia nella moneta unica, ha spiegato il presidente dell'Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem. Se non si troverà un accordo per negoziare il nuovo programma di assistenza finanziaria, domani i capi di Stato e di Governo avvieranno le procedure per l'uscita di Atene dall'euro. Il pacchetto inviato dal Governo greco è «dettagliato», ma dovrà essere «esaminato nei contenuti» per verificare se «le misure sono buone e se i numeri tornano», ha detto Dijsselbloem. Fondo monetario internazionale, Banca centrale europea e Commissione hanno lavorato per tutta la giornata sul documento Tsipras. Ma dalle capitali sono arrivati giudizi contrastanti. Il presidente francese, François Hollande, ha definito le proposte di Tsipras «serie e credibili». A Berlino, nonostante il suo silenzio, Angela Merkel è ancora «determinata» ad arrivare a un accordo, dicono fonti vicine alla cancelliera. Ma la posizione del suo ministro delle Finanze, Wolfang Schaueble, appare molto più dura. Sono soprattutto i Paesi dell'Est ad avere espresso riserve. «Sembra che queste proposte non siano sufficienti», ha avvertito la presidente lituana, Dalia Grybauskaite. La proposta Tsipras si avvicina all'offerta messa sul tavolo dai creditori il 26 giugno scorso e che il premier greco aveva rifiutato, annunciando il referendum di domenica scorsa. Ci sono passi avanti sull'Iva, in particolare con la fine graduale degli sconti per le isole, e sulla riforma del sistema previdenziale, con i disincentivi ai prepensionamenti. La corsa contro il tempo, con il voto notturno del Parlamento greco sul pacchetto, è considerata un gesto di buona volontà per restaurare un minimo di fiducia. Ma le cifre, i dettagli delle riforme e l'insistenza per una ristrutturazione del debito rischiano di far saltare un compromesso. Visto il tracollo dell'economia nelle ultime settimane, i 12 miliardi non basteranno per realizzare gli obiettivi di bilancio per i prossimi anni (un avanzo primario dell’1% nel 2015, del 2% nel 2016, del 3% nel 2017). La riforma del mercato del lavoro è inferiore alle attese, così come i tagli alla spesa militare (100 milioni quest'anno e 200 milioni il prossimo, contro i 400 proposti dai creditori). «Non è chiaro se questo sarà abbastanza o se altre misure saranno necessarie», ha detto il ministro delle Finanze slovacco, Peter Kazimir, che sul Financial Times evoca una «separazione amichevole» dalla Grecia. Al di là del giudizio di Fmi, Bce e Commissione, le sorti di Atene sono nelle mani dell'Eurogruppo. Francia, Italia, Austria e Cipro guidano il fronte dei Paesi favorevoli alla proposta Tsipras. Il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, ha parlato di «passi avanti verso una soluzione». Secondo il cancelliere austriaco, Werner Faymann, «c'è la possibilità di un'intesa». Ma il ministro delle Finanze spagnolo, Luis De Guindos, ha detto di essere «prudente». A Berlino, la grande coalizione tra conservatori e socialdemocratici è spaccata sulla possibilità di un terzo salvataggio, con diversi esponenti della Cdu e Csu favorevoli alla «Grexit». I parlamenti nazionali di Germania, Austria, Olanda, Finlandia, Slovenia ed Estonia devono votare sull'avvio de negoziati. «I parametri finanziari e politici per un accordo sono molto complicati», spiega una fonte europea. Oltre ai 53 miliardi per il Governo di Atene, gli europei dovrebbero mettere mano al portafoglio per ricapitalizzare le banche greche. Secondo alcune stime, gli istituti ellenici avranno bisogno di capitali freschi per 10-14 miliardi di euro per restare a galla anche dopo l'accordo fra Atene e i creditori. Inoltre, in attesa dell'eventuale esborso della prima parte del prestito, occorre trovare una soluzione ponte per permettere alla Grecia di rimborsare 3,5 miliardi alla Bce il prossimo 20 luglio. «Un finanziamento ponte per Atene ha senso solo se abbiamo una soluzione complessiva in vista», ha detto il portavoce di Schaueble. Una cosa sembra certa: se l'Eurogruppo oggi dirà sì al negoziato sul salvataggio della Grecia, i summit dell'area euro e dell’Europa a 28 di domani non saranno più necessari. Per il premier italiano, Matteo Renzi, c'è la speranza «che il vertice Ue di domenica non venga convocato perché l'accordo arrivi già all'Eurogruppo di sabato». Intanto Tsipras va alla prova del Parlamento mentre Syriza si spacca. L’ala radicale del suo partito preme infatti per l’uscita dell’euro con il grido: «Meglio la Grexit che l’austerità».