La solitudine crea inevitabilmente depressione.

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La incomunicabilità, la mancanza di rapporti sociali, la difficoltà a costruirne di nuovi generano depressione, anche quando si ritiene di essere al riparo da questo male oscuro.

Talvolta ti giri intorno ad osservare, e anche quando non entri in contatto diretto con quanti soffrono, hai la percezione di quanto grave sia questa patologia. Avverti la loro solitudine e non sai come comportarti.

Questi sono soli anche quando apparentemente stanno tra gli altri, difficilmente trovano il coraggio di chiedere un aiuto, temono il rifiuto, temono di non essere capiti, temono la superficialità dei più, e forse non hanno tutti i torti.

Questa società senza più valori, senza più amore per gli altri, non ha tempo, non ha voglia di dare ascolto, è troppo presa nella sua corsa verso l’affermazione personale, il successo, i soldi, il potere, nel mentre un ampio tessuto sociale si disgrega.

Non possiamo far finta che tutto questo non esista, non possiamo permetterci questo lusso, anche perché queste patologie talvolta finiscono per incattivire l’animo umano, e solo allora tutti a chiedersi il perchè di certi atteggiamenti o addirittura risvolti violenti.

L’invito che mi sento di fare è quello di porre maggiore attenzione a questo fenomeno sociale dilagante, tutti e dico tutti noi, chi scrive, chi ha compiti istituzionali, la chiesa, siano più vicini a quanti soffrono e alle loro famiglie, che, come sostenevo poc’anzi, non chiedono aiuto, talvolta perché si vergognano, talvolta perché avvertono l’indifferenza della gente, dei parenti o addirittura degli amici.

Non si può delegare questo problema unicamente alle autorità sanitarie, ribadisco con forza la necessità che sia la comunità tutta a prendersi cura di quanti soffrono.

Felice Casalino