La tragedia di Gianturco. Il treno andava ad oltre il triplo della velocità consentita.

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Il treno della Circumvesuviano che lo scorso 6 agosto è deragliato in località GIanturco provocando due morti (il 71enne Giuseppe Marotta ed il 47enne Carlo Cautiero) ed una cinquantina di feriti, andava ad una velocità compresa tra i 65 ed i 69 chilometri orari, laddove – essendo in prossimità di una curva – la velocità prevista doveva essere intorno ai 20 chilometri orari. Questo quello che emerge da una prima analisi della scatola nera.
L’indagine è condotta dal dirigente del commissariato Vasto-Arenaccia, il vicequestore Pasquale Trocino, in piena sinergia con il pool antinfortunistica dell’aggiunto Rosario Cantelmo. Dall’analisi della scatola nera vi è, quindi, la conferma di quanto dichiarato da alcuni testimoni nelle fasi immediatamente successive l’incidente, la conferma cioè di una sensazione collettiva sull’andamento eccessivamente veloce del treno. Ora l’obiettivo primario è andare a fondo. Dall’inchiesta in corso emergono altri dati, tutti rigorosamente registrati nell’informativa trasmessa in queste ore in Procura. In questo caso a parlare sono i tabulati telefonici. Sembra infatti che nelle fasi immediatamente precedenti il deragliamento il macchinista era intento in una conversazione telefonica. E’ importante, comunque, chiarire che non si sarebbe trattato di telefonate private ma di comunicazioni di lavoro e contatti con la centrale, su cui ci sono verifiche in corso. Forse la segnalazione di guasti o anomalie, oppure richieste di aiuto per un’improvvisa avaria del mezzo o, ancora, conversazioni di routine? Al momento sono tre gli indagati per il disastro ferroviario: si tratta del macchinista Giancarlo Naso, dell’amministratore delegato della Circum Bruno Spagnuolo e del direttore operativo e di esercizio Arturo Borrelli. Massima attenzione anche su investimenti e strategie aziendali, in materia di appalti, manutenzione dei macchinari e di gestione del personale. Non solo colpa professionale, dunque, ma indagini di pubblica amministrazione. Sergio Cosentini, difensore del macchinista, afferma: «La velocità può essere solo una concausa di un incidente tanto grave, aspettiamo dati tecnici sull’assetto o sul funzionamento del treno».

A.C.