NEONATO USTIONATO E SFIGURATO DALL’INCUBATRICE: HA 3 GIORNI DI VITA. E I GENITORI LO ABBANDONANO

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L’incubatrice si rompe e il neonato che era all’interno rischia la vita. Il piccolo Matvey ha riportato ustioni di primo grado sul 70% del suo corpo dopo pochi giorni dalla sua nascita. Il corpo del bambino è stato dilaniato e, come se questa sofferenza non fosse stata sufficiente, i genitori lo hanno abbandonato dopo il drammatico incidente.
La madre e il padre del neonato, che quando è avvenuto l’incidente in un ospedale russo lo scorso novembre aveva solo 3 giorni di vita, hanno fatto perdere le loro tracce.

Il piccolo è stabile ma ha bisogno di interventi molto costosi per una ripresa completa così, come riporta il Daily Star, è stato diramato un appello in cui si chiede l’adozione di Matvey.
«Il bambino è sopravvissuto a molto interventi», racconta il medico che lo ha curato, «è da tempo in terapia intensiva ma sembra non abbia alcuna intenzione di smettere di lottare, purtroppo gli interventi necessari sono costosi e non c’è nessuno che li paghi per lui».
di Alessia Strinati LEGGO.ITL’incubatrice si rompe e il neonato che era all’interno rischia la vita. Il piccolo Matvey ha riportato ustioni di primo grado sul 70% del suo corpo dopo pochi giorni dalla sua nascita. Il corpo del bambino è stato dilaniato e, come se questa sofferenza non fosse stata sufficiente, i genitori lo hanno abbandonato dopo il drammatico incidente.
La madre e il padre del neonato, che quando è avvenuto l’incidente in un ospedale russo lo scorso novembre aveva solo 3 giorni di vita, hanno fatto perdere le loro tracce.

Il piccolo è stabile ma ha bisogno di interventi molto costosi per una ripresa completa così, come riporta il Daily Star, è stato diramato un appello in cui si chiede l’adozione di Matvey.
«Il bambino è sopravvissuto a molto interventi», racconta il medico che lo ha curato, «è da tempo in terapia intensiva ma sembra non abbia alcuna intenzione di smettere di lottare, purtroppo gli interventi necessari sono costosi e non c’è nessuno che li paghi per lui».
di Alessia Strinati LEGGO.IT