La sorpresa di Vargas, stella del Cile mai accesa dal Napoli. Due gol al Perù e squadra in finale di Coppa America

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Che sorrisi, che scatti da razzo, che leadership, che profilo affilato, che rabbia esplosiva, che occhi ardenti, che stangate. No, quello non può essere Edu Vargas che con puntualità raggelante prima Mazzarri e poi Benitez hanno scaricato come fosse un bidone qualsiasi. No, quel numero 11 con la maglia rossa che adesso vede tutto il Cile ai suoi piedi perché ha trascinato la nazionale alla finale della Coppa America (che per intenderci, dalla prima edizione del 1916 in poi il Cile non ha mai conquistato) non può essere Turboman. Magari è il suo clone, il replicante azzurro che torna a cicli, come certi virus che dormono nel segreto per tanto tempo e poi rieccoli, silenziosi e inevitabili. E allora, eccolo il grande ritorno del Totò Schillaci cileno, l’uomo che nelle sue squadre di club (Gremio, Napoli, Valencia e Queens Park Rangers) negli ultimi tre anni e mezzo ha segnato meno gol (16) di quelli che invece nello stesso periodo e con molte gare in meno, ha realizzato invece con la maglia del Cile (19). Lui si chiama Eduardo Jesús Vargas Rojas ed è (anzi era) la promessa del calcio sudamericano per cui De Laurentiis, nel gennaio del 2012, sborsò 12 milioni di dollari all’Universitad del Chile per strapparlo alla concorrenza di mezza Europa. L’altra notte, con una doppietta stellare (la seconda rete, in particolare, un vero gioiello), ha consentito alla sua nazionale di eliminare il Perù e piombare in finale. Il ct Sampaoli con lui ha fatto come Vicini nel 1990 con il mitico Totò: lo ha convocato per la Coppa America nonostante i postumi di un infortunio (la rottura parziale del collaterale mediale) e le misere tre reti con il Qpr nell’ultima Premier vissuta in prestito. Il suo esordio in panchina: poi nell’intervallo prende il posto di Beausejour e il suo destino si trasforma perché va subito in gol. Da quel momento è il titolare: 4 gol segnati (Ecuador, Messico, Perù) e il sogno di divenire pure il capocannoniere (solo un altro cileno era riuscito a segnare tanto, Zamorano nel 1991). È il sesto marcatore della storia della sua nazionale (la classifica è guidata da Salas con 37 centri). «Sono felice per il mio popolo: questi gol li rende felici. Ma spero adesso di vincere la Coppa: siamo arrivati fino a qui ed è giusto provare ad alzarla al cielo». Ovvio che sia felice. Quanti giorni così ha vissuto negli ultimi anni? Di certo non lo è stato la scorsa estate quando Benitez illuse con le promesse sul suo rilancio (Ricordate De Laurentiis? «Ora abbiamo un tecnico poliglotta che mi aiuterà molto con Vargas, non come quello di prima…») e poi diede il via libera al prestito al Qpr. Ogalde, il suo manager, spiega: «Chiedete a Mazzarri perché non lo faceva giocare, al Napoli non lo hanno mai preso sul serio. Ho tante richieste per lui». Dicono che in Premier abbia altri estimatori, per esempio i giornali d’Oltremanica parlano generosamente dell’Arsenal. L’eroe del Cile in questi momenti ha ben altro a cui pensare. Certo, adesso per Sarri diventa un magnifico problema, un piacevolissimo dubbio del tecnico: «Mi sta riuscendo tutto meravigliosamente bene. Certo, ho ancora qualche problema al ginocchio ma grazie a Dio non c’è nulla di grave», esulta dopo la doppietta al Perù che ha regalato un’altra notte magica ai cileni. D’altronde, a 25 anni Edu è già il sesto migliore marcatore della storia del Cile con i suoi 22 gol complessivi dal suo esordio con la Roja e non proprio lontanissimo dai suoi idoli Zamorano e Marcelo Salas. Già, sembra tutto così strano: è proprio lo stesso Vargas che al Napoli ha segnato appena tre gol. E per di più, tutto in una notte, quella contro l’Aik Stoccolma. (Pino Taormina – Il Mattino)

Che sorrisi, che scatti da razzo, che leadership, che profilo affilato, che rabbia esplosiva, che occhi ardenti, che stangate. No, quello non può essere Edu Vargas che con puntualità raggelante prima Mazzarri e poi Benitez hanno scaricato come fosse un bidone qualsiasi. No, quel numero 11 con la maglia rossa che adesso vede tutto il Cile ai suoi piedi perché ha trascinato la nazionale alla finale della Coppa America (che per intenderci, dalla prima edizione del 1916 in poi il Cile non ha mai conquistato) non può essere Turboman. Magari è il suo clone, il replicante azzurro che torna a cicli, come certi virus che dormono nel segreto per tanto tempo e poi rieccoli, silenziosi e inevitabili. E allora, eccolo il grande ritorno del Totò Schillaci cileno, l’uomo che nelle sue squadre di club (Gremio, Napoli, Valencia e Queens Park Rangers) negli ultimi tre anni e mezzo ha segnato meno gol (16) di quelli che invece nello stesso periodo e con molte gare in meno, ha realizzato invece con la maglia del Cile (19). Lui si chiama Eduardo Jesús Vargas Rojas ed è (anzi era) la promessa del calcio sudamericano per cui De Laurentiis, nel gennaio del 2012, sborsò 12 milioni di dollari all’Universitad del Chile per strapparlo alla concorrenza di mezza Europa. L’altra notte, con una doppietta stellare (la seconda rete, in particolare, un vero gioiello), ha consentito alla sua nazionale di eliminare il Perù e piombare in finale. Il ct Sampaoli con lui ha fatto come Vicini nel 1990 con il mitico Totò: lo ha convocato per la Coppa America nonostante i postumi di un infortunio (la rottura parziale del collaterale mediale) e le misere tre reti con il Qpr nell’ultima Premier vissuta in prestito. Il suo esordio in panchina: poi nell’intervallo prende il posto di Beausejour e il suo destino si trasforma perché va subito in gol. Da quel momento è il titolare: 4 gol segnati (Ecuador, Messico, Perù) e il sogno di divenire pure il capocannoniere (solo un altro cileno era riuscito a segnare tanto, Zamorano nel 1991). È il sesto marcatore della storia della sua nazionale (la classifica è guidata da Salas con 37 centri). «Sono felice per il mio popolo: questi gol li rende felici. Ma spero adesso di vincere la Coppa: siamo arrivati fino a qui ed è giusto provare ad alzarla al cielo». Ovvio che sia felice. Quanti giorni così ha vissuto negli ultimi anni? Di certo non lo è stato la scorsa estate quando Benitez illuse con le promesse sul suo rilancio (Ricordate De Laurentiis? «Ora abbiamo un tecnico poliglotta che mi aiuterà molto con Vargas, non come quello di prima…») e poi diede il via libera al prestito al Qpr. Ogalde, il suo manager, spiega: «Chiedete a Mazzarri perché non lo faceva giocare, al Napoli non lo hanno mai preso sul serio. Ho tante richieste per lui». Dicono che in Premier abbia altri estimatori, per esempio i giornali d’Oltremanica parlano generosamente dell’Arsenal. L’eroe del Cile in questi momenti ha ben altro a cui pensare. Certo, adesso per Sarri diventa un magnifico problema, un piacevolissimo dubbio del tecnico: «Mi sta riuscendo tutto meravigliosamente bene. Certo, ho ancora qualche problema al ginocchio ma grazie a Dio non c’è nulla di grave», esulta dopo la doppietta al Perù che ha regalato un’altra notte magica ai cileni. D’altronde, a 25 anni Edu è già il sesto migliore marcatore della storia del Cile con i suoi 22 gol complessivi dal suo esordio con la Roja e non proprio lontanissimo dai suoi idoli Zamorano e Marcelo Salas. Già, sembra tutto così strano: è proprio lo stesso Vargas che al Napoli ha segnato appena tre gol. E per di più, tutto in una notte, quella contro l’Aik Stoccolma. (Pino Taormina – Il Mattino)