Cava de Tirreni, omicidio Simonetta Lamberti confermata condanna di 33 anni a Pignataro

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Niente sconti a Pignataro: trent’anni di Rosaria Federico Nulla ha potuto la richiesta di clemenza del procuratore generale per Antonio Pignataro. Nulla ha potuto il tempo: 33 anni. Pignataro paga con una condanna a trentanni di reclusione per aver partecipato all’omicidio di Simonetta Lamberti e al tentato omicidio dell’ex magistrato Alfonso. La decisione nella sentenza bis, eguaglia quella del gup Sergio De Luca: 30 anni senza i benefici della confessione e del contributo alla giustizia data dal dissociato. Nessuna attenuante. I conti sono quelli di un ergastolo con rito abbreviato, formula scelta in primo grado dagli avvocati dell’imputato, Lucio Maiorano e Luigi Gabola. Le parti civili saranno risarcite. Riconosciuto il danno così come era stabilito nella sentenza i primo grado. Accanto al nome di Simonetta Lamberti, l’11enne uccisa per errore mentre era nell’auto con il papà al ritorno da Vietri, c’è un altro nome quello di uno dei partecipanti all’agguato: Antonio Pignataro. Erano da poco passate le 11 quando il presidente della Corte d’Assise d’Appello, Rodolfo Daniele, ha letto la sentenza che conferma la decisione assunta in primo grado: 30 anni di reclusione. Detenuto ai domiciliari per motivi di salute, Pignataro ha preferito rinunciare alla presenza in tribunale. Non lo ha fatto nella scorsa udienza quando il procuratore generale, Antonella Giannelli, aveva chiesto la clemenza della giuria popolare e dei togati per la collaborazione offerta e una pena di 16 anni di reclusione. Ma le attenuanti avrebbero aperto le porte alla prescrizione del reato per Pignataro che rischiava di uscire indenne dal processo e dalle sue confessioni. Dal pentimento morale avuto un giorno mentre era in carcere, quando guardando un film, si ricordò – trent’anni dopo quel 29 maggio 1982 – di aver partecipato all’uccisione di Simonetta. Pignataro è l’unico sopravvissuto del commando. Facevano parte del gruppo di fuoco che avrebbe dovuto uccidere Alfonso Lamberti, Gerardo Della Mura, Claudio Masturzo e Gaetano De Cesare, tutti nel frattempo deceduti. Non ha mai chiarito il movente che armò la mano dei killer che avrebbero dovuto uccidere l’ex magistrato in servizio a Sala. La Cassazione dovrà mettere il sigillo su una verità giudiziaria dopo troppi anni. Nel processo erano costituiti parte civile, oltre ai fratelli di Simonetta, anche la madre Angela Procaccini e le associazioni Libera Contro le Mafie, Libera Campania e Libera Memoria, Fondazione Polis e Coordinamento familiari vittime innocenti di criminalità, rappresentanti dagli avvocati Dalia, Coccia, Lauretano e Scinto. Rosaria Federico , La Città di Salerno

Niente sconti a Pignataro: trent’anni di Rosaria Federico Nulla ha potuto la richiesta di clemenza del procuratore generale per Antonio Pignataro. Nulla ha potuto il tempo: 33 anni. Pignataro paga con una condanna a trentanni di reclusione per aver partecipato all’omicidio di Simonetta Lamberti e al tentato omicidio dell’ex magistrato Alfonso. La decisione nella sentenza bis, eguaglia quella del gup Sergio De Luca: 30 anni senza i benefici della confessione e del contributo alla giustizia data dal dissociato. Nessuna attenuante. I conti sono quelli di un ergastolo con rito abbreviato, formula scelta in primo grado dagli avvocati dell’imputato, Lucio Maiorano e Luigi Gabola. Le parti civili saranno risarcite. Riconosciuto il danno così come era stabilito nella sentenza i primo grado. Accanto al nome di Simonetta Lamberti, l’11enne uccisa per errore mentre era nell’auto con il papà al ritorno da Vietri, c’è un altro nome quello di uno dei partecipanti all’agguato: Antonio Pignataro. Erano da poco passate le 11 quando il presidente della Corte d’Assise d’Appello, Rodolfo Daniele, ha letto la sentenza che conferma la decisione assunta in primo grado: 30 anni di reclusione. Detenuto ai domiciliari per motivi di salute, Pignataro ha preferito rinunciare alla presenza in tribunale. Non lo ha fatto nella scorsa udienza quando il procuratore generale, Antonella Giannelli, aveva chiesto la clemenza della giuria popolare e dei togati per la collaborazione offerta e una pena di 16 anni di reclusione. Ma le attenuanti avrebbero aperto le porte alla prescrizione del reato per Pignataro che rischiava di uscire indenne dal processo e dalle sue confessioni. Dal pentimento morale avuto un giorno mentre era in carcere, quando guardando un film, si ricordò – trent’anni dopo quel 29 maggio 1982 – di aver partecipato all’uccisione di Simonetta. Pignataro è l’unico sopravvissuto del commando. Facevano parte del gruppo di fuoco che avrebbe dovuto uccidere Alfonso Lamberti, Gerardo Della Mura, Claudio Masturzo e Gaetano De Cesare, tutti nel frattempo deceduti. Non ha mai chiarito il movente che armò la mano dei killer che avrebbero dovuto uccidere l’ex magistrato in servizio a Sala. La Cassazione dovrà mettere il sigillo su una verità giudiziaria dopo troppi anni. Nel processo erano costituiti parte civile, oltre ai fratelli di Simonetta, anche la madre Angela Procaccini e le associazioni Libera Contro le Mafie, Libera Campania e Libera Memoria, Fondazione Polis e Coordinamento familiari vittime innocenti di criminalità, rappresentanti dagli avvocati Dalia, Coccia, Lauretano e Scinto. Rosaria Federico , La Città di Salerno