SUL PALCOSCENICO DEL PARCO DEL CILENTO E VALLO DEL DIANO SFILA LA GRANDE BELLEZZA DELLA NATURA DELLA STORIA E DEL MITO

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Dopo una lunga attesa è stato nominato il nuovo presidente del Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano. E’ l’attuale sindaco di Sassano, Dott. Filippo PELLEGRINO, al quale formulo fervidi auguri di buon lavoro. Non ho il piacere di conoscerlo, ma dovrebbe avere esperienza della materia, come ex parlamentare dei verdi. Spero tanto che si attrezzi con una squadra di collaboratori esperti ed innamorati del vasto territorio e che, soprattutto, inizi fin da subito a lavorare sodo per recuperare il  tempo  perduto, a causa di una decisione lunga e tormentata per conciliare le esigenze e le richieste lottizzatorie della Politica, che ha la grave responsabilità  di aver bloccato  per troppo tempo IL PARCO COME MOTORE DI SVILUPPO. Io di questo tema mi sono occupato a lungo con passione e determinazione sin dalla nascita dell’area protetta nei lontani primi anni ’90. Ripropongo, qui di seguito, un mio contributo di idee come vademecum per la nuova governance.

 

“Il Cilento interno  è uno straordinario palcoscenico, dove da millenni uomo e natura, geografia e storia danno spettacolo prismatico di voci e suoni, colori e profumi nell’alternarsi cangiante delle stagioni. Basta accendere le luci della ribalta e la recita parte da sola: bella, ricca, varia, coinvolgente, entusiasmante.

E sì, perchè i boschi dei monti con le sterminate faggete delle alture, i lecceti di media montagna, i castagneti delle falde a ridosso e a corona dei paesi accendono i riflettori del sole che filtra a lamine d’oro tra il fitto fogliame e rifrange luce su frutti e fiori del sottobosco e, se sbrigliati dalla brezza o squassati dalle raffiche impetuose di venti di tempesta, a seconda delle stagioni, fremono di vita e danno voce al fluire dei secoli. E narrano storie di legnaioli e carbonai alle prese con il pane stento in tutte le stagioni, di briganti al riparo dei covi a continua minaccia di giustizia sommaria, protettivi e generosi con i deboli, spietati con i potenti e gli arroganti, di pastori a guardia di armenti alla pastura brada di giorno e all’addiaccio gelido a custodia di stazzi di notte con la sola compagnia dell’alito caldo del cane amico e con la incerta coperta del tabarro di panno ruvido, di migrazioni bibliche lungo i tratturi della transumanza verso i pascoli della pianura ad animare poveri commerci di cagliati, lana di fresca tosatura e capretti ed agnelli belanti al sacrificio annunziato, ad illudersi al fiorire di nuovi amori; di artigiani alle prese con il miracolo di trasformare tronchi in botti e tini, rami in sporte, cesti e panieri e, all’occorrenza, in cucchiai da cogliere tome e ricotte fumanti di siero; di recenti escursionisti appassionati di trekking alla scoperta di paesaggi da brividi di piacere su cocuzzoli a volo d’abisso, a fremere di emozioni profonde alla visione di pianori di lavanda in fiore o di tappeti rosa/viola di ciclamini a festonare fossati umidicci o al riso odoroso delle fragoline a pigmentare di sangue le verdi barriere delle felci o alla mite vanità dei funghi che s’incappellano alle radici della macchia o delle castagne pigmentate, pulcini lustri a fuga dalla cova del riccio a spine d’oro un pò brunito.

E sono concerti i canti della fauna che piroetta a slarghi azzurri d’infinito ed ha la maestà dell’aquila reale e del falco pellegrino o pigola alle nidiate dei passeracei o ulula con la fame del lupo a falcate soffici sulle nevi d’inverno e si muove con i passi felpati della volpe a caccia di pollai e grumisce con i cinghiali a devastazione di coltivi, ma incanta anche con la coda di campagne degli scoiattoli o incuriosisce nel letargo pacioso dei ghiri.

Ed è musica il corso di fiumi e torrenti che caracollano a valle, s’inabissano e riemergono nei brevi tragitti carsici o si caricano di sali nelle grave e nelle grotte nel ventre nero della terra per esplodere con la gloria della luce nei capricci  delle risorgive a cesellare stupende sculture di stalattiti e stalagmiti a materializzare cupole di chiese o minareti di moschee, scintillano in effimeri coralli d’argento a rompere e superare con fragore barriere di pietre levigate  nei secoli e la musica rotola e si frantuma sotto ponti umbratili o in pozze lacustri regno di eserciti di trote sguscianti a gara d’arditezza vanesia nei colori cangianti o di lontre a timida fuoriuscita dalla tana lipposa.

Oh, la bellezza sconosciuta della mia terra! Oh, la forza travolgente delle emozioni di una natura immacolata nella sua verginità! Oh, la ricchezza da immettere con intelligenza nei circuiti del ricco mercato dell’ecoturismo se solo si avesse la sensibilità di attivare una promozione tesa ad esaltare flora e fauna di un territorio che espone con generosità e naturale disinvoltura i suoi tesori!

E non sono i soli, perchè sul territorio del Parco è vissuto e vive l’uomo, che, con fertile inventiva azionata dal bisogno, ha  vangato, sarchiato, piantato, potato una flora per dare vita ad una agricoltura di sussistenza contando non sulla meccanizzazione, che ha toccato da pochi decenni e solo in parte il mondo dei nostri campi, ma sugli animali da soma, il nobile cavallo, il mulo testardo, l’asino paziente o sui buoi adusi al giogo dell’aratura e al “triglio” della pisatura. Straordinarie pagine della povera epopea della civiltà contadina!!!

Ma dicevo della necessità di immettere tutto questo mondo ricco di emozioni e straordinario di sorprese nel circuito virtuoso dei mercati. Sarebbe compito primario del Parco, se si liberasse dalle asfittiche pastoie della burocrazia e dalle defaticanti trattative della brutta politica, e sbrigliasse la fantasia a costruire progetti a mettere in cantiere iniziative con le scuole per percorsi didattici capaci di stimolare i nostri ragazzi ad ascoltare le voci degli alberi e degli animali, con i contadini per rimettere in circolo vecchie colture diversamente destinate alla estinzione, con gli artigiani per esaltare  quel che resta del miracolo della creatività delle mani. Il Parco avrebbe dovuto già farlo, ma tutt’oggi il bilancio è stato totalmente fallimentare. Non ci resta che sperare per il futuro su di una “governance” capace, e che, soprattutto, si abitui all’ascolto e dia concretezza alle esigenze ed ai bisogni che vengono dal territorio e non si limiti alla vanagloria del presenzialismo nelle manifestazioni/convegni  ripetendo il bla/bla di un ritornello stantio.

Eppure Il Parco è e resta, nonostante tutto, una miniera dove attingere a piene mani. Il Parco ha voci e suoni. Basta saperne cogliere le emozioni per chi lo abita e per chi lo visita e lo scopre e ne rimane affascinato e ci torna. Il Parco ha colori, profumi e sapori capaci di stimolare tutti e cinque i sensi. Basta accendere una telecamera ed uno spettacolo straordinario e coinvolgente va in  video e in rete con effetti straordinari di ritorno di immagine e di fruizione. Nella pur giovane storia del Parco ce n’è traccia esaltante e feconda. Basta impegnare qualche ora e rivedere una o più registrazioni della fortunata trasmissione de “Il Parco delle meraviglie”, realizzata e messa in onda, con successo da Rete7.

C’è in giro tanta voglia di ricominciare e tanto entusiasmo mortificato e represso pronto ad esplodere. C’è solo da sperare che  la nuova “governance”, presidente e comitato di gestione,  se ne faccia interprete e  sia consapevole che il  PARCO E’ E RESTA UN GRANDE MOTORE DI SVILUPPO. 

Giuseppe Liuccio

liucciogiuseppe@gmail.com

Dopo una lunga attesa è stato nominato il nuovo presidente del Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano. E’ l’attuale sindaco di Sassano, Dott. Filippo PELLEGRINO, al quale formulo fervidi auguri di buon lavoro. Non ho il piacere di conoscerlo, ma dovrebbe avere esperienza della materia, come ex parlamentare dei verdi. Spero tanto che si attrezzi con una squadra di collaboratori esperti ed innamorati del vasto territorio e che, soprattutto, inizi fin da subito a lavorare sodo per recuperare il  tempo  perduto, a causa di una decisione lunga e tormentata per conciliare le esigenze e le richieste lottizzatorie della Politica, che ha la grave responsabilità  di aver bloccato  per troppo tempo IL PARCO COME MOTORE DI SVILUPPO. Io di questo tema mi sono occupato a lungo con passione e determinazione sin dalla nascita dell’area protetta nei lontani primi anni ’90. Ripropongo, qui di seguito, un mio contributo di idee come vademecum per la nuova governance.

 

“Il Cilento interno  è uno straordinario palcoscenico, dove da millenni uomo e natura, geografia e storia danno spettacolo prismatico di voci e suoni, colori e profumi nell'alternarsi cangiante delle stagioni. Basta accendere le luci della ribalta e la recita parte da sola: bella, ricca, varia, coinvolgente, entusiasmante.

E sì, perchè i boschi dei monti con le sterminate faggete delle alture, i lecceti di media montagna, i castagneti delle falde a ridosso e a corona dei paesi accendono i riflettori del sole che filtra a lamine d'oro tra il fitto fogliame e rifrange luce su frutti e fiori del sottobosco e, se sbrigliati dalla brezza o squassati dalle raffiche impetuose di venti di tempesta, a seconda delle stagioni, fremono di vita e danno voce al fluire dei secoli. E narrano storie di legnaioli e carbonai alle prese con il pane stento in tutte le stagioni, di briganti al riparo dei covi a continua minaccia di giustizia sommaria, protettivi e generosi con i deboli, spietati con i potenti e gli arroganti, di pastori a guardia di armenti alla pastura brada di giorno e all'addiaccio gelido a custodia di stazzi di notte con la sola compagnia dell'alito caldo del cane amico e con la incerta coperta del tabarro di panno ruvido, di migrazioni bibliche lungo i tratturi della transumanza verso i pascoli della pianura ad animare poveri commerci di cagliati, lana di fresca tosatura e capretti ed agnelli belanti al sacrificio annunziato, ad illudersi al fiorire di nuovi amori; di artigiani alle prese con il miracolo di trasformare tronchi in botti e tini, rami in sporte, cesti e panieri e, all'occorrenza, in cucchiai da cogliere tome e ricotte fumanti di siero; di recenti escursionisti appassionati di trekking alla scoperta di paesaggi da brividi di piacere su cocuzzoli a volo d'abisso, a fremere di emozioni profonde alla visione di pianori di lavanda in fiore o di tappeti rosa/viola di ciclamini a festonare fossati umidicci o al riso odoroso delle fragoline a pigmentare di sangue le verdi barriere delle felci o alla mite vanità dei funghi che s'incappellano alle radici della macchia o delle castagne pigmentate, pulcini lustri a fuga dalla cova del riccio a spine d'oro un pò brunito.

E sono concerti i canti della fauna che piroetta a slarghi azzurri d'infinito ed ha la maestà dell'aquila reale e del falco pellegrino o pigola alle nidiate dei passeracei o ulula con la fame del lupo a falcate soffici sulle nevi d'inverno e si muove con i passi felpati della volpe a caccia di pollai e grumisce con i cinghiali a devastazione di coltivi, ma incanta anche con la coda di campagne degli scoiattoli o incuriosisce nel letargo pacioso dei ghiri.

Ed è musica il corso di fiumi e torrenti che caracollano a valle, s'inabissano e riemergono nei brevi tragitti carsici o si caricano di sali nelle grave e nelle grotte nel ventre nero della terra per esplodere con la gloria della luce nei capricci  delle risorgive a cesellare stupende sculture di stalattiti e stalagmiti a materializzare cupole di chiese o minareti di moschee, scintillano in effimeri coralli d'argento a rompere e superare con fragore barriere di pietre levigate  nei secoli e la musica rotola e si frantuma sotto ponti umbratili o in pozze lacustri regno di eserciti di trote sguscianti a gara d'arditezza vanesia nei colori cangianti o di lontre a timida fuoriuscita dalla tana lipposa.

Oh, la bellezza sconosciuta della mia terra! Oh, la forza travolgente delle emozioni di una natura immacolata nella sua verginità! Oh, la ricchezza da immettere con intelligenza nei circuiti del ricco mercato dell'ecoturismo se solo si avesse la sensibilità di attivare una promozione tesa ad esaltare flora e fauna di un territorio che espone con generosità e naturale disinvoltura i suoi tesori!

E non sono i soli, perchè sul territorio del Parco è vissuto e vive l'uomo, che, con fertile inventiva azionata dal bisogno, ha  vangato, sarchiato, piantato, potato una flora per dare vita ad una agricoltura di sussistenza contando non sulla meccanizzazione, che ha toccato da pochi decenni e solo in parte il mondo dei nostri campi, ma sugli animali da soma, il nobile cavallo, il mulo testardo, l'asino paziente o sui buoi adusi al giogo dell'aratura e al “triglio” della pisatura. Straordinarie pagine della povera epopea della civiltà contadina!!!

Ma dicevo della necessità di immettere tutto questo mondo ricco di emozioni e straordinario di sorprese nel circuito virtuoso dei mercati. Sarebbe compito primario del Parco, se si liberasse dalle asfittiche pastoie della burocrazia e dalle defaticanti trattative della brutta politica, e sbrigliasse la fantasia a costruire progetti a mettere in cantiere iniziative con le scuole per percorsi didattici capaci di stimolare i nostri ragazzi ad ascoltare le voci degli alberi e degli animali, con i contadini per rimettere in circolo vecchie colture diversamente destinate alla estinzione, con gli artigiani per esaltare  quel che resta del miracolo della creatività delle mani. Il Parco avrebbe dovuto già farlo, ma tutt’oggi il bilancio è stato totalmente fallimentare. Non ci resta che sperare per il futuro su di una “governance” capace, e che, soprattutto, si abitui all’ascolto e dia concretezza alle esigenze ed ai bisogni che vengono dal territorio e non si limiti alla vanagloria del presenzialismo nelle manifestazioni/convegni  ripetendo il bla/bla di un ritornello stantio.

Eppure Il Parco è e resta, nonostante tutto, una miniera dove attingere a piene mani. Il Parco ha voci e suoni. Basta saperne cogliere le emozioni per chi lo abita e per chi lo visita e lo scopre e ne rimane affascinato e ci torna. Il Parco ha colori, profumi e sapori capaci di stimolare tutti e cinque i sensi. Basta accendere una telecamera ed uno spettacolo straordinario e coinvolgente va in  video e in rete con effetti straordinari di ritorno di immagine e di fruizione. Nella pur giovane storia del Parco ce n'è traccia esaltante e feconda. Basta impegnare qualche ora e rivedere una o più registrazioni della fortunata trasmissione de "Il Parco delle meraviglie", realizzata e messa in onda, con successo da Rete7.

C’è in giro tanta voglia di ricominciare e tanto entusiasmo mortificato e represso pronto ad esplodere. C’è solo da sperare che  la nuova “governance”, presidente e comitato di gestione,  se ne faccia interprete e  sia consapevole che il  PARCO E’ E RESTA UN GRANDE MOTORE DI SVILUPPO. 

Giuseppe Liuccio

liucciogiuseppe@gmail.com