Grecia, i leader europei per il sì al referendum. Il primo ministro Alexis Tsipras: non ci caccerete

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«Un no vorrebbe dire che la Grecia dice no all’Europa»: il presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, ieri ha chiarito qual è la posta in gioco del referendum convocato in Grecia dal primo ministro Alexis Tsipras. Il 5 luglio i cittadini greci non voteranno sulla proposta fatta dai creditori al governo di Atene il 25 giugno scorso, come sostiene il primo ministro e com’è scritto sulla scheda del referendum. Domenica i greci decideranno del futuro del loro paese nella zona euro e nell’Unione Europea. In caso di vittoria dei «no», «significherà che la Grecia vuole prendere le sue distanze dalla zona euro e dall’Europa», ha spiegato Juncker, invitando i greci a votare «sì» indipendentemente «dal quesito» sulla scheda. «Il no sarebbe disastroso per il seguito degli eventi», ha avvertito il presidente della Commissione. In serata però è arrivata la reazione in diretta tv del leader ellenico Alexis Tsipras: «Non credo che i creditori ci vogliano cacciare dall’Euro. I costi sarebbero enormi», dice. Ma subito aggiunge: «Vogliono cacciare un governo che ha il sostegno popolare». Tsipras rivendica come «in Grecia la democrazia è arrivata molto prima che in tutti gli altri Paesi europei». La Grecia potrebbe ricorrere alla Corte di Giustizia Europea per bloccare l’espulsione dall’area euro, la cosiddetta Grexit. A ipotizzare questa possibilità è stato il ministro delle finanze ellenico, Yanis Varoufakis, in un’intervista al Telegraph riportata dall’agenzia Bloomberg. Mentre di tutt’altro avviso sono i messaggi arrivati dagli altri leader europei. Secondo François Hollande il referendum è «fondamentale» per «sapere se i greci vogliono restare nella zona euro. Ai miei occhi è il loro posto, ma tocca al oro decidere, o prendere il rischio di uscirne», ha detto il presidente francese. «Il voto di domenica non è sul programma, ma sull’appartenenza all’Unione monetaria», ha detto il presidente dell’Europarlamento Martin Schulz: sarà «Euro o non euro». «Il referendum greco non sarà un derby Commissione contro Tsipras, ma euro contro dracma», ha scritto in un tweet il presidente del Consiglio Matteo Renzi. «Questa è la scelta». Per la cancelliera tedesca Angela Merkel «se fallisce l’euro, fallisce l’Europa», ma occorre ritrovare la «capacità di trovare compromessi». È la prima volta dal 2012, quando la Grecia andò a elezioni anticipate che vennero presentate come un referendum dentro o fuori dall’euro, che i leader delle istituzioni comunitarie intervengono con tanta forza in un dibattito politico interno. Di fatto Juncker ha inaugurato la campagna referendaria. Schulz ha detto che andrà in Grecia per chiedere di votare «sì». L’obiettivo dei leader europei è anche di svelare il bluff di Tsipras, che ha presentato il «no» nel referendum come un voto contro l’austerità, ma dando garanzie che la Grecia resterà comunque nell’euro. Juncker ha accusato Tsipras di mentire ai greci. La cancelliera tedesca Angela Merkel ha detto di non voler «influenzare il voto di una nazione fiera», ma ha avvertito che le conseguenze del referendum devono essere «spiegate» con chiarezza. Certo, se la Grecia vuole nuovi negoziati dopo il voto «non chiuderemo le porte», ha detto Merkel. Per convincere i greci, i leader europei sono pronti a promettere una futura discussione sulla sostenibilità del debito. Ma «semplicemente non è vero» che Atene avrà una posizione negoziale più forte, ha aggiunto il presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk. Anzi, «ridurrebbe lo spazio per i negoziati». L’emergenza sui mercati e il deterioramento della situazione finanziaria in Grecia – secondo alcuni – richiederebbero una reazione più rapida. Una fonte del governo di Atene ha detto al Wall Street Journal che la Grecia oggi non rimborserà 1,6 miliardi di debito in scadenza al Fondo Monetario Internazionale, incamminandosi sulla strada del default. Secondo Reuters, ieri la Banca Centrale Europea ha rigettato la richiesta di Atene di iniettare 6 miliardi di liquidità del programma di emergenza ELA nelle banche greche. Teoricamente, malgrado i controlli sui capitali, dai conti correnti potrebbero uscire 840 milioni al giorno, prosciugando la liquidità degli istituti di credito, prima ancora del referendum. L’Europarlamento ha chiesto la convocazione di un Eurosummit straordinario. Ma Merkel ha escluso un vertice dei capi di Stato e di governo prima del voto. (David Carretta – Il Mattino)  

«Un no vorrebbe dire che la Grecia dice no all'Europa»: il presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, ieri ha chiarito qual è la posta in gioco del referendum convocato in Grecia dal primo ministro Alexis Tsipras. Il 5 luglio i cittadini greci non voteranno sulla proposta fatta dai creditori al governo di Atene il 25 giugno scorso, come sostiene il primo ministro e com'è scritto sulla scheda del referendum. Domenica i greci decideranno del futuro del loro paese nella zona euro e nell'Unione Europea. In caso di vittoria dei «no», «significherà che la Grecia vuole prendere le sue distanze dalla zona euro e dall'Europa», ha spiegato Juncker, invitando i greci a votare «sì» indipendentemente «dal quesito» sulla scheda. «Il no sarebbe disastroso per il seguito degli eventi», ha avvertito il presidente della Commissione. In serata però è arrivata la reazione in diretta tv del leader ellenico Alexis Tsipras: «Non credo che i creditori ci vogliano cacciare dall'Euro. I costi sarebbero enormi», dice. Ma subito aggiunge: «Vogliono cacciare un governo che ha il sostegno popolare». Tsipras rivendica come «in Grecia la democrazia è arrivata molto prima che in tutti gli altri Paesi europei». La Grecia potrebbe ricorrere alla Corte di Giustizia Europea per bloccare l'espulsione dall'area euro, la cosiddetta Grexit. A ipotizzare questa possibilità è stato il ministro delle finanze ellenico, Yanis Varoufakis, in un'intervista al Telegraph riportata dall'agenzia Bloomberg. Mentre di tutt’altro avviso sono i messaggi arrivati dagli altri leader europei. Secondo François Hollande il referendum è «fondamentale» per «sapere se i greci vogliono restare nella zona euro. Ai miei occhi è il loro posto, ma tocca al oro decidere, o prendere il rischio di uscirne», ha detto il presidente francese. «Il voto di domenica non è sul programma, ma sull'appartenenza all'Unione monetaria», ha detto il presidente dell'Europarlamento Martin Schulz: sarà «Euro o non euro». «Il referendum greco non sarà un derby Commissione contro Tsipras, ma euro contro dracma», ha scritto in un tweet il presidente del Consiglio Matteo Renzi. «Questa è la scelta». Per la cancelliera tedesca Angela Merkel «se fallisce l'euro, fallisce l'Europa», ma occorre ritrovare la «capacità di trovare compromessi». È la prima volta dal 2012, quando la Grecia andò a elezioni anticipate che vennero presentate come un referendum dentro o fuori dall'euro, che i leader delle istituzioni comunitarie intervengono con tanta forza in un dibattito politico interno. Di fatto Juncker ha inaugurato la campagna referendaria. Schulz ha detto che andrà in Grecia per chiedere di votare «sì». L'obiettivo dei leader europei è anche di svelare il bluff di Tsipras, che ha presentato il «no» nel referendum come un voto contro l'austerità, ma dando garanzie che la Grecia resterà comunque nell'euro. Juncker ha accusato Tsipras di mentire ai greci. La cancelliera tedesca Angela Merkel ha detto di non voler «influenzare il voto di una nazione fiera», ma ha avvertito che le conseguenze del referendum devono essere «spiegate» con chiarezza. Certo, se la Grecia vuole nuovi negoziati dopo il voto «non chiuderemo le porte», ha detto Merkel. Per convincere i greci, i leader europei sono pronti a promettere una futura discussione sulla sostenibilità del debito. Ma «semplicemente non è vero» che Atene avrà una posizione negoziale più forte, ha aggiunto il presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk. Anzi, «ridurrebbe lo spazio per i negoziati». L'emergenza sui mercati e il deterioramento della situazione finanziaria in Grecia – secondo alcuni – richiederebbero una reazione più rapida. Una fonte del governo di Atene ha detto al Wall Street Journal che la Grecia oggi non rimborserà 1,6 miliardi di debito in scadenza al Fondo Monetario Internazionale, incamminandosi sulla strada del default. Secondo Reuters, ieri la Banca Centrale Europea ha rigettato la richiesta di Atene di iniettare 6 miliardi di liquidità del programma di emergenza ELA nelle banche greche. Teoricamente, malgrado i controlli sui capitali, dai conti correnti potrebbero uscire 840 milioni al giorno, prosciugando la liquidità degli istituti di credito, prima ancora del referendum. L'Europarlamento ha chiesto la convocazione di un Eurosummit straordinario. Ma Merkel ha escluso un vertice dei capi di Stato e di governo prima del voto. (David Carretta – Il Mattino)  

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