Così Sarri cambierà il centrocampo. Hamsik: «Questo Napoli va lontano»

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Le difficoltà, la sofferenza, in qualche caso l’ostinazione del monoteismo tattico di Benitez della stagione appena conclusa sono tutti lì, a centrocampo: due uomini soli, spesso stremati, che dovevano essere supportati dai due esterni d’attacco, altrettanto spremuti. Proprio lì cambia tutto con Sarri: un centrocampo più folto, più solido ma anche più fantasioso che oltre alla linea a tre prevede il supporto, in fase di non possesso, di chi gioca dietro le punte. Un modulo che vede come jolly Hamsik che ieri a Milano ha dimostrato il suo entusiasmo: «Mi piace essere diventato un simbolo di Napoli – ha detto Marek – sono contento per quello che sono riuscito a fare in tutti questi anni ma voglio ancora migliorare e portare il Napoli più in alto possibile». Nel suo primo anno Benitez aveva sorpreso tutti con il 4-2-3-1: con quattro attaccanti dello spessore di Higuain, Hamsik, Mertens, Callejon (o in alternativa Insigne, chiaramente) il Napoli riusciva a essere imprevedibile e a segnare con facilità per pensare poi a difendersi per colpire con straordinarie azioni di rimessa. Pian piano la contromossa si è diffusa in tutta la serie A, diventando una costante nella stagione scorsa: gli avversari degli azzurri hanno rinforzato il centrocampo per impedire la nascita del gioco azzurro costringendo gli esterni d’attacco a spossanti corse per crearsi spazi in attacco e ripiegare subito a difendere. Una soluzione, quella della mediana forte, particolarmente ricercata dalle squadre minori che, senza dover cercare il risultato a ogni costo, sono arrivate a piazzare anche cinque uomini lì in mezzo. Il risultato è stato evidente: i due della mediana di Rafa, con David Lopez affiancato a turno da Inler, Jorginho, Gargano (qualche volta perfino Henrique) aggrediti e affondati da troppi avversari, Callejon e Insigne o Mertens spremuti per garantire forza all’attacco ma anche copertura. Una mediana incapace di reggere metteva in difficoltà una difesa già traballante di suo, fino all’inevitabile, inesorabile gol subito per poi dover faticosamente cercare di riequilibrare le partite con molti punti persi proprio contro le «piccole». La rivoluzione di Sarri parte proprio lì: non più pochi uomini sotto stress, ma un «rombo» di quantità ma anche di straordinaria imprevedibilità. Il nuovo tecnico gioca con il 4-3-1-2, nella linea a tre in mediana uno gioca davanti alla difesa, prevedibilmente sarà il nuovo acquisto Valdifiori (in alternativa c’è Hamsik) che mette insieme capacità di bloccare gli avversari con la facilità a impostare l’azione e, negli sviluppi dell’attacco, fare assist. Gli altri due di centrocampo sono un interditore puro, e tutto fa pensare che sarà David Lopez, che con Benitez ha garantito un lavoro straordinario in termini di forza fisica e presenza in campo, affiancato, a seconda delle esigenze, o da un duro come Inler, anche se lento nell’impostare l’azione, o da un jolly come Hamsik, capace di presenza in campo ma anche di inserimenti devastanti in area come accadeva con Mazzarri. Infine dietro le punte ancora un trequartista di qualità e forza, che dovrebbe essere il tanto ricercato Saponara (ma anche Marek può tranquillamente giocare in quel ruolo) per il quale continuano le trattative con l’Empoli. Sarri, insomma, potrà modulare la squadra a seconda delle caratteristiche dell’avversario di turno garantendo solidità alla linea centrale nella fase passiva, e quindi una migliore copertura alla difesa, ma anche imprevedibilità di gioco avendo più uomini dai piedi buoni per impostare le azioni o, nella metà campo avversaria, per fare assist, inserirsi e concludere a rete. Insomma la sofferenza beniteziana dovrebbe essere mitigata senza perdere, in attacco, le capacità di un gioco spettacolare. Tutto questo teoria. Poi il verdetto vero spetta al campo. (Fulvio Scarlata – Il Mattino) 

Le difficoltà, la sofferenza, in qualche caso l’ostinazione del monoteismo tattico di Benitez della stagione appena conclusa sono tutti lì, a centrocampo: due uomini soli, spesso stremati, che dovevano essere supportati dai due esterni d’attacco, altrettanto spremuti. Proprio lì cambia tutto con Sarri: un centrocampo più folto, più solido ma anche più fantasioso che oltre alla linea a tre prevede il supporto, in fase di non possesso, di chi gioca dietro le punte. Un modulo che vede come jolly Hamsik che ieri a Milano ha dimostrato il suo entusiasmo: «Mi piace essere diventato un simbolo di Napoli – ha detto Marek – sono contento per quello che sono riuscito a fare in tutti questi anni ma voglio ancora migliorare e portare il Napoli più in alto possibile». Nel suo primo anno Benitez aveva sorpreso tutti con il 4-2-3-1: con quattro attaccanti dello spessore di Higuain, Hamsik, Mertens, Callejon (o in alternativa Insigne, chiaramente) il Napoli riusciva a essere imprevedibile e a segnare con facilità per pensare poi a difendersi per colpire con straordinarie azioni di rimessa. Pian piano la contromossa si è diffusa in tutta la serie A, diventando una costante nella stagione scorsa: gli avversari degli azzurri hanno rinforzato il centrocampo per impedire la nascita del gioco azzurro costringendo gli esterni d’attacco a spossanti corse per crearsi spazi in attacco e ripiegare subito a difendere. Una soluzione, quella della mediana forte, particolarmente ricercata dalle squadre minori che, senza dover cercare il risultato a ogni costo, sono arrivate a piazzare anche cinque uomini lì in mezzo. Il risultato è stato evidente: i due della mediana di Rafa, con David Lopez affiancato a turno da Inler, Jorginho, Gargano (qualche volta perfino Henrique) aggrediti e affondati da troppi avversari, Callejon e Insigne o Mertens spremuti per garantire forza all’attacco ma anche copertura. Una mediana incapace di reggere metteva in difficoltà una difesa già traballante di suo, fino all’inevitabile, inesorabile gol subito per poi dover faticosamente cercare di riequilibrare le partite con molti punti persi proprio contro le «piccole». La rivoluzione di Sarri parte proprio lì: non più pochi uomini sotto stress, ma un «rombo» di quantità ma anche di straordinaria imprevedibilità. Il nuovo tecnico gioca con il 4-3-1-2, nella linea a tre in mediana uno gioca davanti alla difesa, prevedibilmente sarà il nuovo acquisto Valdifiori (in alternativa c’è Hamsik) che mette insieme capacità di bloccare gli avversari con la facilità a impostare l’azione e, negli sviluppi dell’attacco, fare assist. Gli altri due di centrocampo sono un interditore puro, e tutto fa pensare che sarà David Lopez, che con Benitez ha garantito un lavoro straordinario in termini di forza fisica e presenza in campo, affiancato, a seconda delle esigenze, o da un duro come Inler, anche se lento nell’impostare l’azione, o da un jolly come Hamsik, capace di presenza in campo ma anche di inserimenti devastanti in area come accadeva con Mazzarri. Infine dietro le punte ancora un trequartista di qualità e forza, che dovrebbe essere il tanto ricercato Saponara (ma anche Marek può tranquillamente giocare in quel ruolo) per il quale continuano le trattative con l’Empoli. Sarri, insomma, potrà modulare la squadra a seconda delle caratteristiche dell’avversario di turno garantendo solidità alla linea centrale nella fase passiva, e quindi una migliore copertura alla difesa, ma anche imprevedibilità di gioco avendo più uomini dai piedi buoni per impostare le azioni o, nella metà campo avversaria, per fare assist, inserirsi e concludere a rete. Insomma la sofferenza beniteziana dovrebbe essere mitigata senza perdere, in attacco, le capacità di un gioco spettacolare. Tutto questo teoria. Poi il verdetto vero spetta al campo. (Fulvio Scarlata – Il Mattino)