Napoli. Dieci detenuti diventano pasticceri a Poggioreale

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Napoli. «La cultura è importante. Quello che vorremmo, oltre a questo corso, è leggere libri e conoscere gli attori di “Un posto al sole”, l’unico programma che vediamo in tv». Gennaro Riccio è il cugino di Annalisa Durante, ha 28 anni e viene da Forcella. Vincenzo Tolomelli di anni ne ha 29 ed è del Rione Sanità. Sorridono fieri mentre mostrano agli ospiti il risultato del corso di pasticceria promosso dall’associazione “La Mansarda” nel carcere di Poggioreale. I due giovani, reclusi nel Padiglione Livorno, hanno frequentato il percorso formativo da febbraio a giugno insieme ad altri otto compagni: Domenico, Bernardino, Dario, Giuseppe, Marco, Vincenzo, Alessandro e Francesco. Ieri l’evento finale, alla presenza del direttore Antonio Fullone, del presidente del Tribunale Carmine Esposito, del Provveditore Tommaso Contestabile e della Garante dei detenuti Adriana Tocco. In quattro mesi, insieme ai volontari della “Mansarda”, i detenuti hanno imparato a preparare i dolci tipici della tradizione non solo partenopea: pastiera, caprese, tiramisù, zeppole e finanche dei pasticcini alle noci ispirati a una ricetta statunitense. «Alla persona che sbaglia va tolta la libertà, ma non la dignità – dice Samuele Ciambriello, presidente della onlus – Abbiamo già organizzato un torneo di calcio con i carcerati e ora il corso per pasticceri. Ma lanciamo un appello al nuovo Consiglio regionale: istituisca una commissione ad hoc per monitorare cosa si fa nelle carceri, per andare oltre il muro dell’indifferenza». Un’iniziativa importante, secondo Fullone, che ha sottolineato tuttavia il problema del sovraffollamento («abbiamo oltre 1.900 reclusi rispetto a una capienza di 1.600») ma soprattutto di «una struttura fatiscente che risale ai primi del ‘900 e che rispecchia un’idea di detenzione superata con pochi spazi all’aperto e per la socializzazione. Ecco perche abbiamo stipulato un accordo con la facoltà di Architettura per il ripensamento dei luoghi». A puntare i riflettori sulla carenza di personale amministrativo Esposito: «Abbiamo avuto una riduzione di oltre il 30% e quei pochi vanno in pensione, per cui siamo costretti spesso a rigettare le udienze». Davanti al buffet insieme agli altri c’è anche Dario Marra, 30 anni e in lista d’attesa al Cardarelli da tre anni: «Ho calcoli ai reni e un problema all’anca. Non posso mangiare nulla né posso stare seduto. Ma vado avanti, sperando che prima o poi qualcuno ascolti la mia richiesta d’aiuto». (Giuliana Covella – Il Mattino) 

Napoli. «La cultura è importante. Quello che vorremmo, oltre a questo corso, è leggere libri e conoscere gli attori di “Un posto al sole”, l'unico programma che vediamo in tv». Gennaro Riccio è il cugino di Annalisa Durante, ha 28 anni e viene da Forcella. Vincenzo Tolomelli di anni ne ha 29 ed è del Rione Sanità. Sorridono fieri mentre mostrano agli ospiti il risultato del corso di pasticceria promosso dall'associazione “La Mansarda” nel carcere di Poggioreale. I due giovani, reclusi nel Padiglione Livorno, hanno frequentato il percorso formativo da febbraio a giugno insieme ad altri otto compagni: Domenico, Bernardino, Dario, Giuseppe, Marco, Vincenzo, Alessandro e Francesco. Ieri l'evento finale, alla presenza del direttore Antonio Fullone, del presidente del Tribunale Carmine Esposito, del Provveditore Tommaso Contestabile e della Garante dei detenuti Adriana Tocco. In quattro mesi, insieme ai volontari della “Mansarda”, i detenuti hanno imparato a preparare i dolci tipici della tradizione non solo partenopea: pastiera, caprese, tiramisù, zeppole e finanche dei pasticcini alle noci ispirati a una ricetta statunitense. «Alla persona che sbaglia va tolta la libertà, ma non la dignità – dice Samuele Ciambriello, presidente della onlus – Abbiamo già organizzato un torneo di calcio con i carcerati e ora il corso per pasticceri. Ma lanciamo un appello al nuovo Consiglio regionale: istituisca una commissione ad hoc per monitorare cosa si fa nelle carceri, per andare oltre il muro dell'indifferenza». Un'iniziativa importante, secondo Fullone, che ha sottolineato tuttavia il problema del sovraffollamento («abbiamo oltre 1.900 reclusi rispetto a una capienza di 1.600») ma soprattutto di «una struttura fatiscente che risale ai primi del '900 e che rispecchia un'idea di detenzione superata con pochi spazi all'aperto e per la socializzazione. Ecco perche abbiamo stipulato un accordo con la facoltà di Architettura per il ripensamento dei luoghi». A puntare i riflettori sulla carenza di personale amministrativo Esposito: «Abbiamo avuto una riduzione di oltre il 30% e quei pochi vanno in pensione, per cui siamo costretti spesso a rigettare le udienze». Davanti al buffet insieme agli altri c'è anche Dario Marra, 30 anni e in lista d'attesa al Cardarelli da tre anni: «Ho calcoli ai reni e un problema all'anca. Non posso mangiare nulla né posso stare seduto. Ma vado avanti, sperando che prima o poi qualcuno ascolti la mia richiesta d'aiuto». (Giuliana Covella – Il Mattino) 

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