Napoli. Usa più di mille volte la porta Telepass della Tangenziale per passare senza pagare: un anno di galera

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Le telecamere di controllo della Tangenziale di Napoli hanno scattato ben 1.350 foto alla Suzuki Swift di una donna che, per anni, non ha pagato il pedaggio. È andata avanti e indietro infilandosi nella corsia del Telepass senza averne diritto. A volte passava attraverso le porte di transito che non avevano la sbarra di protezione; altre volte utilizzava la tattica del «trenino»: si accodava a un’auto che transitava lecitamente e sfruttava il passaggio aperto dal primo conducente per passare illecitamente. La Tangenziale s’è accorta della truffa fin dal primo momento. La targa dell’auto è ben visibile e subito sono scattate le contestazioni. Si tratta di una operazione «abituale» presso gli uffici della Tangenziale anche perché talvolta capita che pure i possessori di Telepass ricevano contestazioni che, generalmente, si risolvono con immediatezza dimostrando di essere in possesso del dispositivo telematico. Questa donna, però, non ha risposto alle prime lettere di richiamo. E nemmeno alle successive. Così quando il numero di passaggi a scrocco è diventato esagerato è scattata la denuncia. Però la signora (che percorreva la Tangenziale uscendo abitualmente in zona ospedaliera), non s’è curata di nulla, convinta chissà perché che l’avrebbe fatta franca. Ha continuato a scroccare passaggi al casello. Dopo i primi cento già sembrava una donna da record di beffe, superate le cinquecento era entrata nel Guinness della Tangenziale di Napoli che già in passato ha dovuto affrontare casi del genere, ma nessuno aveva queste dimensioni colossali. Quando la donna della beffa ha superato quota mille, le carte erano già abbondantemente in tribunale, con tanto di video e fotografie a disposizione del magistrato a testimonianza di ogni singolo passaggio senza pagamento. La vicenda si è conclusa l’altro giorno quando la Terza Sezione penale del Tribunale di Napoli ha emesso la sentenza di condanna: un anno di reclusione per il reato di «insolvenza fraudolenta continuata», oltre al pagamento delle spese processuali e alla restituzione di quanto dovuto alla Tangenziale per i 1.350 transiti a scrocco. La donna, della quale si conoscono soltanto le iniziali, A.B., proviene da un quartiere della Napoli-bene e, non avendo nessun precedente, ha avuto il beneficio della sospensione della pena. Insomma, per adesso in carcere non ci andrà, però la fedina penale resterà indelebilmente macchiata. La donna è stata condannata in contumacia perché non si è nemmeno presentata in tribunale. La conclusione della vicenda legale è stata salutata con entusiasmo nella sede di Tangenziale di Napoli perché il contrasto al fenomeno dei portoghesi al casello è uno dei punti fermi alla base dei progetti dell’Ente. Sono state potenziate le strutture di controllo ai caselli, sono entrate in azione nuove, sofisticate, tecnologie che consentono di identificare e selezionare immediatamente le targhe delle vetture che più frequentemente transitano a scrocco attraverso i caselli della Tangenziale: finché il «portoghese» si limita a qualche decina di transiti, ovviamente non scatta la denuncia penale e si procede solo per via civile, quando si esagera scatta la denuncia penale. «Quest’automobilista era convinta di rimanere impunita – ha detto l’amministratore delegato di Tangenziale, Agostino Chisari – ma come per tutti coloro che tentano questi espedienti è stata individuata grazie alla tecnologia avanzata di cui Tangenziale dispone». (Paolo Barbuto – Il Mattino) 

Le telecamere di controllo della Tangenziale di Napoli hanno scattato ben 1.350 foto alla Suzuki Swift di una donna che, per anni, non ha pagato il pedaggio. È andata avanti e indietro infilandosi nella corsia del Telepass senza averne diritto. A volte passava attraverso le porte di transito che non avevano la sbarra di protezione; altre volte utilizzava la tattica del «trenino»: si accodava a un’auto che transitava lecitamente e sfruttava il passaggio aperto dal primo conducente per passare illecitamente. La Tangenziale s’è accorta della truffa fin dal primo momento. La targa dell’auto è ben visibile e subito sono scattate le contestazioni. Si tratta di una operazione «abituale» presso gli uffici della Tangenziale anche perché talvolta capita che pure i possessori di Telepass ricevano contestazioni che, generalmente, si risolvono con immediatezza dimostrando di essere in possesso del dispositivo telematico. Questa donna, però, non ha risposto alle prime lettere di richiamo. E nemmeno alle successive. Così quando il numero di passaggi a scrocco è diventato esagerato è scattata la denuncia. Però la signora (che percorreva la Tangenziale uscendo abitualmente in zona ospedaliera), non s’è curata di nulla, convinta chissà perché che l’avrebbe fatta franca. Ha continuato a scroccare passaggi al casello. Dopo i primi cento già sembrava una donna da record di beffe, superate le cinquecento era entrata nel Guinness della Tangenziale di Napoli che già in passato ha dovuto affrontare casi del genere, ma nessuno aveva queste dimensioni colossali. Quando la donna della beffa ha superato quota mille, le carte erano già abbondantemente in tribunale, con tanto di video e fotografie a disposizione del magistrato a testimonianza di ogni singolo passaggio senza pagamento. La vicenda si è conclusa l’altro giorno quando la Terza Sezione penale del Tribunale di Napoli ha emesso la sentenza di condanna: un anno di reclusione per il reato di «insolvenza fraudolenta continuata», oltre al pagamento delle spese processuali e alla restituzione di quanto dovuto alla Tangenziale per i 1.350 transiti a scrocco. La donna, della quale si conoscono soltanto le iniziali, A.B., proviene da un quartiere della Napoli-bene e, non avendo nessun precedente, ha avuto il beneficio della sospensione della pena. Insomma, per adesso in carcere non ci andrà, però la fedina penale resterà indelebilmente macchiata. La donna è stata condannata in contumacia perché non si è nemmeno presentata in tribunale. La conclusione della vicenda legale è stata salutata con entusiasmo nella sede di Tangenziale di Napoli perché il contrasto al fenomeno dei portoghesi al casello è uno dei punti fermi alla base dei progetti dell’Ente. Sono state potenziate le strutture di controllo ai caselli, sono entrate in azione nuove, sofisticate, tecnologie che consentono di identificare e selezionare immediatamente le targhe delle vetture che più frequentemente transitano a scrocco attraverso i caselli della Tangenziale: finché il «portoghese» si limita a qualche decina di transiti, ovviamente non scatta la denuncia penale e si procede solo per via civile, quando si esagera scatta la denuncia penale. «Quest’automobilista era convinta di rimanere impunita – ha detto l’amministratore delegato di Tangenziale, Agostino Chisari – ma come per tutti coloro che tentano questi espedienti è stata individuata grazie alla tecnologia avanzata di cui Tangenziale dispone». (Paolo Barbuto – Il Mattino) 

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