COSTA D’AMALFI – ASPARAGI IN RIVA AL MARE

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COSTA D’AMALFI – L’altro giorno ho scoperto come si chiamavano e a cosa servivano quegli strani pali, dritti, sulla spiaggia di Omaha beach che avevo visto nel film “Salvate il soldato Ryan” e in altri filmati o foto dello sbarco in Normandia. Non so se li avete presente, a volte erano sistemati inclinati con altri pali di supporto, oppure verticali, di altezza variabile.

Si chiamano “Asparagi di Rommel”, dal nome del famoso feldmaresciallo tedesco, che li inventò per proteggere le coste francesi dallo sbarco alleato; ma li aveva posizionati, con alcune varianti, anche nelle piazze e lungo le strade di mezza Europa, per impedire l’arrivo dal cielo o il passaggio delle autovetture. Lo scopo era proteggere quell’autorità che della spiaggia era detentrice; l’aveva conquistata con un blitz, audace quanto silenzioso, poco per volta, spalleggiato dal collaborazionismo autoctono. Dunque c’era tutta l’esigenza di difenderla, quella spiaggia, erigendo uno steccato di asparagi, dall’arrivo di quei parassiti stranieri, portatori insani di rumore e inquinamento, sotto forma di rock and roll e sigarette.
Era noto che, con il banale pretesto della libertà, questi ineducati invasori, si sarebbero presentati alle porte dell’impero, senza pagare neanche un pedaggio, violando l’ordine e la disciplina locale, opponendosi cocciutamente alla regolamentazione dei, già stabiliti, recinti. Un sistema studiato con impegno che conduceva a obiettivi comuni di crescita e sviluppo, tutto sommato a prezzi (anche morali) sostenibili ma, in compenso, con proventi subito reindirizzati verso nuove imponenti opere. Ma la libertà è una coperta spesso corta, se la tiri da una parte lasci scoperto qualcos’altro o qualcun altro, di solito i più deboli.
Poi sappiamo come, per fortuna, andò a finire.

Tuttavia l’asparago, lo dico a difesa del vegetale e dei suoi derivati, non merita di passare alla storia solo come bieca arma di difesa. Questo ortaggio ha proprietà rilassanti e medicamentose, lo utilizzavano già gli antichi romani per preparare benefiche tisane, con effetti diuretici e antiossidanti. Con gli estratti di asparago, oggi, si preparano anche prodotti cosmetici che distendono le fasce muscolari, prevenendo l’invecchiamento.

L’unica controindicazione dell’asparago è che va ben masticato, altrimenti non si riesce a mandare giù. La ricchezza di fibre del germoglio gli conferisce questa complessità ad essere assimilato; in compenso, a digestione avvenuta, le sue capacità lassative sono eccellenti.

Ma se ci guardiamo intorno scopriamo che l’asparago è già tornato di moda.
Nella protervia degli autocrati di turno che decidono per tutti senza conoscere niente, che erigono palizzate di asparagi dappertutto. Espropriando aree pubbliche per il beneficio di pochi e sottraendo ai cittadini i diritti più banali. Quindi, per confortare le paure da loro stessi create, utilizzano parole quali: sicurezza, ordine, pulizia ed invocano il rispetto, ma senza esercitarlo. Facile comprendere come dietro a questi finti buoni propositi si nasconda (neanche troppo bene) la logica del commercio, talvolta ben ammorbidita da massicce dosi di propaganda.
Quando, timidamente, proveremo a protestare, scopriremo che gli steccati di asparagi ci sono arrivati fin nel cortile di casa; impiantati ovunque: da Lampedusa alle coste pugliesi, fino a Ventimiglia e in mezza Europa.
E non servirà il suo potere lassativo a consolarci.

Christian De Iuliis
Architetto – Fondatore del movimento culturale de “Lo Spiaggismo”
(@chrideiuliis) – christiandeiuliis.itCOSTA D’AMALFI – L’altro giorno ho scoperto come si chiamavano e a cosa servivano quegli strani pali, dritti, sulla spiaggia di Omaha beach che avevo visto nel film “Salvate il soldato Ryan” e in altri filmati o foto dello sbarco in Normandia. Non so se li avete presente, a volte erano sistemati inclinati con altri pali di supporto, oppure verticali, di altezza variabile.

Si chiamano “Asparagi di Rommel”, dal nome del famoso feldmaresciallo tedesco, che li inventò per proteggere le coste francesi dallo sbarco alleato; ma li aveva posizionati, con alcune varianti, anche nelle piazze e lungo le strade di mezza Europa, per impedire l’arrivo dal cielo o il passaggio delle autovetture. Lo scopo era proteggere quell’autorità che della spiaggia era detentrice; l’aveva conquistata con un blitz, audace quanto silenzioso, poco per volta, spalleggiato dal collaborazionismo autoctono. Dunque c’era tutta l’esigenza di difenderla, quella spiaggia, erigendo uno steccato di asparagi, dall’arrivo di quei parassiti stranieri, portatori insani di rumore e inquinamento, sotto forma di rock and roll e sigarette.
Era noto che, con il banale pretesto della libertà, questi ineducati invasori, si sarebbero presentati alle porte dell’impero, senza pagare neanche un pedaggio, violando l’ordine e la disciplina locale, opponendosi cocciutamente alla regolamentazione dei, già stabiliti, recinti. Un sistema studiato con impegno che conduceva a obiettivi comuni di crescita e sviluppo, tutto sommato a prezzi (anche morali) sostenibili ma, in compenso, con proventi subito reindirizzati verso nuove imponenti opere. Ma la libertà è una coperta spesso corta, se la tiri da una parte lasci scoperto qualcos’altro o qualcun altro, di solito i più deboli.
Poi sappiamo come, per fortuna, andò a finire.

Tuttavia l’asparago, lo dico a difesa del vegetale e dei suoi derivati, non merita di passare alla storia solo come bieca arma di difesa. Questo ortaggio ha proprietà rilassanti e medicamentose, lo utilizzavano già gli antichi romani per preparare benefiche tisane, con effetti diuretici e antiossidanti. Con gli estratti di asparago, oggi, si preparano anche prodotti cosmetici che distendono le fasce muscolari, prevenendo l’invecchiamento.

L’unica controindicazione dell’asparago è che va ben masticato, altrimenti non si riesce a mandare giù. La ricchezza di fibre del germoglio gli conferisce questa complessità ad essere assimilato; in compenso, a digestione avvenuta, le sue capacità lassative sono eccellenti.

Ma se ci guardiamo intorno scopriamo che l’asparago è già tornato di moda.
Nella protervia degli autocrati di turno che decidono per tutti senza conoscere niente, che erigono palizzate di asparagi dappertutto. Espropriando aree pubbliche per il beneficio di pochi e sottraendo ai cittadini i diritti più banali. Quindi, per confortare le paure da loro stessi create, utilizzano parole quali: sicurezza, ordine, pulizia ed invocano il rispetto, ma senza esercitarlo. Facile comprendere come dietro a questi finti buoni propositi si nasconda (neanche troppo bene) la logica del commercio, talvolta ben ammorbidita da massicce dosi di propaganda.
Quando, timidamente, proveremo a protestare, scopriremo che gli steccati di asparagi ci sono arrivati fin nel cortile di casa; impiantati ovunque: da Lampedusa alle coste pugliesi, fino a Ventimiglia e in mezza Europa.
E non servirà il suo potere lassativo a consolarci.

Christian De Iuliis
Architetto – Fondatore del movimento culturale de “Lo Spiaggismo”
(@chrideiuliis) – christiandeiuliis.it