Lettera pastorale di Sepe: «Lavoro e povertà, riscatto per Napoli. Adottiamo famiglie di detenuti. I sacramenti? Gratis»

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«Napoli deve diventare protagonista del suo destino. Il popolo – ricco di tenace e costruttiva voglia di farcela – deve essere consapevole delle sue possibilità, del suo destino e delle sue responsabilità storiche, sociali e culturali». Parola di Crescenzio Sepe che, a conclusione degli «stati generali» della Diocesi, sintetizza così il documento che sarà presentato al Plenum dei sacerdoti il 23 giugno prossimo per diventare Lettera pastorale da consegnare a tutta la Diocesi il 14 settembre. Una guida, spirituale e materiale, delle attività da sviluppare nel corso nel prossimo anno, un lavoro in itinere che segue quanto è stato fatto durante l’anno pastorale che si va concludendo e che si ispirò alla prima delle opere di misericordia: «Dar da mangiare agli affamati». Da qui: «Dar da bere agli assetati», titolo scelto dal Cardinale per la nuova Lettera nel segno di una continuità «misericordiosa» e del rispetto del lavoro già svolto. Tre i punti fondamentali dai quali partire: i messaggi lanciati da Papa Francesco nel corso della sua visita a Napoli, l’enciclica con la quale Bergoglio ha indetto il Giubileo straordinario della misericordia, il catechismo della Diocesi di Napoli. Un impegno serio e costante che ha prodotto risultati concreti: «La Chiesa – scrive Sepe – si è fatta promotrice di numerose iniziative rivolte ai più bisognosi. Abbiamo assistito a un vero e proprio contagio della solidarietà anche da parte della comunità ecclesiale. La diocesi è apparsa, talvolta, come una grande mensa dove ognuno si è sentito accolto al di là della propria provenienza religiosa e culturale». Ambizioso il progetto per il prossimo anno ispirato alla seconda opera di misericordia rappresentata, nel dipinto di Caravaggio, da Sansone, l’uomo che beve da una mascella d’asino, dissetato con l’acqua fatta sgorgare miracolosamente dal Signore. «Nel deserto della nostra vita – spiega Sepe – Dio offre ancora la sua acqua. Nel deserto della nostra città può intervenire come fonte che disseta e dà vita, perché ha a cuore la nostra sorte e non può dimenticare – come la più tenera delle mamme – il frutto del suo grembo». Il deserto, dunque, «così come appare la nostra città quando, anche a causa della criminalità, diventa invivibile e talvolta inospitale: luogo di emarginazione, esclusione, ghettizzazione, violenza. Luogo dove sempre più spesso s’incontrano barboni, indigenti, sventurati, sbandati e delinquenti. Luogo – prosegue Sepe – dove permane la cultura dello scarto: bambini abbandonati a se stessi, uomini e donne senza casa, senza lavoro, senza speranza». Ecco la città-deserto, «arida e desolata». Qui «a causa di un progressivo impoverimento, spariscono le attività produttive, si inquina il territorio, si dissolvono le testimonianze della civiltà per fare spazio al vuoto umano e sociale, alla criminalità ».Quindi, l’appello: «Quale occasione migliore per chi sparge violenza, sangue e morte, dell’anno dedicato alla misericordia per convertirsi e ripensare alle proprie malefatte?». Un auspicio, quello di Sepe, che si accompagna a una serie di iniziative molto concrete che il Cardinale mette nero su bianco dopo aver ascoltato gli organi collegiali della Diocesi. Un confronto dal quale sono emerse una serie di indicazioni. Dai percorsi penitenziali per le comunità agli esercizi spirituali tematici per sacerdoti e laici, dall’istituzione di presidi della carità alla compilazione di sussidi sulla misericordia – che aiutino sacerdoti e fedeli a vivere lo spirito del Giubileo – alla turnazione decanale di sacerdoti disponibili per confessioni, celebrazioni per gli ammalati in ospedale, dopo scuola, assistenza e sostegno ai tossicodipendenti: «Sono tante le cose da fare – dice Sepe – ognuno, e non mi riferisco solo ai religiosi, potrà offrire il proprio contributo. Sarebbe auspicabile – sottolinea – favorire l’adozione di una famiglia di detenuti da parte della parrocchia o di altre organizzazioni disponibili». Non solo: «Penso anche alla gratuità dei sacramenti e dei servizi religiosi». Un obiettivo sul quale il Cardinale insiste, ricordando anche l’omelia del Pontefice del novembre scorso contro uno «speciale tariffario di alcune istituzioni ecclesiastiche per le celebrazioni». (Maria Chiara Aulisio – Il Mattino)

«Napoli deve diventare protagonista del suo destino. Il popolo – ricco di tenace e costruttiva voglia di farcela – deve essere consapevole delle sue possibilità, del suo destino e delle sue responsabilità storiche, sociali e culturali». Parola di Crescenzio Sepe che, a conclusione degli «stati generali» della Diocesi, sintetizza così il documento che sarà presentato al Plenum dei sacerdoti il 23 giugno prossimo per diventare Lettera pastorale da consegnare a tutta la Diocesi il 14 settembre. Una guida, spirituale e materiale, delle attività da sviluppare nel corso nel prossimo anno, un lavoro in itinere che segue quanto è stato fatto durante l’anno pastorale che si va concludendo e che si ispirò alla prima delle opere di misericordia: «Dar da mangiare agli affamati». Da qui: «Dar da bere agli assetati», titolo scelto dal Cardinale per la nuova Lettera nel segno di una continuità «misericordiosa» e del rispetto del lavoro già svolto. Tre i punti fondamentali dai quali partire: i messaggi lanciati da Papa Francesco nel corso della sua visita a Napoli, l’enciclica con la quale Bergoglio ha indetto il Giubileo straordinario della misericordia, il catechismo della Diocesi di Napoli. Un impegno serio e costante che ha prodotto risultati concreti: «La Chiesa – scrive Sepe – si è fatta promotrice di numerose iniziative rivolte ai più bisognosi. Abbiamo assistito a un vero e proprio contagio della solidarietà anche da parte della comunità ecclesiale. La diocesi è apparsa, talvolta, come una grande mensa dove ognuno si è sentito accolto al di là della propria provenienza religiosa e culturale». Ambizioso il progetto per il prossimo anno ispirato alla seconda opera di misericordia rappresentata, nel dipinto di Caravaggio, da Sansone, l’uomo che beve da una mascella d’asino, dissetato con l’acqua fatta sgorgare miracolosamente dal Signore. «Nel deserto della nostra vita – spiega Sepe – Dio offre ancora la sua acqua. Nel deserto della nostra città può intervenire come fonte che disseta e dà vita, perché ha a cuore la nostra sorte e non può dimenticare – come la più tenera delle mamme – il frutto del suo grembo». Il deserto, dunque, «così come appare la nostra città quando, anche a causa della criminalità, diventa invivibile e talvolta inospitale: luogo di emarginazione, esclusione, ghettizzazione, violenza. Luogo dove sempre più spesso s’incontrano barboni, indigenti, sventurati, sbandati e delinquenti. Luogo – prosegue Sepe – dove permane la cultura dello scarto: bambini abbandonati a se stessi, uomini e donne senza casa, senza lavoro, senza speranza». Ecco la città-deserto, «arida e desolata». Qui «a causa di un progressivo impoverimento, spariscono le attività produttive, si inquina il territorio, si dissolvono le testimonianze della civiltà per fare spazio al vuoto umano e sociale, alla criminalità ».Quindi, l’appello: «Quale occasione migliore per chi sparge violenza, sangue e morte, dell’anno dedicato alla misericordia per convertirsi e ripensare alle proprie malefatte?». Un auspicio, quello di Sepe, che si accompagna a una serie di iniziative molto concrete che il Cardinale mette nero su bianco dopo aver ascoltato gli organi collegiali della Diocesi. Un confronto dal quale sono emerse una serie di indicazioni. Dai percorsi penitenziali per le comunità agli esercizi spirituali tematici per sacerdoti e laici, dall’istituzione di presidi della carità alla compilazione di sussidi sulla misericordia – che aiutino sacerdoti e fedeli a vivere lo spirito del Giubileo – alla turnazione decanale di sacerdoti disponibili per confessioni, celebrazioni per gli ammalati in ospedale, dopo scuola, assistenza e sostegno ai tossicodipendenti: «Sono tante le cose da fare – dice Sepe – ognuno, e non mi riferisco solo ai religiosi, potrà offrire il proprio contributo. Sarebbe auspicabile – sottolinea – favorire l’adozione di una famiglia di detenuti da parte della parrocchia o di altre organizzazioni disponibili». Non solo: «Penso anche alla gratuità dei sacramenti e dei servizi religiosi». Un obiettivo sul quale il Cardinale insiste, ricordando anche l’omelia del Pontefice del novembre scorso contro uno «speciale tariffario di alcune istituzioni ecclesiastiche per le celebrazioni». (Maria Chiara Aulisio – Il Mattino)