Migranti, scontri a Ventimiglia. Blitz della polizia per lo sgombero: la Croce Rossa si dissocia

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Nessun accordo sulle quote per ripartire i richiedenti asilo tra i paesi europei, ma un passo avanti nei negoziati con gli altri governi per arrivare a un’intesa a luglio, mentre i migranti di Ventimiglia venivano sgombrati dalla polizia come gesto di buona volontà verso la Francia. «Abbiamo ottenuto alcune cose molto positive e in alcuni casi aperture significative», ha detto il ministro dell’Interno Angelino Alfano dopo la riunione di ieri a Lussemburgo con i suoi omologhi dell’Unione Europea sull’agenda strategica per l’immigrazione presentata dalla Commissione di Jean-Claude Juncker. La riconciliazione con il governo di Parigi è avvenuta durante un incontro con il ministro francese Bernard Cazeneuve e il tedesco Thomas de Maizière. Nello stesso momento la polizia procedeva all’evacuazione dei profughi accampati al valico di frontiera di Ponte San Ludovico, in una giornata di tensione per la resistenza di alcuni migranti. Qualcuno fa resistenza passiva, altri si ribellano, tutti – una cinquantina – vengono portati via con il pullman della Croce rossa che, alla fine di una giornata terribile, si dissocerà da quanto successo. Alla fine ci saranno contusi e feriti tra migranti e forze dell’ordine e due arresti per resistenza a pubblico ufficiale e resterà uno stato di tensione che nei giorni passati, pur con tutti i problemi, non era mai stata avvertito. «Abbiamo sempre rispettato le regole e continueremo a farlo. Pensiamo al futuro, lavorando con la Francia anche rafforzando la cooperazione per evitare che ciò che è successo a Ventimiglia torni a ripetersi», ha spiegato Alfano. Il ministro ha fatto marcia indietro su un piano B per autorizzare i migranti a espatriare. «Noi non abbiamo proposto» permessi di soggiorno temporanei. In cambio Francia e Germania si sono dette favorevoli alla proposta della Commissione di ridistribuire 24mila siriani e eritrei dall’Italia e 16mila dalla Grecia verso altri paesi europei. Ma a una condizione: Roma e Atene devono rispettare il principio di “responsabilità”. In altre parole, identificare i richiedenti asilo e impedire che fuggano verso altri paesi. L’opposizione della Spagna e dei paesi dell’Est ha impedito un accordo per attivare il cosiddetto «meccanismo di risposta d’emergenza», con cui la Commissione Juncker vuole ridistribuire 40 mila migranti con quote obbligatorie tra Stati. «Sono emerse divergenze di opinioni», ha spiegato il ministro dell’Interno della Lettonia Rihards Kozlovskis, che ha la presidenza di turno dell’Ue: «non c’è una visione comune sulla volontarietà o sull’obbligatorietà» delle quote, così come «sul sistema di calcolo». Il commissario Dimitris Avramopoulos è comunque ottimista: c’è stato un «passo nella giusta direzione». Alcuni diplomatici puntano a un’intesa entro fine luglio, dopo aver registrato almeno sedici paesi a favore del «meccanismo di risposta d’emergenza», anche se con diversi distinguo sulla chiave di ripartizione dei migranti. Il vertice europeo del 25 giugno potrebbe essere decisivo. «Penso che al Consiglio europeo si chiuderà», ha spiegato Matteo Renzi. L’Italia è però chiamata a fare la sua parte, identificando in modo sistematico chi sbarca sulle sue coste, impedendo la fuga dei rifugiati verso altri paesi e intensificando i rimpatri dei migranti economici. «Chi non ha diritto all’asilo deve essere rimpatriato, questa è la chiave di volta del sistema», ha spiegato Alfano. In una lettera ai ministri, il commissario Avramopoulos ha ipotizzato, anche durante il processo di identificazione, “la detenzione come legittima misura di ultima istanza, dove questo si renda necessario per evitare la fuga di migranti irregolari” e per assicurare il loro rimpatrio. Per i francesi del resto Ventimiglia è l’anticamera di Parigi. I ragazzi che dormono sugli scogli in tasca hanno l’indirizzo del campo di Pont de la Chapelle, scriveva qualche giorno fa “Le Monde”. Probabilmente non sanno che la tendopoli parigina è stata sgomberata il 2 giugno. O forse è arrivata notizia che c’è un nuovo posto dove fare tappa nella capitale nel viaggio verso nord, verso l’Inghilterra: è il piazzale davanti alla biblioteca Pajol, a ridosso del boulevard Périphérique, nel 18esimo arrondissement. Dove però non c’è più posto. (David Carretta – Il Mattino)

Nessun accordo sulle quote per ripartire i richiedenti asilo tra i paesi europei, ma un passo avanti nei negoziati con gli altri governi per arrivare a un'intesa a luglio, mentre i migranti di Ventimiglia venivano sgombrati dalla polizia come gesto di buona volontà verso la Francia. «Abbiamo ottenuto alcune cose molto positive e in alcuni casi aperture significative», ha detto il ministro dell'Interno Angelino Alfano dopo la riunione di ieri a Lussemburgo con i suoi omologhi dell'Unione Europea sull'agenda strategica per l'immigrazione presentata dalla Commissione di Jean-Claude Juncker. La riconciliazione con il governo di Parigi è avvenuta durante un incontro con il ministro francese Bernard Cazeneuve e il tedesco Thomas de Maizière. Nello stesso momento la polizia procedeva all'evacuazione dei profughi accampati al valico di frontiera di Ponte San Ludovico, in una giornata di tensione per la resistenza di alcuni migranti. Qualcuno fa resistenza passiva, altri si ribellano, tutti – una cinquantina – vengono portati via con il pullman della Croce rossa che, alla fine di una giornata terribile, si dissocerà da quanto successo. Alla fine ci saranno contusi e feriti tra migranti e forze dell'ordine e due arresti per resistenza a pubblico ufficiale e resterà uno stato di tensione che nei giorni passati, pur con tutti i problemi, non era mai stata avvertito. «Abbiamo sempre rispettato le regole e continueremo a farlo. Pensiamo al futuro, lavorando con la Francia anche rafforzando la cooperazione per evitare che ciò che è successo a Ventimiglia torni a ripetersi», ha spiegato Alfano. Il ministro ha fatto marcia indietro su un piano B per autorizzare i migranti a espatriare. «Noi non abbiamo proposto» permessi di soggiorno temporanei. In cambio Francia e Germania si sono dette favorevoli alla proposta della Commissione di ridistribuire 24mila siriani e eritrei dall'Italia e 16mila dalla Grecia verso altri paesi europei. Ma a una condizione: Roma e Atene devono rispettare il principio di “responsabilità”. In altre parole, identificare i richiedenti asilo e impedire che fuggano verso altri paesi. L'opposizione della Spagna e dei paesi dell'Est ha impedito un accordo per attivare il cosiddetto «meccanismo di risposta d'emergenza», con cui la Commissione Juncker vuole ridistribuire 40 mila migranti con quote obbligatorie tra Stati. «Sono emerse divergenze di opinioni», ha spiegato il ministro dell'Interno della Lettonia Rihards Kozlovskis, che ha la presidenza di turno dell'Ue: «non c'è una visione comune sulla volontarietà o sull'obbligatorietà» delle quote, così come «sul sistema di calcolo». Il commissario Dimitris Avramopoulos è comunque ottimista: c'è stato un «passo nella giusta direzione». Alcuni diplomatici puntano a un'intesa entro fine luglio, dopo aver registrato almeno sedici paesi a favore del «meccanismo di risposta d'emergenza», anche se con diversi distinguo sulla chiave di ripartizione dei migranti. Il vertice europeo del 25 giugno potrebbe essere decisivo. «Penso che al Consiglio europeo si chiuderà», ha spiegato Matteo Renzi. L'Italia è però chiamata a fare la sua parte, identificando in modo sistematico chi sbarca sulle sue coste, impedendo la fuga dei rifugiati verso altri paesi e intensificando i rimpatri dei migranti economici. «Chi non ha diritto all'asilo deve essere rimpatriato, questa è la chiave di volta del sistema», ha spiegato Alfano. In una lettera ai ministri, il commissario Avramopoulos ha ipotizzato, anche durante il processo di identificazione, "la detenzione come legittima misura di ultima istanza, dove questo si renda necessario per evitare la fuga di migranti irregolari" e per assicurare il loro rimpatrio. Per i francesi del resto Ventimiglia è l'anticamera di Parigi. I ragazzi che dormono sugli scogli in tasca hanno l'indirizzo del campo di Pont de la Chapelle, scriveva qualche giorno fa “Le Monde”. Probabilmente non sanno che la tendopoli parigina è stata sgomberata il 2 giugno. O forse è arrivata notizia che c'è un nuovo posto dove fare tappa nella capitale nel viaggio verso nord, verso l'Inghilterra: è il piazzale davanti alla biblioteca Pajol, a ridosso del boulevard Périphérique, nel 18esimo arrondissement. Dove però non c'è più posto. (David Carretta – Il Mattino)