Strappo di Parigi: «No ai migranti, ci pensi l’Italia». Ira del premier: «Allora faremo da soli». Scontro su accoglienza

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Per la Francia sono «le regole», per l’Italia «egoismo nazionale»: il muro di Ventimiglia avvelena le relazioni tra Roma e Parigi. A meno di un chilometro dalla nuova frontiera che corre lungo il vecchio confine, quello dell’epoca prima di Schengen, sugli scogli in faccia al mare, resiste l’ultimo gruppo di migranti. Non accettano che i gendarmi francesi restino schierati a impedire di continuare il loro viaggio verso nord. Non lo accetta nemmeno l’Italia. Ieri Matteo Renzi ha alzato ancora una volta la voce. A chi non aveva capito in cosa consistessero il piano A e il piano B dell’Italia sul problema immigrazione, lo ha chiarito in poche parole: «L’Europa deve farsi carico di risolvere tutti insieme il problema dei migranti, e questo è il piano A, la soluzione preferita, la migliore. Se così non sarà, siamo capaci di affrontare da soli il problema, e questo è il piano B». «Tutti insieme» significa, innanzitutto, con la Francia, che dall’11 giugno riconduce sistematicamente in Italia gli immigrati che riescono a passare il confine. Il ministro dell’Interno Cazeneuve nega qualsiasi egoismo e più che mai nega di aver chiuso la frontiera e sospeso Schengen. «La Francia non ha bloccato le sue frontiere – ha ripetuto Cazeneuve – Ci troviamo di fronte a un fenomeno migratorio di nuova portata. Chi sono questi migranti? Che succede a Ventimiglia? Dobbiamo far rispettare le regole di Schengen e di Dublino. Quando dei migranti arrivano in Francia dall’Italia, dove sono stati registrati, il diritto europeo implica che siano riammessi in Italia. Ci sono molti immigrati economici e irregolari che vengono dall’Africa Occidentale e non sono dunque oggetto di persecuzioni nei loro paesi. Non possiamo accoglierli, dobbiamo riaccompagnarli alla frontiera». Questo non significa però che la Francia lasci passare gli altri, i rifugiati, i richiedenti asilo, visto che prima non sono stati «smistati» in Italia. E dunque la proposta francese è chiara: è inutile che l’Italia chieda di aprire le porte, prima bisogna capire chi bussa. Per farlo Parigi vuole che «l’Italia accetti di creare dei centri» sul suo territorio per distinguere i migranti economici dai rifugiati. Questi centri, secondo quanto anticipato da Le Monde, dovrebbero essere «gestiti dall’Ue», con «l’ufficio europeo per l’asilo e l’Alto commissariato per i rifugiati» incaricati di fare la selezione e indirizzare i richiedenti asilo nei diversi stati. Per Le Monde la posizione francese «suona come uno strano segnale, o quantomeno come un’interpretazione originale della cooperazione comunitaria» alla vigilia del vertice di oggi a Lussemburgo i cui i ministri degli Interni europei dovranno organizzare un «rafforzamento della solidarietà». Più di le Monde, Matteo Renzi ha criticato «l’atteggiamento muscolare di alcuni ministri di paesi amici». Per il presidente del Consiglio «quella degli immigrati è una vicenda complessa che si gestisce con la solidità di un paese, il nostro, che non può consentire che la Francia abbia navi nel Mediterraneo e lasci i migranti in Italia». «Abbiamo avuto circa 8mila passaggi e abbiamo fatto rientrare in Italia circa 6mila persone. Non devono passare, è l’Italia che deve farsene carico» ha indirettamente risposto a Renzi il ministro dell’Interno francese in un’intervista radiofonica. Posizione inaccettabile per l’Italia. «Nessun egoismo nazionale può chiudere gli occhi – ha detto Renzi – C’è bisogno di tutti, ma se non lo faranno siamo pronti a fare la nostra parte e non abbiamo paura», anche se così esce «sconfitta la stessa idea di Europa». Il ministro dell’Interno Alfano, che oggi a Lussemburgo incontrerà il collega Cazeneuve, ha parlato degli immigrati sugli scogli di Ventimiglia come di «un pugno in faccia all’Europa». «Quelle persone che vogliono andare in Europa – ha aggiunto Alfano – me le porterò dietro». (Francesca Pierantozzi – Il Mattino)

Per la Francia sono «le regole», per l'Italia «egoismo nazionale»: il muro di Ventimiglia avvelena le relazioni tra Roma e Parigi. A meno di un chilometro dalla nuova frontiera che corre lungo il vecchio confine, quello dell'epoca prima di Schengen, sugli scogli in faccia al mare, resiste l'ultimo gruppo di migranti. Non accettano che i gendarmi francesi restino schierati a impedire di continuare il loro viaggio verso nord. Non lo accetta nemmeno l'Italia. Ieri Matteo Renzi ha alzato ancora una volta la voce. A chi non aveva capito in cosa consistessero il piano A e il piano B dell'Italia sul problema immigrazione, lo ha chiarito in poche parole: «L'Europa deve farsi carico di risolvere tutti insieme il problema dei migranti, e questo è il piano A, la soluzione preferita, la migliore. Se così non sarà, siamo capaci di affrontare da soli il problema, e questo è il piano B». «Tutti insieme» significa, innanzitutto, con la Francia, che dall'11 giugno riconduce sistematicamente in Italia gli immigrati che riescono a passare il confine. Il ministro dell'Interno Cazeneuve nega qualsiasi egoismo e più che mai nega di aver chiuso la frontiera e sospeso Schengen. «La Francia non ha bloccato le sue frontiere – ha ripetuto Cazeneuve – Ci troviamo di fronte a un fenomeno migratorio di nuova portata. Chi sono questi migranti? Che succede a Ventimiglia? Dobbiamo far rispettare le regole di Schengen e di Dublino. Quando dei migranti arrivano in Francia dall'Italia, dove sono stati registrati, il diritto europeo implica che siano riammessi in Italia. Ci sono molti immigrati economici e irregolari che vengono dall'Africa Occidentale e non sono dunque oggetto di persecuzioni nei loro paesi. Non possiamo accoglierli, dobbiamo riaccompagnarli alla frontiera». Questo non significa però che la Francia lasci passare gli altri, i rifugiati, i richiedenti asilo, visto che prima non sono stati «smistati» in Italia. E dunque la proposta francese è chiara: è inutile che l'Italia chieda di aprire le porte, prima bisogna capire chi bussa. Per farlo Parigi vuole che «l'Italia accetti di creare dei centri» sul suo territorio per distinguere i migranti economici dai rifugiati. Questi centri, secondo quanto anticipato da Le Monde, dovrebbero essere «gestiti dall'Ue», con «l'ufficio europeo per l'asilo e l'Alto commissariato per i rifugiati» incaricati di fare la selezione e indirizzare i richiedenti asilo nei diversi stati. Per Le Monde la posizione francese «suona come uno strano segnale, o quantomeno come un'interpretazione originale della cooperazione comunitaria» alla vigilia del vertice di oggi a Lussemburgo i cui i ministri degli Interni europei dovranno organizzare un «rafforzamento della solidarietà». Più di le Monde, Matteo Renzi ha criticato «l'atteggiamento muscolare di alcuni ministri di paesi amici». Per il presidente del Consiglio «quella degli immigrati è una vicenda complessa che si gestisce con la solidità di un paese, il nostro, che non può consentire che la Francia abbia navi nel Mediterraneo e lasci i migranti in Italia». «Abbiamo avuto circa 8mila passaggi e abbiamo fatto rientrare in Italia circa 6mila persone. Non devono passare, è l'Italia che deve farsene carico» ha indirettamente risposto a Renzi il ministro dell'Interno francese in un'intervista radiofonica. Posizione inaccettabile per l'Italia. «Nessun egoismo nazionale può chiudere gli occhi – ha detto Renzi – C'è bisogno di tutti, ma se non lo faranno siamo pronti a fare la nostra parte e non abbiamo paura», anche se così esce «sconfitta la stessa idea di Europa». Il ministro dell'Interno Alfano, che oggi a Lussemburgo incontrerà il collega Cazeneuve, ha parlato degli immigrati sugli scogli di Ventimiglia come di «un pugno in faccia all'Europa». «Quelle persone che vogliono andare in Europa – ha aggiunto Alfano – me le porterò dietro». (Francesca Pierantozzi – Il Mattino)