Italia in Croazia. Il ct cambia modulo e schiera un 4-3-3 con Candreva, Pellè ed El Shaarawy. Fiducia in Pirlo

0

La stagione della risalita del calcio azzurro si chiude stasera a Spalato con un esame davvero «tosto», come lo definisce il ct Conte. Croazia e Italia si guardano occhi negli occhi, la maglia biancorossa è quasi un tabù per gli azzurri, in otto incontri una sola vittoria e alle origini, nel 1942. Mancherà il pubblico di casa, squalificato per le intemperanze dell’andata a Milano, ma a conti fatti, anche senza sostegni, la Croazia resta favorita. E uno scivolone costerebbe caro al gruppo azzurro, anche in una qualificazione in cui passa anche la seconda: alle spalle di quella piazza, ora occupata dagli azzurri, c’è la Norvegia pronta al sorpasso. «Non so se sarà la partita più importante e difficile della mia gestione azzurra – spiega Conte – di sicuro sarà quella contro l’avversario più forte. All’andata dissi che dimostrarono di essere primi meritatamente. Ma noi abbiamo lavorato e ci giochiamo le nostre carte». Dall’allenatore che confessava di soffrire dolore alla sola idea di sconfitta al Conte che oggi spazia in ogni ipotesi di risultato, il passo è lungo. Eppure all’idea di accontentarsi il ct non si rassegna. «Non credo sia decisiva: vincere, pareggiare o perdere non definirà la classifica in modo definitivo. Però non mi piace cercare un obiettivo minimo come il pari: punto sempre al massimo». Per farlo deve tra l’altro fare i conti con le fatiche di fine stagione, specie degli juventini, e con le assenze. Sopratutto quelle di Barzagli e Chiellini, gioco forza il 3-5-2 definito obsoleto da Kovac deve essere accantonato. «Cambio l’Italia in un 4-3-3 non per adattarmi alla superiorità di palleggi della Croazia – la spiegazione del commissario tecnico – Né ho pensato alla difficoltà di fare gol: se guardate Pellè, El Shaarawy e Candreva, hanno talmente poche presenze in azzurro che non gli si può imputare nulla. Era un’idea coltivata, ora vista la situazione è la soluzione migliore. Perché un allenatore deve adattarsi agli uomini che ha». Fiducia dunque a Pirlo: «Non l’ho visto stanco: non credo voglia smettere col calcio, non so se andrà all’estero e se sarà valuteremo, e sopratutto – le somme di Conte – non è in difficoltà a giocare dopo Berlino». Soriano e Marchisio al suo fianco completeranno il centrocampo e, in caso di stanchezza del regista, sarà il compagno juventino a sostituirlo. «Mi spiace per De Rossi, anche se il suo è un infortunio lieve». Di assenze e di alibi Conte non vuol sentire parlare. Va bene che la qualificazione allargata stempera la tensione, ma anche il Conte versione zen sa che stasera l’Italia dovrà avere l’elettricità in corpo per reggere alla Croazia. (Francesco Grant – Il Mattino) 

La stagione della risalita del calcio azzurro si chiude stasera a Spalato con un esame davvero «tosto», come lo definisce il ct Conte. Croazia e Italia si guardano occhi negli occhi, la maglia biancorossa è quasi un tabù per gli azzurri, in otto incontri una sola vittoria e alle origini, nel 1942. Mancherà il pubblico di casa, squalificato per le intemperanze dell'andata a Milano, ma a conti fatti, anche senza sostegni, la Croazia resta favorita. E uno scivolone costerebbe caro al gruppo azzurro, anche in una qualificazione in cui passa anche la seconda: alle spalle di quella piazza, ora occupata dagli azzurri, c’è la Norvegia pronta al sorpasso. «Non so se sarà la partita più importante e difficile della mia gestione azzurra – spiega Conte – di sicuro sarà quella contro l’avversario più forte. All'andata dissi che dimostrarono di essere primi meritatamente. Ma noi abbiamo lavorato e ci giochiamo le nostre carte». Dall'allenatore che confessava di soffrire dolore alla sola idea di sconfitta al Conte che oggi spazia in ogni ipotesi di risultato, il passo è lungo. Eppure all'idea di accontentarsi il ct non si rassegna. «Non credo sia decisiva: vincere, pareggiare o perdere non definirà la classifica in modo definitivo. Però non mi piace cercare un obiettivo minimo come il pari: punto sempre al massimo». Per farlo deve tra l’altro fare i conti con le fatiche di fine stagione, specie degli juventini, e con le assenze. Sopratutto quelle di Barzagli e Chiellini, gioco forza il 3-5-2 definito obsoleto da Kovac deve essere accantonato. «Cambio l'Italia in un 4-3-3 non per adattarmi alla superiorità di palleggi della Croazia – la spiegazione del commissario tecnico – Né ho pensato alla difficoltà di fare gol: se guardate Pellè, El Shaarawy e Candreva, hanno talmente poche presenze in azzurro che non gli si può imputare nulla. Era un'idea coltivata, ora vista la situazione è la soluzione migliore. Perché un allenatore deve adattarsi agli uomini che ha». Fiducia dunque a Pirlo: «Non l'ho visto stanco: non credo voglia smettere col calcio, non so se andrà all’estero e se sarà valuteremo, e sopratutto – le somme di Conte – non è in difficoltà a giocare dopo Berlino». Soriano e Marchisio al suo fianco completeranno il centrocampo e, in caso di stanchezza del regista, sarà il compagno juventino a sostituirlo. «Mi spiace per De Rossi, anche se il suo è un infortunio lieve». Di assenze e di alibi Conte non vuol sentire parlare. Va bene che la qualificazione allargata stempera la tensione, ma anche il Conte versione zen sa che stasera l'Italia dovrà avere l'elettricità in corpo per reggere alla Croazia. (Francesco Grant – Il Mattino)