Il libro della Granello a Positano in una recensione de La Città di Salerno

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di DAVIDE SPERANZA E se venisse organizzata una Expo nello spazio? Se ci fosse una diaspora del cibo verso altri pianeti, verso la totale libertà da ogni strumentalizzazione umana? Il nuovo romanzo di Liliana Nigro, “I sogni dell’universo… e poi” centra il discorso sull’importanza dell’alimentazione e sull’utilizzo del cibo. Il libro, pubblicato dalla BookSprint Edizioni, è la seconda parte di “I sogni dell’universo (Parte prima)”, che racconta le vicende di Granello, piccolo elemento dell’universo alla ricerca della vera essenza della vita, arrivato a Positano. Il romanzo della Nigro, insegnante in pensione presso le scuole elementari di Scampia, è una profonda analisi sull’uomo contemporaneo e il suo futuro. Granello, sulla Terra, conosce l’amore, costruisce una sua famiglia, da cui nascono Spuntino, Gomitolo e Perla. Sarà proprio Gomitolo, il protagonista di questo secondo romanzo, che si infila di netto all’interno di quella letteratura “rodariana” utile tanto ai ragazzi quanto agli adulti. Lo spazio e l’Universo diventano occasione di viaggio e di conoscenza, punti di espansione esterna ed interna dell’uomo dell’oggi. Il suo è un romanzo che riflette i nostri tempi? Assolutamente sì. Faccio parlare l’Universo attraverso le storie di Gomitolo. Gli viene offerta la possibilità di andare nello spazio per fare l’astronauta. Così porta fuori dal pianeta Terra tutto il suo bagaglio umano. Gomitolo è forse il personaggio principale di entrambi i volumi, nel senso che racchiude sia l’energia umana che quella spaziale. Ne nascono riflessioni mettendo a confronto l’Universo con la Terra: la fame nel mondo, il debito pubblico, l’utilizzo distorto del cibo da parte dell’uomo. Gomitolo nello spazio organizza una specie di expo sul cibo, per mostrare ai suoi parenti le bellezze del pianeta Terra. In particolare le bellezze dell’Italia: Napoli, la Costiera, Capri, Sorrento. Gomitolo trasporta nello spazio diversi prodotti alimentari e questi iniziano a riprodursi in libertà, si coalizzano, si riconoscono e pensano di fare una rivoluzione alimentare, nel senso che si sentono finalmente liberi di andare dove sia necessaria la loro presenza. Il cibo prende coscienza di sé e tornerà sulla Terra, cadendo a pioggia, nei paesi in cui si sente davvero la fame. Una storia sulla necessità di creare unioni più che divisioni. In un certo senso è così. Nello spazio di Gomitolo, le relazioni non sono mai contrapposizioni e offese, ma sono occasione di crescita in libertà. Questo è il messaggio di fondo della storia. Dare spazio alla libertà delle persone. Il libro è anche un viaggio nello spazio fisico e interiore dell’uomo: la vera essenza della persona umana, che dovrebbe tendere non a schiacciare le persone ma a viverle. Il suo è soprattutto un messaggio alle nuove generazioni? Ho sempre tenuto a passare ai miei studenti l’ottica di essere se stessi, vivendo non per giudicare gli altri. In fondo scrivere significa anche mettere fuori il fiume in piena che si ha dentro. Io tento di far scorrere nei miei libri questo fiume. Anche l’insegnamento è una possibilità importante e di grande responsabilità nel trasmettere valori ai ragazzi. È un mestiere che arricchisce molto, in particolare farlo a Scampia mi ha dato tanto. Quello che viene detto di Scampia non è neanche tanto vero, a volte. Qui, per me, sono nate relazioni e possibilità umane uniche.

di DAVIDE SPERANZA E se venisse organizzata una Expo nello spazio? Se ci fosse una diaspora del cibo verso altri pianeti, verso la totale libertà da ogni strumentalizzazione umana? Il nuovo romanzo di Liliana Nigro, “I sogni dell’universo… e poi” centra il discorso sull’importanza dell’alimentazione e sull’utilizzo del cibo. Il libro, pubblicato dalla BookSprint Edizioni, è la seconda parte di “I sogni dell’universo (Parte prima)”, che racconta le vicende di Granello, piccolo elemento dell’universo alla ricerca della vera essenza della vita, arrivato a Positano. Il romanzo della Nigro, insegnante in pensione presso le scuole elementari di Scampia, è una profonda analisi sull’uomo contemporaneo e il suo futuro. Granello, sulla Terra, conosce l’amore, costruisce una sua famiglia, da cui nascono Spuntino, Gomitolo e Perla. Sarà proprio Gomitolo, il protagonista di questo secondo romanzo, che si infila di netto all’interno di quella letteratura “rodariana” utile tanto ai ragazzi quanto agli adulti. Lo spazio e l’Universo diventano occasione di viaggio e di conoscenza, punti di espansione esterna ed interna dell’uomo dell’oggi. Il suo è un romanzo che riflette i nostri tempi? Assolutamente sì. Faccio parlare l’Universo attraverso le storie di Gomitolo. Gli viene offerta la possibilità di andare nello spazio per fare l’astronauta. Così porta fuori dal pianeta Terra tutto il suo bagaglio umano. Gomitolo è forse il personaggio principale di entrambi i volumi, nel senso che racchiude sia l’energia umana che quella spaziale. Ne nascono riflessioni mettendo a confronto l’Universo con la Terra: la fame nel mondo, il debito pubblico, l’utilizzo distorto del cibo da parte dell’uomo. Gomitolo nello spazio organizza una specie di expo sul cibo, per mostrare ai suoi parenti le bellezze del pianeta Terra. In particolare le bellezze dell’Italia: Napoli, la Costiera, Capri, Sorrento. Gomitolo trasporta nello spazio diversi prodotti alimentari e questi iniziano a riprodursi in libertà, si coalizzano, si riconoscono e pensano di fare una rivoluzione alimentare, nel senso che si sentono finalmente liberi di andare dove sia necessaria la loro presenza. Il cibo prende coscienza di sé e tornerà sulla Terra, cadendo a pioggia, nei paesi in cui si sente davvero la fame. Una storia sulla necessità di creare unioni più che divisioni. In un certo senso è così. Nello spazio di Gomitolo, le relazioni non sono mai contrapposizioni e offese, ma sono occasione di crescita in libertà. Questo è il messaggio di fondo della storia. Dare spazio alla libertà delle persone. Il libro è anche un viaggio nello spazio fisico e interiore dell’uomo: la vera essenza della persona umana, che dovrebbe tendere non a schiacciare le persone ma a viverle. Il suo è soprattutto un messaggio alle nuove generazioni? Ho sempre tenuto a passare ai miei studenti l’ottica di essere se stessi, vivendo non per giudicare gli altri. In fondo scrivere significa anche mettere fuori il fiume in piena che si ha dentro. Io tento di far scorrere nei miei libri questo fiume. Anche l’insegnamento è una possibilità importante e di grande responsabilità nel trasmettere valori ai ragazzi. È un mestiere che arricchisce molto, in particolare farlo a Scampia mi ha dato tanto. Quello che viene detto di Scampia non è neanche tanto vero, a volte. Qui, per me, sono nate relazioni e possibilità umane uniche.