Pegaso va in vacanza a Rio de Janeiro e trova la felicità… di Laura Franco

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Sono andato al mercato della frutta: centinaia di frutti sconosciuti e tutti i venditori mi offrivano di assaggiarne uno spicchio, una fetta, un pezzetto e se ne compravo uno e pagavo il prezzo scritto subito me ne regalavano un secondo con affetto, con un sorriso e come se volessero ringraziarmi di avere scelto il loro frutto… non avevo mai visto fare così, ma a tutti sembrava normale e lo facevano con tutti. Ho assaggiato frutti che non conoscevo e frutti che conoscevo, ma qua hanno un sapore più intenso e sono molto più succosi.

Poi sono andato in un parco dove tutti cantavano e ballavano, e ho bevuto una caipirinha

Non ero mai stato così felice… e sai perché?

Perché hai camminato sui marciapiedi Copacabana e il ritmo del samba ti è entrato negli zoccoli e poi ti sei arrampicato sul Pão de Açúcar e ti sei sentito abile come le capre del Gran Paradiso

Nooo

Allora sei felice perché sei salito per settecento metri dal Parque Lage alla statua del Cristo sul Corcovado e hai scoperto che arrivare stanchi e sudati dopo una salita nella foresta, camminando insieme alle scimmie tra sentieri scoscesi, strettoie, alberi immensi e liane flessibili è più emozionante che arrivarci con un batter d’ali?

Ma che strana idea!… comunque sì è emozionante arrivare in vetta partendo dal basso, un passo dopo l’altro in salita e nella vegetazione tanto fitta che non si vede il cielo.

Forse perché tutte le mattine e tutti i pomeriggi fai il bagno al sorgere del sole?

Ma nooo! sono abituato alle acque purissime verdazzurre, sono anche abituato alle onde regolari potenti, tutte rotonde e schiumeggianti.

Mi vuoi far credere che sei felice perché mangi mango, papaya, ananas e guava e sono le più dolci e succose che hai mai…

Nooo… sai mi diverte vedere che pensi a tutte cose importanti, ma non ti viene in mente la più importante

Forse il fatto che dormi sentendo il suono regolare e ipnotico delle onde sul bagnasciuga, che la temperatura è perfetta, che ti addormenti al chiaro di luna e ti svegli nel rosa che precede l’alba. Forse il fatto che provi una sorta di armonia con la natura con i ritmi di sonno veglia

Forse sei felice perché non devi fare la spesa, non devi cucinare,

Mi prendi in giro?… queste cose noi cavalli alati non le facciamo mai! 

Ecco ci sono ho capito!  Sei innamorato!

Ma nooo i cavalli alati sono sempre innamorati… ora ti dico…

Ieri mi sono perso… avevo deciso di non usare le ali e sono andato a piedi da una baia immensa e arrotondata e con la sabbia finissima e dorata fino a una seconda baia molto piccola, molto rotonda e con tante baracche tutte simili per forma, ma di mille colori diversi, molto belle molto allegre anche se era tutto chiuso per l’inverno. Poi mi sono messo a camminare su un sentiero che credevo arrivasse subito alla baia da cui ero partito e invece: cammina cammina cammina  mi allontanavo sempre di piu e senza potermi alzare in volo per vedere dall’alto era difficile capire quanto ancora dovessi camminare e in che direzione, insomma mi sono scoraggiato e mi sono seduto sul lato del sentiero appoggiato sulle zampe con il muso sugli zoccoli. Dopo una mezz’oretta è passata una moto… si è fermata e il signore che la guidava: hai bisogno di un passaggio? -mi ha chiesto- vieni monta sulla mia moto ti porto alla fine del sentiero.

Sono rimasto in silenzio sopraffatto dallo stupore, non mi era mai capitato che mi si offrisse aiuto, che mi si considerasse umano, sono felice di essere in un mondo in cui non sono più né cavallo né alato, sono un uomo come gli altri e gli altri mi aiutano… all’improvviso ho capito quanto è faticoso volare!

Sono felice perché qua nessuno mi tratta da diverso, qua sono abituati a indios, europei, afromericani e americani del nord e argentini, immigrati italiani tedeschi e giapponesi di prima seconda e terza generazione, e tutti diventano brasileiros, amigos, pessoas… la chiamano miscigenação  miscegenation mescolanza.

 

Laura Franco: Laureata in matematica ha fatto ricerca sulle funzioni cognitive superiori occupandosi di geometria, logica e linguaggio. Recentemente ha insegnato Lessico Scientifico e Traduzione alla ‘Sapienza’ Università di Roma. Autrice di varie raccolte di short stories quando può attraversa gli oceani e viaggia nei deserti, se fosse un avverbio, e anche se non lo fosse sarebbe altrove.

E a volte scrive su

https://lauralaurafranco.wordpress.com/

 

 

 

 

 

Sono andato al mercato della frutta: centinaia di frutti sconosciuti e tutti i venditori mi offrivano di assaggiarne uno spicchio, una fetta, un pezzetto e se ne compravo uno e pagavo il prezzo scritto subito me ne regalavano un secondo con affetto, con un sorriso e come se volessero ringraziarmi di avere scelto il loro frutto… non avevo mai visto fare così, ma a tutti sembrava normale e lo facevano con tutti. Ho assaggiato frutti che non conoscevo e frutti che conoscevo, ma qua hanno un sapore più intenso e sono molto più succosi.

Poi sono andato in un parco dove tutti cantavano e ballavano, e ho bevuto una caipirinha

Non ero mai stato così felice… e sai perché?

Perché hai camminato sui marciapiedi Copacabana e il ritmo del samba ti è entrato negli zoccoli e poi ti sei arrampicato sul Pão de Açúcar e ti sei sentito abile come le capre del Gran Paradiso

Nooo

Allora sei felice perché sei salito per settecento metri dal Parque Lage alla statua del Cristo sul Corcovado e hai scoperto che arrivare stanchi e sudati dopo una salita nella foresta, camminando insieme alle scimmie tra sentieri scoscesi, strettoie, alberi immensi e liane flessibili è più emozionante che arrivarci con un batter d’ali?

Ma che strana idea!… comunque sì è emozionante arrivare in vetta partendo dal basso, un passo dopo l’altro in salita e nella vegetazione tanto fitta che non si vede il cielo.

Forse perché tutte le mattine e tutti i pomeriggi fai il bagno al sorgere del sole?

Ma nooo! sono abituato alle acque purissime verdazzurre, sono anche abituato alle onde regolari potenti, tutte rotonde e schiumeggianti.

Mi vuoi far credere che sei felice perché mangi mango, papaya, ananas e guava e sono le più dolci e succose che hai mai…

Nooo… sai mi diverte vedere che pensi a tutte cose importanti, ma non ti viene in mente la più importante

Forse il fatto che dormi sentendo il suono regolare e ipnotico delle onde sul bagnasciuga, che la temperatura è perfetta, che ti addormenti al chiaro di luna e ti svegli nel rosa che precede l’alba. Forse il fatto che provi una sorta di armonia con la natura con i ritmi di sonno veglia

Forse sei felice perché non devi fare la spesa, non devi cucinare,

Mi prendi in giro?… queste cose noi cavalli alati non le facciamo mai! 

Ecco ci sono ho capito!  Sei innamorato!

Ma nooo i cavalli alati sono sempre innamorati… ora ti dico…

Ieri mi sono perso… avevo deciso di non usare le ali e sono andato a piedi da una baia immensa e arrotondata e con la sabbia finissima e dorata fino a una seconda baia molto piccola, molto rotonda e con tante baracche tutte simili per forma, ma di mille colori diversi, molto belle molto allegre anche se era tutto chiuso per l’inverno. Poi mi sono messo a camminare su un sentiero che credevo arrivasse subito alla baia da cui ero partito e invece: cammina cammina cammina  mi allontanavo sempre di piu e senza potermi alzare in volo per vedere dall’alto era difficile capire quanto ancora dovessi camminare e in che direzione, insomma mi sono scoraggiato e mi sono seduto sul lato del sentiero appoggiato sulle zampe con il muso sugli zoccoli. Dopo una mezz’oretta è passata una moto… si è fermata e il signore che la guidava: hai bisogno di un passaggio? -mi ha chiesto- vieni monta sulla mia moto ti porto alla fine del sentiero.

Sono rimasto in silenzio sopraffatto dallo stupore, non mi era mai capitato che mi si offrisse aiuto, che mi si considerasse umano, sono felice di essere in un mondo in cui non sono più né cavallo né alato, sono un uomo come gli altri e gli altri mi aiutano… all’improvviso ho capito quanto è faticoso volare!

Sono felice perché qua nessuno mi tratta da diverso, qua sono abituati a indios, europei, afromericani e americani del nord e argentini, immigrati italiani tedeschi e giapponesi di prima seconda e terza generazione, e tutti diventano brasileiros, amigos, pessoas… la chiamano miscigenação  miscegenation mescolanza.

 

Laura Franco: Laureata in matematica ha fatto ricerca sulle funzioni cognitive superiori occupandosi di geometria, logica e linguaggio. Recentemente ha insegnato Lessico Scientifico e Traduzione alla ‘Sapienza’ Università di Roma. Autrice di varie raccolte di short stories quando può attraversa gli oceani e viaggia nei deserti, se fosse un avverbio, e anche se non lo fosse sarebbe altrove.

E a volte scrive su

https://lauralaurafranco.wordpress.com/