Nuovo look del San Paolo che perde un anello. Maxischermi lungo le curve e posti a ridosso del prato

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Napoli. Il nuovo stadio avrà una copertura innovativa in materiale leggerissimo che non appesantirà più la struttura; il San Paolo del futuro avrà due maxischermi che saranno (forse) i più grandi del mondo; la casa degli azzurri troverà nuovi spazi al di sotto delle tribune da destinare ad aree commerciali, museo del calcio, e altre iniziative di sviluppo; dal catino dove giocherà il Napoli del futuro sparirà anche la pista di atletica per lasciare spazio a nuovi posti a sedere che scivoleranno giù fino a un passo dal prato; nel cuore dell’impianto, poi, gli spogliatoi e le palestre per il Napoli e per le squadre ospiti verranno completamente trasformati, saranno all’avanguardia, degni degli stadi più avveniristici. Quando succederà tutto questo? Beh, diciamo che bisogna organizzarsi perché per adesso l’idea è ancora un’idea, sostenuta da qualche schizzo e da documenti di chiarimento. Di quel progetto hanno parlato ieri con Aurelio De Laurentiis, a palazzo San Giacomo, l’assessore allo Sport Ciro Borriello, il presidente della commissione sport Luigi Zimbaldi e il capo di gabinetto Attilio Auricchio. Il presidente del Napoli era accompagnato dall’amministratore delegato azzurro Andrea Chiavelli e dai tecnici che stanno lavorando al progetto San Paolo su richiesta della società azzurra. C’è fretta, una maledetta fretta perché l’idea sarebbe quella di iniziare i lavori appena possibile per completare la prima parte, magari, già nel corso del 2016 e poi iniziare subito con le fasi successive. Ma la fretta, si sa, è cattiva consigliera: così da un lato il Napoli prende tempo per realizzare un progetto perfetto e per dare scadenze puntuali, dall’altra il Comune chiede giorni per verificare la correttezza formale dell’iniziativa che rientrerebbe nella «legge degli stadi», la 147 all’interno della quale vengono concessi molti spazi progettuali ma ci sono pure tantissimi vincoli da rispettare. Una delle certezze è che la squadra non si allontanerà dall’impianto durante gli interventi. Il Napoli continuerà a giocare in un San Paolo dimezzato dai lavori in corso, per evitare il trasloco forzato alla squadra e per imprimere una poderosa accelerazione ai lavori che potrebbero andare avanti senza soluzione di continuità fino alla conclusione, alla posa dell’ultima pietra e all’inaugurazione del nuovo impianto che si chiamerà come quello vecchio, sarà esattamente nello stesso luogo ma avrà un volto completamente nuovo. Veniamo, adesso, alle novità presentate ieri a palazzo San Giacomo dal team di architetti che lavora per il calcio Napoli. La prima e più avveniristica delle iniziative riguarderebbe le curve. L’anello inferiore sia della curva «A» che di quella «B» verrebbe chiuso: via gli spettatori per lasciare spazio a due giganteschi maxischermi dalle dimensioni colossali. Verrebbero utilizzati, secondo il progetto caro a De Laurentiis, all’«americana», con proiezione del ralenty delle azioni più entusiasmanti, trasmissione in presa diretta di immagini dagli spogliatoi, di messaggi dei calciatori, di notizie dagli altri campi. Ovviamente su quegli avveniristici schermi passerebbero ciclicamente anche messaggi pubblicitari che contribuirebbero a fare cassa. Non è ancora chiaro quale sarebbe l’utilizzo degli spazi che si verrebbero a creare alle spalle dei maxischermi, al posto degli anelli inferiori delle curve. La norma imporrebbe di non inserire esercizi commerciali all’interno dello stadio ma solo all’esterno. Però anche questo fronte è attualmente allo studio e tornano a galla le antiche idee di musei dedicati allo sport e di spazi destinati al quartiere. Capitolo spalti. Anche su questo fronte le idee dei progettisti sono ben chiare: sia il lato distinti che quello tribune verrebbero «allungati» verso il campo e arriverebbero ad affacciarsi direttamente sul prato. Lo scivolamento in avanti delle tribune per il pubblico prevederebbe interventi «importanti» sia per la posizione attuale delle scalinate che dovrebbero avere una inclinazione differente, sia per l’invasione del campo che prevederebbe la cancellazione del fossato di protezione e, soprattutto, l’eliminazione totale della pista di atletica. Quello della pista è un punto sul quale il Comune è stato fermo e deciso. La pista di atletica appartiene a tutti i napoletani, ai cittadini che vanno a Fuorigrotta per allenarsi e non può essere eliminata dalla vita sportiva della città. Anche in questo caso una soluzione sarebbe stata proposta dallo spesso presidente De Laurentiis che si è detto disponibile alla costruzione, a sue spese, di un anello per l’atletica completamente nuovo da realizzare in un’area della città individuata dall’amministrazione comunale. Pare che il Comune sia pronto a cercare quella zona proprio a Fuorigrotta per non privare gli abitanti di quell’area di una struttura che, in qualche modo, «appartiene» direttamente al quartiere. C’è, poi, da affrontare anche l’annosa questione della copertura che copre poco ed è anche pericolosa per il peso che genera. Dovrebbero essere rimossi i cupolini e al posto della pesante plastica sarebbe utilizzato un nuovo materiale che sembra una tela ma che ha la resistenza dell’acciaio: insomma la copertura sarebbe leggerissima e contemporaneamente inviolabile così il pubblico rimarrebbe coperto anche sotto la pioggia e le strutture di sostegno sarebbero «liberate» dal peso che si scarica al suolo e, con le vibrazioni, crea problemi anche ai palazzi circostanti lo stadio. Infine le innovazioni arriverebbero fin dentro la pancia dello stadio. Gli attuali spogliatoi e le palestre annesse verrebbero completamente cancellati e sostituiti da strutture moderne. Spazio molto più ampio agli stanzoni per le squadre e anche per gli arbitri. Salette annesse per il riscaldamento, palestre e aree di ristoro per i dirigenti. Anche nel cuore che si trova sotto al prato il San Paolo diventerà stadio ipermoderno. (Paolo Barbuto – Il Mattino) 

Napoli. Il nuovo stadio avrà una copertura innovativa in materiale leggerissimo che non appesantirà più la struttura; il San Paolo del futuro avrà due maxischermi che saranno (forse) i più grandi del mondo; la casa degli azzurri troverà nuovi spazi al di sotto delle tribune da destinare ad aree commerciali, museo del calcio, e altre iniziative di sviluppo; dal catino dove giocherà il Napoli del futuro sparirà anche la pista di atletica per lasciare spazio a nuovi posti a sedere che scivoleranno giù fino a un passo dal prato; nel cuore dell’impianto, poi, gli spogliatoi e le palestre per il Napoli e per le squadre ospiti verranno completamente trasformati, saranno all’avanguardia, degni degli stadi più avveniristici. Quando succederà tutto questo? Beh, diciamo che bisogna organizzarsi perché per adesso l’idea è ancora un’idea, sostenuta da qualche schizzo e da documenti di chiarimento. Di quel progetto hanno parlato ieri con Aurelio De Laurentiis, a palazzo San Giacomo, l’assessore allo Sport Ciro Borriello, il presidente della commissione sport Luigi Zimbaldi e il capo di gabinetto Attilio Auricchio. Il presidente del Napoli era accompagnato dall’amministratore delegato azzurro Andrea Chiavelli e dai tecnici che stanno lavorando al progetto San Paolo su richiesta della società azzurra. C’è fretta, una maledetta fretta perché l’idea sarebbe quella di iniziare i lavori appena possibile per completare la prima parte, magari, già nel corso del 2016 e poi iniziare subito con le fasi successive. Ma la fretta, si sa, è cattiva consigliera: così da un lato il Napoli prende tempo per realizzare un progetto perfetto e per dare scadenze puntuali, dall’altra il Comune chiede giorni per verificare la correttezza formale dell’iniziativa che rientrerebbe nella «legge degli stadi», la 147 all’interno della quale vengono concessi molti spazi progettuali ma ci sono pure tantissimi vincoli da rispettare. Una delle certezze è che la squadra non si allontanerà dall’impianto durante gli interventi. Il Napoli continuerà a giocare in un San Paolo dimezzato dai lavori in corso, per evitare il trasloco forzato alla squadra e per imprimere una poderosa accelerazione ai lavori che potrebbero andare avanti senza soluzione di continuità fino alla conclusione, alla posa dell’ultima pietra e all’inaugurazione del nuovo impianto che si chiamerà come quello vecchio, sarà esattamente nello stesso luogo ma avrà un volto completamente nuovo. Veniamo, adesso, alle novità presentate ieri a palazzo San Giacomo dal team di architetti che lavora per il calcio Napoli. La prima e più avveniristica delle iniziative riguarderebbe le curve. L’anello inferiore sia della curva «A» che di quella «B» verrebbe chiuso: via gli spettatori per lasciare spazio a due giganteschi maxischermi dalle dimensioni colossali. Verrebbero utilizzati, secondo il progetto caro a De Laurentiis, all’«americana», con proiezione del ralenty delle azioni più entusiasmanti, trasmissione in presa diretta di immagini dagli spogliatoi, di messaggi dei calciatori, di notizie dagli altri campi. Ovviamente su quegli avveniristici schermi passerebbero ciclicamente anche messaggi pubblicitari che contribuirebbero a fare cassa. Non è ancora chiaro quale sarebbe l’utilizzo degli spazi che si verrebbero a creare alle spalle dei maxischermi, al posto degli anelli inferiori delle curve. La norma imporrebbe di non inserire esercizi commerciali all’interno dello stadio ma solo all’esterno. Però anche questo fronte è attualmente allo studio e tornano a galla le antiche idee di musei dedicati allo sport e di spazi destinati al quartiere. Capitolo spalti. Anche su questo fronte le idee dei progettisti sono ben chiare: sia il lato distinti che quello tribune verrebbero «allungati» verso il campo e arriverebbero ad affacciarsi direttamente sul prato. Lo scivolamento in avanti delle tribune per il pubblico prevederebbe interventi «importanti» sia per la posizione attuale delle scalinate che dovrebbero avere una inclinazione differente, sia per l’invasione del campo che prevederebbe la cancellazione del fossato di protezione e, soprattutto, l’eliminazione totale della pista di atletica. Quello della pista è un punto sul quale il Comune è stato fermo e deciso. La pista di atletica appartiene a tutti i napoletani, ai cittadini che vanno a Fuorigrotta per allenarsi e non può essere eliminata dalla vita sportiva della città. Anche in questo caso una soluzione sarebbe stata proposta dallo spesso presidente De Laurentiis che si è detto disponibile alla costruzione, a sue spese, di un anello per l’atletica completamente nuovo da realizzare in un’area della città individuata dall’amministrazione comunale. Pare che il Comune sia pronto a cercare quella zona proprio a Fuorigrotta per non privare gli abitanti di quell’area di una struttura che, in qualche modo, «appartiene» direttamente al quartiere. C’è, poi, da affrontare anche l’annosa questione della copertura che copre poco ed è anche pericolosa per il peso che genera. Dovrebbero essere rimossi i cupolini e al posto della pesante plastica sarebbe utilizzato un nuovo materiale che sembra una tela ma che ha la resistenza dell’acciaio: insomma la copertura sarebbe leggerissima e contemporaneamente inviolabile così il pubblico rimarrebbe coperto anche sotto la pioggia e le strutture di sostegno sarebbero «liberate» dal peso che si scarica al suolo e, con le vibrazioni, crea problemi anche ai palazzi circostanti lo stadio. Infine le innovazioni arriverebbero fin dentro la pancia dello stadio. Gli attuali spogliatoi e le palestre annesse verrebbero completamente cancellati e sostituiti da strutture moderne. Spazio molto più ampio agli stanzoni per le squadre e anche per gli arbitri. Salette annesse per il riscaldamento, palestre e aree di ristoro per i dirigenti. Anche nel cuore che si trova sotto al prato il San Paolo diventerà stadio ipermoderno. (Paolo Barbuto – Il Mattino)