LE TORRI INTERNE DEL PIANO

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Ricordo con piacere quando con le signore dell’UNITRE  di Piano (università delle tre età), nelle prime edizioni de I TUOI PASSI SULLE ORME DELLA STORIA, visitammo la torre in foto, vi abita,in essa, un noto chef di hotel, che ci accolse calorosamente, in qualche altra invece, ci fu negato l’accesso e dovemmo accontentarci di vederle dall’esterno.

Nel Centro Culturale di Via delle Rose se ne parlerà sabato 9 alle 18.30.

Riportiamo da LA TERRA DELLE SIRENE diretta da Enzo Puglia, al numero 27, l’articolo proprio del dott Riccardo Iaccarino relativo alle torri del Piano.

 

 

 

 

 

LE TORRI INTERNE DELLA PLANITIES SORRENTINA  di Riccardo laccarino

La notte dell 3 giugno 1558, una flotta di 120 galee apparve di fronte alla

costa meridionale della Penisola sorrentina, pur essendo una nottata serena e

illuminata dalla luna nessun allarme risuonò per destare gli ignari abitanti. n

primo sbarco, alia marina del Cantone, pose a terra un forte contigente di

incursori che si avviarono, risalendo il canalone alle spalle della spiaggia,

verso i casali che punteggiano le colline. Contemporaneamente alcune

squadre della flotta si dirigevano verso le matine di Massa e di Sorrento

attaccando e saccheggiando entrambe le cittadine.’ I barbareschi incontrarono

quasi dovunque scarsissima resistenza e dopo circa 24 ore poterono dileguarsi

indisturbati recando con sé un ingentissimo bottino in prede umane.2

Una limitatissima porzione degli abitanti dei casali riuscì nonostante tutto

 

‘ L’ impressionante e fficacia dell ‘ incursione fu frutto di una serie di c ircostanze fra le quali

vanno ricordate: la criminale sottovalutazione del pericolo, abbondantemente preannunciato,

da parte del ceto dirigente sorrentino; la presenza di rinnegati fra le file barbaresche grazie ai

quali fu possibile infiltrarsi rapidamente in un tenitorio di non facile pcrcorribilità come quello

delle alture di Massa Lubrense e superare l’ostacolo della cinta muraria smTentina.

Sull’argomento cf. F. Russo, La guerra di corsa , Roma 1995, p. 107 s. Secondo A. BERRINO,

l Correa/e, patrizi sorrentini, Napoli 2000, p. 19, l’episodio del servo rinnegato che avrebbe

aperto le porte della c ittà fu una diceria diffusa ad arte dagli abitanti di Marina Grande per

vendicarsi dei CmTeale. Costoro, avendo avuto in gestione l’approdo di Capo Cervo (Marina

Piccola) nel 1470, vi avevano dirottato buona parte del traffico commerc iale dotandolo di

moli , magazzini , pozzi e di una strada di collegamento, causando così non poche perdite

economiche al tradiz ionale scalo della città.

‘ TI bilancio delle vittime è verosimilmente ipotizzabile in 4000 anime, delle quali molte

perirono durante la permanenza nelle stive delle galee turche (durata ben due mesi), la maggior

parte fu venduta al mercato degli schiavi di Costantinopoli c solo 130-140 persone poterono

essere riscattate e far ri torno in patria (Russo, La guerra cit. , p. 136).

ad opporsi agli assalitori, sfuggendo al crudele destino dei più. Non si trattò

di miracolati che beneficiarono di una particolare attenzione celeste, ma di

coloro che poterono disporre di residenze con strutture difensive tali da

offrire un tifugio sufficiente. In effetti l ‘evento che colpì Son ento non era una

novità; nei vent’anni precedenti molte località del golfo partenopeo erano

state vittime di attacchi e a partire dal 1528 nell’Università di Massa fra gli

abitanti di ogni casale ne veniva scelto uno, destinatus contra turchos ,3 che si

occupava della vigil anza e verosimilmente di coordinare l ‘evacuazione degli

abitanti. Alcuni di questi piccoli agglomerati di case avevano nei loro pressi

una o più torri , edificate da famiglie iv i residenti, nel corso dell ‘attacco

queste fortificazioni funzionarono egregiamente. Le cronache dell ‘epoca

ri cordano in particolare quella di Giovanni Andrea Romano, in un casale

vicino Sorrento, che offrì riparo ad alcuni fuggitivi della città.4 Altro caso fu

quello della torre abitata da Nicolò di Tuno. Essa fu raggiunta dai turchi ma

bastarono pochi colpi d’archibugio per far arretrare gli incursori che non

avevano alcun interesse a potTe l’assedio a strutture di tale tipo.5 La presenza

di questa e altre torri garantì la salvezza a c irca 600 persone6 ed è logico

immaginare che dopo il tragico evento ne sorsero molte altre in tutto il

territorio della Penisola.

I fatti di Sonento ebbero una notevole risonanza nel viceregno, anche per

la vicinanza della cittadina all a capitale. La reazione del governo non si fece

attendere e si articolò su piani differenti: si mientò infatti da un lato su una

risposta di tipo militare gestita a Livello statale, e da un lato sull ‘ampli amento

delle possibilità di autodifesa della popolazione civile. Il s istema del

torreggiamento costiero, principale risposta al problema, applica il concetto

 

 

‘ S. FERRARO, La distruzione di Sorrento ad opera dei turchi ne11558, «Rassegna del Centro

di cultura e storia amalfitana» 4 (dic. 1982), p. 2, vedi anche R. FLLANG!ERJ Dt CANDIDA, Storia

di Massa Lubrense, Napoli 1910, p. 166, il quale riferisce di due incursioni nel tenitorio

lubrense, negli anni l 533 e l 541, ad opera di musulmani al servizio del re di Francia.

‘ FERRARO, La distruzione cit., p. 17. L’episodio è ricordato molto sinteticamente nel

componimento poetico datato 1558, l/ gran/amento e pianto che fa il populo Surrentino e di

Massa per esser presi, saccheggiati e morti dalla armata turchesca, r ist. a c. di B.lEZZl, Massa

Lubrense 1977.

s FLLANG!ERJ D t CANDIDA, Storia c i t., p. 171, lo stesso autore riferisce a p. 179 della

costruzione, nel tenitorio di Massa, di molte tolTi private dopo I’Lncursionc, in numero tale da

caratterizzare l’aspetto del paesaggio. Circa le tolTi private oggi osservabili nel telTitorio

lubrense si veda anche G. ADINOLFI , E vvie ‘e miez ‘, SotTento 2007.

• Russo, La guerra c it., p. 13 1.

 

difensivo detto a capisaldi (toni armate), cioè una difesa sostanzialmente

elastica, adatta a fronteggiare un pericolo incursivo di bassa intensità con

grande rispondenza in relazione agli uomini e ai mezzi impiegati.7 Pur

essendo una metodologia abbastanza efficace e mirante ad ottenere il

massimo risu ltato con un impiego di forze tutto sommato minimo, non si

trattava certo di una barriera impenetrabile.H

Già alla met~t del XVI secolo erano state portate avanti diverse iniziative

per la creazione di formazioni armate pararnilitari, affidate per lo più ai

nobili, che proteggessero le campagne dal diffuso banditismo,9 dunque in

nuce era già in vigore il concetto di delegare la difesa della proprietà e

de li ‘incolurnità personale a privati , dove lo stato non riusciva a provvedere.

Le fortificazioni private naturalmente non vennero istituite in questo periodo,

ma la minaccia della pi_rateria ottomana ne elevò a sistema una particolare

tipologia. Le toni-masseria rappresentano un’estensione del concetto di

difesa delegata che coinvolgesse oltre agli aristocratici anche i contadini : il

proprietario di un terreno coltivato poteva chiedere l’autorizzazione al

governo per erigere una struttura fortificata per la difesa della propria

famiglia .

La struttura di norma non presentava caratteristiche architettoniche

particolarmente avanzate in campo militare e, a causa della tradizionalmente

scarsa fiducia del governo spagnolo nei confronti dei sudditi italiani, in

nessun caso poteva essere dotata di artiglieria. Secondo le modalità delle

incursioni corsare era da considerarsi a rischio la fascia tenitoriale fino a 12

miglia dalla costa,10 esso infatti era il limite fiscale per la tassazione

necessaria alla costruzione delle torri costiere, la presenze di queste ultime

garantiva, nel peggiore dei casi, almeno le segnalazioni necessarie ad

allarmare la popolazione, che poteva pertanto ripararsi nelle proprie

fortificazioni. Un sistema dunque di difesa integrata fra l’elemento militare e

quello civile, che raggiunse la maggiore diffusione in quei tenitori allungati

 

‘ F. Russo, Incursioni e apprestamenti difensivi della costiera amalfitana nel XVTJI sec.,

in La costa di Amaljì nel XVI/l secolo, Amalfi 1988, p. 807.

‘ Sulle tOlTi costiere esiste un’ampia letteratura, in questa sede ci limitiamo ad indicare

alcuni testi riferiti in particolare a quelle campane: F. Russo, La difesa costiera del regno di

Napoli, Roma 1989; L. SANTORO, Le torri costiere della Campania, in «Napoli nobilissima>>

6 (1967).

” Russo, LC/ difesa cit., p. 130.

Il) lbid., p. 146

sul mare caratterizzati dalla scarsa profondità dell ‘entroterra e già colpiti

dagli ottomani, come la regione pugliese e la Penisola sorrentina.11

Questo territorio di estensioni modeste e dalla variegata orografia

presenta, nonostante la storia tutto sommato pacifica, notevoli tracce del

fenomeno oltre ad alcune altre forme di fortificazioni extraurbane. Una delle

aree meno studiate in questo senso è quella che già i romani chiamavano

planities, cioè la zona pianeggiante che si stende ad oriente della città di

Sonento, dalla quale dipese amministrativamente fino al XIX sec. Nei secoli

del medioevo e dell’età moderna era popolata in massima parte da agricoltori

che lavoravano la tena, di proprietà de !l ‘aristocrazia sonentina, concentrati

nei casali; la tipica forma insediativa a carattere sparso.

Nella zona collinare che circonda la piana sopravvivono, ancora immerse

nel loro contesto originario, alcune tOITi, testimoni silenziosi di un passato che

l’edilizia moderna ha soffocato altrove. L’analisi proposta permette di

ascriverle a tipologie diverse consentendo una panoramica sorprendentemente

varia, considerate le ridotte dimensioni del territorio esaminato.

l. La torre di Via Cermenna

Via Cermenna, inerpicandosi lungo la dorsale coll inare che fronteggia la

planities, culmina nella sella che interrompe brevemente la serie di alture che

costituiscono il fianco meridionale della Penisola sonentina, aprendosi fra il

monte Vicalvano e i Colli di Fontanelle. Essa è collegata all’unico approdo,

chiamato localmente “Scaricatoio”, che collega il Piano col versante

amalfitano della costa.’2

Poco prima del tratto finale che porta allo scavalcamento, di fronte alla

cappella di S. Maria di Ce1ignano, risalente al XV sec., si trova una torremasseria,

tuttora in uso come abitazione rurale; il suo stato di conservazione

appare molto buono, l’unica aggiunta veramente recente sembra essere un

 

11 Data l’estensiva coltivazione del grano e la vastezza del territorio le toni-masseria

pugliesi sono ovviamente eli dimensioni assai maggiori di quelle sorrentine, presentando anche

soluzioni difensive molto più complesse. Sull’argomento vedi Russo, La difesa cil. , p. 149 ss,

e anche L. SANTORO, Case-torri nel Cinquecento nel vicereame di Napoli, in «Napoli

nobilissima» 29 ( 1990), p. 11 , e C. PAPPAGALLO, Torri e masserie fortificate a Molfetta,

Molfetta 1996.

” Proseguendo verso occidente la costa non presenta approdi che· consentano l ‘accesso

all’entroterra, almeno fino al te rritorio dell ‘ attuale comune di Massa Lubrense

 

modesto magazzino per gli attrezzi s ul fianco orientale. Il manufatto presenta

formalmente tutte le caratteristiche di questo tipo di edifici del XVI sec.: un

basamento tronco piramidale, sormontato da un redandone semisferico (toro)

su cui è innestato un alzato parallepipedo quadrato , secondo una tipologia

s imile presente anche nel territorio di Massa Lubrense.

Sui tre lati osservabili si aprivano finestre di cui due (meridionale e

orientale) risultano murate. Esiste ancora quella settentrionale la cui

dimensione però è stata maggiorata, con l’aggiunta di una piccola mensola;

al di sotto di questa, sulla superficie scarpata, ne è stata aperta una seconda

anch’essa dotata di una mensola simile ad un piccolo balcone.

Ai fianchi delle antiche finestre sono presenti due feritoie, fortemente

strombate, per la difesa mediante mmi da fuoco, caratteristica questa che può

costituire un e lemento datante . Come si sa, a partire dalla seconda metà del

XVI sec. l’archibugio costituiva una delle principali risorse dell’armamento

domestico.11 Poiché la maggior parte delle aggressioni avveniva di notte,

ri sultava difficoltoso centrare le piccole aperture dalle quali i difensori

aprivano il fuoco.

La parte superiore della tOITe appare priva di qualsivoglia coronamento o

elemento valido per la difesa piombante, ma sembra improbabile la presenza

di questo tipo di apprestamenti difensivi, essendo presenti di sol ito su tipologie

più antiche. La scarpa, per quanto mi è stato possibile osservare, non presenta

aperture, la sua inclinazione su li ‘angolo nord-ovest è leggermente irregolare

facendo pensare a qualche tipo di rifacimento, l’ intera torre è costruita in

blocchi di tufo locale, una pietra più resistente (con tutta probabilità tufo

pipernoide) è usata per il toro, le feritoie e gli angoli del basamento, cioè i punti

più sensibili in caso di attacco. Per quanto riguarda l’ intemo, non avendo

potuto visitarlo, mi limito a riferire quanto mi è stato detto da coloro che vi

abitano: al piano terra vi è un pozzo che attinge acqua da una cistema

sottostante e il primo piano è tutt’oggi costituito da un unico ambiente.

Al fianco occidentale è appoggiata una casa colonica, la cui tipologia

corrisponde a quella descritta dalle fonti per il XVI-XVII sec., che occlude

alla vista l’ ingresso alla tone, della quale potrebbe essere coeva (in questo

caso si potrebbe parlare di masseria con torre). A sostegno di questa ipotesi

si potrebbe cons iderare la posizione della casa, che in nessun modo ostacola

la fun zione difensiva della torre. Quest’ultima infatti è orientata in modo da

sorvegliare il tratto di strada che scendendo dalla sella porta verso il Piano, è

ipotizzabile che il tracciato viario non abbia subito modifiche significative

nel corso dei secoli.

L’approdo dello Scaricatoio, al quale si accede tramite una piccola

mulattiera in uso fino a pochi anni fa, è vigilato dalla torre vicereale

sull ‘ iso lotto lungo dei Galli . Può essere utile leggere quanto riferisce il

Maldacea in riferimento ali ‘ incurs ione del 1558: «La mattina intanto dè

tredici g iugno, prima dell’alba l’armata disbarcò molta gente in Massa e sotto

Ceremenna nel golfo di Salerno, le galee turche c insero tutta la costiera e

vennero al Capo di Sorrento» .14 Questo giustificherebbe la presenza della

nostra torre in una zona dove l’insediamento sparso, non vi sono infatti casali

nelle vicinanze, poteva rendere necessario un rifugio in caso d ‘incursione.

 

”Sull ‘argomento vedi Russo, La difesa cit., pp. 56-67 e 158- 167.

” G · MALDACEA , Storia di Sorrento, vol. Il , Napoli 1844, rist. an. Bologna 1981, pp. 19-22.

La torre di Maiano

Maiano è un piccolo casale nel territorio de Il ‘ attuale comune di

Sant’Agnello, il toponimo originerebbe dal nome del proprietario di una villa

rustica di epoca romana.15 Nei suoi pressi scmTe il torrente Forma, la cui

sorgente si trova poco distante , che alimentava uno degli antic hi acquedotti

che incrociata la via Minervia proseguiva verso le cisterne di Son ento.16 Il

suo limite meridionale è definito da una tone che si erge appena fuori lo

Il complesso edilizio che ingloba la torre in Via degli armieri (f.d.A.).

sbocco di un ‘antica strada, Via degli armieri , che passando per il casale S.

Vito costeggia il versante collinare. Indubbiamente il tracciato viario

costituisce la chiave che spiega la necessità della fortificazione, esso connette

la strada collinare, che collega i casali sulle alture della planities, con quella

 

15 G. ACAMPORA, Strade e luoghi della Penisola Sorrentina, Cast. di Stabia 200 l , p. 39.

“‘ lbid., p . 29

 

della pianura. Non a caso durante la rivolta del 1647 e il conseguente assedio

di Sonento fu in questa torre che il capopopolo Giovanni Grillo posizionò il

suo quartier generale.17

Oggi la costruzione, pur mantenendo sostanzialmente una buona

leggibilità, appare uniformemente restaurata, cosa che non permette di

evidenziare le diverse fasi d’utilizzo. Sul fianco settentrionale gli si appoggia

un caseggiato, caratterizzato da un piccolo ponte in conci di tufo che lo

collega ad una proprietà agricola dali ‘ altro lato della strada; risulta difficile

dire se sia o meno contemporaneo alla torre, tuttavia la sua posizione si

configura molto meno coerente alla struttura di fensiva, in confronto alla

situazione riscontrata in Via Cermenna.

 

17 M. FASULO, La Penisola Sorrentina, Napoli 1906, p. 138.

 

La torre, di dimensioni notevolmente maggiori , pur presentando la stessa

struttura tipologica è più alta, con un doppio rodandone e un tetto a spiovente

che, verosimilmente, può essere un’aggiunta posteriore. In particolare il

basamento scarpata è ragguardevole ma non si ravvisa alcuna feritoia per armi

da fuoco né alcuna struttura adatta alla difesa piombante, la fortificazione appare

collegata al muro di contenimento che segue la strada, non è da escludere che

anche in antico fosse cosl. il resoconto dei fatti del 1647 riporta episodi in cui

tali tenazzamenti furono sfruttati dai rivoltosi per colpire il nemico.18

Per questa torre è stato ipotizzato l’inserimento nell’ambito di un piano di

difesa territoriale della città di Sonento,19 tuttavia riteniamo anche in questo

caso di trovarci di fronte ad una torre masseria di XVI sec. Torri di questo

tipo sono presenti nel terz iere di Meta, poste in punti sensibi li del tracciato

viario (collegamenti col valico di Alberi, punti d’accesso alle strade che

portavano alla marina) e utilizzate evidentemente come rifugio della

popolazione in caso di pericoli.20

3. La torre di Villa Enrichetta

Villa Enrichetta è una residenza baronale costtuita nella prima metà del

XVll sec. all ‘ intemo del casale Legittimo. Questo piccolo agglomerato di case,

poco distante dal casale Martora, si stende lungo un’ unica strada (Via

Legittimo) delimitata a sud dalla cappella dedicata a S. Andrea e a nord dal la

villa.21 La facciata di quest’ultima presenta due piani su una zona basamentale

scandita da aperture sottolineate da fasce di pietra lav ica, a queste

cOITispondono, nella zona superiore, le finestre contornate da una fascia

modanata, il cui ritmo è intenotto da un balcone sorretto da mensole di pietra

scolpita. Il terzo ordine, bucato da piccole aperture centinate, è concluso da una

cornice, ad archetti pensili, di definizione dell ‘edificio che richiama la base del

coronamento della ton·e. Un portale voltato costituisce l’accesso all’androne,

coperto da una volta a padiglione al centro della quale è affrescato uno stemma

 

.. lbid. , p. 139.

•• Cf. A. SAVARESE- G. AMODIO, Planities. l casali di Piano di Sorrento, Castellammare di

Stabia 1998, p. 29, in cui è ipotizzata la connessione della torre ad un presidio con fu nzione di

controllo della strada collinare voluta dagli aragonesi che collegava fra loro i casali sovra stanti

la Planities.

‘ 0 Sulle toll’i del terzicre di Meta vedi M. Russo, Meta, muri e volte, Meta 2005.

” SA VARESE- AMODIO, P/anities ci t., p. 77.

gentilizio, superato il quale si accede a una corte aperta attraversata da un viale

circondato da piante da fìutto. Questi elementi rimandano ad esempi di ville

napoletane più tarde, suggerendo rifacimenti settecenteschi. 22

Sul fianco meridi onale si alza una torre a base quadrangolare; divisa in tre

livelli segnati da rodandone, gli ultim i due presentano finestre definite da

archi in tufo pipernoide. Accanto a quelle dell’ ultimo piano, su tutti i lati, si

aprono piccole feri toie, anch’esse in tufo pipernoide, destinate al fuoco di

fucileria. La forma allungata e il fatto che si trovino a una notevole altezza

sembrerebbero datarle al XVIII sec. dato che appaiono progettate per 1 ‘uso di

moschetti. Il coronamento aggettante della toue sostiene la terrazza, sulla

quale è presente una piccola garitta, elemento non raro nelle torri-masse1ia,

in questo caso poteva avere funzioni di sorveglianza data la notevole altezza

dell’edificio, oltre ad un impiego attivo nella difesa. Essa infatti è accoppiata

ai rialzi a vela del parapetto, maggiorati nelle sezioni angolari, che fornivano

riparo ai difensori in caso di tiri d’infilata in questi punti critici.23

Anche se di qualche decennio più tarda delle precedenti, questa toue

presenta caratteristiche funzionali similari, è possibile che anch’essa avesse

il compito di salvaguard ia della popolazione, ergendosi a difesa di un casale

in caso di incursione corsara. Tuttavia s’inserisce in una tipologia concettuale

ben di versa, data la sua committenza atistocratica. Anche se è probabile che

la villa abbia subito modifiche formali nel corso dei secoli, è verosimile che

nascesse accoppiata alla torre. Per le famiglie nobili era normale disporre di

dimore fortificate e la particolare cura riservata al coronamento della torre

indica che esisteva la coscienza della possibilità di un suo impiego tenendo

presente che la pirateria barbaresca rimase attiva fino al XIX sec.

 

4 . La torre sulla Statale 163

Percorrendo la Statalel63, poco a monte del bivio che porta alla chiesa

della SS. T1inità, sorge, ben visibile dalla strada, una torre, con tutta

probabilità la più antica fra quelle presenti nel territorio del comune di Piano

di Sonento.

Anch’essa è ancora in uso come abitazione rurale e la continuità

d ‘impiego ha naturalmente lasciato le sue tracce, ma la leggibilità dell ‘aspetto

 

12 lbid., p. 77.

2J Russo, La dife:m cit., p. 170.

originario del manufatto è ancora possibile. Gl i elementi architettonici più

recenti sono infatti facilmente riconoscibili; un corpo di fabbrica di altezza

inferiore si appoggia sul lato meridionale dell’edificio originario. Sul lato

occidentale, al di sotto della cornice di marcapiano è stata aperta una finestra

che in antico verosimilmente non esisteva, il portale è stato in parte murato

ricavandone un vano d’ingresso di gran lunga più piccolo dell’originale e una

terza finestra. La parte sommitale della torre appare pesantemente

manomessa, questo nega la possibilità di sapere se fosse dotata di merlatura o

di qualche forma di difesa piombante, comunque sembra improbabile che

potesse essere molto più alta o possedere un altro piano.

L’interno è costituito da un ambiente voltato al piano terra in cui è ancora

leggibile un ‘apertura per l’accesso al primo piano mediante una scala mobile,

inoltre vi è un pozzo che attinge l’acqua da una cistema sottostante.

Subito al di sopra della cornice di marcapiano, su tre lati sono presenti tre

finestre di cu i una, sul lato settentrionale, è stata murata probabilmente a

causa di una lesione del la cornice (che si appoggia all’elemento marcapiano)

che ne rese necessaria la chiusura. Essa conserva una fine decorazione sia nel

bordo interno che in quello esterno. La sua posizione, al centro della parete,

è comune a quella che si apre sulla parete occidentale, il che fa pensare che

quest’ultima, pur mancando della cornice, si trovi nella sua posizione

originaria. La parete orientale presenta due finestre di cui una si trova alla

stessa altezza delle precedenti ma non ne rispetta la posizione né la fo rma,

pertanto risulta difficile stabilire se esistesse in antico. La seconda finestra è

verosimilmente recente trovandosi molto più in basso. Infine una stretta

apertura è presente sulla parete settentrionale al di sotto del marcapiano ma

risulta difficile stabilirne l’età.

L’elemento marcapiano, come la cornice superstite e il pm1ale, è in pipemo

ed è decorato con un motivo ad ovuli finemente intagliato, identico a quello del

portale.24 Quest’ultimo elemento architettonico permette una datazione

approssimativa dell’edificio, presenta infatti un arco ribassato di tipo catalano

diffusosi in zona a partire dalla seconda metà del XV sec. Al centro, sulla

chiave di volta, è presente uno scudo araldico di cui purtroppo non si conserva

l ‘arme. È possibile che la scomparsa della sua decorazione sia opera degli

agenti atmosferici, ma visti i particolari segni sulla pietra non è da scartare

l’ipotesi che l’insegna sia stata invece cancellata dalla mano dell’uomo.

La particolare raffinatezza della decorazione e la presenza dello scudo

permettono di ipotizzare una natura residenziale dell’edificio appat1enente

evidentemente a qualche famiglia nobile di Sorrento; solo nel centro storico

cittadino, infatti, è possibile osservare portali con caratteristiche similari.

Abitazioni dotate di torri erano presenti nel XV sec. nelle campagne della

Penisola sorrentina, come attestato da alcuni documenti presenti nel cartolario

del notaio sorrentino Giovanni Raparo?5 L’ ipotesi più probabile è che la torre

 

” Per AMODIO – SAVARESE, l casali cit., l’elemento marcapiano ha una funzione difensiva

e lo definiscono “rodandone” (p. 28), ma questo accorgimento difensivo, solitamente presente

nelle torri a partire dal XVI sec., è accoppiato alla scarpa (elemento assente nella torre in

questione) dato che la sua funzione era quella di deviare le schegge dei colpi d’anna da fuoco

che, infrangendosi sulla parete scarpata, potevano rimbalzare verso l’alto ferendo i difensori.

Sull’argomento vedi anche Russo, La difesa cit., p. 160.

2′ Cartulari Notarili Campani del XV secolo. Sorrento, Giovanni Raparo, a c . di S.

BERNATO, Napoli 2007, p. 18: il 27 febbraio 1433 Francesco Mastrogiudice e la moglie

Francesca Vulcano Assie, cedono a Gurello Mastrogiudice una terra presso Carignano (nella

zona di Massa Lubrense) su cui sorgono una tone e vari edifici racchiusi da una corte. Jbid. ,

p. 42: il 26 marzo Benedetto de Martino stipula un contratto ad laborandum per una tena, di

proprietà di Renzo Acciapaccia, in local ità Meta, sulla quale sorge una torre. In entrambi i casi

i proprietari appartengono all’aristocrazia sotTentina.

questione sia quanto resta di una di queste residenze, organizzate come

proprietà agricole, dotate cioè di edifici con varie funzioni connesse al lavoro

dei campi. È probabile che le torri non avessero funzioni difensive ma piuttosto

costituissero una residenza adatta al rango del signore nel caso egli volesse

risiedere nella sua proprietà . La base economica agricola dell ‘aristocrazia

sorrentina del resto è stata dimostrata in più di un’occasione.26

Nei dintorni della torre non rimane altro che una casa colonica, che riprende

l’uso del marcapiano, anche se privo di decorazione. Risulta difficile stabilire

se sia contemporanea ad essa, il costante uso agricolo del territorio circostante

ha sicuramente influito sulla scomparsa di tracce di eventuali altre stmtture.

Altre funzioni del manufatto in questione sono state ipotizzate

considerando anche la notevole vicinanza delle sorgenti di S. Massimo, che

alimentavano sin dall’epoca romana l’acquedotto di Sorrento. In effetti in

Puglia esistono torri a guardia di alcune sorgenti nate dopo l ‘ assedio di

Otranto del 1480, durante il quale i turchi avvelenarono tutte quelle nel

raggio di cinque miglia dalla città. Ma una funzionalità puramente difensiva

è poco probabile, data la presenza del grande portale a piano terra, fra l’altro

nessuna documentazione ci informa che qualche famiglia sorrentina avesse

un qualsivoglia tipo di controllo sulle sorgenti in questione.

 

26 Si veda M. CASTELLANO , Sorrenlo: città e con/ado, in Cillà e con/ado nel Mezzogiorno

Ira medioevo ed eJà moderna , a c. di G. YITOLO, Salerno 2003.

s. La torre presso il ponte di Trarivi

n confine amministrativo fra gli odierni comuni di Meta e Piano di

Sorrento è segnato dal vallone di Lavinola. Anticamente esso non costituiva,

dal punto di vista strategico, un ostacolo insormontabile, ma rappresentava

comunque una barriera sufficiente per un controllo amministrativo. Il suo

punto di attraversamento principale è il ponte Maggiore, che sorge lu ngo

J ‘antica via Minervia, asse principale di penetrazione della Piana sorrentina,

oggi come nel passato. Esiste un altro punto per superare il vallone ed è a

qualche chilometro verso sud presso la zona chiamata Tra rivi. li toponimo

deriva dalla convergenza di tre corsi d’acqua che, incidendo il banco tufaceo,

si uniscono nel rivo che scorre fino al mare; due piccoli ponti assicuravano

l’attraversamento, i cui resti sono visi bi li ancora oggi, pur essendo

seminascosti dalla vegetazione. Un luogo dunque di importanza notevole per

il controllo degli accessi più meridionali del fianco orientale della Penisola

Ipotesi ricostruttiva del possibi le tracciato viario antico sulla base dell ‘orientamento delle

bocche da fuoco della torre di Trari vi (d .ci.A .).

sorrentina, facilmente raggiungibile anche attraverso il val ico presso Arola.

In posizione sopre levata rispetto al vallone, presso l ‘attuale tracciato della

strada Meta-Amalfi, circondata da edifici rurali, sorge una torre ascrivibile al

pieno XVI sec. La strada moderna passa molto vicino ad essa ma è poss ibile

che anche anticamente esistesse una via che fosse controll ata da questa

posizione. In effetti il tracciato viario precedente a quello odierno, segnalato

nelle mappe topografiche del XIX sec., corre più a monte di quello attua le ma

segnala i ponti nel vallone come ancora in uso; gli interventi di

consolida mento del costone necessari all ‘ edificazione dell ‘attuale strada

statale hanno sconvolto la natura dei luoghi rendendo difficile la

ricostruzione della morfologia antica, tuttavia l’orientamento delle batterie

della torre descrive un campo di fuoco ben preciso la cui analisi, nel contesto

ambientale superstite, può contribuire alla ricostruzione dei luoghi.

La ricostruzione presentata è puramente ipotetica, la strada di XVI sec.,

infatti , poteva passare anche più a valle , ad esempio più vicina al ponte, la

torre infatti è posizionata su un piccolo rilievo che garantisce un campo di

tiro piuttosto ampio. La presenza di batterie per piccoli pezzi d’artiglieria

rende evidente che si trattava di una struttura voluta dalla pubblica autorità ,

con tutta probabilità la sua funzione era quella di sorvegliare l’accesso alla

zona collinare del Piano per esercitare un controllo di tipo doganale. A

confortare quest’ ipotesi , rispetto ad una puramente difensiva, sta il fatto che

la torre è ubicata davanti al vallone, dunque non sfrutta quest’ostacolo

frontale come sarebbe da aspettarsi in una fortificazione posta a difesa di una

frontiera.

La torre, di dimensioni tutto sommato modeste, inferiori ad esempio a

quelle costiere, presenta una struttura su tre ordini tipicamente

cinq uecentesca. Una zona basamentale a scarpa in conci di calcare rinforzata

nei setti angolari con elementi in pipemo presenta sul lato settentrionale e

orientale due batterie, anch’esse in pipemo, per pezzi d’ar tiglieria di piccolo

cal ibro seguenti un ‘angolazione del brandeggio ben precisa. La scarpa

termina con un rodandone semicircolare (toro) in piperno, al di sotto del

quale si aprono delle caditoie accoppiate, sul lato orientale, su quello

occidentale e, probabilmente, su quello settentrionale.27 La struttura

superiore, cubica, è edificata in tufo locale e presenta l’ingresso sul lato

meridionale, al quale si accedeva tramite una scala mobile, di cui si notano

ancora gli incastri. Esso è sormontato da una caditoia posizionata sotto il

secondo rodandone28 e fiancheggiato da due feritoie per fucileria. Singole

fetitoie similari si aprono sul fianco occidentale e su quello orientale

anch’esse al di sopra del rodandone, infine un’ampia finestra per

l ‘osservazione è presente sul fi anco settentrionale. La terrazza, delimitata da

rodandone, appare circondata da un basso parapetto che forse poteva essere

la base di una vera e propria merlatura della quale purtroppo non rimane

traccia. L’assenza della scarpatura continua esclude che ulteriori pezzi

d’artiglieria potessero essere posizionati sulla sommità della torre.29 Tre

ulteriori aperture, fortemente strombate verso l’interno, sono presenti nella

 

” La zona sollostante al toro in questo punto è molto rov inata, la presenza di due aperture

accoppiate potrebbe essere indizio della presenza di altrettante caditoie. Esse potevano essere

usate anche per l ‘impiego eli archibugi o moschetti come le troniere delle coeve torri costiere.

‘” Nonostante la cattiva conservazione della parte sommitale della Ione la leggibilità

dell’elemento difensivo è ancora buona, anche in questo caso è ipotizzabile il brandeggio eli

arm i da fuoco per la protezione dall’alto dell’ ingresso.

~· La scarpatura continua garantiva la res istenza statica necessaria all’uso di artiglierie sulla

terrazza delle torri. Sull’argomento vedi F. Russo, Le torri anticorsare vicerea/i con

particolare riferimento a quelle della costa campana, Piedimonte Matese 200 l, p. 91 ss.

 

scarpa, nei lati orientale, settentrionale e occidentale, necessarie ali ‘evacuazione

dei fumi di cordite dai locali in caso di uso dei cannoni . Su

quest’ultimo lato, in tempi recenti , è stato ricavato un ingresso che permette

l ‘acce.sso .alla torre dal piano terra, che attualmente è usato come pollaio. Una

scala m ptetra, a.pp~tenente alla struttura originaria, porta al piano superiore,

con:pletamente tn d1suso perché pericolante. La presenza di vasche in pietra

al p1ano terra e la chiusura delle batterie consentono di ipotizzare almeno una

seconda fase d’utilizzo della torre come locale di servizio delle abitazioni

rural~ che la .circondano. Considerato che ancora oggi la torre mantiene tale

funz10~e, nsulta difficile stabilire l ‘ inizio di’ questa nuova fase,

probab!lrnente ascrivibile al pieno XIX sec.

La visuale dalla terrazza copre un amplissimo spettro visivo spaziando dai

valichi di Alberi ed Arola al mare, in particolare è possibile l’osservazione

diretta del ponte Maggiore, dove probabilmente era presente una

fortificazione di maggiori dimensioni, posta dietro al ponte, che sorvegliava

l’accesso principale alla p/anitie_s.. Qui nel l 50 l e nel1647 furono respinti, da

parte di forze local i, contingenti armati che cercavano di penetrare nella

Piana.

È possibile che la zona di Trarivi non richiedesse la presenza di strutture

difensive importanti, verosimilmente perché non immetteva direttamente

nella pianura, presentando quindi un tracciato stradale poco adatto a

formazioni armate numerose. La sua notevole dotazione d’armamento,

aLmeno in linea teorica, è testimonianza che un certo pericolo poteva essere

rappresentato da formazioni di banditi, non dotati di atmamenti ossidionali,

che forse infestavano i valichi meridionali della Penisola.

Ricordo con piacere quando con le signore dell'UNITRE  di Piano (università delle tre età), nelle prime edizioni de I TUOI PASSI SULLE ORME DELLA STORIA, visitammo la torre in foto, vi abita,in essa, un noto chef di hotel, che ci accolse calorosamente, in qualche altra invece, ci fu negato l'accesso e dovemmo accontentarci di vederle dall'esterno.

Nel Centro Culturale di Via delle Rose se ne parlerà sabato 9 alle 18.30.

Riportiamo da LA TERRA DELLE SIRENE diretta da Enzo Puglia, al numero 27, l'articolo proprio del dott Riccardo Iaccarino relativo alle torri del Piano.

 

 

 

 

 

LE TORRI INTERNE DELLA PLANITIES SORRENTINA  di Riccardo laccarino

La notte dell 3 giugno 1558, una flotta di 120 galee apparve di fronte alla

costa meridionale della Penisola sorrentina, pur essendo una nottata serena e

illuminata dalla luna nessun allarme risuonò per destare gli ignari abitanti. n

primo sbarco, alia marina del Cantone, pose a terra un forte contigente di

incursori che si avviarono, risalendo il canalone alle spalle della spiaggia,

verso i casali che punteggiano le colline. Contemporaneamente alcune

squadre della flotta si dirigevano verso le matine di Massa e di Sorrento

attaccando e saccheggiando entrambe le cittadine.' I barbareschi incontrarono

quasi dovunque scarsissima resistenza e dopo circa 24 ore poterono dileguarsi

indisturbati recando con sé un ingentissimo bottino in prede umane.2

Una limitatissima porzione degli abitanti dei casali riuscì nonostante tutto

 

' L' impressionante e fficacia dell ' incursione fu frutto di una serie di c ircostanze fra le quali

vanno ricordate: la criminale sottovalutazione del pericolo, abbondantemente preannunciato,

da parte del ceto dirigente sorrentino; la presenza di rinnegati fra le file barbaresche grazie ai

quali fu possibile infiltrarsi rapidamente in un tenitorio di non facile pcrcorribilità come quello

delle alture di Massa Lubrense e superare l'ostacolo della cinta muraria smTentina.

Sull'argomento cf. F. Russo, La guerra di corsa , Roma 1995, p. 107 s. Secondo A. BERRINO,

l Correa/e, patrizi sorrentini, Napoli 2000, p. 19, l'episodio del servo rinnegato che avrebbe

aperto le porte della c ittà fu una diceria diffusa ad arte dagli abitanti di Marina Grande per

vendicarsi dei CmTeale. Costoro, avendo avuto in gestione l'approdo di Capo Cervo (Marina

Piccola) nel 1470, vi avevano dirottato buona parte del traffico commerc iale dotandolo di

moli , magazzini , pozzi e di una strada di collegamento, causando così non poche perdite

economiche al tradiz ionale scalo della città.

' TI bilancio delle vittime è verosimilmente ipotizzabile in 4000 anime, delle quali molte

perirono durante la permanenza nelle stive delle galee turche (durata ben due mesi), la maggior

parte fu venduta al mercato degli schiavi di Costantinopoli c solo 130-140 persone poterono

essere riscattate e far ri torno in patria (Russo, La guerra cit. , p. 136).

ad opporsi agli assalitori, sfuggendo al crudele destino dei più. Non si trattò

di miracolati che beneficiarono di una particolare attenzione celeste, ma di

coloro che poterono disporre di residenze con strutture difensive tali da

offrire un tifugio sufficiente. In effetti l 'evento che colpì Son ento non era una

novità; nei vent'anni precedenti molte località del golfo partenopeo erano

state vittime di attacchi e a partire dal 1528 nell'Università di Massa fra gli

abitanti di ogni casale ne veniva scelto uno, destinatus contra turchos ,3 che si

occupava della vigil anza e verosimilmente di coordinare l 'evacuazione degli

abitanti. Alcuni di questi piccoli agglomerati di case avevano nei loro pressi

una o più torri , edificate da famiglie iv i residenti, nel corso dell 'attacco

queste fortificazioni funzionarono egregiamente. Le cronache dell 'epoca

ri cordano in particolare quella di Giovanni Andrea Romano, in un casale

vicino Sorrento, che offrì riparo ad alcuni fuggitivi della città.4 Altro caso fu

quello della torre abitata da Nicolò di Tuno. Essa fu raggiunta dai turchi ma

bastarono pochi colpi d'archibugio per far arretrare gli incursori che non

avevano alcun interesse a potTe l'assedio a strutture di tale tipo.5 La presenza

di questa e altre torri garantì la salvezza a c irca 600 persone6 ed è logico

immaginare che dopo il tragico evento ne sorsero molte altre in tutto il

territorio della Penisola.

I fatti di Sonento ebbero una notevole risonanza nel viceregno, anche per

la vicinanza della cittadina all a capitale. La reazione del governo non si fece

attendere e si articolò su piani differenti: si mientò infatti da un lato su una

risposta di tipo militare gestita a Livello statale, e da un lato sull 'ampli amento

delle possibilità di autodifesa della popolazione civile. Il s istema del

torreggiamento costiero, principale risposta al problema, applica il concetto

 

 

' S. FERRARO, La distruzione di Sorrento ad opera dei turchi ne11558, «Rassegna del Centro

di cultura e storia amalfitana» 4 (dic. 1982), p. 2, vedi anche R. FLLANG!ERJ Dt CANDIDA, Storia

di Massa Lubrense, Napoli 1910, p. 166, il quale riferisce di due incursioni nel tenitorio

lubrense, negli anni l 533 e l 541, ad opera di musulmani al servizio del re di Francia.

' FERRARO, La distruzione cit., p. 17. L'episodio è ricordato molto sinteticamente nel

componimento poetico datato 1558, l/ gran/amento e pianto che fa il populo Surrentino e di

Massa per esser presi, saccheggiati e morti dalla armata turchesca, r ist. a c. di B.lEZZl, Massa

Lubrense 1977.

s FLLANG!ERJ D t CANDIDA, Storia c i t., p. 171, lo stesso autore riferisce a p. 179 della

costruzione, nel tenitorio di Massa, di molte tolTi private dopo I'Lncursionc, in numero tale da

caratterizzare l'aspetto del paesaggio. Circa le tolTi private oggi osservabili nel telTitorio

lubrense si veda anche G. ADINOLFI , E vvie 'e miez ', SotTento 2007.

• Russo, La guerra c it., p. 13 1.

 

difensivo detto a capisaldi (toni armate), cioè una difesa sostanzialmente

elastica, adatta a fronteggiare un pericolo incursivo di bassa intensità con

grande rispondenza in relazione agli uomini e ai mezzi impiegati.7 Pur

essendo una metodologia abbastanza efficace e mirante ad ottenere il

massimo risu ltato con un impiego di forze tutto sommato minimo, non si

trattava certo di una barriera impenetrabile.H

Già alla met~t del XVI secolo erano state portate avanti diverse iniziative

per la creazione di formazioni armate pararnilitari, affidate per lo più ai

nobili, che proteggessero le campagne dal diffuso banditismo,9 dunque in

nuce era già in vigore il concetto di delegare la difesa della proprietà e

de li 'incolurnità personale a privati , dove lo stato non riusciva a provvedere.

Le fortificazioni private naturalmente non vennero istituite in questo periodo,

ma la minaccia della pi_rateria ottomana ne elevò a sistema una particolare

tipologia. Le toni-masseria rappresentano un'estensione del concetto di

difesa delegata che coinvolgesse oltre agli aristocratici anche i contadini : il

proprietario di un terreno coltivato poteva chiedere l'autorizzazione al

governo per erigere una struttura fortificata per la difesa della propria

famiglia .

La struttura di norma non presentava caratteristiche architettoniche

particolarmente avanzate in campo militare e, a causa della tradizionalmente

scarsa fiducia del governo spagnolo nei confronti dei sudditi italiani, in

nessun caso poteva essere dotata di artiglieria. Secondo le modalità delle

incursioni corsare era da considerarsi a rischio la fascia tenitoriale fino a 12

miglia dalla costa,10 esso infatti era il limite fiscale per la tassazione

necessaria alla costruzione delle torri costiere, la presenze di queste ultime

garantiva, nel peggiore dei casi, almeno le segnalazioni necessarie ad

allarmare la popolazione, che poteva pertanto ripararsi nelle proprie

fortificazioni. Un sistema dunque di difesa integrata fra l'elemento militare e

quello civile, che raggiunse la maggiore diffusione in quei tenitori allungati

 

' F. Russo, Incursioni e apprestamenti difensivi della costiera amalfitana nel XVTJI sec.,

in La costa di Amaljì nel XVI/l secolo, Amalfi 1988, p. 807.

' Sulle tOlTi costiere esiste un'ampia letteratura, in questa sede ci limitiamo ad indicare

alcuni testi riferiti in particolare a quelle campane: F. Russo, La difesa costiera del regno di

Napoli, Roma 1989; L. SANTORO, Le torri costiere della Campania, in «Napoli nobilissima>>

6 (1967).

'' Russo, LC/ difesa cit., p. 130.

Il) lbid., p. 146

sul mare caratterizzati dalla scarsa profondità dell 'entroterra e già colpiti

dagli ottomani, come la regione pugliese e la Penisola sorrentina.11

Questo territorio di estensioni modeste e dalla variegata orografia

presenta, nonostante la storia tutto sommato pacifica, notevoli tracce del

fenomeno oltre ad alcune altre forme di fortificazioni extraurbane. Una delle

aree meno studiate in questo senso è quella che già i romani chiamavano

planities, cioè la zona pianeggiante che si stende ad oriente della città di

Sonento, dalla quale dipese amministrativamente fino al XIX sec. Nei secoli

del medioevo e dell'età moderna era popolata in massima parte da agricoltori

che lavoravano la tena, di proprietà de !l 'aristocrazia sonentina, concentrati

nei casali; la tipica forma insediativa a carattere sparso.

Nella zona collinare che circonda la piana sopravvivono, ancora immerse

nel loro contesto originario, alcune tOITi, testimoni silenziosi di un passato che

l'edilizia moderna ha soffocato altrove. L'analisi proposta permette di

ascriverle a tipologie diverse consentendo una panoramica sorprendentemente

varia, considerate le ridotte dimensioni del territorio esaminato.

l. La torre di Via Cermenna

Via Cermenna, inerpicandosi lungo la dorsale coll inare che fronteggia la

planities, culmina nella sella che interrompe brevemente la serie di alture che

costituiscono il fianco meridionale della Penisola sonentina, aprendosi fra il

monte Vicalvano e i Colli di Fontanelle. Essa è collegata all'unico approdo,

chiamato localmente "Scaricatoio", che collega il Piano col versante

amalfitano della costa.'2

Poco prima del tratto finale che porta allo scavalcamento, di fronte alla

cappella di S. Maria di Ce1ignano, risalente al XV sec., si trova una torremasseria,

tuttora in uso come abitazione rurale; il suo stato di conservazione

appare molto buono, l'unica aggiunta veramente recente sembra essere un

 

11 Data l'estensiva coltivazione del grano e la vastezza del territorio le toni-masseria

pugliesi sono ovviamente eli dimensioni assai maggiori di quelle sorrentine, presentando anche

soluzioni difensive molto più complesse. Sull'argomento vedi Russo, La difesa cil. , p. 149 ss,

e anche L. SANTORO, Case-torri nel Cinquecento nel vicereame di Napoli, in «Napoli

nobilissima» 29 ( 1990), p. 11 , e C. PAPPAGALLO, Torri e masserie fortificate a Molfetta,

Molfetta 1996.

" Proseguendo verso occidente la costa non presenta approdi che· consentano l 'accesso

all'entroterra, almeno fino al te rritorio dell ' attuale comune di Massa Lubrense

 

modesto magazzino per gli attrezzi s ul fianco orientale. Il manufatto presenta

formalmente tutte le caratteristiche di questo tipo di edifici del XVI sec.: un

basamento tronco piramidale, sormontato da un redandone semisferico (toro)

su cui è innestato un alzato parallepipedo quadrato , secondo una tipologia

s imile presente anche nel territorio di Massa Lubrense.

Sui tre lati osservabili si aprivano finestre di cui due (meridionale e

orientale) risultano murate. Esiste ancora quella settentrionale la cui

dimensione però è stata maggiorata, con l'aggiunta di una piccola mensola;

al di sotto di questa, sulla superficie scarpata, ne è stata aperta una seconda

anch'essa dotata di una mensola simile ad un piccolo balcone.

Ai fianchi delle antiche finestre sono presenti due feritoie, fortemente

strombate, per la difesa mediante mmi da fuoco, caratteristica questa che può

costituire un e lemento datante . Come si sa, a partire dalla seconda metà del

XVI sec. l'archibugio costituiva una delle principali risorse dell'armamento

domestico.11 Poiché la maggior parte delle aggressioni avveniva di notte,

ri sultava difficoltoso centrare le piccole aperture dalle quali i difensori

aprivano il fuoco.

La parte superiore della tOITe appare priva di qualsivoglia coronamento o

elemento valido per la difesa piombante, ma sembra improbabile la presenza

di questo tipo di apprestamenti difensivi, essendo presenti di sol ito su tipologie

più antiche. La scarpa, per quanto mi è stato possibile osservare, non presenta

aperture, la sua inclinazione su li 'angolo nord-ovest è leggermente irregolare

facendo pensare a qualche tipo di rifacimento, l' intera torre è costruita in

blocchi di tufo locale, una pietra più resistente (con tutta probabilità tufo

pipernoide) è usata per il toro, le feritoie e gli angoli del basamento, cioè i punti

più sensibili in caso di attacco. Per quanto riguarda l' intemo, non avendo

potuto visitarlo, mi limito a riferire quanto mi è stato detto da coloro che vi

abitano: al piano terra vi è un pozzo che attinge acqua da una cistema

sottostante e il primo piano è tutt'oggi costituito da un unico ambiente.

Al fianco occidentale è appoggiata una casa colonica, la cui tipologia

corrisponde a quella descritta dalle fonti per il XVI-XVII sec., che occlude

alla vista l' ingresso alla tone, della quale potrebbe essere coeva (in questo

caso si potrebbe parlare di masseria con torre). A sostegno di questa ipotesi

si potrebbe cons iderare la posizione della casa, che in nessun modo ostacola

la fun zione difensiva della torre. Quest'ultima infatti è orientata in modo da

sorvegliare il tratto di strada che scendendo dalla sella porta verso il Piano, è

ipotizzabile che il tracciato viario non abbia subito modifiche significative

nel corso dei secoli.

L'approdo dello Scaricatoio, al quale si accede tramite una piccola

mulattiera in uso fino a pochi anni fa, è vigilato dalla torre vicereale

sull ' iso lotto lungo dei Galli . Può essere utile leggere quanto riferisce il

Maldacea in riferimento ali ' incurs ione del 1558: «La mattina intanto dè

tredici g iugno, prima dell'alba l'armata disbarcò molta gente in Massa e sotto

Ceremenna nel golfo di Salerno, le galee turche c insero tutta la costiera e

vennero al Capo di Sorrento» .14 Questo giustificherebbe la presenza della

nostra torre in una zona dove l'insediamento sparso, non vi sono infatti casali

nelle vicinanze, poteva rendere necessario un rifugio in caso d 'incursione.

 

''Sull 'argomento vedi Russo, La difesa cit., pp. 56-67 e 158- 167.

" G · MALDACEA , Storia di Sorrento, vol. Il , Napoli 1844, rist. an. Bologna 1981, pp. 19-22.

La torre di Maiano

Maiano è un piccolo casale nel territorio de Il ' attuale comune di

Sant'Agnello, il toponimo originerebbe dal nome del proprietario di una villa

rustica di epoca romana.15 Nei suoi pressi scmTe il torrente Forma, la cui

sorgente si trova poco distante , che alimentava uno degli antic hi acquedotti

che incrociata la via Minervia proseguiva verso le cisterne di Son ento.16 Il

suo limite meridionale è definito da una tone che si erge appena fuori lo

Il complesso edilizio che ingloba la torre in Via degli armieri (f.d.A.).

sbocco di un 'antica strada, Via degli armieri , che passando per il casale S.

Vito costeggia il versante collinare. Indubbiamente il tracciato viario

costituisce la chiave che spiega la necessità della fortificazione, esso connette

la strada collinare, che collega i casali sulle alture della planities, con quella

 

15 G. ACAMPORA, Strade e luoghi della Penisola Sorrentina, Cast. di Stabia 200 l , p. 39.

"' lbid., p . 29

 

della pianura. Non a caso durante la rivolta del 1647 e il conseguente assedio

di Sonento fu in questa torre che il capopopolo Giovanni Grillo posizionò il

suo quartier generale.17

Oggi la costruzione, pur mantenendo sostanzialmente una buona

leggibilità, appare uniformemente restaurata, cosa che non permette di

evidenziare le diverse fasi d'utilizzo. Sul fianco settentrionale gli si appoggia

un caseggiato, caratterizzato da un piccolo ponte in conci di tufo che lo

collega ad una proprietà agricola dali ' altro lato della strada; risulta difficile

dire se sia o meno contemporaneo alla torre, tuttavia la sua posizione si

configura molto meno coerente alla struttura di fensiva, in confronto alla

situazione riscontrata in Via Cermenna.

 

17 M. FASULO, La Penisola Sorrentina, Napoli 1906, p. 138.

 

La torre, di dimensioni notevolmente maggiori , pur presentando la stessa

struttura tipologica è più alta, con un doppio rodandone e un tetto a spiovente

che, verosimilmente, può essere un'aggiunta posteriore. In particolare il

basamento scarpata è ragguardevole ma non si ravvisa alcuna feritoia per armi

da fuoco né alcuna struttura adatta alla difesa piombante, la fortificazione appare

collegata al muro di contenimento che segue la strada, non è da escludere che

anche in antico fosse cosl. il resoconto dei fatti del 1647 riporta episodi in cui

tali tenazzamenti furono sfruttati dai rivoltosi per colpire il nemico.18

Per questa torre è stato ipotizzato l'inserimento nell'ambito di un piano di

difesa territoriale della città di Sonento,19 tuttavia riteniamo anche in questo

caso di trovarci di fronte ad una torre masseria di XVI sec. Torri di questo

tipo sono presenti nel terz iere di Meta, poste in punti sensibi li del tracciato

viario (collegamenti col valico di Alberi, punti d'accesso alle strade che

portavano alla marina) e utilizzate evidentemente come rifugio della

popolazione in caso di pericoli.20

3. La torre di Villa Enrichetta

Villa Enrichetta è una residenza baronale costtuita nella prima metà del

XVll sec. all ' intemo del casale Legittimo. Questo piccolo agglomerato di case,

poco distante dal casale Martora, si stende lungo un' unica strada (Via

Legittimo) delimitata a sud dalla cappella dedicata a S. Andrea e a nord dal la

villa.21 La facciata di quest'ultima presenta due piani su una zona basamentale

scandita da aperture sottolineate da fasce di pietra lav ica, a queste

cOITispondono, nella zona superiore, le finestre contornate da una fascia

modanata, il cui ritmo è intenotto da un balcone sorretto da mensole di pietra

scolpita. Il terzo ordine, bucato da piccole aperture centinate, è concluso da una

cornice, ad archetti pensili, di definizione dell 'edificio che richiama la base del

coronamento della ton·e. Un portale voltato costituisce l'accesso all'androne,

coperto da una volta a padiglione al centro della quale è affrescato uno stemma

 

.. lbid. , p. 139.

•• Cf. A. SAVARESE- G. AMODIO, Planities. l casali di Piano di Sorrento, Castellammare di

Stabia 1998, p. 29, in cui è ipotizzata la connessione della torre ad un presidio con fu nzione di

controllo della strada collinare voluta dagli aragonesi che collegava fra loro i casali sovra stanti

la Planities.

' 0 Sulle toll'i del terzicre di Meta vedi M. Russo, Meta, muri e volte, Meta 2005.

" SA VARESE- AMODIO, P/anities ci t., p. 77.

gentilizio, superato il quale si accede a una corte aperta attraversata da un viale

circondato da piante da fìutto. Questi elementi rimandano ad esempi di ville

napoletane più tarde, suggerendo rifacimenti settecenteschi. 22

Sul fianco meridi onale si alza una torre a base quadrangolare; divisa in tre

livelli segnati da rodandone, gli ultim i due presentano finestre definite da

archi in tufo pipernoide. Accanto a quelle dell' ultimo piano, su tutti i lati, si

aprono piccole feri toie, anch'esse in tufo pipernoide, destinate al fuoco di

fucileria. La forma allungata e il fatto che si trovino a una notevole altezza

sembrerebbero datarle al XVIII sec. dato che appaiono progettate per 1 'uso di

moschetti. Il coronamento aggettante della toue sostiene la terrazza, sulla

quale è presente una piccola garitta, elemento non raro nelle torri-masse1ia,

in questo caso poteva avere funzioni di sorveglianza data la notevole altezza

dell'edificio, oltre ad un impiego attivo nella difesa. Essa infatti è accoppiata

ai rialzi a vela del parapetto, maggiorati nelle sezioni angolari, che fornivano

riparo ai difensori in caso di tiri d'infilata in questi punti critici.23

Anche se di qualche decennio più tarda delle precedenti, questa toue

presenta caratteristiche funzionali similari, è possibile che anch'essa avesse

il compito di salvaguard ia della popolazione, ergendosi a difesa di un casale

in caso di incursione corsara. Tuttavia s'inserisce in una tipologia concettuale

ben di versa, data la sua committenza atistocratica. Anche se è probabile che

la villa abbia subito modifiche formali nel corso dei secoli, è verosimile che

nascesse accoppiata alla torre. Per le famiglie nobili era normale disporre di

dimore fortificate e la particolare cura riservata al coronamento della torre

indica che esisteva la coscienza della possibilità di un suo impiego tenendo

presente che la pirateria barbaresca rimase attiva fino al XIX sec.

 

4 . La torre sulla Statale 163

Percorrendo la Statalel63, poco a monte del bivio che porta alla chiesa

della SS. T1inità, sorge, ben visibile dalla strada, una torre, con tutta

probabilità la più antica fra quelle presenti nel territorio del comune di Piano

di Sonento.

Anch'essa è ancora in uso come abitazione rurale e la continuità

d 'impiego ha naturalmente lasciato le sue tracce, ma la leggibilità dell 'aspetto

 

12 lbid., p. 77.

2J Russo, La dife:m cit., p. 170.

originario del manufatto è ancora possibile. Gl i elementi architettonici più

recenti sono infatti facilmente riconoscibili; un corpo di fabbrica di altezza

inferiore si appoggia sul lato meridionale dell'edificio originario. Sul lato

occidentale, al di sotto della cornice di marcapiano è stata aperta una finestra

che in antico verosimilmente non esisteva, il portale è stato in parte murato

ricavandone un vano d'ingresso di gran lunga più piccolo dell'originale e una

terza finestra. La parte sommitale della torre appare pesantemente

manomessa, questo nega la possibilità di sapere se fosse dotata di merlatura o

di qualche forma di difesa piombante, comunque sembra improbabile che

potesse essere molto più alta o possedere un altro piano.

L'interno è costituito da un ambiente voltato al piano terra in cui è ancora

leggibile un 'apertura per l'accesso al primo piano mediante una scala mobile,

inoltre vi è un pozzo che attinge l'acqua da una cistema sottostante.

Subito al di sopra della cornice di marcapiano, su tre lati sono presenti tre

finestre di cu i una, sul lato settentrionale, è stata murata probabilmente a

causa di una lesione del la cornice (che si appoggia all'elemento marcapiano)

che ne rese necessaria la chiusura. Essa conserva una fine decorazione sia nel

bordo interno che in quello esterno. La sua posizione, al centro della parete,

è comune a quella che si apre sulla parete occidentale, il che fa pensare che

quest'ultima, pur mancando della cornice, si trovi nella sua posizione

originaria. La parete orientale presenta due finestre di cui una si trova alla

stessa altezza delle precedenti ma non ne rispetta la posizione né la fo rma,

pertanto risulta difficile stabilire se esistesse in antico. La seconda finestra è

verosimilmente recente trovandosi molto più in basso. Infine una stretta

apertura è presente sulla parete settentrionale al di sotto del marcapiano ma

risulta difficile stabilirne l'età.

L'elemento marcapiano, come la cornice superstite e il pm1ale, è in pipemo

ed è decorato con un motivo ad ovuli finemente intagliato, identico a quello del

portale.24 Quest'ultimo elemento architettonico permette una datazione

approssimativa dell'edificio, presenta infatti un arco ribassato di tipo catalano

diffusosi in zona a partire dalla seconda metà del XV sec. Al centro, sulla

chiave di volta, è presente uno scudo araldico di cui purtroppo non si conserva

l 'arme. È possibile che la scomparsa della sua decorazione sia opera degli

agenti atmosferici, ma visti i particolari segni sulla pietra non è da scartare

l'ipotesi che l'insegna sia stata invece cancellata dalla mano dell'uomo.

La particolare raffinatezza della decorazione e la presenza dello scudo

permettono di ipotizzare una natura residenziale dell'edificio appat1enente

evidentemente a qualche famiglia nobile di Sorrento; solo nel centro storico

cittadino, infatti, è possibile osservare portali con caratteristiche similari.

Abitazioni dotate di torri erano presenti nel XV sec. nelle campagne della

Penisola sorrentina, come attestato da alcuni documenti presenti nel cartolario

del notaio sorrentino Giovanni Raparo?5 L' ipotesi più probabile è che la torre

 

" Per AMODIO – SAVARESE, l casali cit., l'elemento marcapiano ha una funzione difensiva

e lo definiscono "rodandone" (p. 28), ma questo accorgimento difensivo, solitamente presente

nelle torri a partire dal XVI sec., è accoppiato alla scarpa (elemento assente nella torre in

questione) dato che la sua funzione era quella di deviare le schegge dei colpi d'anna da fuoco

che, infrangendosi sulla parete scarpata, potevano rimbalzare verso l'alto ferendo i difensori.

Sull'argomento vedi anche Russo, La difesa cit., p. 160.

2' Cartulari Notarili Campani del XV secolo. Sorrento, Giovanni Raparo, a c . di S.

BERNATO, Napoli 2007, p. 18: il 27 febbraio 1433 Francesco Mastrogiudice e la moglie

Francesca Vulcano Assie, cedono a Gurello Mastrogiudice una terra presso Carignano (nella

zona di Massa Lubrense) su cui sorgono una tone e vari edifici racchiusi da una corte. Jbid. ,

p. 42: il 26 marzo Benedetto de Martino stipula un contratto ad laborandum per una tena, di

proprietà di Renzo Acciapaccia, in local ità Meta, sulla quale sorge una torre. In entrambi i casi

i proprietari appartengono all'aristocrazia sotTentina.

questione sia quanto resta di una di queste residenze, organizzate come

proprietà agricole, dotate cioè di edifici con varie funzioni connesse al lavoro

dei campi. È probabile che le torri non avessero funzioni difensive ma piuttosto

costituissero una residenza adatta al rango del signore nel caso egli volesse

risiedere nella sua proprietà . La base economica agricola dell 'aristocrazia

sorrentina del resto è stata dimostrata in più di un'occasione.26

Nei dintorni della torre non rimane altro che una casa colonica, che riprende

l'uso del marcapiano, anche se privo di decorazione. Risulta difficile stabilire

se sia contemporanea ad essa, il costante uso agricolo del territorio circostante

ha sicuramente influito sulla scomparsa di tracce di eventuali altre stmtture.

Altre funzioni del manufatto in questione sono state ipotizzate

considerando anche la notevole vicinanza delle sorgenti di S. Massimo, che

alimentavano sin dall'epoca romana l'acquedotto di Sorrento. In effetti in

Puglia esistono torri a guardia di alcune sorgenti nate dopo l ' assedio di

Otranto del 1480, durante il quale i turchi avvelenarono tutte quelle nel

raggio di cinque miglia dalla città. Ma una funzionalità puramente difensiva

è poco probabile, data la presenza del grande portale a piano terra, fra l'altro

nessuna documentazione ci informa che qualche famiglia sorrentina avesse

un qualsivoglia tipo di controllo sulle sorgenti in questione.

 

26 Si veda M. CASTELLANO , Sorrenlo: città e con/ado, in Cillà e con/ado nel Mezzogiorno

Ira medioevo ed eJà moderna , a c. di G. YITOLO, Salerno 2003.

s. La torre presso il ponte di Trarivi

n confine amministrativo fra gli odierni comuni di Meta e Piano di

Sorrento è segnato dal vallone di Lavinola. Anticamente esso non costituiva,

dal punto di vista strategico, un ostacolo insormontabile, ma rappresentava

comunque una barriera sufficiente per un controllo amministrativo. Il suo

punto di attraversamento principale è il ponte Maggiore, che sorge lu ngo

J 'antica via Minervia, asse principale di penetrazione della Piana sorrentina,

oggi come nel passato. Esiste un altro punto per superare il vallone ed è a

qualche chilometro verso sud presso la zona chiamata Tra rivi. li toponimo

deriva dalla convergenza di tre corsi d'acqua che, incidendo il banco tufaceo,

si uniscono nel rivo che scorre fino al mare; due piccoli ponti assicuravano

l'attraversamento, i cui resti sono visi bi li ancora oggi, pur essendo

seminascosti dalla vegetazione. Un luogo dunque di importanza notevole per

il controllo degli accessi più meridionali del fianco orientale della Penisola

Ipotesi ricostruttiva del possibi le tracciato viario antico sulla base dell 'orientamento delle

bocche da fuoco della torre di Trari vi (d .ci.A .).

sorrentina, facilmente raggiungibile anche attraverso il val ico presso Arola.

In posizione sopre levata rispetto al vallone, presso l 'attuale tracciato della

strada Meta-Amalfi, circondata da edifici rurali, sorge una torre ascrivibile al

pieno XVI sec. La strada moderna passa molto vicino ad essa ma è poss ibile

che anche anticamente esistesse una via che fosse controll ata da questa

posizione. In effetti il tracciato viario precedente a quello odierno, segnalato

nelle mappe topografiche del XIX sec., corre più a monte di quello attua le ma

segnala i ponti nel vallone come ancora in uso; gli interventi di

consolida mento del costone necessari all ' edificazione dell 'attuale strada

statale hanno sconvolto la natura dei luoghi rendendo difficile la

ricostruzione della morfologia antica, tuttavia l'orientamento delle batterie

della torre descrive un campo di fuoco ben preciso la cui analisi, nel contesto

ambientale superstite, può contribuire alla ricostruzione dei luoghi.

La ricostruzione presentata è puramente ipotetica, la strada di XVI sec.,

infatti , poteva passare anche più a valle , ad esempio più vicina al ponte, la

torre infatti è posizionata su un piccolo rilievo che garantisce un campo di

tiro piuttosto ampio. La presenza di batterie per piccoli pezzi d'artiglieria

rende evidente che si trattava di una struttura voluta dalla pubblica autorità ,

con tutta probabilità la sua funzione era quella di sorvegliare l'accesso alla

zona collinare del Piano per esercitare un controllo di tipo doganale. A

confortare quest' ipotesi , rispetto ad una puramente difensiva, sta il fatto che

la torre è ubicata davanti al vallone, dunque non sfrutta quest'ostacolo

frontale come sarebbe da aspettarsi in una fortificazione posta a difesa di una

frontiera.

La torre, di dimensioni tutto sommato modeste, inferiori ad esempio a

quelle costiere, presenta una struttura su tre ordini tipicamente

cinq uecentesca. Una zona basamentale a scarpa in conci di calcare rinforzata

nei setti angolari con elementi in pipemo presenta sul lato settentrionale e

orientale due batterie, anch'esse in pipemo, per pezzi d'ar tiglieria di piccolo

cal ibro seguenti un 'angolazione del brandeggio ben precisa. La scarpa

termina con un rodandone semicircolare (toro) in piperno, al di sotto del

quale si aprono delle caditoie accoppiate, sul lato orientale, su quello

occidentale e, probabilmente, su quello settentrionale.27 La struttura

superiore, cubica, è edificata in tufo locale e presenta l'ingresso sul lato

meridionale, al quale si accedeva tramite una scala mobile, di cui si notano

ancora gli incastri. Esso è sormontato da una caditoia posizionata sotto il

secondo rodandone28 e fiancheggiato da due feritoie per fucileria. Singole

fetitoie similari si aprono sul fianco occidentale e su quello orientale

anch'esse al di sopra del rodandone, infine un'ampia finestra per

l 'osservazione è presente sul fi anco settentrionale. La terrazza, delimitata da

rodandone, appare circondata da un basso parapetto che forse poteva essere

la base di una vera e propria merlatura della quale purtroppo non rimane

traccia. L'assenza della scarpatura continua esclude che ulteriori pezzi

d'artiglieria potessero essere posizionati sulla sommità della torre.29 Tre

ulteriori aperture, fortemente strombate verso l'interno, sono presenti nella

 

" La zona sollostante al toro in questo punto è molto rov inata, la presenza di due aperture

accoppiate potrebbe essere indizio della presenza di altrettante caditoie. Esse potevano essere

usate anche per l 'impiego eli archibugi o moschetti come le troniere delle coeve torri costiere.

'" Nonostante la cattiva conservazione della parte sommitale della Ione la leggibilità

dell'elemento difensivo è ancora buona, anche in questo caso è ipotizzabile il brandeggio eli

arm i da fuoco per la protezione dall'alto dell' ingresso.

~· La scarpatura continua garantiva la res istenza statica necessaria all'uso di artiglierie sulla

terrazza delle torri. Sull'argomento vedi F. Russo, Le torri anticorsare vicerea/i con

particolare riferimento a quelle della costa campana, Piedimonte Matese 200 l, p. 91 ss.

 

scarpa, nei lati orientale, settentrionale e occidentale, necessarie ali 'evacuazione

dei fumi di cordite dai locali in caso di uso dei cannoni . Su

quest'ultimo lato, in tempi recenti , è stato ricavato un ingresso che permette

l 'acce.sso .alla torre dal piano terra, che attualmente è usato come pollaio. Una

scala m ptetra, a.pp~tenente alla struttura originaria, porta al piano superiore,

con:pletamente tn d1suso perché pericolante. La presenza di vasche in pietra

al p1ano terra e la chiusura delle batterie consentono di ipotizzare almeno una

seconda fase d'utilizzo della torre come locale di servizio delle abitazioni

rural~ che la .circondano. Considerato che ancora oggi la torre mantiene tale

funz10~e, nsulta difficile stabilire l ' inizio di' questa nuova fase,

probab!lrnente ascrivibile al pieno XIX sec.

La visuale dalla terrazza copre un amplissimo spettro visivo spaziando dai

valichi di Alberi ed Arola al mare, in particolare è possibile l'osservazione

diretta del ponte Maggiore, dove probabilmente era presente una

fortificazione di maggiori dimensioni, posta dietro al ponte, che sorvegliava

l'accesso principale alla p/anitie_s.. Qui nel l 50 l e nel1647 furono respinti, da

parte di forze local i, contingenti armati che cercavano di penetrare nella

Piana.

È possibile che la zona di Trarivi non richiedesse la presenza di strutture

difensive importanti, verosimilmente perché non immetteva direttamente

nella pianura, presentando quindi un tracciato stradale poco adatto a

formazioni armate numerose. La sua notevole dotazione d'armamento,

aLmeno in linea teorica, è testimonianza che un certo pericolo poteva essere

rappresentato da formazioni di banditi, non dotati di atmamenti ossidionali,

che forse infestavano i valichi meridionali della Penisola.