Pompei gratis: rischio caos. Domenica il test decisivo. Per arginare l’assalto cancelli sbarrati dalle 12 alle 14.30

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Domenica prossima tutti gratis a Pompei, ma non nella fascia oraria che va dalle 12 alle 14,30 in cui gli accessi al sito archeologico più grande del mondo saranno sospesi. A poco più di un mese dal caos del 3 maggio in cui, con la coincidenza del ponte della Festa dei lavoratori e dell’ingresso gratuito nei musei deciso dal Mibact per ogni prima domenica del mese, gli Scavi vennero presi d’assalto da 35mila persone, ecco la soluzione partorita per garantire la tutela del sito archeologico e della sicurezza dei turisti. In quella occasione il sovrintendente Massimo Osanna aveva invocato il contingentamento degli Scavi, con un numero di visitatori chiuso a 15mila, massimo 20mila ingressi e il ministro si era detto d’accordo a fissare un «numero massimo di presenze simultanee per garantire la tutela dei monumenti e la sicurezza pur salvaguardando le aperture gratuite che stanno riavvicinando moltissimi cittadini al proprio patrimonio culturale». Ma alla fine, per limitare l’afflusso di visitatori si è scelto di usare le fasce orarie: il numero chiuso non piaceva al ministro Franceschini – impossibile d’altronde immaginare un sistema di prenotazioni gratuito per Pompei: il servizio online è a pagamento e non c’è personale in grado di gestire call center o mail – e quindi si è preferito limitare gli accessi alle fasce orarie che vanno dalle 8,30 alle 12 e dalle 14,30 in poi. L’intervallo 12-14,30 in cui i cancelli resteranno chiusi dovrebbe servire a consentire il deflusso di visitatori e assicurare quindi quel numero ragionevole di presenze all’interno che non metta a repentaglio sicurezza e salvaguardia del sito. A Pompei, infatti, non esiste attualmente un sistema di monitoraggio dei flussi in uscita, i tornelli sono previsti dal Grande Progetto ma non sono stati ancora installati. Contemporaneamente, è stato potenziato il sistema di sorveglianza, chiudendo alcune domus e rinforzando la vigilanza su quelle aperte. Ministero e soprintendenza sono convinti che il sistema funzioni: le fasce orarie d’ingresso sono quelle in cui generalmente si concentra il maggior numero di turisti che mediamente non impiegano più di un paio d’ore per la visita. E fidano sul fatto che domenica prossima l’esercito di gitanti che il 3 maggio si riversò agli Scavi in cerca di un’area picnic probabilmente preferirà il mare. Ma c’è chi è già pronto a giurare su un’altra domenica di caos. «Il risultato sarà che invece di 35mila ne entreranno 28mila – commenta Vincenzo Beguzzi, guida turistica dal 1982 – molti dei quali per fare un picnic. Sarebbe stato meglio stabilire un biglietto di un euro e pagare una guida che spieghi al turista dove si trova e tuteli anche il sito». Scettico e sconsolato anche Ettore Cucari, presidente per Campania e Basilicata della Federazione italiana associazioni imprese viaggi e turismo: «È una decisione che ci viene calata dall’alto e comunicata all’ultimo momento come al solito. Non credo che così si risolva il problema, l’altra volta il sovraffollamento si è creato nelle prime ore del mattino. A noi crea solo problemi: i nostri clienti, che non vengono certo a vedere Pompei perché il biglietto è gratuito – erano almeno il 30% di quei 35mila della domenica-caos – si ritroveranno in un sito affollato o dovranno aspettare per entrare. Temo che si possa creare comunque una grande calca e non ne capisco lo spirito: Pompei non dovrebbe essere gratis, o almeno non la domenica; noi avevamo proposto di diversificare gli itinerari, creandone uno riservato agli ingressi gratuiti, anche perché nessuno può garantirci che qualcuno – penso a chi organizza la visita con tour operator stranieri, con pullman della parrocchia o del dopolavoro – non avesse già pagato il biglietto prima che partisse l’iniziativa. Per noi – continua Cucari – ancora una volta è forte la tentazione di rompere la trattativa, soprattutto dopo che anche l’aumento del prezzo del biglietto d’ingresso da 11 a 13 euro in occasione della mostra dei calchi ci è stato comunicato in ritardo creandoci non pochi problemi con i clienti. Speriamo che il tavolo comune promessoci da Osanna possa insediarsi al più presto». Contrari anche i sindacati. «Sarebbe stato meglio non limitare gli ingressi ma migliorare l’accoglienza – sostiene Antonio Pepe della Fim-Cisl Fp Scavi – se si aumentasse l’organico del personale di vigilanza si potrebbero gestire con sicurezza anche 35mila turisti». (Gaty Sepe – Il Mattino)

Domenica prossima tutti gratis a Pompei, ma non nella fascia oraria che va dalle 12 alle 14,30 in cui gli accessi al sito archeologico più grande del mondo saranno sospesi. A poco più di un mese dal caos del 3 maggio in cui, con la coincidenza del ponte della Festa dei lavoratori e dell’ingresso gratuito nei musei deciso dal Mibact per ogni prima domenica del mese, gli Scavi vennero presi d’assalto da 35mila persone, ecco la soluzione partorita per garantire la tutela del sito archeologico e della sicurezza dei turisti. In quella occasione il sovrintendente Massimo Osanna aveva invocato il contingentamento degli Scavi, con un numero di visitatori chiuso a 15mila, massimo 20mila ingressi e il ministro si era detto d’accordo a fissare un «numero massimo di presenze simultanee per garantire la tutela dei monumenti e la sicurezza pur salvaguardando le aperture gratuite che stanno riavvicinando moltissimi cittadini al proprio patrimonio culturale». Ma alla fine, per limitare l’afflusso di visitatori si è scelto di usare le fasce orarie: il numero chiuso non piaceva al ministro Franceschini – impossibile d’altronde immaginare un sistema di prenotazioni gratuito per Pompei: il servizio online è a pagamento e non c’è personale in grado di gestire call center o mail – e quindi si è preferito limitare gli accessi alle fasce orarie che vanno dalle 8,30 alle 12 e dalle 14,30 in poi. L’intervallo 12-14,30 in cui i cancelli resteranno chiusi dovrebbe servire a consentire il deflusso di visitatori e assicurare quindi quel numero ragionevole di presenze all’interno che non metta a repentaglio sicurezza e salvaguardia del sito. A Pompei, infatti, non esiste attualmente un sistema di monitoraggio dei flussi in uscita, i tornelli sono previsti dal Grande Progetto ma non sono stati ancora installati. Contemporaneamente, è stato potenziato il sistema di sorveglianza, chiudendo alcune domus e rinforzando la vigilanza su quelle aperte. Ministero e soprintendenza sono convinti che il sistema funzioni: le fasce orarie d’ingresso sono quelle in cui generalmente si concentra il maggior numero di turisti che mediamente non impiegano più di un paio d’ore per la visita. E fidano sul fatto che domenica prossima l’esercito di gitanti che il 3 maggio si riversò agli Scavi in cerca di un’area picnic probabilmente preferirà il mare. Ma c’è chi è già pronto a giurare su un’altra domenica di caos. «Il risultato sarà che invece di 35mila ne entreranno 28mila – commenta Vincenzo Beguzzi, guida turistica dal 1982 – molti dei quali per fare un picnic. Sarebbe stato meglio stabilire un biglietto di un euro e pagare una guida che spieghi al turista dove si trova e tuteli anche il sito». Scettico e sconsolato anche Ettore Cucari, presidente per Campania e Basilicata della Federazione italiana associazioni imprese viaggi e turismo: «È una decisione che ci viene calata dall’alto e comunicata all’ultimo momento come al solito. Non credo che così si risolva il problema, l’altra volta il sovraffollamento si è creato nelle prime ore del mattino. A noi crea solo problemi: i nostri clienti, che non vengono certo a vedere Pompei perché il biglietto è gratuito – erano almeno il 30% di quei 35mila della domenica-caos – si ritroveranno in un sito affollato o dovranno aspettare per entrare. Temo che si possa creare comunque una grande calca e non ne capisco lo spirito: Pompei non dovrebbe essere gratis, o almeno non la domenica; noi avevamo proposto di diversificare gli itinerari, creandone uno riservato agli ingressi gratuiti, anche perché nessuno può garantirci che qualcuno – penso a chi organizza la visita con tour operator stranieri, con pullman della parrocchia o del dopolavoro – non avesse già pagato il biglietto prima che partisse l’iniziativa. Per noi – continua Cucari – ancora una volta è forte la tentazione di rompere la trattativa, soprattutto dopo che anche l’aumento del prezzo del biglietto d’ingresso da 11 a 13 euro in occasione della mostra dei calchi ci è stato comunicato in ritardo creandoci non pochi problemi con i clienti. Speriamo che il tavolo comune promessoci da Osanna possa insediarsi al più presto». Contrari anche i sindacati. «Sarebbe stato meglio non limitare gli ingressi ma migliorare l’accoglienza – sostiene Antonio Pepe della Fim-Cisl Fp Scavi – se si aumentasse l’organico del personale di vigilanza si potrebbero gestire con sicurezza anche 35mila turisti». (Gaty Sepe – Il Mattino)