Regione Campania eletti consiglieri figli delle dinastie politiche

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NAPOLI Altro che impresentabili, inguardabili o familisti. Le dynasty politiche sono quelle più resistenti agli attacchi. Soprattutto a quelli frontali. Basta scorrere i dati delle ultime consultazioni regionali in Campania per risalire al Dna politico di candidati ed eletti e scoprire il segreto genetico dei loro successi elettorali. Il boom di consensi (22.312) ottenuto in Forza Italia da Armando Cesaro, figlio prediletto dell’ex presidente della Provincia di Napoli e attuale deputato, Luigi, e da Gianpiero Zinzi (19.332), rampollo dell’altro ex presidente della Provincia di Caserta ed ex presidente del consiglio regionale, Mimì, non lasciano dubbi su quale sia il nuovo perimetro della Silicon Valley del centrodestra: da Sant’Antimo a Caserta. Ma il fenomeno non è circoscritto a Forza Italia e al centrodestra. Altri “figli di”, e appartenenti allo schieramento del centrosinistra, consolidano la tendenza: Mario Casillo (22.372), da Boscoreale, figlio dell’ex potente esponente della Margherita vesuviana, Franco, è alla sua seconda elezione in consiglio regionale. E stavolta il botto di consensi è davvero da giostra pirotecnica. Nel Pd non scherza neanche Carmela Fiola detta Bruna (9265 voti), figlia dell’imprenditore partenopeo del settore alimentare e consigliere comunale di Napoli, Ciro, ed Enza Amato (10.312 preferenze), figlia dell’uscente presidente della commissione regionale sui Beni confiscati e storico esponente della sinistra, Tonino. Più sfortunato, invece, Federico Conte, rampollo dell’ex ministro ebolitano del Psi per le Aree urbane, Carmelo, giunto ad una incollatura dall’elezione nell’assemblea legislativa campana: infatti, i suoi 14130 voti personali lo classificano terzo rispetto al primo eletto della lista, Franco Picarone, e il secondo, Tommaso Amabile. Anche il giornalista Ettore Zecchino, consigliere regionale uscente, figlio dell’ex ministro per la Ricerca e l’Università, Ortensio, ricandidatosi con la lista Caldoro presidente, stavolta non è riuscito ad agguantare l’elezione, pur conseguendo un lusinghiero risultato personale: 5.591 voti. Corriere del Mezzogiorno 

NAPOLI Altro che impresentabili, inguardabili o familisti. Le dynasty politiche sono quelle più resistenti agli attacchi. Soprattutto a quelli frontali. Basta scorrere i dati delle ultime consultazioni regionali in Campania per risalire al Dna politico di candidati ed eletti e scoprire il segreto genetico dei loro successi elettorali. Il boom di consensi (22.312) ottenuto in Forza Italia da Armando Cesaro, figlio prediletto dell’ex presidente della Provincia di Napoli e attuale deputato, Luigi, e da Gianpiero Zinzi (19.332), rampollo dell’altro ex presidente della Provincia di Caserta ed ex presidente del consiglio regionale, Mimì, non lasciano dubbi su quale sia il nuovo perimetro della Silicon Valley del centrodestra: da Sant’Antimo a Caserta. Ma il fenomeno non è circoscritto a Forza Italia e al centrodestra. Altri “figli di”, e appartenenti allo schieramento del centrosinistra, consolidano la tendenza: Mario Casillo (22.372), da Boscoreale, figlio dell’ex potente esponente della Margherita vesuviana, Franco, è alla sua seconda elezione in consiglio regionale. E stavolta il botto di consensi è davvero da giostra pirotecnica. Nel Pd non scherza neanche Carmela Fiola detta Bruna (9265 voti), figlia dell’imprenditore partenopeo del settore alimentare e consigliere comunale di Napoli, Ciro, ed Enza Amato (10.312 preferenze), figlia dell’uscente presidente della commissione regionale sui Beni confiscati e storico esponente della sinistra, Tonino. Più sfortunato, invece, Federico Conte, rampollo dell’ex ministro ebolitano del Psi per le Aree urbane, Carmelo, giunto ad una incollatura dall’elezione nell’assemblea legislativa campana: infatti, i suoi 14130 voti personali lo classificano terzo rispetto al primo eletto della lista, Franco Picarone, e il secondo, Tommaso Amabile. Anche il giornalista Ettore Zecchino, consigliere regionale uscente, figlio dell’ex ministro per la Ricerca e l’Università, Ortensio, ricandidatosi con la lista Caldoro presidente, stavolta non è riuscito ad agguantare l’elezione, pur conseguendo un lusinghiero risultato personale: 5.591 voti. Corriere del Mezzogiorno 

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