De Luca: la Severino non mi ferma. E lancia la sfida: la mia Regione una casa di vetro, pronto ad abitare a Napoli

0

Un pranzo con i più stretti collaboratori in un ristorante del borgo Marinari prima di tornare a Salerno. Il neogovernatore Vincenzo De Luca, nel giorno di una vittoria ufficializzata all’alba, riflette sulle difficoltà che adesso ha davanti per insediarsi nel Palazzo della Regione, a causa della condanna subita e una sospensione della carica incombente come previsto dalla legge Severino. La prima cosa che si chiede soprattutto il cittadino che l’ha votata è come farà a sedersi sulla poltrona di governatore a legge Severino vigente. Insomma, quale percorso immagina nei prossimi giorni per rendere operativa la sua elezione, si è fatto un’idea, al di là degli slogan della campagna elettorale, di cosa potrà realmente accadere? «Assolutamente nulla. Andremo avanti garantendo serenamente la governabilità della Regione nel rispetto delle leggi vigenti. Nomineremo una giunta segnata da molte professionalità, aperta alla società civile, e andremo avanti con assoluta tranquillità». Niente personaggi politici al suo fianco? «Sarà una giunta con grandi competenze e aperta alla società». I tempi? «Rapidi, compatibilmente con una riflessione attenta che va fatta». L’altro giorno lei sosteneva che la legge Severino non colpisce chi si candida per la prima volta. Sarà questo l’argomento che utilizzerà per insediarsi, anche se nessun giurista ha finora aperto questo varco, Cassazione compresa? «C’è chi ritiene che la legge produca effetti su chi è già insediato in un ruolo pubblico e non su chi è stato appena eletto. Ma è vero, siamo nel campo delle interpretazioni. Quello che però mi interessa sottolineare è un dato di fondo e su cui non sembra esistere in Italia un grande interesse: in ogni paese civile i governanti vengono scelti dai cittadini con un voto democratico. Mi auguro ovviamente che su questo principio ci sia accordo nel Paese e il Parlamento risolva rapidamente la contraddizione legislativa che si è aperta». Finita la campagna elettorale, si appella anche agli avversari che in passato hanno condiviso i giudizi negativi sulla legge Severino, a cominciare da Berlusconi? «È questa la cosa singolare: tutti riconoscono che siamo di fronte a un aborto di diritto e anziché decidere di eliminare questa distorsione si attardano in polemiche inutili, invece di sollecitare il Parlamento a fare il suo dovere rispettando la volontà dei cittadini». La sollecitazione è dunque rivolta soprattutto al suo partito, il Pd, che ha sostenuto che la legge non si cambia? «Bene ha fatto, in modo particolare il governo, a non decidere prima delle elezioni regionali. Avremmo avuto una valanga di polemiche e di accuse di favoritismo. C’è stata una posizione fin troppo asettica, ma comunque assolutamente rispettabile sul piano della correttezza istituzionale. Ora, però, è venuto il tempo di decidere non solo sulla base del diritto e della Costituzione ma anche in virtù del buonsenso». In pratica sta dicendo che bisognerà trovare il modo, qualunque esso sia, per garantire la governabilità alla terza regione d’Italia, coacervo di problemi, che rischia di piombare nel caos assoluto? «Un governo verrà garantito comunque, anche a Severino vigente. Non c’è nessunissimo problema e chi li solleva vuole tenere in vita strascichi di speculazioni elettoralistiche che, come si è visto, non hanno inciso sul risultato». Grazie Salerno: senza i voti della sua città forse non avrebbe vinto. «Grazie Napoli da cui è arrivato un risultato straordinario. Voglio esprimere, quindi, anche il ringraziamento ai napoletani. Poi è stata decisiva Salerno, al pari di Avellino dove abbiamo ottenuto ottimi risultati. Insomma, è stato decisivo tutto ma se nella mia città era ipotizzabile un sostegno massiccio, da Napoli ho avuto un atto di grande rispetto». I salernitani infatti non sono andati in massa a votare: si è incrinato qualcosa con i suoi concittadini? «Il tema dell’astensionismo è generale, riguarda tutta l’Italia, ma la data scelta per le elezioni era particolarmente infelice. Un mio saluto affettuoso va dunque ai tanti che stanno ancora con la pancia al sole nelle nostre costiere». Al di là di Crozza, che l’ha trasformata in un personaggio televisivo, il De Luca politico di lungo corso come giudica il voto delle regionali per il Pd? «Estremamente positivo. Ho ascoltato in queste ore commenti del tutto demenziali: il Pd ha conquistato la seconda regione d’Italia, qui dove Forza Italia ha il più forte insediamento nazionale e in cui le operazioni di potere scatenate sono andate al di là del bene e del male. I democratici possono dunque vantare un risultato eccellente». La differenza, però, la fa la Liguria dove il Pd governava e ha perso con un candidato di chiara matrice renziana, tanto che la sinistra Pd ha appoggiato Pastorino. «Una storia a sé e non ci sono possibili collegamenti tra Liguria e Campania». Allora parliamo di Michele Emiliano in Puglia: entrambi siete due amministratori dotati di una spiccata autonomia con alle spalle storie personali e politiche diverse dal renzismo. Al Sud dunque non ha vinto il premier? «No, ha vinto lui. Noi abbiamo messo in campo la nostra faccia e la nostra credibilità, ma il vero test di questa campagna elettorale era la Campania. Il positivo e il negativo si giudicava qui, perché c’era una giunta di centrodestra uscente e sappiamo tutti che nel Veneto non c’è stata partita fin dall’inizio. In Liguria, inoltre, c’è stata una scissione nel partito che non poteva che produrre la sconfitta. Meglio parlare allora dei governi regionali, evitando di perdersi nel politicismo e nel chiacchiericcio: l’elemento prevalente è il giudizio sulla gestione della Regione per cui si vota. Qui abbiamo vinto, nonostante una campagna di aggressione che è durata mesi, condotta con un cinismo sconvolgente». Per restare nella categoria del cinismo, lei è accusato di avere stretto cinicamente accordi con pezzi del centrodestra, gli ex cosentiniani di Campania in Rete, pur di vincere. «Un’altra idiozia, basta leggere i risultati territorio per territorio, andate a vederli». Voti ininfluenti? «Non lo so, in campagna elettorale sono decisivi tutti i voti, anche quello del singolo cittadino. Ma l’imbecillità circolata su Cosentino è stata parte della infame campagna di aggressione e della strategia della confusione per scambiare intese elettorali con accordi di potere. Le mie sono state operazioni politiche per spostare voto moderato sul centrosinistra che altrimenti non avrebbe vinto». Anche l’accordo con l’Udc di De Mita ha avuto il suo peso. «Si è trattato di intese con forze politiche che hanno valutato i programmi e soprattutto l’esperienza di governo di questi cinque anni. Dobbiamo aspettarci un assessore demitiano, semmai la figlia del sindaco di Nusco? «Non bisogna aspettarsi assolutamente nulla, vi invito a uscire fuori dal pettegolezzo politico». E allora che Regione immagina? «Una casa di vetro, un ente sburocratizzato e in grado di utilizzare i fondi europei e di non buttarli dalla finestra. Una Regione in grado di misurarsi con il 60 per cento di disoccupazione giovanile e pronta a confrontarsi non nel cortile di casa, ma con le altre regioni del mondo, la Baviera, la Renania o i grandi territori urbani dell’Europa». In attesa però di essere in grado di competere con la Baviera in alcuni ospedali napoletani ci sono i malati sulle barelle. Lei sa che il 60 per cento dell’attività regionale si concentra sulla sanità, ha idea della sfida impari che l’attende? «Dobbiamo uscire dall’ultimo posto in classifica per i livelli essenziali di assistenza e considerare la sanità come il principale servizio di civiltà da garantire ai cittadini, non un serbatoio di voti e clientele come è stato finora e come non sarà più». Una nutrita pattuglia grillina arriva per la prima volta in Consiglio regionale: sui temi concreti con i grillini pensa di chiedere collaborazione? «Bisogna dialogare a prescindere dai voti e dalla rappresentanza perché interpretano, a volte in maniera contraddittoria, una domanda di rinnovamento e di antagonismo alla politica politicante. Avremo modo, credo, di fare molte battaglie in comune, perché se c’è uno che ha combattuto questo modo di fare politica quello sono io». Emiliano in Puglia ha offerto a M5s un posto in giunta: pensa di seguire l’esempio? «Non precorro i tempi, ma avrò una posizione di grande apertura e di dialogo vero se vorranno dialogare». E con il sindaco di Napoli? «Grande correttezza istituzionale e collaborazione nell’interesse della città, a cominciare da Bagnoli, Napoli Est e le competenze dell’area metropolitana, cercando di dare sempre una mano». Condivide la scelta di commissariamento da parte del governo su Bagnoli? «È un tema delicato in cui ci sono punti di vista ugualmente condivisibili. Se da un lato non si può scavalcare il Comune di Napoli, è altrettanto vero che il governo non può tollerare l’immobilismo e i ritardi. Cercheremo di trovare un punto di equilibrio in modo di far ripartire il processo di sviluppo nell’area di Bagnoli». De Luca governatore risiederà a Napoli o farà il pendolare con Salerno? «Se mi preparate una casa con un po’ di sole, non dico un attico, pronto a trasferirmi domani mattina». Ma il suo rapporto con la metropoli è stato sempre un po’ tormentato… «No, è di grandissima cordialità. I tormenti li creano solo gli imbecilli che hanno bisogno di strumentalizzare anche i respiri. Chiunque abbia cultura e senso della storia non può non sentirsi napoletano per quello che rappresenta la città nel mondo, non in Italia». A elezioni celebrate e a vittoria conseguita, ha stemperato un po’ di rabbia nei confronti di Bindi dopo la lista degli impresentabili in cui l’ha inserita? «Nessun ulteriore commento». Nessuna vendetta, ha archiviato i veleni? «Osservo solo che è difficile calpestare contemporaneamente la dignità del Parlamento, quella della Costituzione e la dignità degli esseri umani». (Pietro Perone – Il Mattino) 

Un pranzo con i più stretti collaboratori in un ristorante del borgo Marinari prima di tornare a Salerno. Il neogovernatore Vincenzo De Luca, nel giorno di una vittoria ufficializzata all’alba, riflette sulle difficoltà che adesso ha davanti per insediarsi nel Palazzo della Regione, a causa della condanna subita e una sospensione della carica incombente come previsto dalla legge Severino. La prima cosa che si chiede soprattutto il cittadino che l’ha votata è come farà a sedersi sulla poltrona di governatore a legge Severino vigente. Insomma, quale percorso immagina nei prossimi giorni per rendere operativa la sua elezione, si è fatto un’idea, al di là degli slogan della campagna elettorale, di cosa potrà realmente accadere? «Assolutamente nulla. Andremo avanti garantendo serenamente la governabilità della Regione nel rispetto delle leggi vigenti. Nomineremo una giunta segnata da molte professionalità, aperta alla società civile, e andremo avanti con assoluta tranquillità». Niente personaggi politici al suo fianco? «Sarà una giunta con grandi competenze e aperta alla società». I tempi? «Rapidi, compatibilmente con una riflessione attenta che va fatta». L’altro giorno lei sosteneva che la legge Severino non colpisce chi si candida per la prima volta. Sarà questo l’argomento che utilizzerà per insediarsi, anche se nessun giurista ha finora aperto questo varco, Cassazione compresa? «C’è chi ritiene che la legge produca effetti su chi è già insediato in un ruolo pubblico e non su chi è stato appena eletto. Ma è vero, siamo nel campo delle interpretazioni. Quello che però mi interessa sottolineare è un dato di fondo e su cui non sembra esistere in Italia un grande interesse: in ogni paese civile i governanti vengono scelti dai cittadini con un voto democratico. Mi auguro ovviamente che su questo principio ci sia accordo nel Paese e il Parlamento risolva rapidamente la contraddizione legislativa che si è aperta». Finita la campagna elettorale, si appella anche agli avversari che in passato hanno condiviso i giudizi negativi sulla legge Severino, a cominciare da Berlusconi? «È questa la cosa singolare: tutti riconoscono che siamo di fronte a un aborto di diritto e anziché decidere di eliminare questa distorsione si attardano in polemiche inutili, invece di sollecitare il Parlamento a fare il suo dovere rispettando la volontà dei cittadini». La sollecitazione è dunque rivolta soprattutto al suo partito, il Pd, che ha sostenuto che la legge non si cambia? «Bene ha fatto, in modo particolare il governo, a non decidere prima delle elezioni regionali. Avremmo avuto una valanga di polemiche e di accuse di favoritismo. C’è stata una posizione fin troppo asettica, ma comunque assolutamente rispettabile sul piano della correttezza istituzionale. Ora, però, è venuto il tempo di decidere non solo sulla base del diritto e della Costituzione ma anche in virtù del buonsenso». In pratica sta dicendo che bisognerà trovare il modo, qualunque esso sia, per garantire la governabilità alla terza regione d’Italia, coacervo di problemi, che rischia di piombare nel caos assoluto? «Un governo verrà garantito comunque, anche a Severino vigente. Non c’è nessunissimo problema e chi li solleva vuole tenere in vita strascichi di speculazioni elettoralistiche che, come si è visto, non hanno inciso sul risultato». Grazie Salerno: senza i voti della sua città forse non avrebbe vinto. «Grazie Napoli da cui è arrivato un risultato straordinario. Voglio esprimere, quindi, anche il ringraziamento ai napoletani. Poi è stata decisiva Salerno, al pari di Avellino dove abbiamo ottenuto ottimi risultati. Insomma, è stato decisivo tutto ma se nella mia città era ipotizzabile un sostegno massiccio, da Napoli ho avuto un atto di grande rispetto». I salernitani infatti non sono andati in massa a votare: si è incrinato qualcosa con i suoi concittadini? «Il tema dell’astensionismo è generale, riguarda tutta l’Italia, ma la data scelta per le elezioni era particolarmente infelice. Un mio saluto affettuoso va dunque ai tanti che stanno ancora con la pancia al sole nelle nostre costiere». Al di là di Crozza, che l’ha trasformata in un personaggio televisivo, il De Luca politico di lungo corso come giudica il voto delle regionali per il Pd? «Estremamente positivo. Ho ascoltato in queste ore commenti del tutto demenziali: il Pd ha conquistato la seconda regione d’Italia, qui dove Forza Italia ha il più forte insediamento nazionale e in cui le operazioni di potere scatenate sono andate al di là del bene e del male. I democratici possono dunque vantare un risultato eccellente». La differenza, però, la fa la Liguria dove il Pd governava e ha perso con un candidato di chiara matrice renziana, tanto che la sinistra Pd ha appoggiato Pastorino. «Una storia a sé e non ci sono possibili collegamenti tra Liguria e Campania». Allora parliamo di Michele Emiliano in Puglia: entrambi siete due amministratori dotati di una spiccata autonomia con alle spalle storie personali e politiche diverse dal renzismo. Al Sud dunque non ha vinto il premier? «No, ha vinto lui. Noi abbiamo messo in campo la nostra faccia e la nostra credibilità, ma il vero test di questa campagna elettorale era la Campania. Il positivo e il negativo si giudicava qui, perché c’era una giunta di centrodestra uscente e sappiamo tutti che nel Veneto non c’è stata partita fin dall’inizio. In Liguria, inoltre, c’è stata una scissione nel partito che non poteva che produrre la sconfitta. Meglio parlare allora dei governi regionali, evitando di perdersi nel politicismo e nel chiacchiericcio: l’elemento prevalente è il giudizio sulla gestione della Regione per cui si vota. Qui abbiamo vinto, nonostante una campagna di aggressione che è durata mesi, condotta con un cinismo sconvolgente». Per restare nella categoria del cinismo, lei è accusato di avere stretto cinicamente accordi con pezzi del centrodestra, gli ex cosentiniani di Campania in Rete, pur di vincere. «Un’altra idiozia, basta leggere i risultati territorio per territorio, andate a vederli». Voti ininfluenti? «Non lo so, in campagna elettorale sono decisivi tutti i voti, anche quello del singolo cittadino. Ma l’imbecillità circolata su Cosentino è stata parte della infame campagna di aggressione e della strategia della confusione per scambiare intese elettorali con accordi di potere. Le mie sono state operazioni politiche per spostare voto moderato sul centrosinistra che altrimenti non avrebbe vinto». Anche l’accordo con l’Udc di De Mita ha avuto il suo peso. «Si è trattato di intese con forze politiche che hanno valutato i programmi e soprattutto l’esperienza di governo di questi cinque anni. Dobbiamo aspettarci un assessore demitiano, semmai la figlia del sindaco di Nusco? «Non bisogna aspettarsi assolutamente nulla, vi invito a uscire fuori dal pettegolezzo politico». E allora che Regione immagina? «Una casa di vetro, un ente sburocratizzato e in grado di utilizzare i fondi europei e di non buttarli dalla finestra. Una Regione in grado di misurarsi con il 60 per cento di disoccupazione giovanile e pronta a confrontarsi non nel cortile di casa, ma con le altre regioni del mondo, la Baviera, la Renania o i grandi territori urbani dell’Europa». In attesa però di essere in grado di competere con la Baviera in alcuni ospedali napoletani ci sono i malati sulle barelle. Lei sa che il 60 per cento dell’attività regionale si concentra sulla sanità, ha idea della sfida impari che l’attende? «Dobbiamo uscire dall’ultimo posto in classifica per i livelli essenziali di assistenza e considerare la sanità come il principale servizio di civiltà da garantire ai cittadini, non un serbatoio di voti e clientele come è stato finora e come non sarà più». Una nutrita pattuglia grillina arriva per la prima volta in Consiglio regionale: sui temi concreti con i grillini pensa di chiedere collaborazione? «Bisogna dialogare a prescindere dai voti e dalla rappresentanza perché interpretano, a volte in maniera contraddittoria, una domanda di rinnovamento e di antagonismo alla politica politicante. Avremo modo, credo, di fare molte battaglie in comune, perché se c’è uno che ha combattuto questo modo di fare politica quello sono io». Emiliano in Puglia ha offerto a M5s un posto in giunta: pensa di seguire l’esempio? «Non precorro i tempi, ma avrò una posizione di grande apertura e di dialogo vero se vorranno dialogare». E con il sindaco di Napoli? «Grande correttezza istituzionale e collaborazione nell’interesse della città, a cominciare da Bagnoli, Napoli Est e le competenze dell’area metropolitana, cercando di dare sempre una mano». Condivide la scelta di commissariamento da parte del governo su Bagnoli? «È un tema delicato in cui ci sono punti di vista ugualmente condivisibili. Se da un lato non si può scavalcare il Comune di Napoli, è altrettanto vero che il governo non può tollerare l’immobilismo e i ritardi. Cercheremo di trovare un punto di equilibrio in modo di far ripartire il processo di sviluppo nell’area di Bagnoli». De Luca governatore risiederà a Napoli o farà il pendolare con Salerno? «Se mi preparate una casa con un po’ di sole, non dico un attico, pronto a trasferirmi domani mattina». Ma il suo rapporto con la metropoli è stato sempre un po’ tormentato… «No, è di grandissima cordialità. I tormenti li creano solo gli imbecilli che hanno bisogno di strumentalizzare anche i respiri. Chiunque abbia cultura e senso della storia non può non sentirsi napoletano per quello che rappresenta la città nel mondo, non in Italia». A elezioni celebrate e a vittoria conseguita, ha stemperato un po’ di rabbia nei confronti di Bindi dopo la lista degli impresentabili in cui l’ha inserita? «Nessun ulteriore commento». Nessuna vendetta, ha archiviato i veleni? «Osservo solo che è difficile calpestare contemporaneamente la dignità del Parlamento, quella della Costituzione e la dignità degli esseri umani». (Pietro Perone – Il Mattino)