Boscoreale. Affreschi del I secolo avanti Cristo all’asta negli Usa, furono rubati a Villa Asellius nel 1957

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Si trovavano tutti nelle stanze della Villa di Asellius a Boscoreale i tre affreschi del I secolo avanti Cristo, recuperati negli Usa dai carabinieri del Nucleo Tutela del Patrimonio Culturale di Roma mentre stavano per essere messi all’asta. Le pitture, rubate nel 1957 dai depositi di Porta Stabia, negli scavi di Pompei (all’epoca area archeologica della Soprintendenza di Napoli), facevano parte della collezione di un magnate statunitense. Dei dipinti recuperati quello che appare in migliori condizioni è l’affresco raffigurante una «figura femminile con lungo mantello rosso che regge con lamano destra una piccola Oinochoe (un vaso)». La pittura, che impreziosiva la parete settentrionale dell’ambiente “diciannove”, si trovava nel fregio e proponeva una donna con tunica verde chiaro e mantello rosso, reggente una pisside nella mano sinistra, oltre al piccolo cratere tenuto nella mano destra. L’altro affresco, a forma di medaglione, che raffigura un «busto di giovane donna con un amorino sulle spalle», stava invece nell’ambiente “sedici”, all’interno di una nicchia decorata con fiori gialli e rossi, oltre a numerosi uccelli, su campo bianco. Infine, molto rovinato, l’ultimo dipinto recuperato e raffigurante «una tozza figura maschile», proviene ancora dall’“ambiente diciannove”, dove si trovava a destra della precedente figura femminile. La villa detta di «Asellius» è una fattoria del I secolo dopo Cristo situata a poca distanza dalla cosiddetta «villa del Tesoro di Boscoreale o della Pisanella». E come quest’ultima anche questa fabbrica, che si trovava nel fondo agricolo di Giuseppe De Martino, venne scavata e indagata dall’avvocato Vincenzo De Prisco che nel proprio terreno, nel 1895, aveva riportato alla luce la villa detta della “Pisanella” e scoperto il tesoro di argenterie, oggi al Louvre. La fabbrica, a pianta quadrata, viene detta di «Asellius» da un sigillo di bronzo con sopra segnato quel nome e ritenuto appartenente al proprietario dell’edificio o al suo procuratore. L’edificio, in due anni di lavoro, venne scavato, spogliato di affreschi e materiali e risotterrato. Tanto che pochi ne ricordano l’esatta ubicazione. Eppure, gli archeologi ritengono che si tratti di una delle più interessanti ville-fattorie che si trovano nel territorio di Boscoreale. Difatti, il fabbricato è del tutto differente dagli altri insediamenti dell’area perché non ha locali destinati alla conservazione delle derrate alimentari e manca di impianti di produzione. Gli ambienti posti attorno all’ampio peristilio erano decorati con belle pitture e avevano un impianto termale distribuito su tre locali. Non molti furono i reperti recuperati nel corso dello scavo perché la villa era stata a più riprese oggetto di esplorazioni (tombaroli?) in epoca antica. Sicuramente interessanti, tra quelli recuperati, sono i pezzi di argento e di bronzo, ceramiche, alcune monete. I tre affreschi ultimi recuperati facevano parte, con altri tre dipinti, dello stesso gruppo di pitture rubate nel 1957 e acquistate dal Museo di Napoli qualche mese prima. Gli altri tre affreschi sono stati ritrovati e recuperati in tempi diversi dai carabinieri del «Nucleo tutela». Il primo, un «Dioniso, in piedi, coperto da un mantello di colore rosso che gli avvolge la gamba destra e la spalla sinistra, mentre versa, da una patera, del vino su un altare, per un sacrificio» venne trovato a Londra nel 2008. Un altro affresco, proponente una sacerdotessa, venne ritrovato nel 2010. Mentre quello con un pavone era stato recuperato qualche anno prima. Per i dipinti si starebbe pensando a una mostra da allestire nei locali dell’Antiquarium di Boscoreale, nell’inverno prossimo. (Carlo Avvisati – Il Mattino) 

Si trovavano tutti nelle stanze della Villa di Asellius a Boscoreale i tre affreschi del I secolo avanti Cristo, recuperati negli Usa dai carabinieri del Nucleo Tutela del Patrimonio Culturale di Roma mentre stavano per essere messi all’asta. Le pitture, rubate nel 1957 dai depositi di Porta Stabia, negli scavi di Pompei (all’epoca area archeologica della Soprintendenza di Napoli), facevano parte della collezione di un magnate statunitense. Dei dipinti recuperati quello che appare in migliori condizioni è l’affresco raffigurante una «figura femminile con lungo mantello rosso che regge con lamano destra una piccola Oinochoe (un vaso)». La pittura, che impreziosiva la parete settentrionale dell’ambiente “diciannove”, si trovava nel fregio e proponeva una donna con tunica verde chiaro e mantello rosso, reggente una pisside nella mano sinistra, oltre al piccolo cratere tenuto nella mano destra. L’altro affresco, a forma di medaglione, che raffigura un «busto di giovane donna con un amorino sulle spalle», stava invece nell’ambiente “sedici”, all’interno di una nicchia decorata con fiori gialli e rossi, oltre a numerosi uccelli, su campo bianco. Infine, molto rovinato, l’ultimo dipinto recuperato e raffigurante «una tozza figura maschile», proviene ancora dall’“ambiente diciannove”, dove si trovava a destra della precedente figura femminile. La villa detta di «Asellius» è una fattoria del I secolo dopo Cristo situata a poca distanza dalla cosiddetta «villa del Tesoro di Boscoreale o della Pisanella». E come quest’ultima anche questa fabbrica, che si trovava nel fondo agricolo di Giuseppe De Martino, venne scavata e indagata dall’avvocato Vincenzo De Prisco che nel proprio terreno, nel 1895, aveva riportato alla luce la villa detta della “Pisanella” e scoperto il tesoro di argenterie, oggi al Louvre. La fabbrica, a pianta quadrata, viene detta di «Asellius» da un sigillo di bronzo con sopra segnato quel nome e ritenuto appartenente al proprietario dell’edificio o al suo procuratore. L’edificio, in due anni di lavoro, venne scavato, spogliato di affreschi e materiali e risotterrato. Tanto che pochi ne ricordano l’esatta ubicazione. Eppure, gli archeologi ritengono che si tratti di una delle più interessanti ville-fattorie che si trovano nel territorio di Boscoreale. Difatti, il fabbricato è del tutto differente dagli altri insediamenti dell’area perché non ha locali destinati alla conservazione delle derrate alimentari e manca di impianti di produzione. Gli ambienti posti attorno all’ampio peristilio erano decorati con belle pitture e avevano un impianto termale distribuito su tre locali. Non molti furono i reperti recuperati nel corso dello scavo perché la villa era stata a più riprese oggetto di esplorazioni (tombaroli?) in epoca antica. Sicuramente interessanti, tra quelli recuperati, sono i pezzi di argento e di bronzo, ceramiche, alcune monete. I tre affreschi ultimi recuperati facevano parte, con altri tre dipinti, dello stesso gruppo di pitture rubate nel 1957 e acquistate dal Museo di Napoli qualche mese prima. Gli altri tre affreschi sono stati ritrovati e recuperati in tempi diversi dai carabinieri del «Nucleo tutela». Il primo, un «Dioniso, in piedi, coperto da un mantello di colore rosso che gli avvolge la gamba destra e la spalla sinistra, mentre versa, da una patera, del vino su un altare, per un sacrificio» venne trovato a Londra nel 2008. Un altro affresco, proponente una sacerdotessa, venne ritrovato nel 2010. Mentre quello con un pavone era stato recuperato qualche anno prima. Per i dipinti si starebbe pensando a una mostra da allestire nei locali dell’Antiquarium di Boscoreale, nell’inverno prossimo. (Carlo Avvisati – Il Mattino)