Benitez ufficializza la fine del rapporto con il club. «Il Napoli in Champions sarà il mio regalo d’addio»

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Non sembra un addio ma quasi una nuova presentazione, come se il tempo si fosse fermato a due anni fa. De Laurentiis e Benitez sorridenti, la stretta di mano immortalata dai fotografi, le parole al miele, i reciproci ringraziamenti. Finisce il ciclo di Rafa a Napoli, un addio ampiamente annunciato, ufficializzato ieri mattina nella sala stampa affollatissima di Castelvolturno. «Dopo due anni finisce il mio contratto, ora abbiamo una partita importantissima contro la Lazio. Ringrazio il presidente, i tifosi, la città per tutto quello che hanno fatto per me: il mio ciclo finisce qui ma voglio dire addio con una vittoria che vale la qualificazione in Champions», l’annuncio di Rafa, tecnico spagnolo in direzione Real Madrid. Un addio che De Laurentiis aveva ormai già metabolizzato e non ha vissuto come un tradimento. Solo e soltanto complimenti all’allenatore, neanche una virgola fuori posto, una critica, un rammarico. «Ringrazio Rafa che ho voluto fortemente e che mi conquistò subito quando ci incontrammo due anni fa a Londra per questo suo senso di internazionalizzazione che avrebbe potuto dare al Napoli e che ha fatto guidando bene un gruppo con tanti calciatori stranieri», le parole del presidente. Le motivazioni dell’addio. Un addio nell’aria da tempo, una decisione maturata da tempo, Rafa rivela la motivazione che su tutte ha orientato la sua scelta: il desiderio forte di riavvicinarsi alla sua famiglia. «Sono triste di dover lasciare un posto dove la gente mi ha voluto molto bene e dove sono stato sempre coinvolto fin dal primo momento. Ma stare due anni lontano dalla famiglia è dura, qualche settimana fa ho parlato con mia moglie provando a convincerla ma il presidente aveva ormai la percezione che il ciclo era finito e doveva guardare altrove per il futuro». Eppure Rafa, prima della partita di Wolfsburg aveva parlato di business plan, di programmi e di squadra, aspetto però che ha mitigato al cento per cento. «Ripeto, la chiave di tutto è stata la mia famiglia. Conosco le regole del fair play finanziario e fin dove una squadra può arrivare e so che De Laurentiis ha fatto uno sforzo per arrivare al punto dove siamo, la crescita è stata positiva ma è normale che un allenatore vuole sempre vincere, se hai conquistato due trofei poi punterai a ottenerne tre». Rafa e il Real. Blindato il futuro di Benitez, bloccati sul nascere i tentativi dei giornalisti spagnoli di conoscere notizie in merito al suo trasferimento al Real. «Dovrò decidere il mio futuro con la mia famiglia», le uniche parole di Rafa. «Se dovesse andare al Real Madrid confermo che per loro sarebbe una buonissima scelta. Florentino Perez non ha bisogno dei miei consigli, se poi Rafa vuole una mano al momento di firmare il contratto sono pronto. Il nostro addio è stato consensuale, non gli rimprovero nulla al 120 per cento», ha spiegato il presidente. Il bilancio e il San Paolo. Il dopo Rafa, quindi, ufficialmente è partito e De Laurentiis illustra quello che è il suo progetto futuro bandendo però stavolta la parola scudetto. «Se il mio progetto era cercare una internazionalizzazione ci siamo riusciti. Quest’anno ho fatto l’errore, da tifoso e non da presidente, di sbilanciarmi parlando di scudetto e così ho disatteso le promesse…». Il presidente azzurro sottolinea il cammino di questi anni e il percorso che intende continuare. «Rifondazione non è il verbo adatto, bisogna continuare a seminare. Il Napoli è l’unica squadra italiana che centra l’Europa per il sesto anno consecutivo, siamo cresciuti nel ranking, anche se il nostro fatturato è un terzo rispetto a quello del Borussia Dortmund, della Juve e del Milan. Siamo stati gli unici in Italia a vincere due trofei, a parte la Juventus. Questo è il primo anno che perderemo 20 milioni nel bilancio a giugno e ciò significa che non ci siamo tirati indietro. Ora investirò i miei soldi personali nella ristrutturazione dello stadio, il 31 maggio presenterò il progetto e mi auguro che i lavori possano concludersi entro 16-18 mesi». Italianità e “cantera”. Un Napoli più italiano e una grandissima attenzione per il settore giovanile, queste le novità annunciate da De Laurentiis che è tornato a parlare di quello che è un suo vecchio pallino, l’organizzazione di una “cantera” alimentata da giovani napoletani. «Dopo undici anni voglio implementare l’italianità del club e puntare su una “cantera”, sto individuando un’area di una ventina di ettari dove costruire un centro per i giovani sulla base del Barcellona che ha vinto trovandosi poi campioni come Messi. In questi primi dieci anni ho dovuto fare una verifica generale e mi sono trovato ad operare in un territorio non facile tra la monnezza e la terra dei fuochi e con amministratori politici che non sempre ci hanno aiutato». I soldi sul mercato. La prossima squadra, le potenzialità d’investimento, l’importanza della Champions League. De Laurentiis parla del Napoli che ha in mente di costruire e precisa un concetto, quello che la cosa più importante è spendere bene. «I venti milioni in meno in bilancio e gli introiti della Champions non influenzeranno la programmazione perché quello che conta non è per forza spendere tanto. Vorrei ricordare che Tevez è costato 9 milioni e non 40-50 o 60 e che Pogba era un parametro zero, il problema è di conoscenza del mercato. Il Napoli ha le sue potenzialità e dovremo fare gli innesti giusti: uno a centrocampo, uno che rinforzi la fascia destra con Maggio e un difensore centrale. Poi dipenderà dal nuovo allenatore e dal modo in cui intende giocare e accontenteremo le sue richieste». Addio Bigon. Mercato che non farà Bigon, il direttore sportivo è in partenza per stessa ammissione del presidente e andrà via tutto il gruppo scouting composto da Zunino, Micheli e Mantovani. «Riccardo dopo sei anni con noi avrà voglia di cambiare aria, viene dal nord e vuole riavvicinarsi a sua padre e sua madre dopo gli anni di Reggio Calabria e di Napoli. Non gli potevo dire no, se vuole cambiare gli auguro un futuro radioso». Da scegliere il sostituto, il presidente ci sta pensando e non ha ancora deciso, lasciando intendere di pensare a un dirigente con un profilo diverso per la società. I cori contro i napoletani. Il futuro ovviamente ma soprattutto il presente e la partita contro la Lazio, la finale delle finali. Rafa è pronto per l’ultima sfida e ricorda con orgoglio la sua battaglia contro i cori anti-napoletani. «Ho fatto una guerra per i cori contro i napoletani e ho pagato anch’io ma sono contento di averlo fatto. Il mio rimpianto è la gara con il Dnipro dove siamo arrivati vicino a un traguardo storico e anche la semifinale con la Lazio, due partite dove siamo usciti per qualche gol irregolare. La lotta per il terzo posto è ancora viva, adesso dobbiamo battere Lazio e sarebbe bello anche arrivare a 104 gol». Rafa prepara il regalo d’addio: il terzo posto che garantirebbe al Napoli il preliminare di Champions. (Roberto Ventre – Il Mattino) 

Non sembra un addio ma quasi una nuova presentazione, come se il tempo si fosse fermato a due anni fa. De Laurentiis e Benitez sorridenti, la stretta di mano immortalata dai fotografi, le parole al miele, i reciproci ringraziamenti. Finisce il ciclo di Rafa a Napoli, un addio ampiamente annunciato, ufficializzato ieri mattina nella sala stampa affollatissima di Castelvolturno. «Dopo due anni finisce il mio contratto, ora abbiamo una partita importantissima contro la Lazio. Ringrazio il presidente, i tifosi, la città per tutto quello che hanno fatto per me: il mio ciclo finisce qui ma voglio dire addio con una vittoria che vale la qualificazione in Champions», l’annuncio di Rafa, tecnico spagnolo in direzione Real Madrid. Un addio che De Laurentiis aveva ormai già metabolizzato e non ha vissuto come un tradimento. Solo e soltanto complimenti all’allenatore, neanche una virgola fuori posto, una critica, un rammarico. «Ringrazio Rafa che ho voluto fortemente e che mi conquistò subito quando ci incontrammo due anni fa a Londra per questo suo senso di internazionalizzazione che avrebbe potuto dare al Napoli e che ha fatto guidando bene un gruppo con tanti calciatori stranieri», le parole del presidente. Le motivazioni dell’addio. Un addio nell’aria da tempo, una decisione maturata da tempo, Rafa rivela la motivazione che su tutte ha orientato la sua scelta: il desiderio forte di riavvicinarsi alla sua famiglia. «Sono triste di dover lasciare un posto dove la gente mi ha voluto molto bene e dove sono stato sempre coinvolto fin dal primo momento. Ma stare due anni lontano dalla famiglia è dura, qualche settimana fa ho parlato con mia moglie provando a convincerla ma il presidente aveva ormai la percezione che il ciclo era finito e doveva guardare altrove per il futuro». Eppure Rafa, prima della partita di Wolfsburg aveva parlato di business plan, di programmi e di squadra, aspetto però che ha mitigato al cento per cento. «Ripeto, la chiave di tutto è stata la mia famiglia. Conosco le regole del fair play finanziario e fin dove una squadra può arrivare e so che De Laurentiis ha fatto uno sforzo per arrivare al punto dove siamo, la crescita è stata positiva ma è normale che un allenatore vuole sempre vincere, se hai conquistato due trofei poi punterai a ottenerne tre». Rafa e il Real. Blindato il futuro di Benitez, bloccati sul nascere i tentativi dei giornalisti spagnoli di conoscere notizie in merito al suo trasferimento al Real. «Dovrò decidere il mio futuro con la mia famiglia», le uniche parole di Rafa. «Se dovesse andare al Real Madrid confermo che per loro sarebbe una buonissima scelta. Florentino Perez non ha bisogno dei miei consigli, se poi Rafa vuole una mano al momento di firmare il contratto sono pronto. Il nostro addio è stato consensuale, non gli rimprovero nulla al 120 per cento», ha spiegato il presidente. Il bilancio e il San Paolo. Il dopo Rafa, quindi, ufficialmente è partito e De Laurentiis illustra quello che è il suo progetto futuro bandendo però stavolta la parola scudetto. «Se il mio progetto era cercare una internazionalizzazione ci siamo riusciti. Quest’anno ho fatto l’errore, da tifoso e non da presidente, di sbilanciarmi parlando di scudetto e così ho disatteso le promesse…». Il presidente azzurro sottolinea il cammino di questi anni e il percorso che intende continuare. «Rifondazione non è il verbo adatto, bisogna continuare a seminare. Il Napoli è l’unica squadra italiana che centra l’Europa per il sesto anno consecutivo, siamo cresciuti nel ranking, anche se il nostro fatturato è un terzo rispetto a quello del Borussia Dortmund, della Juve e del Milan. Siamo stati gli unici in Italia a vincere due trofei, a parte la Juventus. Questo è il primo anno che perderemo 20 milioni nel bilancio a giugno e ciò significa che non ci siamo tirati indietro. Ora investirò i miei soldi personali nella ristrutturazione dello stadio, il 31 maggio presenterò il progetto e mi auguro che i lavori possano concludersi entro 16-18 mesi». Italianità e “cantera”. Un Napoli più italiano e una grandissima attenzione per il settore giovanile, queste le novità annunciate da De Laurentiis che è tornato a parlare di quello che è un suo vecchio pallino, l’organizzazione di una “cantera” alimentata da giovani napoletani. «Dopo undici anni voglio implementare l’italianità del club e puntare su una “cantera”, sto individuando un’area di una ventina di ettari dove costruire un centro per i giovani sulla base del Barcellona che ha vinto trovandosi poi campioni come Messi. In questi primi dieci anni ho dovuto fare una verifica generale e mi sono trovato ad operare in un territorio non facile tra la monnezza e la terra dei fuochi e con amministratori politici che non sempre ci hanno aiutato». I soldi sul mercato. La prossima squadra, le potenzialità d’investimento, l’importanza della Champions League. De Laurentiis parla del Napoli che ha in mente di costruire e precisa un concetto, quello che la cosa più importante è spendere bene. «I venti milioni in meno in bilancio e gli introiti della Champions non influenzeranno la programmazione perché quello che conta non è per forza spendere tanto. Vorrei ricordare che Tevez è costato 9 milioni e non 40-50 o 60 e che Pogba era un parametro zero, il problema è di conoscenza del mercato. Il Napoli ha le sue potenzialità e dovremo fare gli innesti giusti: uno a centrocampo, uno che rinforzi la fascia destra con Maggio e un difensore centrale. Poi dipenderà dal nuovo allenatore e dal modo in cui intende giocare e accontenteremo le sue richieste». Addio Bigon. Mercato che non farà Bigon, il direttore sportivo è in partenza per stessa ammissione del presidente e andrà via tutto il gruppo scouting composto da Zunino, Micheli e Mantovani. «Riccardo dopo sei anni con noi avrà voglia di cambiare aria, viene dal nord e vuole riavvicinarsi a sua padre e sua madre dopo gli anni di Reggio Calabria e di Napoli. Non gli potevo dire no, se vuole cambiare gli auguro un futuro radioso». Da scegliere il sostituto, il presidente ci sta pensando e non ha ancora deciso, lasciando intendere di pensare a un dirigente con un profilo diverso per la società. I cori contro i napoletani. Il futuro ovviamente ma soprattutto il presente e la partita contro la Lazio, la finale delle finali. Rafa è pronto per l’ultima sfida e ricorda con orgoglio la sua battaglia contro i cori anti-napoletani. «Ho fatto una guerra per i cori contro i napoletani e ho pagato anch’io ma sono contento di averlo fatto. Il mio rimpianto è la gara con il Dnipro dove siamo arrivati vicino a un traguardo storico e anche la semifinale con la Lazio, due partite dove siamo usciti per qualche gol irregolare. La lotta per il terzo posto è ancora viva, adesso dobbiamo battere Lazio e sarebbe bello anche arrivare a 104 gol». Rafa prepara il regalo d’addio: il terzo posto che garantirebbe al Napoli il preliminare di Champions. (Roberto Ventre – Il Mattino)