L’ex attaccante Paolo Rossi: «Napoli favorito, ma resta la delusione. E’ mancato lo scatto in avanti»

0

Amore e odio? Macché. «Io lo dissi a Ferlaino: presidente, se vuole fare una squadra importante io ci sto. Se sono l’oggetto del mercato allora ci sentiamo più avanti». Paolo Rossi sarà sabato a Napoli per il congresso della Società Italiana Ginnastica Medica, parlerà delle tecniche di riabilitazione viste dalla parte dei calciatori «e con tutti gli infortuni sono la persona più qualificata». Liquida in due parole quello che fu vissuto come il gran rifiuto. La stagione successiva uno stadio intero a fischiarlo. Ricorda? 89.992 spettatori paganti sono il record di Napoli-Perugia. Uragano di fischi su di lei. «Eccome se lo ricordo. Era un sabato pomeriggio. La partita fu giocata di sabato per permettere il giorno successivo la visita del Papa. Il mio rapporto su Napoli è tutto vissuto su quel no. Ci hanno costruito sopra tante cose quando poi non è vero che ho rifiutato Napoli perché non volevo venire, ma solo perché non si stava allestendo una squadra forte. Eppure ho tanti amici e i napoletani mi sono simpaticissimi. Diciamo che sarà l’occasione per fare un po’ il turista». Arriva alla vigilia di una partita che sarà la finale delle finali per il Napoli. «È senza dubbio la partita più importante. La Juve è andata via troppo presto. Il Napoli ce lo si aspettava a questi livelli. La Lazio forse no». Chi è favorito? «Il Napoli ha qualche chance in più anche perché gioca in casa». Come giudica il campionato del Napoli? «Se uno parte con delle ambizioni superiori è chiaro che alla fine un po’ di delusione c’è. Diciamo che forse, rispetto allo scorso anno, non è stato fatto quel passo in avanti che tutti si aspettavano. Ha continuato a peccare di discontinuità. È comunque un’ottima squadra. Forse non ha ancora la caratura per stare lì davanti. Dispiace perché ci si aspetta una crescita graduale che invece non è arrivata». Benitez? «Lo ritengo un ottimo allenatore ma anche lui evidentemente più di così a Napoli non è stato in grado di fare. Non riesco a dare un voto alla sua stagione. Diciamo che ha fatto benino, non benone. Poi bisogna vedere se più per demerito suo o per il materiale umano che gli è stato messo a disposizione». Prima l’Inter, poi il Napoli. Allora è vero che non è adatto al calcio italiano? «Non scherziamo. Con l’Inter ha fatto peggio. Con il Napoli ha fatto cose buone. Non butterei tutto. Il problema sono le ambizioni dichiarate. Se una società non ne ha allora va tutto bene. Gioca un campionato e cammin facendo vede quello che può raccogliere. Se pensi che possa crescere allora è logico che ti aspetti qualcosa di più e ti lascia l’amaro in bocca». Teme a questo punto una involuzione nel Napoli? «Assolutamente no. Se continuerà ad investire proseguirà quel processo di crescita». Juve troppo lontana? «Sì. Al momento imprendibile da tutte: Roma, Milan, Lazio, Inter, Napoli. Dà l’impressione di essere l’unica società a poter confrontarsi ad altissimi livelli. E questo è un male per il calcio italiano perché non riesce a crescere in maniera organica. Un peccato per l’Europa League. Napoli e Fiorentina avevano grosse possibilità ma alla fine non sono riuscite ad arrivare in finale e stiamo ancora a leccarci le ferite. La Juve ha meritato di arrivare in finale di Champions. Magari un pizzico di fortuna nei sorteggi ma alla fine c’è e se la giocherà». Con quante possibilità di vincerla? «Ci vorrà tanta fortuna ma in una partita secca può accadere di tutto. Il Barcellona comunque fa paura perché non è solo quei tre lì davanti. È tutta una squadra che si muove in modo armonico e organico». (Gianluca Agata – Il Mattino)

Amore e odio? Macché. «Io lo dissi a Ferlaino: presidente, se vuole fare una squadra importante io ci sto. Se sono l’oggetto del mercato allora ci sentiamo più avanti». Paolo Rossi sarà sabato a Napoli per il congresso della Società Italiana Ginnastica Medica, parlerà delle tecniche di riabilitazione viste dalla parte dei calciatori «e con tutti gli infortuni sono la persona più qualificata». Liquida in due parole quello che fu vissuto come il gran rifiuto. La stagione successiva uno stadio intero a fischiarlo. Ricorda? 89.992 spettatori paganti sono il record di Napoli-Perugia. Uragano di fischi su di lei. «Eccome se lo ricordo. Era un sabato pomeriggio. La partita fu giocata di sabato per permettere il giorno successivo la visita del Papa. Il mio rapporto su Napoli è tutto vissuto su quel no. Ci hanno costruito sopra tante cose quando poi non è vero che ho rifiutato Napoli perché non volevo venire, ma solo perché non si stava allestendo una squadra forte. Eppure ho tanti amici e i napoletani mi sono simpaticissimi. Diciamo che sarà l’occasione per fare un po’ il turista». Arriva alla vigilia di una partita che sarà la finale delle finali per il Napoli. «È senza dubbio la partita più importante. La Juve è andata via troppo presto. Il Napoli ce lo si aspettava a questi livelli. La Lazio forse no». Chi è favorito? «Il Napoli ha qualche chance in più anche perché gioca in casa». Come giudica il campionato del Napoli? «Se uno parte con delle ambizioni superiori è chiaro che alla fine un po’ di delusione c’è. Diciamo che forse, rispetto allo scorso anno, non è stato fatto quel passo in avanti che tutti si aspettavano. Ha continuato a peccare di discontinuità. È comunque un’ottima squadra. Forse non ha ancora la caratura per stare lì davanti. Dispiace perché ci si aspetta una crescita graduale che invece non è arrivata». Benitez? «Lo ritengo un ottimo allenatore ma anche lui evidentemente più di così a Napoli non è stato in grado di fare. Non riesco a dare un voto alla sua stagione. Diciamo che ha fatto benino, non benone. Poi bisogna vedere se più per demerito suo o per il materiale umano che gli è stato messo a disposizione». Prima l’Inter, poi il Napoli. Allora è vero che non è adatto al calcio italiano? «Non scherziamo. Con l’Inter ha fatto peggio. Con il Napoli ha fatto cose buone. Non butterei tutto. Il problema sono le ambizioni dichiarate. Se una società non ne ha allora va tutto bene. Gioca un campionato e cammin facendo vede quello che può raccogliere. Se pensi che possa crescere allora è logico che ti aspetti qualcosa di più e ti lascia l’amaro in bocca». Teme a questo punto una involuzione nel Napoli? «Assolutamente no. Se continuerà ad investire proseguirà quel processo di crescita». Juve troppo lontana? «Sì. Al momento imprendibile da tutte: Roma, Milan, Lazio, Inter, Napoli. Dà l'impressione di essere l'unica società a poter confrontarsi ad altissimi livelli. E questo è un male per il calcio italiano perché non riesce a crescere in maniera organica. Un peccato per l'Europa League. Napoli e Fiorentina avevano grosse possibilità ma alla fine non sono riuscite ad arrivare in finale e stiamo ancora a leccarci le ferite. La Juve ha meritato di arrivare in finale di Champions. Magari un pizzico di fortuna nei sorteggi ma alla fine c’è e se la giocherà». Con quante possibilità di vincerla? «Ci vorrà tanta fortuna ma in una partita secca può accadere di tutto. Il Barcellona comunque fa paura perché non è solo quei tre lì davanti. È tutta una squadra che si muove in modo armonico e organico». (Gianluca Agata – Il Mattino)