Giugliano. Il giallo della coppia uccisa. Altro sangue nel bagagliaio incastra il fioraio di Pianura

0

Giugliano. Una mossa a sorpresa nel giorno in cui si sarebbe dovuto discutere il Riesame. Il pubblico ministero Rossana Massimo Esposito che conduce l’inchiesta sul duplice omicidio di Luigi Simeone e Assunta Assisi, ha presentato gli atti degli accertamenti della polizia Scientifica del Commissariato di Giugliano, diretti dal primo dirigente Pasquale Trocino. Si tratta delle tracce di sangue e delle impronte digitali rinvenute all’interno dell’auto delle vittime, una Fiat Multipla adibita a taxi. Per questo delitto l’unico indagato risulta essere il 27enne Antonio Riano (difeso dall’avvocato Alfonso Quarto), giovane fioraio di Pianura. Per l’accusa sarebbe coinvolto nel duplice omicidio. E questi nuovi elementi aggraverebbero al sua posizione. La coppia fu ritrovata nel tardo pomeriggio dello scorso 19 aprile. L’allarme fu lanciato da una prostituta che vide il taxi parcheggiato sul ciglio di cava Masseria Monticelli nei pressi di via Ripuaria. Ad insospettire la donna le tracce di sangue sui sedili della Fiat Multipla che era chiusa e i bossoli nei pressi della vettura. Poi la telefonata al 113 e l’arrivo della polizia sul posto. Gli agenti videro che nella scarpata, a circa trenta metri di profondità, c’era un corpo. I vigili del fuoco si calarono nell’invaso e fecero la macabra scoperta: sul costone di roccia i corpi senza vita dei coniugi. Tre giorni dopo fu arrestato Antonio Riano. Il ventisettenne fioraio di Pianura fu incastrato da un’impronta: il dito indice e il palmo della mano intrisi di sangue, compatibile in più punti (17 per l’esattezza), lasciati sulla portiera anteriore destra. Nella Fiat Multipla, poi, ai piedi del lato guida diversi fogli di giornali sporchi di sangue: come se chi avesse commesso il delitto si fosse poi ripulito. E poi, la scoperta di altre tracce ematiche nel bagagliaio del taxi. Prove schiaccianti o quasi che non hanno permesso al legale del giovane di ottenere la scarcerazione. Nel giorno della discussione del Riesame l’ultimo colpo di scena con la presentazione di altri atti della Scientifica da parte della pubblica accusa. In questi documenti anche le tracce di sangue individuate nel bagagliaio. E così che l’avvocato dell’indagato ha rinunciato al Riesame e ha chiesto le copie degli atti per poi decidere se presentare o meno una nuova istanza di scarcerazione. In settimana potrebbero essere svelati altri indizi, altre tracce lasciate da chi era in quel momento sulla scena del crimine. E poi il giallo della richiesta di aiuto di Luigi Simeone a un amico: «Se ho problemi con gente malamente mi dai una mano?». Il tutto sarebbe successo nei giorni precedenti al delitto. Il 49enne di Melito si era mostrato preoccupato ma l’amico aveva risposto: «Non mettermi nei casini che già tengo troppi guai». E lui avrebbe replicato: «E pure tu tieni ragione, va bene, non fa niente». Forse Luigi Simeone sapeva di essere in pericolo. Sapeva che qualcuno voleva fargli del male ma non fino a uccidere lui e anche la moglie. Ulteriore elemento su cui gli inquirenti vogliono fare chiarezza. Poi c’è il giallo della discussione tra la vittima e due giovani in un parcheggio di Monteruscello. Uno di questi andò via esclamando: «La pagherai». Tanti tasselli di un complicato puzzle dove mancano, forse, i pezzi principali: chi ha materialmente premuto il grilletto della 7.65 che al momento non si trova. Alla base del delitto il movente legato alla compravendita dell’appartamento di via Colonne a Melito. Questa sarebbe la causa scatenante del duplice omicidio. Nel decreto di fermo ci sono le dichiarazioni del notaio che smentisce categoricamente la veridicità dell’atto: è un documento con un numero di protocollo risalente a oltre un decennio fa, periodo in cui la coppia uccisa acquistò per la prima volta l’appartamento. Ma gli inquirenti del Commissariato di polizia di Giugliano hanno scandagliato la zona del delitto e controllato accuratamente l’appartamento delle vittime. Nulla è stato tralasciato. Nel laghetto della cava di Masseria Monticelli si cerca l’arma del delitto, una calibro 7.65, nell’appartamento sono stati sottoposti a sequestro documenti e rilevate altre impronte. Di certo, chi ha ucciso non era da solo: con lui c’erano almeno altre due persone. (Mariano Fellico – Il Mattino) 

Giugliano. Una mossa a sorpresa nel giorno in cui si sarebbe dovuto discutere il Riesame. Il pubblico ministero Rossana Massimo Esposito che conduce l’inchiesta sul duplice omicidio di Luigi Simeone e Assunta Assisi, ha presentato gli atti degli accertamenti della polizia Scientifica del Commissariato di Giugliano, diretti dal primo dirigente Pasquale Trocino. Si tratta delle tracce di sangue e delle impronte digitali rinvenute all’interno dell’auto delle vittime, una Fiat Multipla adibita a taxi. Per questo delitto l’unico indagato risulta essere il 27enne Antonio Riano (difeso dall’avvocato Alfonso Quarto), giovane fioraio di Pianura. Per l’accusa sarebbe coinvolto nel duplice omicidio. E questi nuovi elementi aggraverebbero al sua posizione. La coppia fu ritrovata nel tardo pomeriggio dello scorso 19 aprile. L’allarme fu lanciato da una prostituta che vide il taxi parcheggiato sul ciglio di cava Masseria Monticelli nei pressi di via Ripuaria. Ad insospettire la donna le tracce di sangue sui sedili della Fiat Multipla che era chiusa e i bossoli nei pressi della vettura. Poi la telefonata al 113 e l’arrivo della polizia sul posto. Gli agenti videro che nella scarpata, a circa trenta metri di profondità, c’era un corpo. I vigili del fuoco si calarono nell’invaso e fecero la macabra scoperta: sul costone di roccia i corpi senza vita dei coniugi. Tre giorni dopo fu arrestato Antonio Riano. Il ventisettenne fioraio di Pianura fu incastrato da un’impronta: il dito indice e il palmo della mano intrisi di sangue, compatibile in più punti (17 per l’esattezza), lasciati sulla portiera anteriore destra. Nella Fiat Multipla, poi, ai piedi del lato guida diversi fogli di giornali sporchi di sangue: come se chi avesse commesso il delitto si fosse poi ripulito. E poi, la scoperta di altre tracce ematiche nel bagagliaio del taxi. Prove schiaccianti o quasi che non hanno permesso al legale del giovane di ottenere la scarcerazione. Nel giorno della discussione del Riesame l’ultimo colpo di scena con la presentazione di altri atti della Scientifica da parte della pubblica accusa. In questi documenti anche le tracce di sangue individuate nel bagagliaio. E così che l’avvocato dell’indagato ha rinunciato al Riesame e ha chiesto le copie degli atti per poi decidere se presentare o meno una nuova istanza di scarcerazione. In settimana potrebbero essere svelati altri indizi, altre tracce lasciate da chi era in quel momento sulla scena del crimine. E poi il giallo della richiesta di aiuto di Luigi Simeone a un amico: «Se ho problemi con gente malamente mi dai una mano?». Il tutto sarebbe successo nei giorni precedenti al delitto. Il 49enne di Melito si era mostrato preoccupato ma l’amico aveva risposto: «Non mettermi nei casini che già tengo troppi guai». E lui avrebbe replicato: «E pure tu tieni ragione, va bene, non fa niente». Forse Luigi Simeone sapeva di essere in pericolo. Sapeva che qualcuno voleva fargli del male ma non fino a uccidere lui e anche la moglie. Ulteriore elemento su cui gli inquirenti vogliono fare chiarezza. Poi c’è il giallo della discussione tra la vittima e due giovani in un parcheggio di Monteruscello. Uno di questi andò via esclamando: «La pagherai». Tanti tasselli di un complicato puzzle dove mancano, forse, i pezzi principali: chi ha materialmente premuto il grilletto della 7.65 che al momento non si trova. Alla base del delitto il movente legato alla compravendita dell’appartamento di via Colonne a Melito. Questa sarebbe la causa scatenante del duplice omicidio. Nel decreto di fermo ci sono le dichiarazioni del notaio che smentisce categoricamente la veridicità dell’atto: è un documento con un numero di protocollo risalente a oltre un decennio fa, periodo in cui la coppia uccisa acquistò per la prima volta l’appartamento. Ma gli inquirenti del Commissariato di polizia di Giugliano hanno scandagliato la zona del delitto e controllato accuratamente l’appartamento delle vittime. Nulla è stato tralasciato. Nel laghetto della cava di Masseria Monticelli si cerca l’arma del delitto, una calibro 7.65, nell’appartamento sono stati sottoposti a sequestro documenti e rilevate altre impronte. Di certo, chi ha ucciso non era da solo: con lui c’erano almeno altre due persone. (Mariano Fellico – Il Mattino)