Berlusconi-Schettino:incubi notturni di Carla Ruocco(M.5stelle)Riflessioni di una sociologa delle comunicazioni di massa

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Ore 9:58 Carla Ruocco, non ancora ben sveglia…
Una recente intervista ad Antonello Soro, garante della privacy,a proposito dei cosiddetti processi mediatici, offre spunto per riprendere qualche riflessione sul caso ” Costa Concordia” e sul megaprocesso mediatico (specialmente televisivo)a carico del comandante Schettino. Ho trattato l’ argomento in un saggio (” Un caso televisivo:la vicenda Costa Concordia e la crocifissione mediatica del comandante Schettino “),qui svolgo una breve considerazione che si collega anche ad alcuni concetti espressi da Soro.
Attorno alle ore 10:00 del 25 maggio 2015, sta per concludersi su RAI 3 il programma “Agorà”,condotto da Gerardo Greco.E’ una trasmissione che tratta in prevalenza temi di politica. Non ho seguito la puntata, ma capto casualmente le ultime battute tra la parlamentare Carla Ruocco, del Movimento 5 stelle, ed una rappresentante di Forza Italia presente in studio. Si parla di Berlusconi ( ebbene sì, purtroppo in questo Paese se ne parla ancora) e la Ruocco,con sagacia e originalità (!), pensa bene di fare riferimento al ” simbolo del male” di nome Francesco Schettino per criticare certi comportamenti dell’ex senatore, così da adoperare un esempio noto a tutti.
Il parallelismo,per acume e brillantezza, mi lascia esterrefatta. Perché accostare i due personaggi? Ah…ecco: quando aleggia l’idea di “abbandono”, se pure al momento si è molto distanti da lui, si fa prestissimo ad andare a parare lì, all’ uomo della “Concordia”.
Sono trascorsi oltre tre anni da quell’ incidente, ma lo sciagurato processo televisivo contro il comandante ha influenzato le menti più esposte e più fragili,e produce ancora i suoi effetti nella forma di concentrati di idiozia, quale è il termine di paragone usato dalla Ruocco. Per fortuna, come detto, “Agorà” è in chiusura,e così ha termine anche lo stupido battibecco tra l’esponente grillina e quella berlusconiana.
C’è da riflettere. I media, nella loro peggiore espressione, hanno fatto della figura Schettino un senso comune e dell’evento ” Concordia”una sorta di mito nefasto. E non c’è solo la Ruocco; altri illustri interpreti della realtà le fanno compagnia nel gioco dei paragoni a sproposito, come il giornalista reazionario Sallusti e il politicante Toti. Il primo, in un articolo delirante, accostò Schettino al copilota tedesco Lubitz, protagonista di una recente sciagura aerea, l’altro ebbe modo di inferire, da un indizio comportamentale, una similitudine tra il comandante ed il sindaco di Milano Pisapia. Non dimentichiamo poi il bellospirito che volle prendere a prestito l’esempio Schettino per commentare la “fuga” dalla Nazionale del commissario tecnico Prandelli dopo la brutta figura ai mondiali di calcio in Brasile.
Una costellazione di significati condivisi, bisogna dire, grazie a quel drammatico fatto e alla sua proiezione mediatica.Un fatto che ha pure provocato, nell’ universo dei media, l’ effondersi di molta stupidità e di altrettanta cattiveria, contro il valore della dignità a cui, invece, mai bisognerebbe abdicare.Ore 9:58 Carla Ruocco, non ancora ben sveglia…
Una recente intervista ad Antonello Soro, garante della privacy,a proposito dei cosiddetti processi mediatici, offre spunto per riprendere qualche riflessione sul caso ” Costa Concordia” e sul megaprocesso mediatico (specialmente televisivo)a carico del comandante Schettino. Ho trattato l’ argomento in un saggio (” Un caso televisivo:la vicenda Costa Concordia e la crocifissione mediatica del comandante Schettino “),qui svolgo una breve considerazione che si collega anche ad alcuni concetti espressi da Soro.
Attorno alle ore 10:00 del 25 maggio 2015, sta per concludersi su RAI 3 il programma “Agorà”,condotto da Gerardo Greco.E’ una trasmissione che tratta in prevalenza temi di politica. Non ho seguito la puntata, ma capto casualmente le ultime battute tra la parlamentare Carla Ruocco, del Movimento 5 stelle, ed una rappresentante di Forza Italia presente in studio. Si parla di Berlusconi ( ebbene sì, purtroppo in questo Paese se ne parla ancora) e la Ruocco,con sagacia e originalità (!), pensa bene di fare riferimento al ” simbolo del male” di nome Francesco Schettino per criticare certi comportamenti dell’ex senatore, così da adoperare un esempio noto a tutti.
Il parallelismo,per acume e brillantezza, mi lascia esterrefatta. Perché accostare i due personaggi? Ah…ecco: quando aleggia l’idea di “abbandono”, se pure al momento si è molto distanti da lui, si fa prestissimo ad andare a parare lì, all’ uomo della “Concordia”.
Sono trascorsi oltre tre anni da quell’ incidente, ma lo sciagurato processo televisivo contro il comandante ha influenzato le menti più esposte e più fragili,e produce ancora i suoi effetti nella forma di concentrati di idiozia, quale è il termine di paragone usato dalla Ruocco. Per fortuna, come detto, “Agorà” è in chiusura,e così ha termine anche lo stupido battibecco tra l’esponente grillina e quella berlusconiana.
C’è da riflettere. I media, nella loro peggiore espressione, hanno fatto della figura Schettino un senso comune e dell’evento ” Concordia”una sorta di mito nefasto. E non c’è solo la Ruocco; altri illustri interpreti della realtà le fanno compagnia nel gioco dei paragoni a sproposito, come il giornalista reazionario Sallusti e il politicante Toti. Il primo, in un articolo delirante, accostò Schettino al copilota tedesco Lubitz, protagonista di una recente sciagura aerea, l’altro ebbe modo di inferire, da un indizio comportamentale, una similitudine tra il comandante ed il sindaco di Milano Pisapia. Non dimentichiamo poi il bellospirito che volle prendere a prestito l’esempio Schettino per commentare la “fuga” dalla Nazionale del commissario tecnico Prandelli dopo la brutta figura ai mondiali di calcio in Brasile.
Una costellazione di significati condivisi, bisogna dire, grazie a quel drammatico fatto e alla sua proiezione mediatica.Un fatto che ha pure provocato, nell’ universo dei media, l’ effondersi di molta stupidità e di altrettanta cattiveria, contro il valore della dignità a cui, invece, mai bisognerebbe abdicare.