Legge Severino, domani il verdetto. Il destino di De Luca e De Magistris legato alla sentenza della Cassazione

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Il primo giugno non è poi così vicino se si considera che a condizionare il verdetto delle urne per l’elezione del presidente e del consiglio regionale potrebbe essere una decisione delle Sezioni riunite della Cassazione chiamate a decidere domani se la competenza sui ricorsi alla sospensione dalle cariche elettive spetta alla giustizia amministrativa (Tar e Consiglio di Stato) o alla giustizia civile nei tribunali ordinari. Sullo sfondo, infatti, pesa su Vincenzo De Luca – il candidato del Pd – la condanna per abuso d’ufficio quando faceva il sindaco di Salerno, e siamo a gennaio. All’epoca il prefetto di Salerno sospese De Luca per 18 mesi, il Tar della Campania concesse però la sospensiva della sospensione allo stesso De Luca che continuò a fare il sindaco. Cosa accadrebbe invece se domani la Cassazione decidesse che sulla materia è il giudice ordinario a dovere esprimersi? Un precedente conforta De Luca, appena sei mesi fa la Corte d’Appello di Bari ha reintegrato un consigliere regionale dunque il giudice ordinario già decide – nella sostanza – sulla spinosissima materia. Basta per essere tranquilli? Da Forza Italia e da Stefano Caldoro, il governatore uscente, rinfocolano la polemica. Mara Carfagna, portavoce di Fi è decisa: Berlusconi non si è candidato capolista a Napoli per la legge Severino, per evitare di violarla, De Luca invece si candida in spregio alla legge e Renzi viene in Campania a mettergli la mano sulla spalla». A fare da sponda alle sue parole è il governatore uscente: «Concordo con Mara. Qui passa un messaggio devastante con De Luca. La legge si rispetta, è un’offesa alla legalità. Non ci si può candidare contro la legge» conclude Caldoro. Fulvio Bonavitacola – deputato e avvocato amministrativista,  vicino a De Luca –racconta: «Come dimostra la Corte d’Appello di Bari non è vero che il Tar reintegra e il giudice ordinario no, c’è un primo tempo che prevede la proclamazione e l’insediamento e un secondo tempo eventuale che riguarda le questione della Severino, solo in quel caso può essere importante sapere se è il giudice ordinario o quello amministrativo a decidere. Quanto a Caldoro ormai non ha più argomenti e sente la sconfitta vicina per questo utilizza un argomento che ha dichiarato non avrebbe mai utilizzato». Il primo giugno, in ogni caso, non succederà nulla perché ogni decisione potrà essere presa solo dopo la proclamazione ufficiale da parte dell’ufficio elettorale della Corte di Appello. Orientativamente, servono almeno venti giorni in caso di elezione De Luca sarà proclamato a metà giugno. Solo in quel momento potrà scattare l’iter per l’applicazione della Severino. La legge prevede che la cancelleria del tribunale o la segreteria del pubblico ministero comunicano al prefetto di Napoli i «provvedimenti giudiziari che comportano la sospensione». Il prefetto a sua volta ne «dà immediata comunicazione» al presidente del consiglio. Quindi a Matteo Renzi il quale, «sentiti il ministro per gli Affari regionali (l’interim è dello stesso premier) e il ministro degli Interni», adotta il provvedimento che accerta la sospensione. Insomma i tempi sono molto dilatati e ci sarebbe comunque per De Luca il tempo di nominare la giunta. A governare, in caso di sospensione, sarebbe lui. È possibile? Lo Statuto della Regione (articolo 46) prevede che nella seduta di insediamento del Consiglio il presidente espone il suo programma di governo e prevede che solo «nei dieci giorni successivi» nomina la giunta. Al netto di De Luca potrebbe profilarsi un altro caso, quello di Luigi de Magistris sindaco di Napoli. Se la Cassazione rimandasse al giudice ordinario la decisione sulle sospensive automaticamente decadrebbe il provvedimento del Tar con il quale de Magistris ha avuto la sospensiva della sospensione e avrebbe 30 giorni di tempo per presentare ricorso al giudice ordinario chiedendo anche qui la sospensiva. I tempi? «Siamo sereni – racconta l’avvocato del sindaco Giuseppe Russo – i tempi ci sono e 30 giorni sono più che sufficienti, eravamo molto più preoccupati ai tempi della sospensione del prefetto». (Luigi Roano – Il Mattino) 

Il primo giugno non è poi così vicino se si considera che a condizionare il verdetto delle urne per l’elezione del presidente e del consiglio regionale potrebbe essere una decisione delle Sezioni riunite della Cassazione chiamate a decidere domani se la competenza sui ricorsi alla sospensione dalle cariche elettive spetta alla giustizia amministrativa (Tar e Consiglio di Stato) o alla giustizia civile nei tribunali ordinari. Sullo sfondo, infatti, pesa su Vincenzo De Luca – il candidato del Pd – la condanna per abuso d’ufficio quando faceva il sindaco di Salerno, e siamo a gennaio. All’epoca il prefetto di Salerno sospese De Luca per 18 mesi, il Tar della Campania concesse però la sospensiva della sospensione allo stesso De Luca che continuò a fare il sindaco. Cosa accadrebbe invece se domani la Cassazione decidesse che sulla materia è il giudice ordinario a dovere esprimersi? Un precedente conforta De Luca, appena sei mesi fa la Corte d’Appello di Bari ha reintegrato un consigliere regionale dunque il giudice ordinario già decide – nella sostanza – sulla spinosissima materia. Basta per essere tranquilli? Da Forza Italia e da Stefano Caldoro, il governatore uscente, rinfocolano la polemica. Mara Carfagna, portavoce di Fi è decisa: Berlusconi non si è candidato capolista a Napoli per la legge Severino, per evitare di violarla, De Luca invece si candida in spregio alla legge e Renzi viene in Campania a mettergli la mano sulla spalla». A fare da sponda alle sue parole è il governatore uscente: «Concordo con Mara. Qui passa un messaggio devastante con De Luca. La legge si rispetta, è un’offesa alla legalità. Non ci si può candidare contro la legge» conclude Caldoro. Fulvio Bonavitacola – deputato e avvocato amministrativista,  vicino a De Luca –racconta: «Come dimostra la Corte d’Appello di Bari non è vero che il Tar reintegra e il giudice ordinario no, c’è un primo tempo che prevede la proclamazione e l’insediamento e un secondo tempo eventuale che riguarda le questione della Severino, solo in quel caso può essere importante sapere se è il giudice ordinario o quello amministrativo a decidere. Quanto a Caldoro ormai non ha più argomenti e sente la sconfitta vicina per questo utilizza un argomento che ha dichiarato non avrebbe mai utilizzato». Il primo giugno, in ogni caso, non succederà nulla perché ogni decisione potrà essere presa solo dopo la proclamazione ufficiale da parte dell’ufficio elettorale della Corte di Appello. Orientativamente, servono almeno venti giorni in caso di elezione De Luca sarà proclamato a metà giugno. Solo in quel momento potrà scattare l’iter per l’applicazione della Severino. La legge prevede che la cancelleria del tribunale o la segreteria del pubblico ministero comunicano al prefetto di Napoli i «provvedimenti giudiziari che comportano la sospensione». Il prefetto a sua volta ne «dà immediata comunicazione» al presidente del consiglio. Quindi a Matteo Renzi il quale, «sentiti il ministro per gli Affari regionali (l’interim è dello stesso premier) e il ministro degli Interni», adotta il provvedimento che accerta la sospensione. Insomma i tempi sono molto dilatati e ci sarebbe comunque per De Luca il tempo di nominare la giunta. A governare, in caso di sospensione, sarebbe lui. È possibile? Lo Statuto della Regione (articolo 46) prevede che nella seduta di insediamento del Consiglio il presidente espone il suo programma di governo e prevede che solo «nei dieci giorni successivi» nomina la giunta. Al netto di De Luca potrebbe profilarsi un altro caso, quello di Luigi de Magistris sindaco di Napoli. Se la Cassazione rimandasse al giudice ordinario la decisione sulle sospensive automaticamente decadrebbe il provvedimento del Tar con il quale de Magistris ha avuto la sospensiva della sospensione e avrebbe 30 giorni di tempo per presentare ricorso al giudice ordinario chiedendo anche qui la sospensiva. I tempi? «Siamo sereni – racconta l’avvocato del sindaco Giuseppe Russo – i tempi ci sono e 30 giorni sono più che sufficienti, eravamo molto più preoccupati ai tempi della sospensione del prefetto». (Luigi Roano – Il Mattino)