Cesenatico, la Nove Colli raccontata in diretta da uno sfinito ciclista

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Piove, maledetta primavera; migliaia di ciclisti,  un serpentone lunghissimo, la classica internazionale Nove Colli; a Cesenatico è una cronaca sudata, sofferta,  di un ciclista salernitano, non arrivato nei primi 100, ma quanta fatica! sulla  Nove Colli, piove, fanculo, pedaliamo…  s.r.

 Sveglia ore 4:00, vestizione, colazione abbondante. Non guardo fuori dalla finestra, ma tutti dicono che il tempo è pessimo. Non guardo, neanche i miei amici guardano fuori. Tutti tesi, tutti concentrati.
 Ore 5:15, sono pronto, ultimo check della bici preparata il giorno prima. Garmin, pompa, borsetta, due borracce di cui una con sali minerali. Tutto ok.
 Ore 5:30 usciamo per andare in griglia. Piove. Fanculo. Pedaliamo. Piove più forte. Doppio fanculo. OK, ci buttiamo sotto un bar e aspettiamo. Spiove, andiamo in griglia.
 Ore 6:40, si sente la classica “botta di san giovanni” che annuncia la nostra partenza.
 Ore 6:45, ma chi me lo fa fare
 Ore 6:50, #@%@#@ (censura)
 Fino alla prima salita veniamo inondati di schizzi. Acqua dappertutto non si capisce niente. Iniziamo la prima salita, sembra facile arriva un rampone al 14% di circa 200 metri il gruppo collassa, si accartoccia ma non si ferma, abbiamo evitato il classico “piede a terra da nove colli”. La prima salita vola via tra falsi falso piani e rampe.
 Inizia un lungo tratto di saliscendi (il famoso mangia e bevi?) per arrivare alla seconda salita. Pieve di Rivoschio. Bello il colpo d’occhio dei tornanti in crescendo con il serpentone di ciclisti che sale. La salita scorre via agevole … Sotto una pioggia battente. Molto più difficile la discesa: una saponetta. Gente che mi schizza da tutte le parti e puntualmente si verifica ciò che mi aveva detto Liberato Cozzolino: prendo più gente andando piano che andando forte. Gente che cade, gente col ghiaccio sulla faccia, gente dentro alle ambulanze. Ma quando finisce sta discesa? Ah ecco fine.
 Dopo poco tempo la Ciola. Chest è tost, ho finito i rapporti. Vabbuò mi gestisco. Alla fine anche lei scorre via. La discesa onestamente non me la ricordo, significa che non è stata particolarmente brutta.
 Arriva il temutissimo barbotto. Non conosco la salita ma ne ho sentito parlare molto quindi decido di gestirmi. I primi km scorrono facilmente. Poi arriva sto cartello “1km 18%”. Mi dico cazzo. Lo comincio, mi gestisco, sento lo speaker da lontano, guardo la pendenza e non è 18% mah. Continuo, ai 200 metri vedo che la salita spiana, lo speaker parla, non capisco più niente mi alzo sui pedali e stantuffo di gran lena fino a passare l arco del GPM. Qui decido che farò la 200. Il sole splende, finalmente.
 Arrivo al bivio, prendo il cuore in mano e mi lancio. Arriva il mio primo ristoro. Prendo 1, 2 piadine con una salutare e leggera mortadella. Ingurgito altre cose e parto per il monte tiffi.
 Monte tiffi lo stereotipo della salita corta e fetente. Mi gestisco e da qui in poi mi gestiro solamente perche non voglio correre il rischio di fondere. Spesso sono solo e quindi non posso fare altro.
 Arriva il perticara, il sole del barbotto mo abbandona ma il tempo tiene. Faccio i 9km con la testa già al Gorolo. Sul perticara mi fermo al ristoro ancora una volta. Non ce la faccio più con le barrette, voglio solo piadine.
 Arriva il Pugliano. Questa me la fa pagare, inizio ad accusare la fame e non ho voglia di barrette. Trangugio una power bar a stento consapevole che sotto la cenere cova una crisi di fame.
 Ai meno tre dalla vetta il tempo cede e viene giù il finimondo. Non si può fare altro, si continua. Arrivo in cima altro ristoro. Credo che tra le gentili signore romagnole ci sia anche la madre di Pantani. Ingurito altre piadine sotto una pioggia torrenziale e mi butto in discesa. “Rattle rattle”, batto i denti dal freddo, maronn che chiatron maronn che chiatron. La discesa interminabile finisce e finisce anche la pioggia.
 Passo delle siepi, torna la fame e morde. Capisco che c’è solo una cosa da fare. Trangugio un carbogel e vado avanti. La salita è corta e in cima mi fermo all’ultimo ristoro. Trangugio piadine, bevo mezza braccia d’acqua e mi lancio in discesa. Facile, ora non piove più e splende il sole.
 Gorolo: questo si fa sentire sul serio. 180km e 17% non vanno d’accordo. Comunque stringo i denti e arrivo in cima.
 In picchiata verso Cesenatico trovo un gruppetto nel quale tira una sola persona. Mi inserisco e inizio a dare cambi.
 Arriviamo in Cesenatico. Non è necessario fare alcuno sprint non ci sono prosciutti da vincere. Attraverso lo striscione sotto scroscianti applausi (concessi a tutti i partecipanti). Sono felice prendo la mia medaglia e … Altre piadine.

Piove, maledetta primavera; migliaia di ciclisti,  un serpentone lunghissimo, la classica internazionale Nove Colli; a Cesenatico è una cronaca sudata, sofferta,  di un ciclista salernitano, non arrivato nei primi 100, ma quanta fatica! sulla  Nove Colli, piove, fanculo, pedaliamo…  s.r.

 Sveglia ore 4:00, vestizione, colazione abbondante. Non guardo fuori dalla finestra, ma tutti dicono che il tempo è pessimo. Non guardo, neanche i miei amici guardano fuori. Tutti tesi, tutti concentrati.
 Ore 5:15, sono pronto, ultimo check della bici preparata il giorno prima. Garmin, pompa, borsetta, due borracce di cui una con sali minerali. Tutto ok.
 Ore 5:30 usciamo per andare in griglia. Piove. Fanculo. Pedaliamo. Piove più forte. Doppio fanculo. OK, ci buttiamo sotto un bar e aspettiamo. Spiove, andiamo in griglia.
 Ore 6:40, si sente la classica "botta di san giovanni" che annuncia la nostra partenza.
 Ore 6:45, ma chi me lo fa fare
 Ore 6:50, #@%@#@ (censura)
 Fino alla prima salita veniamo inondati di schizzi. Acqua dappertutto non si capisce niente. Iniziamo la prima salita, sembra facile arriva un rampone al 14% di circa 200 metri il gruppo collassa, si accartoccia ma non si ferma, abbiamo evitato il classico "piede a terra da nove colli". La prima salita vola via tra falsi falso piani e rampe.
 Inizia un lungo tratto di saliscendi (il famoso mangia e bevi?) per arrivare alla seconda salita. Pieve di Rivoschio. Bello il colpo d'occhio dei tornanti in crescendo con il serpentone di ciclisti che sale. La salita scorre via agevole … Sotto una pioggia battente. Molto più difficile la discesa: una saponetta. Gente che mi schizza da tutte le parti e puntualmente si verifica ciò che mi aveva detto Liberato Cozzolino: prendo più gente andando piano che andando forte. Gente che cade, gente col ghiaccio sulla faccia, gente dentro alle ambulanze. Ma quando finisce sta discesa? Ah ecco fine.
 Dopo poco tempo la Ciola. Chest è tost, ho finito i rapporti. Vabbuò mi gestisco. Alla fine anche lei scorre via. La discesa onestamente non me la ricordo, significa che non è stata particolarmente brutta.
 Arriva il temutissimo barbotto. Non conosco la salita ma ne ho sentito parlare molto quindi decido di gestirmi. I primi km scorrono facilmente. Poi arriva sto cartello "1km 18%". Mi dico cazzo. Lo comincio, mi gestisco, sento lo speaker da lontano, guardo la pendenza e non è 18% mah. Continuo, ai 200 metri vedo che la salita spiana, lo speaker parla, non capisco più niente mi alzo sui pedali e stantuffo di gran lena fino a passare l arco del GPM. Qui decido che farò la 200. Il sole splende, finalmente.
 Arrivo al bivio, prendo il cuore in mano e mi lancio. Arriva il mio primo ristoro. Prendo 1, 2 piadine con una salutare e leggera mortadella. Ingurgito altre cose e parto per il monte tiffi.
 Monte tiffi lo stereotipo della salita corta e fetente. Mi gestisco e da qui in poi mi gestiro solamente perche non voglio correre il rischio di fondere. Spesso sono solo e quindi non posso fare altro.
 Arriva il perticara, il sole del barbotto mo abbandona ma il tempo tiene. Faccio i 9km con la testa già al Gorolo. Sul perticara mi fermo al ristoro ancora una volta. Non ce la faccio più con le barrette, voglio solo piadine.
 Arriva il Pugliano. Questa me la fa pagare, inizio ad accusare la fame e non ho voglia di barrette. Trangugio una power bar a stento consapevole che sotto la cenere cova una crisi di fame.
 Ai meno tre dalla vetta il tempo cede e viene giù il finimondo. Non si può fare altro, si continua. Arrivo in cima altro ristoro. Credo che tra le gentili signore romagnole ci sia anche la madre di Pantani. Ingurito altre piadine sotto una pioggia torrenziale e mi butto in discesa. "Rattle rattle", batto i denti dal freddo, maronn che chiatron maronn che chiatron. La discesa interminabile finisce e finisce anche la pioggia.
 Passo delle siepi, torna la fame e morde. Capisco che c'è solo una cosa da fare. Trangugio un carbogel e vado avanti. La salita è corta e in cima mi fermo all'ultimo ristoro. Trangugio piadine, bevo mezza braccia d'acqua e mi lancio in discesa. Facile, ora non piove più e splende il sole.
 Gorolo: questo si fa sentire sul serio. 180km e 17% non vanno d'accordo. Comunque stringo i denti e arrivo in cima.
 In picchiata verso Cesenatico trovo un gruppetto nel quale tira una sola persona. Mi inserisco e inizio a dare cambi.
 Arriviamo in Cesenatico. Non è necessario fare alcuno sprint non ci sono prosciutti da vincere. Attraverso lo striscione sotto scroscianti applausi (concessi a tutti i partecipanti). Sono felice prendo la mia medaglia e … Altre piadine.