MAIORI: DALLA TORRE NORMANNA AD ERCHIE E NON SOLO. VOLARE ALTO PER PROMUOVERE QUALITA’

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Maiori accoglie i turisti con l’aria civettuola di cittadina di mare  e registra, di anno in anno, una notevole espansione anche se non  ha ancora ipotizzato, ufficializzandolo, un progetto di sviluppo che sfrutti  appieno le sue potenzialità che sono enormi sia verso Sud che verso Nord, lunga la costa che dal mare cerca cielo su  colline e montagne dell’interno fin lassù al Valico di Chiunzi. Avrebbe potuto cogliere l’occasione della campagna elettorale  per dialogare e confrontarsi  tra forze politiche, imprenditoria, associazioni di categoria e tutta la più vasta società civile e naturalmente tra le forze politiche tra di loro. Ma così non è stato e la campagna elettorale si è impantanata nella palude della quotidianità con in più qualche polemica  di  troppo che ha rasentato, qualche volta, il pettegolezzo. C’è ancora tempo per recuperare e nel rush finale volare alto e esaltare la qualità dei temi e del linguaggio.

Ad avere gambe buone e voglia di trekking,  dalla insenatura della bellissima minuscola baia di Salicerchie una carrareccia porta fino ai mille metri dell’Avvocata, una terrazza spalancata sull’anfiteatro del mito e della storia da Capri a Palinuro e, nei giorni limpidi, a tutto tondo dal Vesuvio alle Eolie, a prefigurare un Mediterraneo esposto a capricci d’acqua e fuoco. Ma anche più giù, sulla media collina di San Vito, il territorio espone bellezze di coltivi di agrumeti e case sparse, un patrimonio da spendere con intelligente creatività sul mercato della ospitalità diffusa. E’, questo, un angolo bellissimo sottoutilizzato della Maiori turistica, che dedica attenzioni, da pigrizia pantofolaia fisica e mentale, solo alla spianata ariosa del Lungomare e delle zone attigue, trascurando le tante sue ricchezze nascoste e sconosciute.  A  Salicerchie, si è formato, quasi spontaneamente, un nucleo di attività che qualifica l’offerta turistica della città, lontano dalla fiera chiassosa del centro, soprattutto d’estate: un residence per l’accoglienza di totale relax, un ristorante di buona qualità a margine di strada, un grappolo di case a sbalzo a comoda conquista di mare, una spiaggia minuscola ma accogliente su cui sfumano i rumori del traffico della statale e si esaltano, a sottofondo di dormiveglia smemore, le carezze delle onde alla battigia. Avrebbe bisogno di potenziare i servizi, attraverso iniziative pubbliche/private: un bar terrazza a  conquista d’orizzonte di cielo, mare e monti, potenziamento dei servizi di spiaggia essenziali, creazione di un parcheggio minimamente capiente in roccia o a margine di torrente nel più rigoroso rispetto dell’ambiente o in alternativa una linea di minibus, servizio, tra l’altro, necessario per l’intero territorio urbano.  

Partendo di qui si snodano quattro o cinque kilometri di strada, verso Salerno tra tornanti a strapiombo di mare e colline a scivolo di carreggiata con, dall’uno e l’altro lato, terrazzamenti di limoni che ridono nel trionfo del sole, con insediamenti arditi su petti di colline, lato monte, e su dirupi di rocce precipiti con il carico del verde di pinete, lecceti e macchia mediterranea lato mare. Nel primo tratto si è sviluppata timidamente l’iniziativa di pensioni (Pandora) e/o prestigiose dimore di accoglienza (Torre di Cesare) fino allo storico Cannaverde. Il tutto frutto del rischio di impresa dei privati nella indifferenza sempre e nello ostruzionismo qualche volta dell’Ente Pubblico. Eppure anche qui sarebbe opportuno e doveroso facilitare e potenziare l’espansione di un altro nucleo di attività produttive che avessero il segno dell’efficienza dei servizi e consentissero momenti di socializzazione all’insegna della presenza del Pubblico a sostegno del Privato.

La strada prosegue verso il Cimitero e giù è fragore di mare a spumeggiante conquista di scogli a catapulta e di falesie ambrate a ricamo di macchia. E’ un angolo, orrido e bellissimo insieme, di costa frastagliata  che la fantasia popolare ha battezzato del Cavallo Morto in ricordo, forse, di un salto sfortunato di un quadrupede imbizzarrito. Si presterebbe a gare di parapendio e/o di scalate di roccia di mare. Questo tipo di iniziative rilancerebbe la città sui media nazionali con una straordinaria ricaduta di immagine e conseguente incremento dell’occupazione nella direzione di una consistente nicchia di mercato turistico, quello sportivo.

Dopo il Cimitero è un susseguirsi di emozioni tra curve a gomito e brevi rettilinei con lo spettacolo sempre nuovo e bello dei coltivi a corona di case sparse a monte e quasi ad invasione di ville a volo di mare a valle. E sotto l’ariosa tettoia naturale di una roccia all’abbraccio ardito di buganvillea eternamente in fiore l’antro di Santa Maria di Olearia, un monumento straordinariamente bello e ricco di pitture parietali sotto la guardia dei candelabri carnosi di due cactus giganteschi. Lì è conservata memoria di storia ed arte di passaggio e sosta di lavoro e preghiera di monachesimo colto e santo. Qui potrebbe e dovrebbe sorgere un altro nucleo attrezzato dell’accoglienza di prestigio, utilizzando le preesistenze (i casolari rurali ma anche le ville camuffate nel verde), tenuto anche conto che ad un tiro di schioppo, fiorito sull’abisso, brilla nella gloria della luce, carico del prestigio della tradizione, Capodorso, un gioiello della ristorazione, che i Fratelli Ferrara hanno inserito, con intelligente e creativa professionalità nel mondo stellato delle guide enogastronomiche nazionali ed internazionali.

Poi la strada scivola dolce verso Cetara con sullo sfondo Salerno lunata a corona di porto e Lungomare, la Piana di Paestum a testimonianza della grande storia e Punta Licosa a fascino di mito. Pochi lo sanno, ma qui è ancora territorio di Maiori, i cui amministratori non sono ancora riusciti a sanare lo scempio della collina, che da decenni ostenta scheletri  di manufatti con i rettangoli delle sagome delle finestre, occhi di fantasmi appollaiati tra il verde. Più giù i vecchi casolari a  margine di strada squillano di bellezza nel fresco del restauro e promettono,  utilizzo di dimore di decorosa accoglienza. Giù nella gola a sbocco del torrente a foce larga, pigra di sole si stende Erchie, frazione dimenticata di Maiori, borgo dell’anima deputato ad accogliere  schiere di artisti della poesia, della musica e della pittura o artigiani maestri prestigiosi della manualità. Gridano vendetta le ferite di una incauta politica dell’industria che immolò bellezza ai mostri dell’acciaio (Ilva). Che ne è di un intelligente progetto della Comunità Montana “Cento limoni per una cava”, che avrebbe sanato ferite con il riso degli agrumeti?  E che ne è del dibattito sull’utilizzo delle vecchie tonnare per farne un museo della proto industria del mare? Ero fresco laureato quando partecipai entusiasta ad un interessante seminario sul tema. E’ passato più di  un cinquantennio senza un nulla di fatto. Il demanio comunale di Maiori arriva a ridosso del Porto di Cetara. Maiori amministra o dovrebbe amministrare anche la spiaggia al di qua del molo e le costruzioni, qualcuna abusiva, tra il verde dei pini a scivolo di battigia.

Ho fatto a volo di uccello un giro di orizzonte su di un territorio che è di Maiori, ma che Maiori trascura e che probabilmente molti maioresi ignorano e/o non hanno mai visitato. Eppure qui ci potrebbe essere una ulteriore fonte di notevole ricchezza del turismo e non solo. Sarebbe l’ideale, tanto per fare un esempio, la creazione di un Parco Didattico sul tema della limonicoltura. Ne ho parlato e scritto con ricchezza di particolari in altre occasioni. Qui è lecito (ri)chiedersi di passaggio: Che ne vuol fare Maiori di questo suo territorio? E’ intenzionata o no ad immetterlo con iniziative intelligenti e di grande respiro nei circuiti fecondi del mercato turistico e non solo? Che ne vuol fare di Erchie, una delle sue perle del territorio di mare? Perchè non stipulare un Protocollo di Intesa e conseguente Accordo di Programma  con Cetara per rilanciarne lo sviluppo nella direzione di una offerta turistica di qualità?

E, ancora, come utilizzare un percorso via mare, dal capoluogo ad Erchie, alla scoperta di cale accoglienti, di grotte che potrebbero essere un’attrazione notevole (Pandora innanzitutto) alla stregua della Grotta azzurra di Capri e della Grotta dello Smeraldo di Amalfi, dello spettacolo di minuscoli promontori nel verde della macchia e di gole con il mare rumoreggiante ad ingravidare le rocce, dello storico Faro di Capodorso, ai cui piedi c’è memoria di battaglie nel corso dei secoli, della visita emozionante alle antiche tonnare? Perchè allora non promuovere un tour via mare, nella gloria del sole di giorno, e con l’argento della luna di notte sotto lo sguardo stupefatto delle stelle, stimolando l’iniziativa privata (cooperativa di barcaioli) a studiare percorsi diversi dagli abituali Maiori/Amalfi/Grotta dello Smeraldo/Positano/Li Galli, con un incremento dell’occupazione ed un ulteriore arricchimento dell’offerta turistica della città?

Analogo discorso merita la costa verso Nord, dove urge una sinergia feconda con Minori per realizzare il tunnel sotto il Castello Mezzacapo pedonalizzando l’attuale strada che si spalanca sulle Torricelle di Minori e promette una passeggiata  attrezzata sul mare, un lungo terrazzo sull’acqua  da fare invidia alla Costa Azzurra da Montecarlo a Nizza e fare di questo straordinario angolo di costa dirupante lo sbocco di mare  per la clientela esclusiva di Ravello, se solo  questo enclave magico di territorio si collegasse con agili e poco invasivi vettori meccanici nel tratto Villamena di Minori/Ravello sulla strada per Chiunzi, recuperando un territorio di straordinaria bellezza quale quello che espone panorami da visibilio tra il Reginna Minor all’altezza delle cartiere e penetrando su su verso Sambuco e la Riola. Una visione di sviluppo sinergico tra Maiori, Minori, Tramonti Ravello immetterebbe sui mercati internazionali del turismo un territorio vasto con potenzialità di sviluppo enorme. Oh, se ci si accapigliasse per un piano intercomunale di sviluppo, per creare un polo di turismo di qualità con infrastrutturazione di servizi di eccellenza sul piano dell’accoglienza e dello sport che trovi nella spianata di mare di Minori/ Maiori, centralità di un porto da fare invidia a Saint Tropez e a Portofino, e in quella di collina, solcata e fecondata dai due fiumi Reginna  tra Maiori Tramonti Ravello e Minori trovasse, dicevo, occasioni e spazi per grandi eventi sportivi di mare (a quando una  prismatica festa del mare in una costa che vanta la storia della Prima Repubblica Marinara) e di collina e di montagna che non si esaurisca solo nel trekking  ma punti su campi da tennis attrezzati e un campo da golf per un target di destinazione di turismo alto? Accapigliamoci per questo, voliamo alto e pensiamo alla grande, come è giusto che sia per un territorio che è  e resta una cartolina e un polo turistico di eccellenza dell’Italia turistica nel mondo. 

Questi sono, secondo me, soltanto alcuni degli interrogativi che si sarebbero dovuti responsabilmente porre i candidati sindaci alle prossime amministrative di Maiori, nella fattispecie, ma non solo. Così non è stato o non è stato ancora. Ma c’è ancora un lasso di tempo. Li debbono porre innanzitutto a se stessi e si debbono dare convincenti risposte da sottoporre, poi, al vaglio degli elettori. E tanto per incominciare vorrei suggerire a chi ambisce alla carica di farsi una o più passeggiate alla scoperta di angoli di terra e di mare di questo vasto territorio, cui ho fatto cenno, dimenticato o quasi dall’Ente Comune, di interiorizzarne le emozioni per, poi, razionalizzarle in problemi e successivamente sbrigliare la fantasia per ipotizzarne le soluzioni.

Dimenticavo di sottolineare che la Statale 163 è una delle strade più belle del mondo in grado di scatenare forti emozioni ad ogni curva con l’alternarsi di paesaggi sempre più coinvolgenti. Non sempre è tenuta bene per pulizia ed arredo floreale. E’ compito di un sindaco chiamare, con voce forte e pubblica, al senso di responsabilità l’Anas a curarne la manutenzione spalmando sui fuoristrada piante e fiori. Sarebbe in verità compito di tutti i sindaci della costiera, ma principalmente di quello di Maiori nel cui territorio ricade il più lungo tratto di strada non intensamente abitato. Se tutto questo, o buona parte sarà,  Maiori potrà aspirare legittimamente a città leader della Costa Divina, gareggiando e superando consorelle più blasonate, Amalfi Ravello e Positano. – Avanti, allora, a tutto spiano!!! E Buon Lavoro con uno scatto di orgoglio e fantasia e tumulando per sempre polemiche infeconde spesso, e pettegolume da paese, qualche volta!

Giuseppe Liuccio

email: g.liuccio@alice.it

Maiori accoglie i turisti con l’aria civettuola di cittadina di mare  e registra, di anno in anno, una notevole espansione anche se non  ha ancora ipotizzato, ufficializzandolo, un progetto di sviluppo che sfrutti  appieno le sue potenzialità che sono enormi sia verso Sud che verso Nord, lunga la costa che dal mare cerca cielo su  colline e montagne dell’interno fin lassù al Valico di Chiunzi. Avrebbe potuto cogliere l’occasione della campagna elettorale  per dialogare e confrontarsi  tra forze politiche, imprenditoria, associazioni di categoria e tutta la più vasta società civile e naturalmente tra le forze politiche tra di loro. Ma così non è stato e la campagna elettorale si è impantanata nella palude della quotidianità con in più qualche polemica  di  troppo che ha rasentato, qualche volta, il pettegolezzo. C’è ancora tempo per recuperare e nel rush finale volare alto e esaltare la qualità dei temi e del linguaggio.

Ad avere gambe buone e voglia di trekking,  dalla insenatura della bellissima minuscola baia di Salicerchie una carrareccia porta fino ai mille metri dell'Avvocata, una terrazza spalancata sull'anfiteatro del mito e della storia da Capri a Palinuro e, nei giorni limpidi, a tutto tondo dal Vesuvio alle Eolie, a prefigurare un Mediterraneo esposto a capricci d'acqua e fuoco. Ma anche più giù, sulla media collina di San Vito, il territorio espone bellezze di coltivi di agrumeti e case sparse, un patrimonio da spendere con intelligente creatività sul mercato della ospitalità diffusa. E', questo, un angolo bellissimo sottoutilizzato della Maiori turistica, che dedica attenzioni, da pigrizia pantofolaia fisica e mentale, solo alla spianata ariosa del Lungomare e delle zone attigue, trascurando le tante sue ricchezze nascoste e sconosciute.  A  Salicerchie, si è formato, quasi spontaneamente, un nucleo di attività che qualifica l'offerta turistica della città, lontano dalla fiera chiassosa del centro, soprattutto d'estate: un residence per l'accoglienza di totale relax, un ristorante di buona qualità a margine di strada, un grappolo di case a sbalzo a comoda conquista di mare, una spiaggia minuscola ma accogliente su cui sfumano i rumori del traffico della statale e si esaltano, a sottofondo di dormiveglia smemore, le carezze delle onde alla battigia. Avrebbe bisogno di potenziare i servizi, attraverso iniziative pubbliche/private: un bar terrazza a  conquista d'orizzonte di cielo, mare e monti, potenziamento dei servizi di spiaggia essenziali, creazione di un parcheggio minimamente capiente in roccia o a margine di torrente nel più rigoroso rispetto dell'ambiente o in alternativa una linea di minibus, servizio, tra l'altro, necessario per l'intero territorio urbano.  

Partendo di qui si snodano quattro o cinque kilometri di strada, verso Salerno tra tornanti a strapiombo di mare e colline a scivolo di carreggiata con, dall'uno e l'altro lato, terrazzamenti di limoni che ridono nel trionfo del sole, con insediamenti arditi su petti di colline, lato monte, e su dirupi di rocce precipiti con il carico del verde di pinete, lecceti e macchia mediterranea lato mare. Nel primo tratto si è sviluppata timidamente l'iniziativa di pensioni (Pandora) e/o prestigiose dimore di accoglienza (Torre di Cesare) fino allo storico Cannaverde. Il tutto frutto del rischio di impresa dei privati nella indifferenza sempre e nello ostruzionismo qualche volta dell'Ente Pubblico. Eppure anche qui sarebbe opportuno e doveroso facilitare e potenziare l'espansione di un altro nucleo di attività produttive che avessero il segno dell'efficienza dei servizi e consentissero momenti di socializzazione all'insegna della presenza del Pubblico a sostegno del Privato.

La strada prosegue verso il Cimitero e giù è fragore di mare a spumeggiante conquista di scogli a catapulta e di falesie ambrate a ricamo di macchia. E' un angolo, orrido e bellissimo insieme, di costa frastagliata  che la fantasia popolare ha battezzato del Cavallo Morto in ricordo, forse, di un salto sfortunato di un quadrupede imbizzarrito. Si presterebbe a gare di parapendio e/o di scalate di roccia di mare. Questo tipo di iniziative rilancerebbe la città sui media nazionali con una straordinaria ricaduta di immagine e conseguente incremento dell'occupazione nella direzione di una consistente nicchia di mercato turistico, quello sportivo.

Dopo il Cimitero è un susseguirsi di emozioni tra curve a gomito e brevi rettilinei con lo spettacolo sempre nuovo e bello dei coltivi a corona di case sparse a monte e quasi ad invasione di ville a volo di mare a valle. E sotto l'ariosa tettoia naturale di una roccia all'abbraccio ardito di buganvillea eternamente in fiore l'antro di Santa Maria di Olearia, un monumento straordinariamente bello e ricco di pitture parietali sotto la guardia dei candelabri carnosi di due cactus giganteschi. Lì è conservata memoria di storia ed arte di passaggio e sosta di lavoro e preghiera di monachesimo colto e santo. Qui potrebbe e dovrebbe sorgere un altro nucleo attrezzato dell'accoglienza di prestigio, utilizzando le preesistenze (i casolari rurali ma anche le ville camuffate nel verde), tenuto anche conto che ad un tiro di schioppo, fiorito sull'abisso, brilla nella gloria della luce, carico del prestigio della tradizione, Capodorso, un gioiello della ristorazione, che i Fratelli Ferrara hanno inserito, con intelligente e creativa professionalità nel mondo stellato delle guide enogastronomiche nazionali ed internazionali.

Poi la strada scivola dolce verso Cetara con sullo sfondo Salerno lunata a corona di porto e Lungomare, la Piana di Paestum a testimonianza della grande storia e Punta Licosa a fascino di mito. Pochi lo sanno, ma qui è ancora territorio di Maiori, i cui amministratori non sono ancora riusciti a sanare lo scempio della collina, che da decenni ostenta scheletri  di manufatti con i rettangoli delle sagome delle finestre, occhi di fantasmi appollaiati tra il verde. Più giù i vecchi casolari a  margine di strada squillano di bellezza nel fresco del restauro e promettono,  utilizzo di dimore di decorosa accoglienza. Giù nella gola a sbocco del torrente a foce larga, pigra di sole si stende Erchie, frazione dimenticata di Maiori, borgo dell'anima deputato ad accogliere  schiere di artisti della poesia, della musica e della pittura o artigiani maestri prestigiosi della manualità. Gridano vendetta le ferite di una incauta politica dell'industria che immolò bellezza ai mostri dell'acciaio (Ilva). Che ne è di un intelligente progetto della Comunità Montana "Cento limoni per una cava", che avrebbe sanato ferite con il riso degli agrumeti?  E che ne è del dibattito sull'utilizzo delle vecchie tonnare per farne un museo della proto industria del mare? Ero fresco laureato quando partecipai entusiasta ad un interessante seminario sul tema. E' passato più di  un cinquantennio senza un nulla di fatto. Il demanio comunale di Maiori arriva a ridosso del Porto di Cetara. Maiori amministra o dovrebbe amministrare anche la spiaggia al di qua del molo e le costruzioni, qualcuna abusiva, tra il verde dei pini a scivolo di battigia.

Ho fatto a volo di uccello un giro di orizzonte su di un territorio che è di Maiori, ma che Maiori trascura e che probabilmente molti maioresi ignorano e/o non hanno mai visitato. Eppure qui ci potrebbe essere una ulteriore fonte di notevole ricchezza del turismo e non solo. Sarebbe l'ideale, tanto per fare un esempio, la creazione di un Parco Didattico sul tema della limonicoltura. Ne ho parlato e scritto con ricchezza di particolari in altre occasioni. Qui è lecito (ri)chiedersi di passaggio: Che ne vuol fare Maiori di questo suo territorio? E’ intenzionata o no ad immetterlo con iniziative intelligenti e di grande respiro nei circuiti fecondi del mercato turistico e non solo? Che ne vuol fare di Erchie, una delle sue perle del territorio di mare? Perchè non stipulare un Protocollo di Intesa e conseguente Accordo di Programma  con Cetara per rilanciarne lo sviluppo nella direzione di una offerta turistica di qualità?

E, ancora, come utilizzare un percorso via mare, dal capoluogo ad Erchie, alla scoperta di cale accoglienti, di grotte che potrebbero essere un'attrazione notevole (Pandora innanzitutto) alla stregua della Grotta azzurra di Capri e della Grotta dello Smeraldo di Amalfi, dello spettacolo di minuscoli promontori nel verde della macchia e di gole con il mare rumoreggiante ad ingravidare le rocce, dello storico Faro di Capodorso, ai cui piedi c'è memoria di battaglie nel corso dei secoli, della visita emozionante alle antiche tonnare? Perchè allora non promuovere un tour via mare, nella gloria del sole di giorno, e con l'argento della luna di notte sotto lo sguardo stupefatto delle stelle, stimolando l'iniziativa privata (cooperativa di barcaioli) a studiare percorsi diversi dagli abituali Maiori/Amalfi/Grotta dello Smeraldo/Positano/Li Galli, con un incremento dell'occupazione ed un ulteriore arricchimento dell'offerta turistica della città?

Analogo discorso merita la costa verso Nord, dove urge una sinergia feconda con Minori per realizzare il tunnel sotto il Castello Mezzacapo pedonalizzando l’attuale strada che si spalanca sulle Torricelle di Minori e promette una passeggiata  attrezzata sul mare, un lungo terrazzo sull’acqua  da fare invidia alla Costa Azzurra da Montecarlo a Nizza e fare di questo straordinario angolo di costa dirupante lo sbocco di mare  per la clientela esclusiva di Ravello, se solo  questo enclave magico di territorio si collegasse con agili e poco invasivi vettori meccanici nel tratto Villamena di Minori/Ravello sulla strada per Chiunzi, recuperando un territorio di straordinaria bellezza quale quello che espone panorami da visibilio tra il Reginna Minor all’altezza delle cartiere e penetrando su su verso Sambuco e la Riola. Una visione di sviluppo sinergico tra Maiori, Minori, Tramonti Ravello immetterebbe sui mercati internazionali del turismo un territorio vasto con potenzialità di sviluppo enorme. Oh, se ci si accapigliasse per un piano intercomunale di sviluppo, per creare un polo di turismo di qualità con infrastrutturazione di servizi di eccellenza sul piano dell’accoglienza e dello sport che trovi nella spianata di mare di Minori/ Maiori, centralità di un porto da fare invidia a Saint Tropez e a Portofino, e in quella di collina, solcata e fecondata dai due fiumi Reginna  tra Maiori Tramonti Ravello e Minori trovasse, dicevo, occasioni e spazi per grandi eventi sportivi di mare (a quando una  prismatica festa del mare in una costa che vanta la storia della Prima Repubblica Marinara) e di collina e di montagna che non si esaurisca solo nel trekking  ma punti su campi da tennis attrezzati e un campo da golf per un target di destinazione di turismo alto? Accapigliamoci per questo, voliamo alto e pensiamo alla grande, come è giusto che sia per un territorio che è  e resta una cartolina e un polo turistico di eccellenza dell’Italia turistica nel mondo. 

Questi sono, secondo me, soltanto alcuni degli interrogativi che si sarebbero dovuti responsabilmente porre i candidati sindaci alle prossime amministrative di Maiori, nella fattispecie, ma non solo. Così non è stato o non è stato ancora. Ma c’è ancora un lasso di tempo. Li debbono porre innanzitutto a se stessi e si debbono dare convincenti risposte da sottoporre, poi, al vaglio degli elettori. E tanto per incominciare vorrei suggerire a chi ambisce alla carica di farsi una o più passeggiate alla scoperta di angoli di terra e di mare di questo vasto territorio, cui ho fatto cenno, dimenticato o quasi dall'Ente Comune, di interiorizzarne le emozioni per, poi, razionalizzarle in problemi e successivamente sbrigliare la fantasia per ipotizzarne le soluzioni.

Dimenticavo di sottolineare che la Statale 163 è una delle strade più belle del mondo in grado di scatenare forti emozioni ad ogni curva con l'alternarsi di paesaggi sempre più coinvolgenti. Non sempre è tenuta bene per pulizia ed arredo floreale. E' compito di un sindaco chiamare, con voce forte e pubblica, al senso di responsabilità l'Anas a curarne la manutenzione spalmando sui fuoristrada piante e fiori. Sarebbe in verità compito di tutti i sindaci della costiera, ma principalmente di quello di Maiori nel cui territorio ricade il più lungo tratto di strada non intensamente abitato. Se tutto questo, o buona parte sarà,  Maiori potrà aspirare legittimamente a città leader della Costa Divina, gareggiando e superando consorelle più blasonate, Amalfi Ravello e Positano. – Avanti, allora, a tutto spiano!!! E Buon Lavoro con uno scatto di orgoglio e fantasia e tumulando per sempre polemiche infeconde spesso, e pettegolume da paese, qualche volta!

Giuseppe Liuccio

email: g.liuccio@alice.it