Amianto killer. Processo per l’Isochimica. La procura chiede rinvio a giudizio per i manager e il sindaco di Avellino

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Avellino. La Procura della Repubblica ha chiesto che i ventinove imputati nell’inchiesta sul disastro dell’ex Isochimica vadano a processo. In queste ore sarà il gup, Fabrizio Ciccone, a fissare la data dell’udienza preliminare in cui si deciderà se quei 29 devono andare a giudizio o meno. L’udienza probabilmente a settembre, in una sede diversa dal tribunale per il numero di persone imputate, forse al Centro sociale Della Porta. La Procura (la richiesta è firmata dal procuratore Rosario Cantelmo e dai sostituti Roberto Patscot e Elia Taddeo), dopo anni di indagini, conferma tutti i reati che gli imputati avrebbero commesso: disastro doloso, disastro colposo, omicidio plurimo colposo, disastro ambientale, lesioni, falso in atto pubblico e abuso d’ufficio. Gli inquirenti, a seguito delle perizie dei consulenti, hanno potuto stabilire «il grave inquinamento dell’intera area dove sorgeva l’ex Isochimica. Che mette a serio rischio la salute dei cittadini». Insomma, un disastro ambientale dalle vaste proporzioni in grado di «cagionare la morte accertata di almeno cinque operai che lavoravano all’ex Isochimica e provocare lesioni gravissime ad altri 232 lavoratori», tutti dipendenti della fabbrica di Elio Graziano. Ai primi venti indagati nel maggio dello scorso anno, quando l’area fu sottoposta a sequestro, si sono aggiunti anche i nomi di quattro funzionari delle Ferrovie dello Stato accusati di diversi reati tra cui quello del disastro doloso. Anche il sindaco di Avellino Paolo Foti rischia di andare a processo per omesso controllo. È convinzione degli inquirenti che i funzionari delle Ferrovie, pur consapevoli dell’alto inquinamento della fabbrica, non hanno fatto nulla per fermare il disastro. Anzi, per mezzo di false certificazioni sanitarie hanno consentito che quella fabbrica della morte continuasse indisturbata il drammatico disastro. Gli indagati e i reati ipotizzati: Elio Graziano, Pasquale De Luca, Vincenzo Izzo, Aldo Serio, Giovanni Notarangelo, Mauro Finocchi e Silvano Caroti, «per aver, in concorso tra loro, commesso fatti diretti a cagionare un disastro e dai quali è derivato un evento di disastro idoneo a mettere in pericolo la pubblica incolumità». In particolare Elio Graziano, nella qualità di effettivo responsabile della gestione della società Isochimica, Vincenzo Izzo e Pasquale De Luca, il primo in qualità di dirigente con funzioni capo impianto e responsabile tecnico del trattamento delle fibre di amianto residuate alla scoibentazione, Pasquale De Luca, in qualità di vice di Izzo: «Per aver svolto l’attività industriale in modo da diffondere polveri di amianto cosiddetto friabile, in maniera indiscriminata, non avendo adottato nei luoghi di lavoro adeguate misure ed idonei dispositivi destinati a prevenire l’esposizione all’amianto dei lavoratori e creando nello stesso tempo ambienti di lavoro estremamente insalubri perché totalmente contaminati da amianto, sotto forma di polvere e fibre volanti, percepibili anche ad occhio nudo». Inoltre per «aver nello stabilimento e nelle aree aziendali, disperso, depositato e sotterrato, in maniera incontrollata ed in ingente quantità, amianto nel corso della lavorazione di circa 2.276 tonnellate di tale materiale» e per «aver creato consapevolmente una situazione di generalizzato e diffuso inquinamento da amianto, dell’area aziendale nella quale ancora oggi persistono plurime fonti di inquinamento». In concorso con Aldo Serio e Giovanni Notarangelo, funzionari delle Ferrovie dello Stato in servizio presso l’ufficio servizio sanitario, Mauro Finocchi e Silvano Caroti, funzionari delle Ferrovie nell’ufficio servizio materiale e trazione, i quali in un verbale del 2 agosto del 1983 presso la ditta Isochimica sulle caratteristiche tecniche dello stabilimento e le dotazioni igienico sanitarie, attestavano falsamente che esistevano «le condizioni per l’effettuazione della lavorazione dal lato tecnologico e igienico sanitario». Un disastro è stato accertato con decessi e lesioni personali gravissime, in quanto l’amianto veniva «immesso per decenni in ambienti di lavoro e in ambienti di vita, mettendo in pericolo l’incolumità della popolazione locale». (Gian Pietro Fiore – Il Mattino)

Avellino. La Procura della Repubblica ha chiesto che i ventinove imputati nell’inchiesta sul disastro dell’ex Isochimica vadano a processo. In queste ore sarà il gup, Fabrizio Ciccone, a fissare la data dell’udienza preliminare in cui si deciderà se quei 29 devono andare a giudizio o meno. L’udienza probabilmente a settembre, in una sede diversa dal tribunale per il numero di persone imputate, forse al Centro sociale Della Porta. La Procura (la richiesta è firmata dal procuratore Rosario Cantelmo e dai sostituti Roberto Patscot e Elia Taddeo), dopo anni di indagini, conferma tutti i reati che gli imputati avrebbero commesso: disastro doloso, disastro colposo, omicidio plurimo colposo, disastro ambientale, lesioni, falso in atto pubblico e abuso d’ufficio. Gli inquirenti, a seguito delle perizie dei consulenti, hanno potuto stabilire «il grave inquinamento dell’intera area dove sorgeva l’ex Isochimica. Che mette a serio rischio la salute dei cittadini». Insomma, un disastro ambientale dalle vaste proporzioni in grado di «cagionare la morte accertata di almeno cinque operai che lavoravano all’ex Isochimica e provocare lesioni gravissime ad altri 232 lavoratori», tutti dipendenti della fabbrica di Elio Graziano. Ai primi venti indagati nel maggio dello scorso anno, quando l’area fu sottoposta a sequestro, si sono aggiunti anche i nomi di quattro funzionari delle Ferrovie dello Stato accusati di diversi reati tra cui quello del disastro doloso. Anche il sindaco di Avellino Paolo Foti rischia di andare a processo per omesso controllo. È convinzione degli inquirenti che i funzionari delle Ferrovie, pur consapevoli dell’alto inquinamento della fabbrica, non hanno fatto nulla per fermare il disastro. Anzi, per mezzo di false certificazioni sanitarie hanno consentito che quella fabbrica della morte continuasse indisturbata il drammatico disastro. Gli indagati e i reati ipotizzati: Elio Graziano, Pasquale De Luca, Vincenzo Izzo, Aldo Serio, Giovanni Notarangelo, Mauro Finocchi e Silvano Caroti, «per aver, in concorso tra loro, commesso fatti diretti a cagionare un disastro e dai quali è derivato un evento di disastro idoneo a mettere in pericolo la pubblica incolumità». In particolare Elio Graziano, nella qualità di effettivo responsabile della gestione della società Isochimica, Vincenzo Izzo e Pasquale De Luca, il primo in qualità di dirigente con funzioni capo impianto e responsabile tecnico del trattamento delle fibre di amianto residuate alla scoibentazione, Pasquale De Luca, in qualità di vice di Izzo: «Per aver svolto l’attività industriale in modo da diffondere polveri di amianto cosiddetto friabile, in maniera indiscriminata, non avendo adottato nei luoghi di lavoro adeguate misure ed idonei dispositivi destinati a prevenire l’esposizione all’amianto dei lavoratori e creando nello stesso tempo ambienti di lavoro estremamente insalubri perché totalmente contaminati da amianto, sotto forma di polvere e fibre volanti, percepibili anche ad occhio nudo». Inoltre per «aver nello stabilimento e nelle aree aziendali, disperso, depositato e sotterrato, in maniera incontrollata ed in ingente quantità, amianto nel corso della lavorazione di circa 2.276 tonnellate di tale materiale» e per «aver creato consapevolmente una situazione di generalizzato e diffuso inquinamento da amianto, dell’area aziendale nella quale ancora oggi persistono plurime fonti di inquinamento». In concorso con Aldo Serio e Giovanni Notarangelo, funzionari delle Ferrovie dello Stato in servizio presso l’ufficio servizio sanitario, Mauro Finocchi e Silvano Caroti, funzionari delle Ferrovie nell’ufficio servizio materiale e trazione, i quali in un verbale del 2 agosto del 1983 presso la ditta Isochimica sulle caratteristiche tecniche dello stabilimento e le dotazioni igienico sanitarie, attestavano falsamente che esistevano «le condizioni per l’effettuazione della lavorazione dal lato tecnologico e igienico sanitario». Un disastro è stato accertato con decessi e lesioni personali gravissime, in quanto l’amianto veniva «immesso per decenni in ambienti di lavoro e in ambienti di vita, mettendo in pericolo l’incolumità della popolazione locale». (Gian Pietro Fiore – Il Mattino)