L’ira di Monsignor Spinillo, vescovo di Aversa: via le mie foto da manifesti elettorali. Sono state usate a mia insaputa

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Ha sentito l’urgenza di intervenire subito, anche se era impegnato all’assemblea annuale della Conferenza Episcopale Italiana, di cui è vicepresidente. Quattro giorni di riflessione sull’invito di Papa Francesco a celebrare l’anno santo della misericordia. Ma quel tentativo di confusione, o peggio di strumentalizzazione, tra fede e propaganda politica andava fermato subito. Monsignor Angelo Spinillo è tornato da Roma ieri sera nella diocesi di Aversa, che si estende anche in alcuni centri dell’hinterland napoletano, come Caivano, dove sui manifesti elettorali di un candidato al consiglio comunale, Lorenzo Maggio della lista «Noi Insieme» a sostegno di Simone Monopoli aspirante sindaco del centrodestra, è comparsa la foto del vescovo con un gruppo di giovani. La Curia ha subito chiesto agli autori di ritirare quell’immagine, invitando tutti i candidati «a non impiegare foto riguardanti il vescovo di Aversa per materiale utilizzato a fini elettorali». Monsignor Spinillo, cosa le ha dato più fastidio in quella foto? «È una foto di almeno un anno fa, fatta in chiesa, con un gruppo di giovani dopo una cresima. Mi ha dato fastidio essere tirato in ballo in cose che non conosco, perché non mi sento chiamato in alcuna forma di coinvolgimento con la politica. Io sono completamente estraneo all’iniziativa. Ritrovarsi a propria insaputa su un manifesto elettorale non è proprio piacevole». Lei ha voluto sgombrare subito il campo da possibili equivoci? «Ho avvertito il bisogno di far capire che non ci sono scelte di campo sulle quali impegniamo la nostra attività. Per la Chiesa chi scende in politica in qualunque schieramento è degno di rispetto, ma senza corsie privilegiate per nessuno». Come spiega il gesto? «Forse è stato fatto senza pensarci troppo su o forse l’obiettivo era dimostrare una condivisone, una vicinanza del vescovo che non c’è mai in un’ottica elettorale, anche se ovviamente dialoghiamo con le istituzioni. Probabilmente si è ipotizzato che quella foto avrebbe potuto portare un po’ di consenso, ma io sono convinto che oggi la gente è in grado di distinguere bene la scena dalla sostanza. E dico no ad ogni associazione tra l’impegno della Chiesa e la politica». La sua è una presa di distanza dalla classe politica? «È una dichiarazione di lontananza dalla campagna elettorale, non dalla politica. La Chiesa ha il compito di sviluppare il dialogo con la società in tutte le forme possibili. Non potremmo parlare della vita della gente in astratto, ma calandoci nella realtà, anche politica dunque». Quale deve essere per lei il corretto rapporto tra Chiesa e politica? «È necessaria un’attenzione comune alla vita sociale, ci deve essere un cammino di rispetto reciproco. Noi non ci possiamo chiudere ad alcuna posizione, però il dialogo è un conto, essere tirato in ballo ne è un altro». In nome del risultato elettorale si è oltrepassato il limite? «Quando le tensioni sono molto accese, come nel territorio della diocesi di Aversa, è nostro compito indicare a tutti nel dialogo una meta che è più grande e più importante del risultato elettorale. Sinceramente non mi è mai sembrata bella l’espressione vincere o perdere le elezioni, usata nell’agone politico, ma forse sono un utopista, perché credo che chi venga eletto per amministrare la cosa pubblica in zone come le nostre, non può dire di aver vinto qualcosa. Il suo è un compito di grande responsabilità. Probabilmente in passato questo linguaggio aveva più senso, di fronte a forme ideologiche che intendevano modificare l’organizzazione di vita sociale per affermare un ideale. Oggi però questo non accade più, vedo in giro progetti diversi di governo, relativi tuttavia sempre all’amministrazione». La Chiesa cosa chiede allora alla politica? «Innanzitutto tanta attenzione alla gente. Occorre sentire le difficoltà in cui vivono i cittadini. Proprio per questo chiediamo risposte che diano uno slancio alle attività produttive. Le persone chiedono lavoro e dignità e quindi che non ci siano condizioni che limitino la possibilità di accedere alla vita piena». A cosa si riferisce? «Penso ad esempio alla corruzione, che è una forma di danno grave per l’intera società, perché crea una logica d’azione che non fa sentire le persone impegnate a camminare sulla stessa strada, ma le fa ripiegare a percorrere scorciatoie per ottenere proprie utilità. Risolvere solo i problemi personali non migliora la realtà, siamo tutti in una stessa barca, dove va riscoperto il valore profondo della solidarietà». (Lorenzo Iuliano – Il Mattino)

Ha sentito l’urgenza di intervenire subito, anche se era impegnato all’assemblea annuale della Conferenza Episcopale Italiana, di cui è vicepresidente. Quattro giorni di riflessione sull’invito di Papa Francesco a celebrare l’anno santo della misericordia. Ma quel tentativo di confusione, o peggio di strumentalizzazione, tra fede e propaganda politica andava fermato subito. Monsignor Angelo Spinillo è tornato da Roma ieri sera nella diocesi di Aversa, che si estende anche in alcuni centri dell’hinterland napoletano, come Caivano, dove sui manifesti elettorali di un candidato al consiglio comunale, Lorenzo Maggio della lista «Noi Insieme» a sostegno di Simone Monopoli aspirante sindaco del centrodestra, è comparsa la foto del vescovo con un gruppo di giovani. La Curia ha subito chiesto agli autori di ritirare quell’immagine, invitando tutti i candidati «a non impiegare foto riguardanti il vescovo di Aversa per materiale utilizzato a fini elettorali». Monsignor Spinillo, cosa le ha dato più fastidio in quella foto? «È una foto di almeno un anno fa, fatta in chiesa, con un gruppo di giovani dopo una cresima. Mi ha dato fastidio essere tirato in ballo in cose che non conosco, perché non mi sento chiamato in alcuna forma di coinvolgimento con la politica. Io sono completamente estraneo all’iniziativa. Ritrovarsi a propria insaputa su un manifesto elettorale non è proprio piacevole». Lei ha voluto sgombrare subito il campo da possibili equivoci? «Ho avvertito il bisogno di far capire che non ci sono scelte di campo sulle quali impegniamo la nostra attività. Per la Chiesa chi scende in politica in qualunque schieramento è degno di rispetto, ma senza corsie privilegiate per nessuno». Come spiega il gesto? «Forse è stato fatto senza pensarci troppo su o forse l’obiettivo era dimostrare una condivisone, una vicinanza del vescovo che non c’è mai in un’ottica elettorale, anche se ovviamente dialoghiamo con le istituzioni. Probabilmente si è ipotizzato che quella foto avrebbe potuto portare un po’ di consenso, ma io sono convinto che oggi la gente è in grado di distinguere bene la scena dalla sostanza. E dico no ad ogni associazione tra l’impegno della Chiesa e la politica». La sua è una presa di distanza dalla classe politica? «È una dichiarazione di lontananza dalla campagna elettorale, non dalla politica. La Chiesa ha il compito di sviluppare il dialogo con la società in tutte le forme possibili. Non potremmo parlare della vita della gente in astratto, ma calandoci nella realtà, anche politica dunque». Quale deve essere per lei il corretto rapporto tra Chiesa e politica? «È necessaria un’attenzione comune alla vita sociale, ci deve essere un cammino di rispetto reciproco. Noi non ci possiamo chiudere ad alcuna posizione, però il dialogo è un conto, essere tirato in ballo ne è un altro». In nome del risultato elettorale si è oltrepassato il limite? «Quando le tensioni sono molto accese, come nel territorio della diocesi di Aversa, è nostro compito indicare a tutti nel dialogo una meta che è più grande e più importante del risultato elettorale. Sinceramente non mi è mai sembrata bella l’espressione vincere o perdere le elezioni, usata nell’agone politico, ma forse sono un utopista, perché credo che chi venga eletto per amministrare la cosa pubblica in zone come le nostre, non può dire di aver vinto qualcosa. Il suo è un compito di grande responsabilità. Probabilmente in passato questo linguaggio aveva più senso, di fronte a forme ideologiche che intendevano modificare l’organizzazione di vita sociale per affermare un ideale. Oggi però questo non accade più, vedo in giro progetti diversi di governo, relativi tuttavia sempre all’amministrazione». La Chiesa cosa chiede allora alla politica? «Innanzitutto tanta attenzione alla gente. Occorre sentire le difficoltà in cui vivono i cittadini. Proprio per questo chiediamo risposte che diano uno slancio alle attività produttive. Le persone chiedono lavoro e dignità e quindi che non ci siano condizioni che limitino la possibilità di accedere alla vita piena». A cosa si riferisce? «Penso ad esempio alla corruzione, che è una forma di danno grave per l’intera società, perché crea una logica d’azione che non fa sentire le persone impegnate a camminare sulla stessa strada, ma le fa ripiegare a percorrere scorciatoie per ottenere proprie utilità. Risolvere solo i problemi personali non migliora la realtà, siamo tutti in una stessa barca, dove va riscoperto il valore profondo della solidarietà». (Lorenzo Iuliano – Il Mattino)