D’Alessio, show per la Terra dei Fuochi. Il 6 settembre davanti alla Reggia di Caserta concerto per spegnere l’incendio

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Lo slogan, «Spegnamo i fuochi», è bastato a convincere Uliveto e Rocchetta a diventare sponsor dell’evento. «D’Alessio cambia musica, ora fa plin plin» potrebbe essere il prossimo claim pubblicitario dell’operazione che peraltro non prevede spot televisivi. Ancora scottato dalle polemiche di Capodanno, Gigi torna in campo e riapre il discorso Terra dei fuochi, annunciando i suoi progetti dalla Reggia di Caserta, scelta due volte non a caso: «In primis perché è da qui, con un grande concerto gratuito nello spazio antistante il palazzo, che partirà tutto il 6 settembre. Poi perché se la Terra dei fuochi, e dei fumi, è una tragica realtà, è bene partire dalla sua presunta capitale, da un bene architettonico, storico ed artistico che tutto il mondo ci invidia: alla Terra dei fuochi rispondiamo con la terra dei cuori, della grande bellezza». L’operazione è complessa e cross mediale, come si usa dire adesso: c’è il concerto («con ospiti possibili, ma non necessari, anche se ormai ho abituato male il mio pubblico»); c’è l’inedito, «Malaterra», sul dramma biocidio, che dopo il debutto in tv in estate su Canale 5 avrà la sua prima dal vivo proprio davanti alla Reggia; c’è un docufilm, realizzato con il fido Nello Pennino, che racconta l’emergenza ambientale difendendo però «la filiera dei prodotti campani da un’aggressione vigliacca e a fini biecamente commerciali»: appuntamento per l’anteprima al Festival di Taormina; c’è la partnership con Uliveto e Rocchetta, «acque della salute in ogni senso: quando mi è venuto in mente lo slogan mi è bastato accennare al progetto per avere carta bianca dai responsabili. Il concerto, gratuito per gli spettatori come per me, ha dei costi di allestimento alti da sostenere, ma gli sponsor non si fermeranno qui: destineranno una piccola percentuale fissa, su ogni bottiglia venduta in Campania (e senza aumentarne il prezzo) a favore del Santobono di Napoli e del reparto di Neonatologia del Sant’Anna e San Sebastiano di Caserta. Il primo, per cui il 31 dicembre abbiamo già raccolto 80.000 euro, vuole costruire spazi più adatti ai piccoli pazienti, il secondo dotarsi di strutture ancora più all’avanguardia. Compreremo tutto noi, consegneremo tutto noi, con un notaio come garante: mi sono scottato, non voglio più polemiche». Soddisfatti il sindaco Del Gaudio, a nome degli ospedali Attilio Romano e Flavia Matrisciano, per le aziende coinvolte il direttore/responsabile marketing Patrizio Gonzaga. Ancora da definire la percentuale per bottiglia che sarà devoluta in beneficenza ma Gigi, si sa, è generoso e irruente, e annuncia/promette/si lascia scappare: «Abbiamo già prenotato un’ambulanza neonatale, sarà bello consegnare di persona ogni singola donazione. Mi piace pensare che in una terra dove i bambini si ammalano di tumore più che in altre zone, si possa investire sul futuro, sui bambini». Dopo la querelle causata da alcune sue affermazioni, ora D’Alessio ci va con i piedi di piombo: «Non voglio negare che una percentuale di questo territorio sia altamente inquinata e sono felicissimo che una legge riconosca e punisca gli ecoreati. Ma se dobbiamo punire chi inquina, se dobbiamo risanare le zone inquinate, nello stesso tempo non dobbiamo permettere che si speculi contro di noi. La filiera dei prodotti campani è sicura. Il mio documentario lo dimostra senza ombra di dubbio, senza assumere altre posizioni: mi limito ad osservare, a far parlare chi, sul tema, ha cose da dire. Da don Patriciello ai contadini, da Sandro Ruotolo ad eccellenze alimentari ed industriali». Quello che ha visto, ammette, gli fa paura: «A Maddaloni ci sono zone dove la terra fuma come alla Solfatara. Dobbiamo combattere i fuochi, dobbiamo spegnerli, e se non bastano le mie acque e le mie canzoni, c’è chi conosce modi per farlo. Bisogna impedire che il biocidio continui e operare di prevenzione, ma anche invertire la rotta: nel mio docufilm troverete il comandante del corpo forestale in Campania Sergio Costa che spiega come piantare pioppi e canapa nelle terre inquinate può essere una cura disintossicante. Sarebbe bello poter dare a quei pioppi il nome dei bimbi vittime della Terra dei fuochi. Anche se la scommessa più importante, lo ripeto, e stavolta lo sponsor non c’entra niente davvero, è spegnere i fuochi». (Federico Vacalebre – Il Mattino)

Lo slogan, «Spegnamo i fuochi», è bastato a convincere Uliveto e Rocchetta a diventare sponsor dell’evento. «D’Alessio cambia musica, ora fa plin plin» potrebbe essere il prossimo claim pubblicitario dell’operazione che peraltro non prevede spot televisivi. Ancora scottato dalle polemiche di Capodanno, Gigi torna in campo e riapre il discorso Terra dei fuochi, annunciando i suoi progetti dalla Reggia di Caserta, scelta due volte non a caso: «In primis perché è da qui, con un grande concerto gratuito nello spazio antistante il palazzo, che partirà tutto il 6 settembre. Poi perché se la Terra dei fuochi, e dei fumi, è una tragica realtà, è bene partire dalla sua presunta capitale, da un bene architettonico, storico ed artistico che tutto il mondo ci invidia: alla Terra dei fuochi rispondiamo con la terra dei cuori, della grande bellezza». L’operazione è complessa e cross mediale, come si usa dire adesso: c’è il concerto («con ospiti possibili, ma non necessari, anche se ormai ho abituato male il mio pubblico»); c’è l’inedito, «Malaterra», sul dramma biocidio, che dopo il debutto in tv in estate su Canale 5 avrà la sua prima dal vivo proprio davanti alla Reggia; c’è un docufilm, realizzato con il fido Nello Pennino, che racconta l’emergenza ambientale difendendo però «la filiera dei prodotti campani da un’aggressione vigliacca e a fini biecamente commerciali»: appuntamento per l’anteprima al Festival di Taormina; c’è la partnership con Uliveto e Rocchetta, «acque della salute in ogni senso: quando mi è venuto in mente lo slogan mi è bastato accennare al progetto per avere carta bianca dai responsabili. Il concerto, gratuito per gli spettatori come per me, ha dei costi di allestimento alti da sostenere, ma gli sponsor non si fermeranno qui: destineranno una piccola percentuale fissa, su ogni bottiglia venduta in Campania (e senza aumentarne il prezzo) a favore del Santobono di Napoli e del reparto di Neonatologia del Sant’Anna e San Sebastiano di Caserta. Il primo, per cui il 31 dicembre abbiamo già raccolto 80.000 euro, vuole costruire spazi più adatti ai piccoli pazienti, il secondo dotarsi di strutture ancora più all’avanguardia. Compreremo tutto noi, consegneremo tutto noi, con un notaio come garante: mi sono scottato, non voglio più polemiche». Soddisfatti il sindaco Del Gaudio, a nome degli ospedali Attilio Romano e Flavia Matrisciano, per le aziende coinvolte il direttore/responsabile marketing Patrizio Gonzaga. Ancora da definire la percentuale per bottiglia che sarà devoluta in beneficenza ma Gigi, si sa, è generoso e irruente, e annuncia/promette/si lascia scappare: «Abbiamo già prenotato un’ambulanza neonatale, sarà bello consegnare di persona ogni singola donazione. Mi piace pensare che in una terra dove i bambini si ammalano di tumore più che in altre zone, si possa investire sul futuro, sui bambini». Dopo la querelle causata da alcune sue affermazioni, ora D’Alessio ci va con i piedi di piombo: «Non voglio negare che una percentuale di questo territorio sia altamente inquinata e sono felicissimo che una legge riconosca e punisca gli ecoreati. Ma se dobbiamo punire chi inquina, se dobbiamo risanare le zone inquinate, nello stesso tempo non dobbiamo permettere che si speculi contro di noi. La filiera dei prodotti campani è sicura. Il mio documentario lo dimostra senza ombra di dubbio, senza assumere altre posizioni: mi limito ad osservare, a far parlare chi, sul tema, ha cose da dire. Da don Patriciello ai contadini, da Sandro Ruotolo ad eccellenze alimentari ed industriali». Quello che ha visto, ammette, gli fa paura: «A Maddaloni ci sono zone dove la terra fuma come alla Solfatara. Dobbiamo combattere i fuochi, dobbiamo spegnerli, e se non bastano le mie acque e le mie canzoni, c’è chi conosce modi per farlo. Bisogna impedire che il biocidio continui e operare di prevenzione, ma anche invertire la rotta: nel mio docufilm troverete il comandante del corpo forestale in Campania Sergio Costa che spiega come piantare pioppi e canapa nelle terre inquinate può essere una cura disintossicante. Sarebbe bello poter dare a quei pioppi il nome dei bimbi vittime della Terra dei fuochi. Anche se la scommessa più importante, lo ripeto, e stavolta lo sponsor non c’entra niente davvero, è spegnere i fuochi». (Federico Vacalebre – Il Mattino)