DALL’ITALIA – PROCESSARE LE IDEE: LA NOSTRA SCONFITTA

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ITALIA (EUROPA) – Ieri, con l’ingenuità di un quattordicenne, Renzi ha detto che “L’Italia torna ad essere il paese della legalità” (in merito alla legge appena varata sull’anti corruzione). Una frase temeraria e insulsa, perché se c’è una cosa che in Italia è insensibile a qualsiasi cambiamento legislativo, quella è proprio l’illegalità.
Illegalità perpetrata in tutti gli ambienti, da qualsiasi soggetto privato e pubblico e, fatto ancora più grave, persino nelle aule di giustizia.
Mi ha fatto specie e rabbia vedere, qualche giorno fa, un servizio al tg1 sulla prima udienza a carico dello scrittore Erri De Luca, processato a Torino per istigazione a delinquere per aver detto che la TAV è un’opera che va sabotata. Ho provato un sensazione di disgusto e tristezza, ascoltando De Luca dover spiegare al giudice e ai magistrati il significato del verbo “sabotare”. Il suo giustificarsi, cercando di chiarire che la sua frase non era un mezzo per incitare manifestazioni di violenza, mi ha riempito di desolante amarezza.
In un paese di delinquenti impuniti, arricchiti e piazzati disinvoltamente in posti di potere, gli occhi amari di Erri De Luca, seduto davanti al microfono del tribunale, dovrebbero avere l’effetto di una pugnalata alla schiena per tutti.
Tanti intellettuali, in tempi neanche troppo lontani, si sono schierati per cause sbagliate. Giornalisti e scrittori hanno abbracciato campagne di stampa persino vergognose (il caso Boffo, Tortora, il presunto colpo di stato del 1964 ecc.), ma ad ognuno di loro è stato consentito di dire e scrivere le proprie idee, senza passare per un umiliazione del genere.
Non sono un lettore di Erri De Luca, molto spesso non sono d’accordo con quello che dice, ma sapere che un intellettuale di quella caratura, oggi, in questo paese, rischia di essere condannato per una sua idea, mi fa sentire una persona più debole. Mi sento indifeso, non lo dico da (aspirante) scrittore, ma da uomo. Anzi, da italiano. Per quanto ne so della giustizia italiana, della sua superficialità e farraginosità, Erri De Luca potrebbe venire, con uguale maniera, condannato oppure assolto, ma questa ultima circostanza non cambierebbe il senso di tutto questo. Questo non indignarsi più, questa caccia alle streghe continua, questa ambizione di voler giudicare e decidere ogni atto e pensiero, rimane oggi la nostra (di tutti, anche mia) disfatta più dolorosa.
Ho pensato (e non è la prima volta) che questo paese è davvero finito troppo in basso. Che non merita nessun pensiero critico, che non è più disposto a difendere nessuna libertà, che è contro la bellezza e la poesia. Che, semplicemente, è un paese sconfitto.

Christian De IuliisITALIA (EUROPA) – Ieri, con l’ingenuità di un quattordicenne, Renzi ha detto che “L’Italia torna ad essere il paese della legalità” (in merito alla legge appena varata sull’anti corruzione). Una frase temeraria e insulsa, perché se c’è una cosa che in Italia è insensibile a qualsiasi cambiamento legislativo, quella è proprio l’illegalità.
Illegalità perpetrata in tutti gli ambienti, da qualsiasi soggetto privato e pubblico e, fatto ancora più grave, persino nelle aule di giustizia.
Mi ha fatto specie e rabbia vedere, qualche giorno fa, un servizio al tg1 sulla prima udienza a carico dello scrittore Erri De Luca, processato a Torino per istigazione a delinquere per aver detto che la TAV è un’opera che va sabotata. Ho provato un sensazione di disgusto e tristezza, ascoltando De Luca dover spiegare al giudice e ai magistrati il significato del verbo “sabotare”. Il suo giustificarsi, cercando di chiarire che la sua frase non era un mezzo per incitare manifestazioni di violenza, mi ha riempito di desolante amarezza.
In un paese di delinquenti impuniti, arricchiti e piazzati disinvoltamente in posti di potere, gli occhi amari di Erri De Luca, seduto davanti al microfono del tribunale, dovrebbero avere l’effetto di una pugnalata alla schiena per tutti.
Tanti intellettuali, in tempi neanche troppo lontani, si sono schierati per cause sbagliate. Giornalisti e scrittori hanno abbracciato campagne di stampa persino vergognose (il caso Boffo, Tortora, il presunto colpo di stato del 1964 ecc.), ma ad ognuno di loro è stato consentito di dire e scrivere le proprie idee, senza passare per un umiliazione del genere.
Non sono un lettore di Erri De Luca, molto spesso non sono d’accordo con quello che dice, ma sapere che un intellettuale di quella caratura, oggi, in questo paese, rischia di essere condannato per una sua idea, mi fa sentire una persona più debole. Mi sento indifeso, non lo dico da (aspirante) scrittore, ma da uomo. Anzi, da italiano. Per quanto ne so della giustizia italiana, della sua superficialità e farraginosità, Erri De Luca potrebbe venire, con uguale maniera, condannato oppure assolto, ma questa ultima circostanza non cambierebbe il senso di tutto questo. Questo non indignarsi più, questa caccia alle streghe continua, questa ambizione di voler giudicare e decidere ogni atto e pensiero, rimane oggi la nostra (di tutti, anche mia) disfatta più dolorosa.
Ho pensato (e non è la prima volta) che questo paese è davvero finito troppo in basso. Che non merita nessun pensiero critico, che non è più disposto a difendere nessuna libertà, che è contro la bellezza e la poesia. Che, semplicemente, è un paese sconfitto.

Christian De Iuliis

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