Higuain, dalla rabbia alla scossa. Amareggiato per lunedì, carica il Napoli in vista delle due gare Champions

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Amareggiato per i fischi ascoltati al San Paolo. Erano pochi tifosi, al 21’ della ripresa della partita contro il Cesena, quando ha sostituito Gabbiadini, tuttavia quella contestazione è sembrata forte, esagerata, a Higuain, il bomber del Napoli. Sorpresa, poi amarezza. E una riflessione più sul futuro della squadra che sul suo: un campione verrà mai a giocare in uno stadio dove viene fischiato chi ha segnato 51 gol in 102 partite, appunto lo score del Pipita in azzurro? Nell’estate 2013 lui decise di lasciare il Real Madrid, a sette anni dalla firma del contratto, dopo aver ascoltato una parte della tifoseria rumoreggiare al Santiago Bernabeu. Accadrà questo a Napoli? C’è il timore che il campione chieda a De Laurentiis di essere ceduto? L’amarezza di Gonzalo per quella contestazione – limitata e provocata dalla malanotte di Kiev, dove l’argentino è stato sottotono come tutti i compagni – sta sfumando in queste ore. Ci sono gli incoraggiamenti dei compagni, a cominciare da Mertens, che dopo il secondo gol ha abbracciato l’argentino. E poi ci sono 180 minuti da giocare, le partite con Juve e Lazio che possono regalare al Napoli in extremis la qualificazione in Champions League. Ed ecco perché i pensieri del bomber non sono più rivolti alla mini contestazione ma alla sfida ai campioni d’Italia e all’amico Tevez, suo rivale per il posto da titolare nella Seleccion argentina nella prossima Coppa America. Higuain è stato anche nei progetti della Juve prima che l’amministratore delegato Marotta e il direttore sportivo Paratici puntassero su Cavani e Dybala, l’uruguaiano che lasciò Napoli nel 2013 e l’argentino che è esploso in questa stagione a Palermo. Non ci sono stati incontri, però difficilmente Gonzalo avrebbe preso in considerazione una proposta in arrivo da Torino perché in questi mesi si è legato al Napoli e sa quanto forte è la contrapposizione tra questo mondo e quello bianconero: glielo fece capire Maradona, suo ct nella Seleccion. L’aspirazione del Pipita è giocare in una squadra sempre più forte, che non debba arrivare agli ultimi 180’ per conoscere il proprio futuro, ed ecco perché aspetta investimenti a prescindere dalla partecipazione alla prossima Champions League: sogna almeno tre colpi di mercato. Ma pensa anche al supporto dell’ambiente, che dovrebbe essere vicino alla squadra (e al suo giocatore più rappresentativo) nei momenti decisivi della stagione, quando i gol e le vittorie non arrivano. Altrimenti, altri top player si terranno lontani dal Napoli, anche a dispetto di sforzi economici. È un concetto che Benitez aveva sottolineato all’inizio di questa stagione: «Dobbiamo procedere uniti, spalla a spalla». I fischi di una porzione del San Paolo, non così ampia eppure rumorosa, sono stati ascoltati anche negli studi televisivi di Sky Sport l’altra sera. E uno dei commentatori, Massimo Ambrosini, ex centrocampista del Milan e della Nazionale, ha sottolineato: «Non si può fischiare un campione come Higuain. Non meravigliamoci, poi, se i fuoriclasse restano lontani dal calcio italiano». È un campione che ha segnato 27 gol tra campionato e coppe da agosto e che con una doppietta alla Juventus spinse il Napoli ai supplementari e poi ai rigori, nella sfida per l’assegnazione della Supercoppa, unico trofeo stagionale. E il pensiero di ripetersi allo Juventus Stadium è quello che Higuain ha in queste ore, passate a confrontarsi con il fratello Nicolas, attualmente a Napoli: lo assiste nelle vicende contrattuali. Ma non si parla di futuro, almeno per ora. Ci sono le offerte della Premier e dell’Atletico Madrid, però Higuain non rincorre le voci, né dà corpo ad eventuali trattative. Si concentra sul finale di campionato, sapendo che quei fischi erano di stizza per l’eliminazione dall’Europa League e infatti sono stati coperti dagli applausi di Fuorigrotta. I gol del Pipita possono consentire il sorpasso in classifica: conta questo. (Il Mattino) 

Amareggiato per i fischi ascoltati al San Paolo. Erano pochi tifosi, al 21’ della ripresa della partita contro il Cesena, quando ha sostituito Gabbiadini, tuttavia quella contestazione è sembrata forte, esagerata, a Higuain, il bomber del Napoli. Sorpresa, poi amarezza. E una riflessione più sul futuro della squadra che sul suo: un campione verrà mai a giocare in uno stadio dove viene fischiato chi ha segnato 51 gol in 102 partite, appunto lo score del Pipita in azzurro? Nell’estate 2013 lui decise di lasciare il Real Madrid, a sette anni dalla firma del contratto, dopo aver ascoltato una parte della tifoseria rumoreggiare al Santiago Bernabeu. Accadrà questo a Napoli? C’è il timore che il campione chieda a De Laurentiis di essere ceduto? L’amarezza di Gonzalo per quella contestazione – limitata e provocata dalla malanotte di Kiev, dove l’argentino è stato sottotono come tutti i compagni – sta sfumando in queste ore. Ci sono gli incoraggiamenti dei compagni, a cominciare da Mertens, che dopo il secondo gol ha abbracciato l’argentino. E poi ci sono 180 minuti da giocare, le partite con Juve e Lazio che possono regalare al Napoli in extremis la qualificazione in Champions League. Ed ecco perché i pensieri del bomber non sono più rivolti alla mini contestazione ma alla sfida ai campioni d’Italia e all’amico Tevez, suo rivale per il posto da titolare nella Seleccion argentina nella prossima Coppa America. Higuain è stato anche nei progetti della Juve prima che l’amministratore delegato Marotta e il direttore sportivo Paratici puntassero su Cavani e Dybala, l’uruguaiano che lasciò Napoli nel 2013 e l’argentino che è esploso in questa stagione a Palermo. Non ci sono stati incontri, però difficilmente Gonzalo avrebbe preso in considerazione una proposta in arrivo da Torino perché in questi mesi si è legato al Napoli e sa quanto forte è la contrapposizione tra questo mondo e quello bianconero: glielo fece capire Maradona, suo ct nella Seleccion. L’aspirazione del Pipita è giocare in una squadra sempre più forte, che non debba arrivare agli ultimi 180’ per conoscere il proprio futuro, ed ecco perché aspetta investimenti a prescindere dalla partecipazione alla prossima Champions League: sogna almeno tre colpi di mercato. Ma pensa anche al supporto dell’ambiente, che dovrebbe essere vicino alla squadra (e al suo giocatore più rappresentativo) nei momenti decisivi della stagione, quando i gol e le vittorie non arrivano. Altrimenti, altri top player si terranno lontani dal Napoli, anche a dispetto di sforzi economici. È un concetto che Benitez aveva sottolineato all’inizio di questa stagione: «Dobbiamo procedere uniti, spalla a spalla». I fischi di una porzione del San Paolo, non così ampia eppure rumorosa, sono stati ascoltati anche negli studi televisivi di Sky Sport l’altra sera. E uno dei commentatori, Massimo Ambrosini, ex centrocampista del Milan e della Nazionale, ha sottolineato: «Non si può fischiare un campione come Higuain. Non meravigliamoci, poi, se i fuoriclasse restano lontani dal calcio italiano». È un campione che ha segnato 27 gol tra campionato e coppe da agosto e che con una doppietta alla Juventus spinse il Napoli ai supplementari e poi ai rigori, nella sfida per l’assegnazione della Supercoppa, unico trofeo stagionale. E il pensiero di ripetersi allo Juventus Stadium è quello che Higuain ha in queste ore, passate a confrontarsi con il fratello Nicolas, attualmente a Napoli: lo assiste nelle vicende contrattuali. Ma non si parla di futuro, almeno per ora. Ci sono le offerte della Premier e dell’Atletico Madrid, però Higuain non rincorre le voci, né dà corpo ad eventuali trattative. Si concentra sul finale di campionato, sapendo che quei fischi erano di stizza per l’eliminazione dall’Europa League e infatti sono stati coperti dagli applausi di Fuorigrotta. I gol del Pipita possono consentire il sorpasso in classifica: conta questo. (Il Mattino)