Guerra agli scafisti, ok alla missione guidata dall’Italia

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Semaforo verde dell’Unione europea alla spedizione navale mediterranea contro gli scafisti libici. Si chiamerà “Eunavfor Med” e potrebbe partire a giugno se ci sarà l’avallo della risoluzione presentata all’Onu dalla Gran Bretagna che autorizza l’uso della forza secondo il capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite. Ma c’è lo scoglio Libia, perché debbono pronunciarsi i governi “concorrenti” di Tobruk e Tripoli. Il primo ha minacciato però di bombardare le navi che dovessero entrare in acque territoriali libiche senza autorizzazione. «Non è una buona idea», ha ribadito l’ambasciatore libico all’Onu, Ibrahim Dabbashi, circa la missione UE. «Sarà molto difficile distinguere le barche dei pescatori da quelle dei trafficanti, potrebbe essere un disastro». Al contrario, la città di Tripoli invoca l’aiuto europeo ma non esprime un governo riconosciuto. Scogli da superare. Federica Mogherini, Alto rappresentante UE per la politica estera e di sicurezza, incassa un primo successo e lo fa in tempi record, a meno di un mese dal varo dell’Agenda Immigrazione da parte della Commissione Juncker. Lady Pesc sposta tuttavia l’attenzione dalla «distruzione» dei barconi al generico intervento contro il «modello di business e la rete» dei trafficanti di esseri umani tramite l’«eliminazione» delle «boat» a favore dei “people”. Contro le imbarcazioni della morte in mare, per scongiurare i naufragi dei migranti, vuoi profughi dalle guerre, vuoi disperati in cerca di benessere. «Ma il punto fondamentale non è la distruzione dei barconi», spiega la Mogherini, piuttosto la distruzione di «quel modello di business». Lo scopo è di impedire alle organizzazioni criminali di «riutilizzare il denaro con cui si arricchiscono e fanno morire le persone, rendendo inutilizzabili i loro strumenti di morte». L’ultima fase implica «tutte le misure necessarie» per neutralizzare le imbarcazioni già nel territorio dello Stato costiero. Per questo, però, è necessaria la risoluzione Onu. Al momento, il Consiglio Esteri-Difesa ha avviato la prima fase, quella di costruzione «concettuale». Una decisione che per la Mogherini facilita l’approvazione della risoluzione ONU e l’accordo coi libici. «Il coordinamento del lavoro degli Stati membri col contributo fondamentale dell’Italia», dice Lady Pesc, dà già il senso di «un’azione politica europea nuova sullo scenario internazionale, che ci dà una forza e una legittimità molto forti». Intanto, la Francia, la Gran Bretagna, in parte la Spagna, sicuramente i Paesi dell’Europa dell’Est, non ci stanno al sistema delle quote di richiedenti asilo da ripartire obbligatoriamente tra i 28. La proposta reca il timbro formale della Commissione Juncker e ha l’avallo del Paese più importante, la Germania, ma ieri al tavolo dei ministri degli Esteri e della Difesa della Ue il dibattito è stato acceso. E distinguo e limature proseguiranno fino al decisivo Consiglio Affari Interni del 16 giugno a Bruxelles. L’Italia si trova ancora una volta in prima linea a reclamare che l’Europa si prenda carico dell’esodo e di un controllo delle frontiere che non sono italiane, ma continentali. Quote di migranti e missione navale: le due cose si tengono, per Federica Mogherini, Lady Pesc che parla a nome della Commissione. I singoli Stati, però, si sfilano. Dopo il fuoco di sbarramento nei giorni scorsi di Gran Bretagna, Polonia, Slovacchia, Ungheria, Repubblica Ceca, Ungheria, Slovenia e i baltici Estonia, Lituania e Lettonia, critiche alla redistribuzione obbligatoria, alla vigilia del vertice Esteri-Difesa di ieri, sono arrivate dal premier francese Manuel Valls. Che sulla frontiera con l’Italia a Mentone, domenica, si è dichiarato «contrario all’instaurazione di quote di migranti», anzi quest’idea «non ha mai fatto parte delle proposte francesi». Una doccia gelata sulle aspettative dell’Italia e della stessa Commissione Juncker che aveva delineato il nuovo sistema nell’Agenda sull’immigrazione, con tanto di percentuali soppesate al bilancino. L’Italia è sostenuta da Berlino, ma non basta. Immediata la reazione dopo l’uscita di Parigi della Mogherini: «Mi aspetto che gli Stati membri, gli stessi che hanno chiesto all’Europa di agire velocemente, consentano poi all’Europa di essere efficace in questa azione in tutti i suoi aspetti: nell’operazione navale, nel salvataggio di vite in mare e nella gestione delle vite che salviamo». A supporto il ministro degli Esteri italiano, Paolo Gentiloni, per il quale il brusco risveglio dell’Europa dopo centinaia di morti nel naufragio d’inizio aprile non può «durare solo qualche settimana, sarebbe amaro constatare passi indietro». (Marco Ventura – Il Mattino)  

Semaforo verde dell'Unione europea alla spedizione navale mediterranea contro gli scafisti libici. Si chiamerà “Eunavfor Med” e potrebbe partire a giugno se ci sarà l'avallo della risoluzione presentata all'Onu dalla Gran Bretagna che autorizza l'uso della forza secondo il capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite. Ma c’è lo scoglio Libia, perché debbono pronunciarsi i governi “concorrenti” di Tobruk e Tripoli. Il primo ha minacciato però di bombardare le navi che dovessero entrare in acque territoriali libiche senza autorizzazione. «Non è una buona idea», ha ribadito l'ambasciatore libico all'Onu, Ibrahim Dabbashi, circa la missione UE. «Sarà molto difficile distinguere le barche dei pescatori da quelle dei trafficanti, potrebbe essere un disastro». Al contrario, la città di Tripoli invoca l'aiuto europeo ma non esprime un governo riconosciuto. Scogli da superare. Federica Mogherini, Alto rappresentante UE per la politica estera e di sicurezza, incassa un primo successo e lo fa in tempi record, a meno di un mese dal varo dell'Agenda Immigrazione da parte della Commissione Juncker. Lady Pesc sposta tuttavia l'attenzione dalla «distruzione» dei barconi al generico intervento contro il «modello di business e la rete» dei trafficanti di esseri umani tramite l'«eliminazione» delle «boat» a favore dei “people”. Contro le imbarcazioni della morte in mare, per scongiurare i naufragi dei migranti, vuoi profughi dalle guerre, vuoi disperati in cerca di benessere. «Ma il punto fondamentale non è la distruzione dei barconi», spiega la Mogherini, piuttosto la distruzione di «quel modello di business». Lo scopo è di impedire alle organizzazioni criminali di «riutilizzare il denaro con cui si arricchiscono e fanno morire le persone, rendendo inutilizzabili i loro strumenti di morte». L'ultima fase implica «tutte le misure necessarie» per neutralizzare le imbarcazioni già nel territorio dello Stato costiero. Per questo, però, è necessaria la risoluzione Onu. Al momento, il Consiglio Esteri-Difesa ha avviato la prima fase, quella di costruzione «concettuale». Una decisione che per la Mogherini facilita l'approvazione della risoluzione ONU e l'accordo coi libici. «Il coordinamento del lavoro degli Stati membri col contributo fondamentale dell'Italia», dice Lady Pesc, dà già il senso di «un'azione politica europea nuova sullo scenario internazionale, che ci dà una forza e una legittimità molto forti». Intanto, la Francia, la Gran Bretagna, in parte la Spagna, sicuramente i Paesi dell'Europa dell'Est, non ci stanno al sistema delle quote di richiedenti asilo da ripartire obbligatoriamente tra i 28. La proposta reca il timbro formale della Commissione Juncker e ha l'avallo del Paese più importante, la Germania, ma ieri al tavolo dei ministri degli Esteri e della Difesa della Ue il dibattito è stato acceso. E distinguo e limature proseguiranno fino al decisivo Consiglio Affari Interni del 16 giugno a Bruxelles. L'Italia si trova ancora una volta in prima linea a reclamare che l'Europa si prenda carico dell'esodo e di un controllo delle frontiere che non sono italiane, ma continentali. Quote di migranti e missione navale: le due cose si tengono, per Federica Mogherini, Lady Pesc che parla a nome della Commissione. I singoli Stati, però, si sfilano. Dopo il fuoco di sbarramento nei giorni scorsi di Gran Bretagna, Polonia, Slovacchia, Ungheria, Repubblica Ceca, Ungheria, Slovenia e i baltici Estonia, Lituania e Lettonia, critiche alla redistribuzione obbligatoria, alla vigilia del vertice Esteri-Difesa di ieri, sono arrivate dal premier francese Manuel Valls. Che sulla frontiera con l'Italia a Mentone, domenica, si è dichiarato «contrario all'instaurazione di quote di migranti», anzi quest'idea «non ha mai fatto parte delle proposte francesi». Una doccia gelata sulle aspettative dell'Italia e della stessa Commissione Juncker che aveva delineato il nuovo sistema nell'Agenda sull'immigrazione, con tanto di percentuali soppesate al bilancino. L'Italia è sostenuta da Berlino, ma non basta. Immediata la reazione dopo l'uscita di Parigi della Mogherini: «Mi aspetto che gli Stati membri, gli stessi che hanno chiesto all'Europa di agire velocemente, consentano poi all'Europa di essere efficace in questa azione in tutti i suoi aspetti: nell'operazione navale, nel salvataggio di vite in mare e nella gestione delle vite che salviamo». A supporto il ministro degli Esteri italiano, Paolo Gentiloni, per il quale il brusco risveglio dell'Europa dopo centinaia di morti nel naufragio d'inizio aprile non può «durare solo qualche settimana, sarebbe amaro constatare passi indietro». (Marco Ventura – Il Mattino)  

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