Napoli fuori, ma è un furto. Gli azzurri battuti dal Dnipro, decide un gol di Seleznyov che commette fallo su Britos

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S’infrange il sogno, sfuma la finale di Europa League inseguita da 26 anni: vince il Dnipro e va a Varsavia. Tanta rabbia del Napoli per la rete ucraina di Seleznyov, irregolare perché l’attaccante strattona Britos prima di colpire di testa: torto arbitrale che fa il bis con quello clamoroso dell’andata per il doppio fuorigioco non fischiato sulla rete dell’1-1. Tanta rabbia per le occasioni non concretizzate da Higuain: sull’eliminazione pesa moltissimo l’errore del Pipita in avvio di partita da posizione favorevolissima, in altre situazioni invece si conferma insuperabile il portiere Boyko del Dnipro. Si ferma sul più bello la corsa del Napoli, un peccato perché dal punto di vista tecnico la squadra azzurra ha sicuramente una maggiore qualità che però non è riuscita a fare emergere nel ritorno allo stadio Olimpico. Possesso palla. Il Dnipro si conferma avversario duro e tenace, qualità ingigantite dalla spinta impressionante dei tifosi ucraini. La squadra di Markevych conferma il copione tattico dell’andata, anche se tiene la linea difensiva leggermente più alta per provare a fiondarsi in contropiede. Il Napoli ha la necessità di segnare e deve fare la partita proprio come al San Paolo, anche se stavolta il possesso palla a favore della squadra di Benitez è meno accentuato. Ma a spingere è soprattutto la squadra azzurra che si rende subito pericolosa con Higuain. Le chance fallite. Le palle gol più nette del Napoli, proprio come all’andata capitano al Pipita: sul primo tentativo l’argentino potrebbe fare decisamente meglio, sul secondo il portiere ucraino compie un prodigio in tuffo, sul terzo a un quarto d’ora dalla fine c’è un salvataggio sulla linea degli ucraini. Gli azzurri se la giocano all’attacco ma con giudizio, provando a non sbilanciarsi troppo per non lasciare spazi letali alle ripartenze del Dnipro. Fino alla trequarti il pallone arriva con buona continuità, grazie soprattutto alla buona vena di Inler e alla capacità dei difensori centrali d’impostare con precisione palla a terra. Solo una volta Albiol azzarda un passaggio a David Lopez che accerchiato perde palla e da lì nasce l’iniziativa pericolosa di Seleznyov, neutralizzato con un balzo felino da Andujar. Ritmo e gioco duro. Il ritmo è subito molto alto, il Dnipro come all’andata si affida al gioco duro, diverse le entrate ai imiti, e anche oltre, del regolamento: due gli ammoniti nel primo tempo, se la cava invece Kankava che entra più volte deciso e commette un fallo di mani a centrocampo. Non brillano le frecce azzurre d’attacco, Callejon, Gabbiadini preferito a Hamsik per dare più incisività alla fase offensiva e Insigne poche volte riescono a creare particolari imbarazzi dalla difesa ucraina e a creare la superiorità numerica. Higuain oltre agli errori sotto porta si dimostra poco lucido anche in altre giocate per i compagni. Ripresa frenetica. Il Dnipro riparte nella ripresa con maggiore convinzione e alla prima palla persa dagli azzurri riparte a mille all’ora e crea un presupposto ghiotto per far gol con il tiro di un pizzico fuori di Luchkevych. Sale l’intensità degli ucraini e il campo per la pioggia caduta fin da due ore prima della partita diventa più pesante favorendo la fisicità degli ucraini. Con il passare dei minuti diventa sempre più una battaglia su ogni pallone. Benitez inserisce Hamsik per Gabbiadini, il Dnipro passa con Seleznyov, un gol però irregolare. Tocca a Mertens che dà una scarica di adrenalina nel match, il belga impensierisce Boyko con un tiro sporco e in altre circostanze. Negli ultimi dieci minuti Rafa inserisce Henrique, sposta Maggio esterno alto e Hamsik a centrocampo. Il Napoli spinge ancora ma la palla non entra. Anzi il Dnipro sfiora il raddoppio. Festa ucraina, lacrime azzurre. (Roberto Ventre – Il Mattino) 

S'infrange il sogno, sfuma la finale di Europa League inseguita da 26 anni: vince il Dnipro e va a Varsavia. Tanta rabbia del Napoli per la rete ucraina di Seleznyov, irregolare perché l'attaccante strattona Britos prima di colpire di testa: torto arbitrale che fa il bis con quello clamoroso dell'andata per il doppio fuorigioco non fischiato sulla rete dell'1-1. Tanta rabbia per le occasioni non concretizzate da Higuain: sull'eliminazione pesa moltissimo l'errore del Pipita in avvio di partita da posizione favorevolissima, in altre situazioni invece si conferma insuperabile il portiere Boyko del Dnipro. Si ferma sul più bello la corsa del Napoli, un peccato perché dal punto di vista tecnico la squadra azzurra ha sicuramente una maggiore qualità che però non è riuscita a fare emergere nel ritorno allo stadio Olimpico. Possesso palla. Il Dnipro si conferma avversario duro e tenace, qualità ingigantite dalla spinta impressionante dei tifosi ucraini. La squadra di Markevych conferma il copione tattico dell'andata, anche se tiene la linea difensiva leggermente più alta per provare a fiondarsi in contropiede. Il Napoli ha la necessità di segnare e deve fare la partita proprio come al San Paolo, anche se stavolta il possesso palla a favore della squadra di Benitez è meno accentuato. Ma a spingere è soprattutto la squadra azzurra che si rende subito pericolosa con Higuain. Le chance fallite. Le palle gol più nette del Napoli, proprio come all'andata capitano al Pipita: sul primo tentativo l'argentino potrebbe fare decisamente meglio, sul secondo il portiere ucraino compie un prodigio in tuffo, sul terzo a un quarto d'ora dalla fine c'è un salvataggio sulla linea degli ucraini. Gli azzurri se la giocano all'attacco ma con giudizio, provando a non sbilanciarsi troppo per non lasciare spazi letali alle ripartenze del Dnipro. Fino alla trequarti il pallone arriva con buona continuità, grazie soprattutto alla buona vena di Inler e alla capacità dei difensori centrali d'impostare con precisione palla a terra. Solo una volta Albiol azzarda un passaggio a David Lopez che accerchiato perde palla e da lì nasce l'iniziativa pericolosa di Seleznyov, neutralizzato con un balzo felino da Andujar. Ritmo e gioco duro. Il ritmo è subito molto alto, il Dnipro come all'andata si affida al gioco duro, diverse le entrate ai imiti, e anche oltre, del regolamento: due gli ammoniti nel primo tempo, se la cava invece Kankava che entra più volte deciso e commette un fallo di mani a centrocampo. Non brillano le frecce azzurre d'attacco, Callejon, Gabbiadini preferito a Hamsik per dare più incisività alla fase offensiva e Insigne poche volte riescono a creare particolari imbarazzi dalla difesa ucraina e a creare la superiorità numerica. Higuain oltre agli errori sotto porta si dimostra poco lucido anche in altre giocate per i compagni. Ripresa frenetica. Il Dnipro riparte nella ripresa con maggiore convinzione e alla prima palla persa dagli azzurri riparte a mille all'ora e crea un presupposto ghiotto per far gol con il tiro di un pizzico fuori di Luchkevych. Sale l'intensità degli ucraini e il campo per la pioggia caduta fin da due ore prima della partita diventa più pesante favorendo la fisicità degli ucraini. Con il passare dei minuti diventa sempre più una battaglia su ogni pallone. Benitez inserisce Hamsik per Gabbiadini, il Dnipro passa con Seleznyov, un gol però irregolare. Tocca a Mertens che dà una scarica di adrenalina nel match, il belga impensierisce Boyko con un tiro sporco e in altre circostanze. Negli ultimi dieci minuti Rafa inserisce Henrique, sposta Maggio esterno alto e Hamsik a centrocampo. Il Napoli spinge ancora ma la palla non entra. Anzi il Dnipro sfiora il raddoppio. Festa ucraina, lacrime azzurre. (Roberto Ventre – Il Mattino) 

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