Blocco dei barconi, via all’operazione a guida italiana. Pronti i piani militari, si attende l’ok delle Nazioni Unite

0

I piani militari sono pronti, vengono messi a punto in queste ore tra le capitali europee o nei vertici come quello della Nato ieri a Antalya, in Turchia. Alcune decisioni potrebbero esser formalizzate lunedì al summit dei ministri degli Esteri e della Difesa della UE a Bruxelles. Il ministro dell’Interno italiano, Angelino Alfano, ribadisce che l’Italia si prepara «ad assumere la leadership» della spedizione navale europea contro gli scafisti e il traffico di esseri umani nel Mediterraneo. «Se l’Onu ci dà l’ok, siamo pronti ad azioni mirate per fare contro i trafficanti tutto quello che serve. In un quadro di legalità internazionale si può fare un’operazione di polizia sul modello di quella anti-pirateria in Somalia». Il nodo vero è che la Somalia ha formalmente chiesto l’aiuto delle Nazioni Unite, mentre in Libia non c’è al momento un governo legittimo unitario che si appelli alla Ue per combattere l’esodo gestito dai criminali. Anzi, il governo e l’esercito di Tobruk minacciano di bombardare le imbarcazioni non autorizzate che entrino nelle acque territoriali libiche. L’altro buco nero è la risoluzione che la Gran Bretagna, d’accordo con l’Italia, ha formalmente presentato al Consiglio di Sicurezza dell’Onu. La Russia continua a resistere, ha posto ufficiosamente il veto a qualsiasi operazione che intacchi la sovranità territoriale libica. E tuttavia l’Europa si organizza. Il comandante in pectore della spedizione è un italiano, l’ammiraglio Enrico Credendino. Si sta discutendo anche del quartier generale: potrebbe essere non il Coi, il Comando operativo interforze di Centocelle a Roma, ma il Comando operativo della Marina militare italiana a Roma Santa Rosa. C’è però chi spinge verso un avamposto più meridionale, anche per dare il segnale di una proiezione verso il Nord Africa: a Napoli, sempre nel comando della Marina, se non addirittura nel porto militare di Augusta, in Sicilia. Intanto l’esodo continua, come si intensificano le polemiche sull’Agenda adottata dalla Commissione Juncker per la redistribuzione obbligatoria di quote di richiedenti asilo fra tutti i Paesi europei. In 1300 sono stati tratti in salvo al largo della Libia nelle ultime ore e partecipa alle operazioni anche la nave da guerra di Sua Maestà Bullwark, con 617 migranti raccolti e sbarcati a Catania, inclusi bambini e donne incinte. Un segnale, questo, da parte di Londra accusata nei giorni scorsi di scarsa solidarietà per aver sostenuto i respingimenti in mare attraverso il suo ministro dell’Interno sul Times. La Gran Bretagna, sulle quote, potrebbe fare ricorso all’“opting out”, chiamandosi fuori. Possibilità che avrebbe anche la Danimarca. «Il nuovo sistema delle quote rischia di essere controproducente», spiega una fonte autorizzata britannica. «La nostra unità Bullwark e tre elicotteri Merlin stanno operando nel Mediterraneo seguendo una lunga tradizione della nostra Marina nel pattugliamento e soccorso». Il ministro Alfano sottolinea che con l’Agenda Immigrazione Ue, «è cominciata la caduta del Muro di Dublino». Ossia di quel muro di regole che impongono al primo Stato di approdo dei migranti di prendersi carico delle domande d’asilo. La quota di 20mila da ridistribuire tra i Paesi Ue per circa il 10 per cento resterebbe sulle spalle dell’Italia, ma è il principio che conta. Solo che proprio ieri da Dublino è filtrata la notizia che l’Ufficio per le richieste d’asilo Ue ha calcolato in 29mila i migranti che vari Paesi europei chiedono all’Italia di riprendersi in quanto approdati sulle nostre coste e poi transitati nel resto d’Europa. La spedizione navale dovrebbe servire a bloccare il traffico. In predicato per intervenire le unità d’élite delle nostre Forze Armate, dagli incursori subacquei Comsubin ai marò, i fucilieri del San Marco. I piani sono quelli messi a punto già da mesi. Prevedono l’impiego della portaerei Garibaldi o Cavour, delle unità anfibie della classe San Giusto, e dei droni, i Predator a guida remota. Più, se necessario, gli incursori paracadutisti Col Moschin e i carabinieri del Tuscania. L’operazione navale UE, Euronav for Med, si coordinerà col dispositivo Nato “Active Endeavour”, finalizzato all’anti-terrorismo in mare, e con assetti sperimentati ultimamente nelle esercitazioni “Mare aperto”, con decine di unità navali coinvolte. Ma in attesa del semaforo verde dell’Onu e dei libici, ci si sta concentrando in una delicata opera di intelligence degli alleati per individuare e fare lo screening del cosiddetto «modello di business» dei trafficanti di esseri umani. Per poi colpirli. Il tempo stringe. (Marco Ventura – Il Mattino)

I piani militari sono pronti, vengono messi a punto in queste ore tra le capitali europee o nei vertici come quello della Nato ieri a Antalya, in Turchia. Alcune decisioni potrebbero esser formalizzate lunedì al summit dei ministri degli Esteri e della Difesa della UE a Bruxelles. Il ministro dell'Interno italiano, Angelino Alfano, ribadisce che l'Italia si prepara «ad assumere la leadership» della spedizione navale europea contro gli scafisti e il traffico di esseri umani nel Mediterraneo. «Se l'Onu ci dà l'ok, siamo pronti ad azioni mirate per fare contro i trafficanti tutto quello che serve. In un quadro di legalità internazionale si può fare un'operazione di polizia sul modello di quella anti-pirateria in Somalia». Il nodo vero è che la Somalia ha formalmente chiesto l'aiuto delle Nazioni Unite, mentre in Libia non c'è al momento un governo legittimo unitario che si appelli alla Ue per combattere l'esodo gestito dai criminali. Anzi, il governo e l'esercito di Tobruk minacciano di bombardare le imbarcazioni non autorizzate che entrino nelle acque territoriali libiche. L'altro buco nero è la risoluzione che la Gran Bretagna, d'accordo con l'Italia, ha formalmente presentato al Consiglio di Sicurezza dell'Onu. La Russia continua a resistere, ha posto ufficiosamente il veto a qualsiasi operazione che intacchi la sovranità territoriale libica. E tuttavia l'Europa si organizza. Il comandante in pectore della spedizione è un italiano, l'ammiraglio Enrico Credendino. Si sta discutendo anche del quartier generale: potrebbe essere non il Coi, il Comando operativo interforze di Centocelle a Roma, ma il Comando operativo della Marina militare italiana a Roma Santa Rosa. C'è però chi spinge verso un avamposto più meridionale, anche per dare il segnale di una proiezione verso il Nord Africa: a Napoli, sempre nel comando della Marina, se non addirittura nel porto militare di Augusta, in Sicilia. Intanto l'esodo continua, come si intensificano le polemiche sull'Agenda adottata dalla Commissione Juncker per la redistribuzione obbligatoria di quote di richiedenti asilo fra tutti i Paesi europei. In 1300 sono stati tratti in salvo al largo della Libia nelle ultime ore e partecipa alle operazioni anche la nave da guerra di Sua Maestà Bullwark, con 617 migranti raccolti e sbarcati a Catania, inclusi bambini e donne incinte. Un segnale, questo, da parte di Londra accusata nei giorni scorsi di scarsa solidarietà per aver sostenuto i respingimenti in mare attraverso il suo ministro dell'Interno sul Times. La Gran Bretagna, sulle quote, potrebbe fare ricorso all'“opting out”, chiamandosi fuori. Possibilità che avrebbe anche la Danimarca. «Il nuovo sistema delle quote rischia di essere controproducente», spiega una fonte autorizzata britannica. «La nostra unità Bullwark e tre elicotteri Merlin stanno operando nel Mediterraneo seguendo una lunga tradizione della nostra Marina nel pattugliamento e soccorso». Il ministro Alfano sottolinea che con l'Agenda Immigrazione Ue, «è cominciata la caduta del Muro di Dublino». Ossia di quel muro di regole che impongono al primo Stato di approdo dei migranti di prendersi carico delle domande d'asilo. La quota di 20mila da ridistribuire tra i Paesi Ue per circa il 10 per cento resterebbe sulle spalle dell'Italia, ma è il principio che conta. Solo che proprio ieri da Dublino è filtrata la notizia che l'Ufficio per le richieste d'asilo Ue ha calcolato in 29mila i migranti che vari Paesi europei chiedono all'Italia di riprendersi in quanto approdati sulle nostre coste e poi transitati nel resto d'Europa. La spedizione navale dovrebbe servire a bloccare il traffico. In predicato per intervenire le unità d'élite delle nostre Forze Armate, dagli incursori subacquei Comsubin ai marò, i fucilieri del San Marco. I piani sono quelli messi a punto già da mesi. Prevedono l'impiego della portaerei Garibaldi o Cavour, delle unità anfibie della classe San Giusto, e dei droni, i Predator a guida remota. Più, se necessario, gli incursori paracadutisti Col Moschin e i carabinieri del Tuscania. L'operazione navale UE, Euronav for Med, si coordinerà col dispositivo Nato “Active Endeavour”, finalizzato all'anti-terrorismo in mare, e con assetti sperimentati ultimamente nelle esercitazioni “Mare aperto”, con decine di unità navali coinvolte. Ma in attesa del semaforo verde dell'Onu e dei libici, ci si sta concentrando in una delicata opera di intelligence degli alleati per individuare e fare lo screening del cosiddetto «modello di business» dei trafficanti di esseri umani. Per poi colpirli. Il tempo stringe. (Marco Ventura – Il Mattino)