Napoli-Dnipro. Un arbitro come Moen non è all’altezza delle grandi sfide

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Una beffa. Più da parte dell’arbitro norvegese Moen che del Dnipro, perché il gol del pareggio di Seleznyov era in netto fuorigioco. E l’1-1 degli ucraini rischia di pesare per il Napoli, che ha comunque tutto per uscire imbattuto da Kiev tra sei giorni e per qualificarsi per la finale. Il tasso tecnico degli azzurri è superiore e al ritorno questo avversario non potrà difendersi a oltranza contro la squadra di Benitez. Che ha creato tanto e ha segnato un solo gol, d’accordo. Ma l’errore dell’arbitro è stato pesantissimo e legittima è stata la rabbia di De Laurentiis. Alla semifinale di una competizione europea il designatore Collina ha spedito un modesto team arbitrale. Moen, ancor prima dell’errore sull’1-1, ha tollerato il gioco duro degli ucraini: molti richiami verbali e pochi cartellini, ma che modo di arbitrare è mai questo? C’è da chiedersi chi tutela il calcio italiano. Avrà un po’ di voce Tavecchio per farsi sentire da Platini, che a inizio settimana lo ha ricevuto a Nyon, assicurando una visione comune sui problemi del settore, dal razzismo agli stadi? E quello di ieri cos’è? Non è un problema seriamente da affrontare, visto che c’è in ballo una finale che oltre al trofeo assicura la partecipazione alla Champions League 2015-2016, con relativo carico di milioni? Tanti cattivi pensieri affollano la mente di De Laurentiis e dei tifosi più anziani, quelli che ricordano che in una semifinale europea – Coppa delle Coppe ’77 – il Napoli venne eliminato dall’Anderlecht perché un arbitro inglese, Matthewson, fece di tutto per favorire i belgi. Al di là di questo, di un determinante episodio, non è stata una passeggiata perché il Dnipro ha confermato la sua principale qualità, quella di una solida difesa: schierati fino a sette-otto uomini dietro alla linea della palla. Il Napoli ha avuto un positivo approccio e ha cercato con insistenza il varco sui lati ma i servizi di Maggio e Ghoulam sono stati imprecisi. Due buone palle per Insigne che avrebbero potuto avere migliore sorte nella magica atmosfera del San Paolo. Serviva qualcosa per spezzare questa attesa ed ecco il gol su angolo, testa di David Lopez, proprio l’ex Espanyol accolto male in estate da una parte della tifoseria, quella che sognava l’arrivo da Barcellona di un altro centrocampista, Mascherano. Questo calciatore di fatica ha conquistato Benitez, che lo ha promosso titolare e che ha trovato nell’asse con Gargano il punto di equilibrio della mediana. Il gol ha dato vigore al Napoli e vi è stato qualche varco in più sui lati del Dnipro, che continuava a randellare senza essere sanzionato dall’arbitro, spesso superficiale, ma non c’è stata quella freddezza necessaria per chiudere la partita e far lievitare la percentuale di partecipazione alla finale di Varsavia. Higuain, a cui è stato affiancato Gabbiadini soltanto nei minuti finali, ha ingaggiato un duello con il portiere Boyko, ma proprio quando sembrava essere stato assicurato il successo è arrivato il doppio errore: quello di Ghoulam sul lato sinistro, al momento del cross di Fedetskiy, e quello – più grave – dell’arbitro che non si è accorto del fuorigioco di Seleznyov, appena entrato in campo e autore del gol del pareggio che complicherà tra sei giorni la missione del Napoli in Ucraina. (Francesco De Luca – Il Mattino) 

Una beffa. Più da parte dell’arbitro norvegese Moen che del Dnipro, perché il gol del pareggio di Seleznyov era in netto fuorigioco. E l’1-1 degli ucraini rischia di pesare per il Napoli, che ha comunque tutto per uscire imbattuto da Kiev tra sei giorni e per qualificarsi per la finale. Il tasso tecnico degli azzurri è superiore e al ritorno questo avversario non potrà difendersi a oltranza contro la squadra di Benitez. Che ha creato tanto e ha segnato un solo gol, d’accordo. Ma l’errore dell’arbitro è stato pesantissimo e legittima è stata la rabbia di De Laurentiis. Alla semifinale di una competizione europea il designatore Collina ha spedito un modesto team arbitrale. Moen, ancor prima dell’errore sull’1-1, ha tollerato il gioco duro degli ucraini: molti richiami verbali e pochi cartellini, ma che modo di arbitrare è mai questo? C’è da chiedersi chi tutela il calcio italiano. Avrà un po’ di voce Tavecchio per farsi sentire da Platini, che a inizio settimana lo ha ricevuto a Nyon, assicurando una visione comune sui problemi del settore, dal razzismo agli stadi? E quello di ieri cos’è? Non è un problema seriamente da affrontare, visto che c’è in ballo una finale che oltre al trofeo assicura la partecipazione alla Champions League 2015-2016, con relativo carico di milioni? Tanti cattivi pensieri affollano la mente di De Laurentiis e dei tifosi più anziani, quelli che ricordano che in una semifinale europea – Coppa delle Coppe ’77 – il Napoli venne eliminato dall’Anderlecht perché un arbitro inglese, Matthewson, fece di tutto per favorire i belgi. Al di là di questo, di un determinante episodio, non è stata una passeggiata perché il Dnipro ha confermato la sua principale qualità, quella di una solida difesa: schierati fino a sette-otto uomini dietro alla linea della palla. Il Napoli ha avuto un positivo approccio e ha cercato con insistenza il varco sui lati ma i servizi di Maggio e Ghoulam sono stati imprecisi. Due buone palle per Insigne che avrebbero potuto avere migliore sorte nella magica atmosfera del San Paolo. Serviva qualcosa per spezzare questa attesa ed ecco il gol su angolo, testa di David Lopez, proprio l’ex Espanyol accolto male in estate da una parte della tifoseria, quella che sognava l’arrivo da Barcellona di un altro centrocampista, Mascherano. Questo calciatore di fatica ha conquistato Benitez, che lo ha promosso titolare e che ha trovato nell’asse con Gargano il punto di equilibrio della mediana. Il gol ha dato vigore al Napoli e vi è stato qualche varco in più sui lati del Dnipro, che continuava a randellare senza essere sanzionato dall’arbitro, spesso superficiale, ma non c’è stata quella freddezza necessaria per chiudere la partita e far lievitare la percentuale di partecipazione alla finale di Varsavia. Higuain, a cui è stato affiancato Gabbiadini soltanto nei minuti finali, ha ingaggiato un duello con il portiere Boyko, ma proprio quando sembrava essere stato assicurato il successo è arrivato il doppio errore: quello di Ghoulam sul lato sinistro, al momento del cross di Fedetskiy, e quello – più grave – dell’arbitro che non si è accorto del fuorigioco di Seleznyov, appena entrato in campo e autore del gol del pareggio che complicherà tra sei giorni la missione del Napoli in Ucraina. (Francesco De Luca – Il Mattino)