De Luca, oggi primo verdetto del Tar. Ricorso di M5S, ma sulla legge Severino la Consulta deciderà il 21 ottobre

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Una tela ingarbugliata che attraversa tre tappe. Una corsa a ostacoli, giocata sul filo di carte bollate e ricorsi, che segna la campagna elettorale e la candidatura regionale di Vincenzo De Luca. Si comincia oggi, alla seconda sezione del Tar di Napoli presieduta da Claudio Rovis. A ruolo c’è il ricorso firmato da Valeria Ciarambino, candidata presidente alla Regione del Movimento 5 stelle. Ha chiesto l’annullamento della decisione dell’Ufficio centrale regionale, che ha ammesso la candidatura di De Luca. Il motivo? Lo ha spiegato la stessa Ciarambino: «C’è stato un mancato accertamento della sussistenza della condizione di sospensione di diritto a ricoprire le cariche pubbliche». In sostanza De Luca, condannato in primo grado dal tribunale penale di Salerno per abuso d’ufficio, in caso di elezione a governatore campano dovrebbe essere sospeso in applicazione della legge Severino. Ne deriva, in pratica, questa questione giuridica: può candidarsi chi verrebbe automaticamente sospeso in caso di vittoria? Un quesito che l’articolo 7 della stessa legge Severino risolve, ritenendo candidabile alle elezioni regionali chiunque non abbia una condanna penale definitiva. E su De Luca pende solo una condanna in primo grado. La vicenda, però, si complica quando si esaminano le differenze tra un sindaco sospeso e un governatore regionale nella stessa situazione. Nel primo caso la giunta comunale non si scioglie, mentre per il presidente regionale c’è il successivo scioglimento del consiglio. E le spine, che rendono in salita la vicenda giuridica di De Luca candidato, non finiscono qui. C’è anche una scadenza che coinvolge indirettamente il candidato del Pd. È l’udienza della Cassazione a sezioni unite, fissata per il 26 maggio. I giudici dovranno creare, come si dice, «giurisprudenza vincolante», decidere se la competenza sui ricorsi alle sospensioni per la Severino spetta a Tar e Consiglio di Stato, o alla giustizia civile nei tribunali ordinari. La questione è stata posta dall’avvocato Gianluigi Pellegrino del Movimento difesa del cittadino, che si è costituito nelle udienze amministrative sulla sospensione del sindaco di Napoli Luigi De Magistris. L’avvocato ha presentato ricorso in Cassazione sulla competenza a decidere, chiedendo, come si dice in gergo giuridico, un «regolamento preventivo di giurisdizione». Che il quesito non fosse campato in aria lo ha confermato il sostituto procuratore generale Luigi Salvato, che ha ritenuto ammissibile il ricorso. Spiega l’avvocato Pellegrino: «Se verrà accolto, dichiarando incompetenti i giudici amministrativi, cadranno le sospensioni e il ricorso alla Corte costituzionale». In sostanza, De Magistris e De Luca dovrebbero riproporre i loro ricorsi ad un giudice civile. Ma spiega Fulvio Bonavitacola, avvocato vicino a De Luca: «C’è un precedente del 2014, una decisione della corte d’appello a Bari, che ha deciso proprio come i giudici amministrativi, compreso il ricorso alla Corte costituzionale». Ed è proprio la Consulta il terzo appuntamento della corsa giuridica a ostacoli di De Luca. Il ricorso degli avvocati del sindaco De Magistris verrà esaminato il 21 ottobre. Costituzionale o no la retroattività della disposizione amministrativa, prevista dalla Severino? Se la legge non verrà modificata prima, a decidere sarà la Corte costituzionale. Una palla incandescente, che incombe sul governo che potrebbe anticipare la Consulta modificando la Severino. Ma è una materia impopolare. Se il governo dovesse riformare la Severino, potrebbe saltare la decisione della Consulta. Un’ipotesi che, per opportunità politica, il premier Renzi potrebbe prendere in considerazione solo dopo le elezioni di fine mese. Ma, se la Cassazione il 26 dovesse decidere per la competenza al giudice ordinario, si annullerebbe il ricorso alla Consulta deciso dal Consiglio di Stato sulla vicenda De Magistris. Spiega l’avvocato Pellegrino: «Si tratta di interrompere l’ipocrisia di un sistema che da un lato approva una legge per l’interesse pubblico e dall’altro ne chiede la disapplicazione». (Gigi Di Fiore – Il Mattino)

Una tela ingarbugliata che attraversa tre tappe. Una corsa a ostacoli, giocata sul filo di carte bollate e ricorsi, che segna la campagna elettorale e la candidatura regionale di Vincenzo De Luca. Si comincia oggi, alla seconda sezione del Tar di Napoli presieduta da Claudio Rovis. A ruolo c’è il ricorso firmato da Valeria Ciarambino, candidata presidente alla Regione del Movimento 5 stelle. Ha chiesto l’annullamento della decisione dell’Ufficio centrale regionale, che ha ammesso la candidatura di De Luca. Il motivo? Lo ha spiegato la stessa Ciarambino: «C’è stato un mancato accertamento della sussistenza della condizione di sospensione di diritto a ricoprire le cariche pubbliche». In sostanza De Luca, condannato in primo grado dal tribunale penale di Salerno per abuso d’ufficio, in caso di elezione a governatore campano dovrebbe essere sospeso in applicazione della legge Severino. Ne deriva, in pratica, questa questione giuridica: può candidarsi chi verrebbe automaticamente sospeso in caso di vittoria? Un quesito che l’articolo 7 della stessa legge Severino risolve, ritenendo candidabile alle elezioni regionali chiunque non abbia una condanna penale definitiva. E su De Luca pende solo una condanna in primo grado. La vicenda, però, si complica quando si esaminano le differenze tra un sindaco sospeso e un governatore regionale nella stessa situazione. Nel primo caso la giunta comunale non si scioglie, mentre per il presidente regionale c’è il successivo scioglimento del consiglio. E le spine, che rendono in salita la vicenda giuridica di De Luca candidato, non finiscono qui. C’è anche una scadenza che coinvolge indirettamente il candidato del Pd. È l’udienza della Cassazione a sezioni unite, fissata per il 26 maggio. I giudici dovranno creare, come si dice, «giurisprudenza vincolante», decidere se la competenza sui ricorsi alle sospensioni per la Severino spetta a Tar e Consiglio di Stato, o alla giustizia civile nei tribunali ordinari. La questione è stata posta dall’avvocato Gianluigi Pellegrino del Movimento difesa del cittadino, che si è costituito nelle udienze amministrative sulla sospensione del sindaco di Napoli Luigi De Magistris. L’avvocato ha presentato ricorso in Cassazione sulla competenza a decidere, chiedendo, come si dice in gergo giuridico, un «regolamento preventivo di giurisdizione». Che il quesito non fosse campato in aria lo ha confermato il sostituto procuratore generale Luigi Salvato, che ha ritenuto ammissibile il ricorso. Spiega l’avvocato Pellegrino: «Se verrà accolto, dichiarando incompetenti i giudici amministrativi, cadranno le sospensioni e il ricorso alla Corte costituzionale». In sostanza, De Magistris e De Luca dovrebbero riproporre i loro ricorsi ad un giudice civile. Ma spiega Fulvio Bonavitacola, avvocato vicino a De Luca: «C’è un precedente del 2014, una decisione della corte d’appello a Bari, che ha deciso proprio come i giudici amministrativi, compreso il ricorso alla Corte costituzionale». Ed è proprio la Consulta il terzo appuntamento della corsa giuridica a ostacoli di De Luca. Il ricorso degli avvocati del sindaco De Magistris verrà esaminato il 21 ottobre. Costituzionale o no la retroattività della disposizione amministrativa, prevista dalla Severino? Se la legge non verrà modificata prima, a decidere sarà la Corte costituzionale. Una palla incandescente, che incombe sul governo che potrebbe anticipare la Consulta modificando la Severino. Ma è una materia impopolare. Se il governo dovesse riformare la Severino, potrebbe saltare la decisione della Consulta. Un’ipotesi che, per opportunità politica, il premier Renzi potrebbe prendere in considerazione solo dopo le elezioni di fine mese. Ma, se la Cassazione il 26 dovesse decidere per la competenza al giudice ordinario, si annullerebbe il ricorso alla Consulta deciso dal Consiglio di Stato sulla vicenda De Magistris. Spiega l’avvocato Pellegrino: «Si tratta di interrompere l’ipocrisia di un sistema che da un lato approva una legge per l’interesse pubblico e dall’altro ne chiede la disapplicazione». (Gigi Di Fiore – Il Mattino)