Positano Cecchi Paone deluso da Caldoro, escluso per far posto alla Mussolini

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Alessandro Cecchi Paone, cittadino di Positano in Costiera amalfitana oramai da alcuni anni, dirigente del San Vito Positano, la squadra di calcio che quest’anno ha brillato in campionato, ha duellato fino all’ultimo, sapendo di poter contare sul sostegno di Francesca Pascale e dello stesso Silvio Berlusconi. Ma poi, alla fine, ha dovuto cedere il posto di capolista di Forza Italia alle elezioni regionali ad Alessandra Mussolini, come dice in un’intervista rilasciata ad Angelo Agrippa sul Corriere del Mezzogiorno  «Ha fatto — esordisce — il diavolo a quattro per avere la testa della lista. Mi avevano persino proposto in ticket con lei. Ma non mi è sembrato il caso. Il suo cognome è conosciuto in tutto il mondo. Tra l’altro, la Mussolini ha adottato un motto indimenticabile: “Meglio essere fascista che frocio”. Cosa avremmo mai potuto fare assieme? Sono dieci anni che conduco battaglie per i diritti civili. Saremmo finiti su “Scherzi a parte”». Ma Cecchi Paone, giornalista, docente al Suor Orsola Benincasa di Napoli,non molla: «Berlusconi certamente mi offrirà una nuova occasione — dice —. Del resto, le mie battaglie per i diritti civili continuano, dopo l’evento di Borgo Marinari con Francesca Pascale e l’Arcigay e dopo l’impegno come candidato alle elezioni europee. Ora, a dire il vero, avrei voluto che Napoli e la Campania diventassero il laboratorio politico di questa nuova stagione libertaria e liberale di Forza Italia. Ma si è voluta perdere una occasione». Chi l’ha fatta fuori all’ultimo momento? «La proposta di candidarmi era venuta dal coordinatore campano De Siano su indicazione di Berlusconi. Poi, mi è stato comunicato di pazientare, che la Mussolini era in piena rimonta alla vigilia della presentazione delle liste, dato che poteva vantare un radicamento politico forte qui in Campania». E il suo progetto politico? «Quello continua. Ma certamente, ora, chi avrebbe votato per me, per le mie battaglie, non potrà sostenere la Mussolini. Mi pare ovvio». Si è sentito discriminato? «Assolutamente no. Ma chi fa politica non per professione, come me, ma perché convinto di dover puntare sui grandi temi civili per contribuire al rinnovamento della società, sa bene che in un dato momento, nei partiti, prevalgono altre logiche, si pensa al cosiddetto “peso della storia politica”». La «storia politica» della Mussolini? «Del resto, non voglio sbagliare, ma credo che la Mussolini abbia sempre perso qui, a cominciare dalla sfida con Bassolino. Spero che con il nuovo partito repubblicano non ci saranno più condizionamenti con il passato». Cosa farà in questa campagna elettorale? «Intravedo una tragedia, al di là del risultato. Finora trovo che l’omofobia sia il comune denominatore degli schieramenti in campo. Da una che adotta il motto “meglio fascista che frocio” a candidati del centrosinistra che si vantano di schifare i gay non riesco a individuare una prospettiva incoraggiante. Io che sogno di far diventare Napoli come Barcellona e la Campania come la Catalogna, dove la garanzia dei diritti dei gay certifica anche il successo turistico di quei posti, dico solo che questi territori non meritano quanto sta avvenendo. I vertici dei partiti locali sono allo sbando: le indicazioni di Renzi e Berlusconi non vengono osservate». Darà una mano a Caldoro? «Macché, è un socialista che mi ha deluso. Per cinque anni non è stato in grado di nominare un assessore alle Pari opportunità perché spaventato di non poter assicurare gli equilibri politici. Del resto, lui di politica ci vive. Io, no».Alessandro Cecchi Paone ha duellato fino all’ultimo, sapendo di poter contare sul sostegno di Francesca Pascale e dello stesso Silvio Berlusconi. Ma poi, alla fine, ha dovuto cedere il posto di capolista di Forza Italia alle elezioni regionali ad Alessandra Mussolini. «Ha fatto — esordisce — il diavolo a quattro per avere la testa della lista. Mi avevano persino proposto in ticket con lei. Ma non mi è sembrato il caso. Il suo cognome è conosciuto in tutto il mondo. Tra l’altro, la Mussolini ha adottato un motto indimenticabile: “Meglio essere fascista che frocio”. Cosa avremmo mai potuto fare assieme? Sono dieci anni che conduco battaglie per i diritti civili. Saremmo finiti su “Scherzi a parte”». Ma Cecchi Paone, giornalista, docente al Suor Orsola Benincasa di Napoli,non molla: «Berlusconi certamente mi offrirà una nuova occasione — dice —. Del resto, le mie battaglie per i diritti civili continuano, dopo l’evento di Borgo Marinari con Francesca Pascale e l’Arcigay e dopo l’impegno come candidato alle elezioni europee. Ora, a dire il vero, avrei voluto che Napoli e la Campania diventassero il laboratorio politico di questa nuova stagione libertaria e liberale di Forza Italia. Ma si è voluta perdere una occasione». Chi l’ha fatta fuori all’ultimo momento? «La proposta di candidarmi era venuta dal coordinatore campano De Siano su indicazione di Berlusconi. Poi, mi è stato comunicato di pazientare, che la Mussolini era in piena rimonta alla vigilia della presentazione delle liste, dato che poteva vantare un radicamento politico forte qui in Campania». E il suo progetto politico? «Quello continua. Ma certamente, ora, chi avrebbe votato per me, per le mie battaglie, non potrà sostenere la Mussolini. Mi pare ovvio». Si è sentito discriminato? «Assolutamente no. Ma chi fa politica non per professione, come me, ma perché convinto di dover puntare sui grandi temi civili per contribuire al rinnovamento della società, sa bene che in un dato momento, nei partiti, prevalgono altre logiche, si pensa al cosiddetto “peso della storia politica”». La «storia politica» della Mussolini? «Del resto, non voglio sbagliare, ma credo che la Mussolini abbia sempre perso qui, a cominciare dalla sfida con Bassolino. Spero che con il nuovo partito repubblicano non ci saranno più condizionamenti con il passato». Cosa farà in questa campagna elettorale? «Intravedo una tragedia, al di là del risultato. Finora trovo che l’omofobia sia il comune denominatore degli schieramenti in campo. Da una che adotta il motto “meglio fascista che frocio” a candidati del centrosinistra che si vantano di schifare i gay non riesco a individuare una prospettiva incoraggiante. Io che sogno di far diventare Napoli come Barcellona e la Campania come la Catalogna, dove la garanzia dei diritti dei gay certifica anche il successo turistico di quei posti, dico solo che questi territori non meritano quanto sta avvenendo. I vertici dei partiti locali sono allo sbando: le indicazioni di Renzi e Berlusconi non vengono osservate». Darà una mano a Caldoro? «Macché, è un socialista che mi ha deluso. Per cinque anni non è stato in grado di nominare un assessore alle Pari opportunità perché spaventato di non poter assicurare gli equilibri politici. Del resto, lui di politica ci vive. Io, no».

Alessandro Cecchi Paone, cittadino di Positano in Costiera amalfitana oramai da alcuni anni, dirigente del San Vito Positano, la squadra di calcio che quest'anno ha brillato in campionato, ha duellato fino all’ultimo, sapendo di poter contare sul sostegno di Francesca Pascale e dello stesso Silvio Berlusconi. Ma poi, alla fine, ha dovuto cedere il posto di capolista di Forza Italia alle elezioni regionali ad Alessandra Mussolini, come dice in un'intervista rilasciata ad Angelo Agrippa sul Corriere del Mezzogiorno  «Ha fatto — esordisce — il diavolo a quattro per avere la testa della lista. Mi avevano persino proposto in ticket con lei. Ma non mi è sembrato il caso. Il suo cognome è conosciuto in tutto il mondo. Tra l’altro, la Mussolini ha adottato un motto indimenticabile: “Meglio essere fascista che frocio”. Cosa avremmo mai potuto fare assieme? Sono dieci anni che conduco battaglie per i diritti civili. Saremmo finiti su “Scherzi a parte”». Ma Cecchi Paone, giornalista, docente al Suor Orsola Benincasa di Napoli,non molla: «Berlusconi certamente mi offrirà una nuova occasione — dice —. Del resto, le mie battaglie per i diritti civili continuano, dopo l’evento di Borgo Marinari con Francesca Pascale e l’Arcigay e dopo l’impegno come candidato alle elezioni europee. Ora, a dire il vero, avrei voluto che Napoli e la Campania diventassero il laboratorio politico di questa nuova stagione libertaria e liberale di Forza Italia. Ma si è voluta perdere una occasione». Chi l’ha fatta fuori all’ultimo momento? «La proposta di candidarmi era venuta dal coordinatore campano De Siano su indicazione di Berlusconi. Poi, mi è stato comunicato di pazientare, che la Mussolini era in piena rimonta alla vigilia della presentazione delle liste, dato che poteva vantare un radicamento politico forte qui in Campania». E il suo progetto politico? «Quello continua. Ma certamente, ora, chi avrebbe votato per me, per le mie battaglie, non potrà sostenere la Mussolini. Mi pare ovvio». Si è sentito discriminato? «Assolutamente no. Ma chi fa politica non per professione, come me, ma perché convinto di dover puntare sui grandi temi civili per contribuire al rinnovamento della società, sa bene che in un dato momento, nei partiti, prevalgono altre logiche, si pensa al cosiddetto “peso della storia politica”». La «storia politica» della Mussolini? «Del resto, non voglio sbagliare, ma credo che la Mussolini abbia sempre perso qui, a cominciare dalla sfida con Bassolino. Spero che con il nuovo partito repubblicano non ci saranno più condizionamenti con il passato». Cosa farà in questa campagna elettorale? «Intravedo una tragedia, al di là del risultato. Finora trovo che l’omofobia sia il comune denominatore degli schieramenti in campo. Da una che adotta il motto “meglio fascista che frocio” a candidati del centrosinistra che si vantano di schifare i gay non riesco a individuare una prospettiva incoraggiante. Io che sogno di far diventare Napoli come Barcellona e la Campania come la Catalogna, dove la garanzia dei diritti dei gay certifica anche il successo turistico di quei posti, dico solo che questi territori non meritano quanto sta avvenendo. I vertici dei partiti locali sono allo sbando: le indicazioni di Renzi e Berlusconi non vengono osservate». Darà una mano a Caldoro? «Macché, è un socialista che mi ha deluso. Per cinque anni non è stato in grado di nominare un assessore alle Pari opportunità perché spaventato di non poter assicurare gli equilibri politici. Del resto, lui di politica ci vive. Io, no».Alessandro Cecchi Paone ha duellato fino all’ultimo, sapendo di poter contare sul sostegno di Francesca Pascale e dello stesso Silvio Berlusconi. Ma poi, alla fine, ha dovuto cedere il posto di capolista di Forza Italia alle elezioni regionali ad Alessandra Mussolini. «Ha fatto — esordisce — il diavolo a quattro per avere la testa della lista. Mi avevano persino proposto in ticket con lei. Ma non mi è sembrato il caso. Il suo cognome è conosciuto in tutto il mondo. Tra l’altro, la Mussolini ha adottato un motto indimenticabile: “Meglio essere fascista che frocio”. Cosa avremmo mai potuto fare assieme? Sono dieci anni che conduco battaglie per i diritti civili. Saremmo finiti su “Scherzi a parte”». Ma Cecchi Paone, giornalista, docente al Suor Orsola Benincasa di Napoli,non molla: «Berlusconi certamente mi offrirà una nuova occasione — dice —. Del resto, le mie battaglie per i diritti civili continuano, dopo l’evento di Borgo Marinari con Francesca Pascale e l’Arcigay e dopo l’impegno come candidato alle elezioni europee. Ora, a dire il vero, avrei voluto che Napoli e la Campania diventassero il laboratorio politico di questa nuova stagione libertaria e liberale di Forza Italia. Ma si è voluta perdere una occasione». Chi l’ha fatta fuori all’ultimo momento? «La proposta di candidarmi era venuta dal coordinatore campano De Siano su indicazione di Berlusconi. Poi, mi è stato comunicato di pazientare, che la Mussolini era in piena rimonta alla vigilia della presentazione delle liste, dato che poteva vantare un radicamento politico forte qui in Campania». E il suo progetto politico? «Quello continua. Ma certamente, ora, chi avrebbe votato per me, per le mie battaglie, non potrà sostenere la Mussolini. Mi pare ovvio». Si è sentito discriminato? «Assolutamente no. Ma chi fa politica non per professione, come me, ma perché convinto di dover puntare sui grandi temi civili per contribuire al rinnovamento della società, sa bene che in un dato momento, nei partiti, prevalgono altre logiche, si pensa al cosiddetto “peso della storia politica”». La «storia politica» della Mussolini? «Del resto, non voglio sbagliare, ma credo che la Mussolini abbia sempre perso qui, a cominciare dalla sfida con Bassolino. Spero che con il nuovo partito repubblicano non ci saranno più condizionamenti con il passato». Cosa farà in questa campagna elettorale? «Intravedo una tragedia, al di là del risultato. Finora trovo che l’omofobia sia il comune denominatore degli schieramenti in campo. Da una che adotta il motto “meglio fascista che frocio” a candidati del centrosinistra che si vantano di schifare i gay non riesco a individuare una prospettiva incoraggiante. Io che sogno di far diventare Napoli come Barcellona e la Campania come la Catalogna, dove la garanzia dei diritti dei gay certifica anche il successo turistico di quei posti, dico solo che questi territori non meritano quanto sta avvenendo. I vertici dei partiti locali sono allo sbando: le indicazioni di Renzi e Berlusconi non vengono osservate». Darà una mano a Caldoro? «Macché, è un socialista che mi ha deluso. Per cinque anni non è stato in grado di nominare un assessore alle Pari opportunità perché spaventato di non poter assicurare gli equilibri politici. Del resto, lui di politica ci vive. Io, no».