Il portiere del Napoli Andujar promosso titolare tre mesi ma ora teme il Dnipro: ha subito solo sei gol nel 2015

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Il custode dei sogni azzurri è lui. Il guardiano della porta, a metà stagione il ribaltone tra i pali: ora Mariano Andujar è titolare fisso, inamovibile. «Per me non è cambiato nulla, nel senso che ora lo stesso anche prima. Ho sempre dato il massimo, decide l’allenatore che adesso si sta affidando a me». Un pensiero a Rafael, ora suo secondo «Sta bene, lavoriamo entrambi bene, nessun problema tra noi ma in porta ne va uno soltanto». L’argentino ha convinto subito e non solo per le qualità tecniche, le parate importanti già dalle prime partite in azzurro. La differenza l’ha anche fatta la personalità, l’abitudine di un portiere esperto come lui a giocare match d’alta tensione. Grinta, esperienza, convinzione nei propri mezzi: tutto quello che serve stasera al San Paolo contro il Dnipro. «Noi favoriti? Solo per la stampa. Il Dnipro è una squadra forte che si difende molto bene e ha preso solo sei gol in tutto il 2015, si chiuderanno e non sarà facile fare gol, dovremo avere pazienza». In Europa League ha esordito nell’ultima partita del girone contro lo Slovan Bratislava al San Paolo, poi è sempre stato proposto da Benitez. E in Europa il Napoli ha mostrato il suo aspetto migliore dal punto di vista difensivo, in campionato invece ha continuato comunque a prendere qualche gol di troppo. «Per una squadra come la nostra che attacca e spinge molto anche con i terzini diventa normale lasciare qualche spazio agli avversari. Quando ci esprimiamo al meglio in fase difensiva il merito non è solo mio e dei difensori ma di tutta la squadra». Con l’Argentina è arrivato fino all’ultimo atto ai Mondiali in Brasile, la finale persa contro la Germania: in panchina Andujar, il secondo di Romero, che però ha vissuto comunque tutte le partite importanti della Seleccion. Questa di Napoli-Dnipro è sicuramente una vigilia particolare, gli azzurri si giocano una finale europea, traguardo che manca da 26 anni, cioè dalla coppa Uefa vinta con Maradona. «La vivo con ansia, non vediamo l’ora di scendere in campo. Sarà molto importante la prima al San Paolo, sono sfide che durano 180 minuti». Un feeling speciale con Higuain, tra argentini l’intesa è ad occhi chiusi: Andujar lo cerca spesso direttamente con il lancio lungo di piede, un’arma in più, una situazione di gioco che può sorprendere le difese avversarie. «Già, però il piede non è sempre così preciso…», scherza Andujar. Urla e carica i compagni in porta e anche fuori dal campo. «Sì, questo è il mio modo di fare, ognuno ha il suo. Ma nel Napoli non ci sono soltanto io a caricare gli altri». Già in clima partita, già con la testa al match contro gli ucraini del Dnipro. La finale sullo sfondo ma solo sullo sfondo, nel senso che Andujar non vuole gridarlo ai quattro venti come ha fatto Vidal, il cileno della Juve. «L’Europa League speriamo di poterla vincere. Ma io preferisco pensare a questa partita e poi al ritorno». In mezzo ci sarà il campionato, il Napoli è ancora in corsa per la Champions, all’inseguimento di Roma e Lazio. «Ci crediamo, sappiamo che dipende tutto da noi». (Roberto Ventre – Il Mattino) 

Il custode dei sogni azzurri è lui. Il guardiano della porta, a metà stagione il ribaltone tra i pali: ora Mariano Andujar è titolare fisso, inamovibile. «Per me non è cambiato nulla, nel senso che ora lo stesso anche prima. Ho sempre dato il massimo, decide l’allenatore che adesso si sta affidando a me». Un pensiero a Rafael, ora suo secondo «Sta bene, lavoriamo entrambi bene, nessun problema tra noi ma in porta ne va uno soltanto». L’argentino ha convinto subito e non solo per le qualità tecniche, le parate importanti già dalle prime partite in azzurro. La differenza l’ha anche fatta la personalità, l’abitudine di un portiere esperto come lui a giocare match d’alta tensione. Grinta, esperienza, convinzione nei propri mezzi: tutto quello che serve stasera al San Paolo contro il Dnipro. «Noi favoriti? Solo per la stampa. Il Dnipro è una squadra forte che si difende molto bene e ha preso solo sei gol in tutto il 2015, si chiuderanno e non sarà facile fare gol, dovremo avere pazienza». In Europa League ha esordito nell’ultima partita del girone contro lo Slovan Bratislava al San Paolo, poi è sempre stato proposto da Benitez. E in Europa il Napoli ha mostrato il suo aspetto migliore dal punto di vista difensivo, in campionato invece ha continuato comunque a prendere qualche gol di troppo. «Per una squadra come la nostra che attacca e spinge molto anche con i terzini diventa normale lasciare qualche spazio agli avversari. Quando ci esprimiamo al meglio in fase difensiva il merito non è solo mio e dei difensori ma di tutta la squadra». Con l’Argentina è arrivato fino all’ultimo atto ai Mondiali in Brasile, la finale persa contro la Germania: in panchina Andujar, il secondo di Romero, che però ha vissuto comunque tutte le partite importanti della Seleccion. Questa di Napoli-Dnipro è sicuramente una vigilia particolare, gli azzurri si giocano una finale europea, traguardo che manca da 26 anni, cioè dalla coppa Uefa vinta con Maradona. «La vivo con ansia, non vediamo l’ora di scendere in campo. Sarà molto importante la prima al San Paolo, sono sfide che durano 180 minuti». Un feeling speciale con Higuain, tra argentini l’intesa è ad occhi chiusi: Andujar lo cerca spesso direttamente con il lancio lungo di piede, un’arma in più, una situazione di gioco che può sorprendere le difese avversarie. «Già, però il piede non è sempre così preciso…», scherza Andujar. Urla e carica i compagni in porta e anche fuori dal campo. «Sì, questo è il mio modo di fare, ognuno ha il suo. Ma nel Napoli non ci sono soltanto io a caricare gli altri». Già in clima partita, già con la testa al match contro gli ucraini del Dnipro. La finale sullo sfondo ma solo sullo sfondo, nel senso che Andujar non vuole gridarlo ai quattro venti come ha fatto Vidal, il cileno della Juve. «L’Europa League speriamo di poterla vincere. Ma io preferisco pensare a questa partita e poi al ritorno». In mezzo ci sarà il campionato, il Napoli è ancora in corsa per la Champions, all’inseguimento di Roma e Lazio. «Ci crediamo, sappiamo che dipende tutto da noi». (Roberto Ventre – Il Mattino) 

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