Black bloc, prelievo del Dna. Fermati dei francesi, negli zaini armi della guerriglia urbana. Indagati anche dei greci

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Milano. Venerdì sera, poche ore dopo il corteo del primo maggio, se n’erano andati da Milano. A Genova li aspettava un amico che li ha accolti, rifocillati e ha dato loro un letto per dormire. Ieri mattina stavano per ripartire direzione Francia, cioè casa loro. Ma sono stati svegliati dalla polizia a cui hanno cercato di opporre resistenza. Quattro sono stati arrestati, una ragazza è stata denunciata. Nei loro zaini c’erano spranghe, una maschera antigas, biglie di ferro, giubbetti antivento neri: un armamentario simile ai quello dei black bloc entrati in azione a Milano. Ora bisognerà dimostrare che i quattro – che a Genova l’altra notte si erano messi a sfasciare per divertimento alcune auto in sosta – hanno partecipato alle devastazioni del corteo No Expo. Non sarà un lavoro semplice, anche se la polizia milanese rimane convinta di poter poco alla volta identificare la maggior parte di chi ha bruciato auto, distrutto negozi, incendiato banche. Ore e ore di filmati, girati sia da agenti in borghese sia da cittadini che dallo loro finestre hanno assistito ai saccheggi, vengono studiate da due giorni nella speranza di dare un nome a ognuna delle circa quattrocento sagome nere che per due ore hanno messo a soqquadro la zona Magenta a Milano. Quattordici militanti dell’area anarchica greca ieri mattina sono stati fatti ripartire per Atene dopo una serata passata in Questura. A tutti è stato prelevato un campione di saliva per individuarne il dna che verrà poi comparato con le tracce genetiche lasciate sugli indumenti e sugli «attrezzi da lavoro» di cui gli incappucciati si sono disfatti alla fine del corteo di venerdì. Gli stessi controlli sono stati fatti anche sulle altre diciannove persone denunciate e poi rilasciate. Stamattina, infine, conosceranno il loro destino i cinque italiani – quattro milanesi e un piemontese – bloccati dagli agenti nelle due ore in cui è esplosa la violenza del black bloc. Sono a San Vittore da venerdì sera e oggi il giudice deciderà se trasformare il fermo in arresto oppure se rimetterli in libertà. Sono accusati di violenza e resistenza a pubblico ufficiale, ma non di devastazione. Alcuni di loro avrebbero aggredito un agente in un giardino poco distante dal luogo in cui si era conclusa la manifestazione dei No Expo. Un altro arrestato, un tedesco, è stato invece espulso e rimandato in patria. È ancora una volta l’emergenza ad aprire la strada a provvedimenti d’urgenza. E così si ritorna a parlare di un disegno di legge che stabilisca regole più dure per chi devasta città e violenta il diritto a esprimere il proprio dissenso pacificamente. Tre giorni dopo la manifestazione che ha messo a ferro e fuoco Milano, il ministro Angelino Alfano spiega che il Governo sta per varare un ddl che metta sullo stesso piano black bloc e ultrà scatenati. Le idee sono quelle già percorse in passato. Innanzitutto l’istituzione del Daspo per i manifestanti violenti, ovvero il divieto di accedere alle manifestazioni sportive che, in questo caso, saranno i cortei. E poi l’arresto in flagranza differita che consente di mettere le manette ai devastatori entro le 48 ore e non, come avviene ora, nell’immediatezza. Infatti, sarebbe stato molto utile per le indagini milanesi avere più tempo per individuare chi ha danneggiato negozi e incendiato auto. Perché ora gli inquirenti – grazie ai controlli e alle centinaia di video girati – è probabile che possano riuscire a individuare chi si è scatenato nel pomeriggio del primo maggio, ma potranno soltanto denunciarli per devastazione. A meno che non trovino tracce concrete che attestino la reale partecipazione del soggetto agli scontri. L’esecuzione di un provvedimento tipo il Daspo, poi, non è così facile da attuare, anche perché è cosa ben diversa una partita di pallone da un corteo a cielo aperto. Come controllare l’accesso a una manifestazione? L’idea è che si possa obbligare chi è raggiunto dalla restrizione di legge ad andare a firmare in caserma o in commissariato nelle ore in cui si svolge la protesta. Ma anche in questo caso, il soggetto in questione potrà trovare comunque la maniera per infiltrarsi tra chi sfila pacificamente. Altro aspetto che il Governo starebbe per valutare è se sia ammissibile l’introduzione di un reato associativo per chi esercita violenza aggravata nelle manifestazioni. «Stiamo lavorando per i divieti preventivi come avviene per le partite di calcio – conferma Alfano –Quando c’è un alto indice di pericolosità sarà proibito sfilare nel centro delle città, proprio come già avviene quando si impedisce ai tifosi di andare in trasferta. Inoltre nel nuovo disegno di legge sulla sicurezza urbana abbiamo previsto l’arresto differito per i manifestanti in modo da avere ancora più poteri per bloccarli e inaspriremo il trattamento sanzionatorio per chi porta un casco o altri indumenti per celare la sua identità». (Cristiana Mangani e Renato Pezzini – Il Mattino)  

Milano. Venerdì sera, poche ore dopo il corteo del primo maggio, se n'erano andati da Milano. A Genova li aspettava un amico che li ha accolti, rifocillati e ha dato loro un letto per dormire. Ieri mattina stavano per ripartire direzione Francia, cioè casa loro. Ma sono stati svegliati dalla polizia a cui hanno cercato di opporre resistenza. Quattro sono stati arrestati, una ragazza è stata denunciata. Nei loro zaini c'erano spranghe, una maschera antigas, biglie di ferro, giubbetti antivento neri: un armamentario simile ai quello dei black bloc entrati in azione a Milano. Ora bisognerà dimostrare che i quattro – che a Genova l'altra notte si erano messi a sfasciare per divertimento alcune auto in sosta – hanno partecipato alle devastazioni del corteo No Expo. Non sarà un lavoro semplice, anche se la polizia milanese rimane convinta di poter poco alla volta identificare la maggior parte di chi ha bruciato auto, distrutto negozi, incendiato banche. Ore e ore di filmati, girati sia da agenti in borghese sia da cittadini che dallo loro finestre hanno assistito ai saccheggi, vengono studiate da due giorni nella speranza di dare un nome a ognuna delle circa quattrocento sagome nere che per due ore hanno messo a soqquadro la zona Magenta a Milano. Quattordici militanti dell'area anarchica greca ieri mattina sono stati fatti ripartire per Atene dopo una serata passata in Questura. A tutti è stato prelevato un campione di saliva per individuarne il dna che verrà poi comparato con le tracce genetiche lasciate sugli indumenti e sugli «attrezzi da lavoro» di cui gli incappucciati si sono disfatti alla fine del corteo di venerdì. Gli stessi controlli sono stati fatti anche sulle altre diciannove persone denunciate e poi rilasciate. Stamattina, infine, conosceranno il loro destino i cinque italiani – quattro milanesi e un piemontese – bloccati dagli agenti nelle due ore in cui è esplosa la violenza del black bloc. Sono a San Vittore da venerdì sera e oggi il giudice deciderà se trasformare il fermo in arresto oppure se rimetterli in libertà. Sono accusati di violenza e resistenza a pubblico ufficiale, ma non di devastazione. Alcuni di loro avrebbero aggredito un agente in un giardino poco distante dal luogo in cui si era conclusa la manifestazione dei No Expo. Un altro arrestato, un tedesco, è stato invece espulso e rimandato in patria. È ancora una volta l'emergenza ad aprire la strada a provvedimenti d'urgenza. E così si ritorna a parlare di un disegno di legge che stabilisca regole più dure per chi devasta città e violenta il diritto a esprimere il proprio dissenso pacificamente. Tre giorni dopo la manifestazione che ha messo a ferro e fuoco Milano, il ministro Angelino Alfano spiega che il Governo sta per varare un ddl che metta sullo stesso piano black bloc e ultrà scatenati. Le idee sono quelle già percorse in passato. Innanzitutto l'istituzione del Daspo per i manifestanti violenti, ovvero il divieto di accedere alle manifestazioni sportive che, in questo caso, saranno i cortei. E poi l'arresto in flagranza differita che consente di mettere le manette ai devastatori entro le 48 ore e non, come avviene ora, nell'immediatezza. Infatti, sarebbe stato molto utile per le indagini milanesi avere più tempo per individuare chi ha danneggiato negozi e incendiato auto. Perché ora gli inquirenti – grazie ai controlli e alle centinaia di video girati – è probabile che possano riuscire a individuare chi si è scatenato nel pomeriggio del primo maggio, ma potranno soltanto denunciarli per devastazione. A meno che non trovino tracce concrete che attestino la reale partecipazione del soggetto agli scontri. L'esecuzione di un provvedimento tipo il Daspo, poi, non è così facile da attuare, anche perché è cosa ben diversa una partita di pallone da un corteo a cielo aperto. Come controllare l'accesso a una manifestazione? L'idea è che si possa obbligare chi è raggiunto dalla restrizione di legge ad andare a firmare in caserma o in commissariato nelle ore in cui si svolge la protesta. Ma anche in questo caso, il soggetto in questione potrà trovare comunque la maniera per infiltrarsi tra chi sfila pacificamente. Altro aspetto che il Governo starebbe per valutare è se sia ammissibile l'introduzione di un reato associativo per chi esercita violenza aggravata nelle manifestazioni. «Stiamo lavorando per i divieti preventivi come avviene per le partite di calcio – conferma Alfano –Quando c'è un alto indice di pericolosità sarà proibito sfilare nel centro delle città, proprio come già avviene quando si impedisce ai tifosi di andare in trasferta. Inoltre nel nuovo disegno di legge sulla sicurezza urbana abbiamo previsto l'arresto differito per i manifestanti in modo da avere ancora più poteri per bloccarli e inaspriremo il trattamento sanzionatorio per chi porta un casco o altri indumenti per celare la sua identità». (Cristiana Mangani e Renato Pezzini – Il Mattino)