Benitez tradito, una furia negli spogliatoi. Durissimo con i giocatori

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Le faccine disgustate di Rafa Benitez rischiano di diventare un genere, un’occasione imperdibile per i cultori del genere: gli angoli della bocca sempre all’ingiù e gli occhi rivolti all’insù. Quasi in muta preghiera. Forse, l’inconfessabile rimpianto di non trovarsi da qualche altre parte. Ma nell’intervallo e alla fine della partita tutto ha fatto tranne che stare in silenzio: ha sbraitato come forse solo a Torino quest’anno. Lo ha fatto perché si è sentito tradito: un discorso amaro il suo. Breve, ma pieno zeppo di delusione. Ha difeso a spada tratta la squadra da tutto e tutti in questi ultimi mesi, si è schierato dalla sua parte contro il ritiro voluto dal presidente come punizione proprio per prestazioni come quelle di Empoli. Tutto dovevano fargli, tranne questo. Tranne fare qualcosa che potesse dare ragione a De Laurentiis e al suo pugno di ferro. «E ora cosa diranno i tifosi? Che faceva bene il presidente a tenerci tutti in ritiro?», sospira uno dei veterani del gruppo. Benitez esce dal campo a testa bassa, con quattro gol incassati: mai ne aveva presi così tanti il suo Napoli da quando lui è in panchina. E per trovare l’ultima volta che ne ha subiti tanti bisogna risalire al 21 aprile del 2009 (era al Liverpool e fece 4-4 con l’Arsenal). Nessuno lo ha acclamato, nessuno tra i supporter azzurri presenti al Castellani lo ha salutato con la mano. Nessuno gli ha sorriso. E lui si è imbucato nel ventre dello stadio di Empoli avvolto tra i suoi pensieri. Nel pieno della sua rabbia. Certo, dopo una serataccia del genere non è facile per Benitez sedersi al tavolo di De Laurentiis per discutere di progetti e di rinnovo. Certo, si vedranno, con ogni probabilità, già nei prossimi giorni. Forse, persino domani. Ma a questo punto a De Laurentiis converrebbe aspettare ancora un po’ di tempo, magari dopo la semifinale di Kiev di Europa League: perché la sensazione è che se davvero pretende una risposta da Rafa Benitez questo weekend o nelle ore immediatamente successive, questa sarebbe «no, non resto». Lo spagnolo non sembra aver cambiato idea su una decisione che ha maturato già la scorsa estate e che si è rafforzata a Doha, dopo il successo in Supercoppa. Il progetto Napoli non lo entusiasma o, peggio, non sembra crederci più. Ma dopo la figuraccia di Empoli, De Laurentiis non è poi così convinto che il suo addio possa essere un dramma per il Napoli. Rafa, d’altro canto, non si fida e si prepara a pronunciare pubblicamente la frase «me ne vado». Il silenzio, ovvio, ha lo stesso significato. Eppure De Laurentiis sta mostrando tutto il suo fascino per convincerlo a rimanere: carta bianca sulla durata del contratto, via libera sulle scelte di mercato e così via. Ma di un vero business plan Rafone non ha ancora avuto visione. Promesse, rassicurazioni, garanzie: ma difficile pensare che a Benitez possano bastare. Eppure davvero De Laurentiis non ha ancora la sensazione di avere perduto Benitez. Soprattutto, non ha nessuna intenzione di perderlo. È convinto che non esista allenatore più adatto per questa squadra e che con queste nuove prospettive – in linea con le sue richieste – possano ricaricare il tecnico, ridargli lo slancio che chiaramente sembra aver perso. Al tempo stesso, però, il club azzurro non intende aspettare all’infinito: gli ha chiesto una risposta in tempi brevissimi (il giorno potrebbe essere domani, perché no?), gli potrebbe concedere un nuovo contratto, magari un solo anno e (un poco) più ricco, ma certamente non sconvolgerà il piano finanziario per convincerlo a rimanere. Ovvero: se si va in Champions, si può fare un mercato di big. Altrimenti, bisognerà arrangiarsi. Benitez ha fatto capire che, in questo momento, non ha offerte e che non teme di potersi prendere un anno sabbatico. Si metterebbe alla finestra in attesa della panchina giusta. De Laurentiis aspetta, ha fretta ma non ansia. Ha una lista di successori pronta: Mihajlovic è molto più di una opzione, ma se dovesse aprirsi la possibilità di ingaggiare un guru tipo Bielsa o Pellegrini, l’accordo virtuale con il serbo rimarrebbe tale. (Pino Taormina – Il Mattino)

Le faccine disgustate di Rafa Benitez rischiano di diventare un genere, un'occasione imperdibile per i cultori del genere: gli angoli della bocca sempre all'ingiù e gli occhi rivolti all'insù. Quasi in muta preghiera. Forse, l'inconfessabile rimpianto di non trovarsi da qualche altre parte. Ma nell'intervallo e alla fine della partita tutto ha fatto tranne che stare in silenzio: ha sbraitato come forse solo a Torino quest'anno. Lo ha fatto perché si è sentito tradito: un discorso amaro il suo. Breve, ma pieno zeppo di delusione. Ha difeso a spada tratta la squadra da tutto e tutti in questi ultimi mesi, si è schierato dalla sua parte contro il ritiro voluto dal presidente come punizione proprio per prestazioni come quelle di Empoli. Tutto dovevano fargli, tranne questo. Tranne fare qualcosa che potesse dare ragione a De Laurentiis e al suo pugno di ferro. «E ora cosa diranno i tifosi? Che faceva bene il presidente a tenerci tutti in ritiro?», sospira uno dei veterani del gruppo. Benitez esce dal campo a testa bassa, con quattro gol incassati: mai ne aveva presi così tanti il suo Napoli da quando lui è in panchina. E per trovare l'ultima volta che ne ha subiti tanti bisogna risalire al 21 aprile del 2009 (era al Liverpool e fece 4-4 con l'Arsenal). Nessuno lo ha acclamato, nessuno tra i supporter azzurri presenti al Castellani lo ha salutato con la mano. Nessuno gli ha sorriso. E lui si è imbucato nel ventre dello stadio di Empoli avvolto tra i suoi pensieri. Nel pieno della sua rabbia. Certo, dopo una serataccia del genere non è facile per Benitez sedersi al tavolo di De Laurentiis per discutere di progetti e di rinnovo. Certo, si vedranno, con ogni probabilità, già nei prossimi giorni. Forse, persino domani. Ma a questo punto a De Laurentiis converrebbe aspettare ancora un po' di tempo, magari dopo la semifinale di Kiev di Europa League: perché la sensazione è che se davvero pretende una risposta da Rafa Benitez questo weekend o nelle ore immediatamente successive, questa sarebbe «no, non resto». Lo spagnolo non sembra aver cambiato idea su una decisione che ha maturato già la scorsa estate e che si è rafforzata a Doha, dopo il successo in Supercoppa. Il progetto Napoli non lo entusiasma o, peggio, non sembra crederci più. Ma dopo la figuraccia di Empoli, De Laurentiis non è poi così convinto che il suo addio possa essere un dramma per il Napoli. Rafa, d'altro canto, non si fida e si prepara a pronunciare pubblicamente la frase «me ne vado». Il silenzio, ovvio, ha lo stesso significato. Eppure De Laurentiis sta mostrando tutto il suo fascino per convincerlo a rimanere: carta bianca sulla durata del contratto, via libera sulle scelte di mercato e così via. Ma di un vero business plan Rafone non ha ancora avuto visione. Promesse, rassicurazioni, garanzie: ma difficile pensare che a Benitez possano bastare. Eppure davvero De Laurentiis non ha ancora la sensazione di avere perduto Benitez. Soprattutto, non ha nessuna intenzione di perderlo. È convinto che non esista allenatore più adatto per questa squadra e che con queste nuove prospettive – in linea con le sue richieste – possano ricaricare il tecnico, ridargli lo slancio che chiaramente sembra aver perso. Al tempo stesso, però, il club azzurro non intende aspettare all'infinito: gli ha chiesto una risposta in tempi brevissimi (il giorno potrebbe essere domani, perché no?), gli potrebbe concedere un nuovo contratto, magari un solo anno e (un poco) più ricco, ma certamente non sconvolgerà il piano finanziario per convincerlo a rimanere. Ovvero: se si va in Champions, si può fare un mercato di big. Altrimenti, bisognerà arrangiarsi. Benitez ha fatto capire che, in questo momento, non ha offerte e che non teme di potersi prendere un anno sabbatico. Si metterebbe alla finestra in attesa della panchina giusta. De Laurentiis aspetta, ha fretta ma non ansia. Ha una lista di successori pronta: Mihajlovic è molto più di una opzione, ma se dovesse aprirsi la possibilità di ingaggiare un guru tipo Bielsa o Pellegrini, l'accordo virtuale con il serbo rimarrebbe tale. (Pino Taormina – Il Mattino)